I.

Dopo quasi un mese d'incertezze e di ansie per chi gli voleva bene, Giulio Barbarò, superato ogni serio pericolo, entrava a gran passi nella convalescenza, e i medici andavano superbi dell'ottimo risultato, perchè oltre alla gravità della ferita avevano temuto assai anche per la complessione troppo gracile del giovanotto. Ma pure anche la scienza sarebbe stata inefficace se non fosse intervenuto un miracolo... un miracolo compiuto da una santa, dagli occhi neri e profondi. In fatti appena Giulietto Barbarò si riebbe un poco, vedendosi la Mary vicina, si sentì subito consolato e, debole com'era e colla febbre, aprì l'animo ai sogni rosei della speranza, ai vaneggiamenti più appassionati dell'amore.

—Vivrò per te... solo per te... tutto per te. Vivremo lontani, ignorati, sotto altro nome—furono queste le prime parole ch'egli le rivolse balbettando, mentre la Mary gli sorrideva con quel sorriso dolcissimo che le donne innamorate hanno imparato dagli angeli.

E da quel momento, Giulietto volle vivere per la sua cara... poi volle guarire in fretta, per poterla ritrovare.

La Mary, appena avuta l'assicurazione dai medici che ogni pericolo era scomparso, si era subito arresa ai buoni consigli della marchesa Angelica e si era lasciata ricondurre presso lo zio Francesco. Ma nel frattempo anche lo zio Francesco si era ammalato, e tanto più gravemente, in quanto il suo male era un poco nella testa e molto nel cuore. Gli ultimi avvenimenti gli avevano turbato lo spirito, la sua tempra gagliarda aveva ceduto al colpo inaspettato. Dopo il colloquio con Donna Lucrezia aveva la fissazione che "la vecchia matta" lo avesse tradito, e che anche la Mary, acciecata da una passione indegna, non fosse rimasta del tutto estranea al tranello. Per lui non c'era più scampo, non c'era più riabilitazione possibile. Il turpe fango dei danari avuti da un Barbarò, dalla spia di suo fratello, aveva macchiato per sempre il loro nome intemerato. In quei giorni, mandato a chiamare un uomo d'affari di sua piena fiducia, gli avea dato incarico di liquidare subito quanto ancora gli rimaneva di beni, perchè voleva pagare tutti i debiti contratti dalla Balladoro verso il Barbarò, durante la minorità della Mary. Ma tutto il suo non era stato bastante per coprire la somma. Egli certo, a poco a poco, vivendo fra, gli stenti, mangiando appena per aver forza di lavorare, avrebbe restituito tutto fino all'ultimo soldo... e poi si sarebbe ammazzato. Egli, certo, avrebbe abbandonato subito l'Italia, per nascondere a tutti la propria vergogna... Ma intanto non poteva nasconderla a sè stesso; intanto rimaneva sempre debitore... debitore verso Pompeo Barbetta!... Questo pensiero non gli lasciava pace un momento, aumentava il suo furore contro Donna Lucrezia, la sua collera contro la Mary.

—Non è più mia nipote,—mormorava.—Non è più la figliuola di Giulio Alamanni.... È la nuora della spia!—L'espressione di bontà che prima spirava dal suo volto era scomparsa, come erano scomparse dal suo cuore le belle illusioni. Il mondo era tutto pieno di canaglia. Tutti falsi, tutti bugiardi; adoravano un Dio solo: il danaro. La patria?... Che cos'era la patria? Era... gli elettori di Panigale!

Nel mettere a parte la marchesa di Collalto dei suoi nuovi disegni, Francesco Alamanni le lasciò la Mary in custodia finchè il matrimonio fosse stato compiuto. Egli non poteva assistervi: partiva. E partiva apposta per nascondersi, per non vedere tanta vergogna. Poi... voleva andare in America a fare anche il lustrascarpe per pagare tutti i suoi debiti. Poi.... poi si voleva ammazzare!

Angelica lo assicurò che la rottura esistente fra Giulio e suo padre era piena e irrevocabile, ma non ottenne nessun effetto. Allora ricorse alla Mary, sperando che la vista della fanciulla riuscisse a calmarlo, ma fu peggio che mai. In sulle prime egli accolse la nipote con forzata indifferenza, ma poi alle sue lacrime, alle sue preghiere, invece d'intenerirsi, proruppe in un impeto di collera:

—Che io non parta? Vuoi che resti con te?... Vuoi forse che anch'io sieda a tavola coi Barbarò?... Che cerchi un impiego nella banca del signor Pompeo?

—Noi faremo casa a parte, casa da noi, come ti ho sempre promesso: mio marito mi darà da vivere col suo lavoro.—E la Mary alzò il capo con fierezza, e un sorriso le balenò fra le lacrime a quelle magiche parole, mio marito.

—Credi... sì... forse adesso credi di poter fare quanto dici, ma poi? Il danaro, sai, è la gran piovra delle coscienze. Ti allaccierà nelle sue mille spire, ti succhierà colle sue mille bocche ogni idea di dignità e di onestà! Ricordati, non buttarti in mare se non vuoi essere presa! E ricordati che la virtù ha dei limiti, e che la colpa non ne ha!

—Oh zio, zio mio, come mi giudichi male! Come male mi conosci!—balbettò la Mary fra i singhiozzi mentre la marchesa Angelica faceva cenno all'Alamanni di calmarsi.

Ma l'altro non sentiva più freno.

—No, no, adesso ti conosco; adesso ti conosco bene! Dovevi dire invece che prima... prima non ti conoscevo affatto! Ti credevo della nostra tempra, del nostro sangue! Ti credevo capace di morire, ma non di transigere, di abbassarti, d'infangarti! Invece sei anche tu come quella matta di tua zia, senza forza, senza orgoglio, senza cuore... ossia, come tutte le donne, non hai cuore altro che per il tuo amante!

—No, zio, non sei giusto.

—Non hai memoria altro che per lui! Per lui calpesti i più sacri ricordi della tua casa, le leggi più sante del tuo dovere! Non è rimasto più nulla del tuo rispetto, della tua gratitudine, della tua tenerezza per me; non è rimasto più nulla dei diciotto anni della tua vita altro che il momento in cui ti sei imbattuta con quel maledetto che ti ha stregata! Maledetto lui! Maledetta te!

—No! No!—gridò spaventata la Mary singhiozzando fra le braccia di Angelica.

—Non si lasci trasportare così,—esclamava inquieta la marchesa,—è cosa indegna di lei!

—Lasciatemi sfogare!... Ho bisogno di sfogo! Costei, mia nipote, la figliuola di mio fratello, la figliuola di quei povero morto che è la mia religione e il mio orgoglio, costei mi ha strappato il cuore; mi ha reso insopportabile la casa, la famiglia, la patria; mi ha fatto odiare tutto ciò che prima amavo, lei compresa!

—Signor Francesco!... Signor Francesco! Non sa più come parla! Ha perduto affatto la testa!—gli continuava a dire inutilmente la marchesa.

—Che! Che! Ragiono sempre, e ragiono bene! Donna Lucrezia, in fine, non è altro che una vecchia scema; ma costei ha la testa con sè! Costei doveva capire, doveva vedere da che parte venivano i danari.

—No, non è vero. Lo giuro, non è vero, non sapevo nulla!

—Già, è naturale. Tu non avevi occhi altro che per fare all'amore col figlio del serpente; col degno erede di casa Barbetta!

—Se amo Giulio non è una bassezza, non è una viltà!—esclamò la fanciulla sciogliendosi a un tratto dalle braccia della cugina, e guardando ben fissa lo zio.—Se lo amo, se mi sento orgogliosa di amarlo, è perchè lo so degno di me, lo so degno di noi.

—Non bestemmiare! Degno di te.—Soltanto di te!

—Tu stesso, zio, mi hai fatto dire che il cuore come la coscienza ha i suoi doveri.

—Allora non sapevo che tu avessi ricevuto l'elemosina dal boia di tuo padre.

—E lo sapeva Giulio? Che colpa ne ha?—Da che siamo venuti a cognizione di questo fatto doloroso, ma al quale è possibile rimediare, egli si è forse mutato? Non è più lo stesso? E il mio cuore dovrebbe abbandonarlo perchè è uno sventurato?... E dovrei amarlo, dovrei stimarlo meno, perchè tu lo offendi?

Francesco Alamanni, a questo punto guardò alla sua volta la nipote fissamente, e sembrò scosso da quella fermezza.—Ebbene,—le disse con un altro tono di voce,—dal momento che in te c'è tanta forza... su, coraggio... per tutte le nostre memorie, per il nostro onore.... So che ti domando forse più della vita, ma non importa. Ricordati che sei figliuola di Giulio Alamanni. Tronca tutto con quell'altro e vieni via con me!

—È impossibile, zio. Il cuore, come la coscienza, ha il suo dovere.

—Ah, ah, ah! Un dovere ben facile per te!—esclamò l'Alamanni con un amaro scroscio di risa, e ritornando quel di prima.—Sta bene; così vuoi, e così sia. Noi due non ci vedremo mai più, e nemmeno io non voglio più saper nulla di te. E bada, non mi devi più nemmeno ricordare. Non voglio il tuo affetto, non voglio il tuo dolore. Sei la nuora del Barbarò: rifiuto anche le tue lacrime! Andrò lontano, a vivere di stenti, a lavorare per pagarvi il mio debito fino all'ultimo soldo, poi mi ammazzerò; ma tu non devi piangere. No, no, anzi... sei la nuora del signor Pompeo... devi ridere. Voglio che tu rida!

Angelica, vedendo pur troppo che l'esaltazione del vecchio invece di calmarsi si faceva sempre maggiore, trascinò via la Mary che avea ricominciato a singhiozzare.

L'Alamanni, rimasto solo, se ne andò subito, e la mattina dopo partì da Genova per New-York.

Partì cupo e tristo, senza più un affetto nell'anima, senza più voler credere nemmeno al cuore, nemmeno al dolore. Ma il vecchio soldato s'ingannava: ben presto il cuore e il dolore ebbero ancora il sopravvento. Quando il battello salpò da Genova era l'ora del crepuscolo, e la verdeggiante letizia della riviera italica appariva benedetta dal raggio ultimo del sole, mentre le campane dell'Ave Maria lontanissime e confuse ripercotevano un'eco sul mare. Francesco Alamanni, da prima accigliato, era diventato mesto e pensieroso: lo vinceva inconsapevolmente la seduzione dei ricordi. Il battello si allontanava sempre... la riviera avvolta dai vapori della nebbia scompariva quasi, assottigliandosi, fra l'ultima striscia purpurea del cielo, e la distesa plumbea del mare.... L'Alamanni alzò il capo... guardò... guardò fissamente... e ricordò che da quel golfo incantato, dove il mite ulivo si ammoglia alla fragranza degli aranci e alla calda vegetazione delle palme avea spiccato il volo, nella serena notte di Quarto, l'Aquila della libertà.... A poco a poco la solitudine del mare si era popolata di fantasmi. Le spade alte, le baionette in selva, i cavalli che s'impennavano e nitrivano fiutando l'odore della battaglia, e le barricate, fumanti di sangue, al primo sorgere della patria.... Poi, dopo le ebbrezze della vittoria le più care giocondità dei ritorni, e la Mary, la piccola Mary, che gli correva incontro esultante e gli saltava al collo coprendolo di baci. A tanti ricordi, a tante memorie il cuore gli ritornò a battere violentemente. A un tratto si appoggiò alla ringhiera della nave... protese il capo... puntò l'occhio... cercò... cercò fra le nebbie addensate all'estremo confine terrestre, ma la bella riva era scomparsa. Sulle onde larghe e rincorrentisi, calava vasta, silenziosa la notte.... La bella riva non l'avrebbe riveduta mai più! Allora fu preso da un impeto di amore, di dolore, di sgomento, e proruppe singhiozzando in un pianto dirotto.


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