SCENA DECIMA.

Ferdinando, Monsignor Cocle, Müller.

Ferdinando si leva la spada che depone col berretto sopra la tavola, si apre la tunica sul petto e mostra al Cocle un medaglioncino che ha appeso al collo con una catenella d'oro.

Io tengo ccà i due capelli della Madonna che voi mi avete ottenuto da S. Alfonso. Sempre! Sempe ccà! Non è vero, Monsignore? Con questa reliquia, sto sicuro contro il terremoto, contro 'a jettatura e contro i Fratelli, i Giacobini?

Cocle alza gli occhi al cielo.

Ferdinando inquieto.

Pure co' sta santa reliquia me poterrià capità quacche gruosso guaio?

Cocle.

Quella reliquia, Maestà, tiene rivolti sopra di voi gli occhi della Beata Vergine; voi non dovete mostrarvene indegno, trascurando i suoi ammonimenti.

Ferdinando indicando una poltrona.

Vulite?... Mi sono già preparato, Monsignore.

Cocle.

Prima...

diventa serissimo, come compreso da un pensiero mistico, e recitando sottovoce un'orazione si alza una falda del lungo mantello e la offre al bacio di Ferdinando.

Ferdinando impallidendo.

Il mantello di Sant'Alfonso?

Cocle accennando di sì col capo.

Devo ottenerne nuova forza, per recare a voi la salvezza...

Ferdinando.

Salvezza... dell'anima?

Cocle.

Salvezza dell'anima, salvezza del regno e della vita! Come vostro cugino, Luigi XVI.

Ferdinando indietreggiando con un grido.

Eh?

Cocle.

Il pericolo che correte voi, è ancora più grande!... Il Re martire, il cui capo mozzato dalla mannaia, rotolò dal palco, fra le risate oscene della plebaglia briaca, aveva la rivoluzione alle porte della reggia... Voi...

Ferdinando.

Io? Io?

Cocle.

È già entrata qui col tradimento; è vicina, accanto a voi e già tiene alzata sopra di voi la sua mano lorda di sangue.

Ferdinando tremando, con la voce rotta.

Confessatemi! Confessatemi! Confessatemi!

Cocle.

Ascoltate...

Ferdinando.

Confessatemi! Confessatemi! Prima la grazia! Sono pieno di peccati! No... no, no, non... Non voglio morire in peccato... l'inferno...

Cocle.

Calmatevi... ascoltate.

Ferdinando fuori di sè.

Confessatemi, per Dio!

spaventato dalla bestemmia, segnandosi.

Perdonatemi! Pietà! L'inferno! L'inferno!... L'inferno!

Cocle stende le mani e alza gli occhi al cielo in atto d'invocazione.

Sant'Alfonso...

Ferdinando.

Sant'Alfonso, ma anche la Madonna del Carmine, anche quella ancora più miracolosa di Campiglione...

Cocle avvolge Ferdinando, sempre tremante, nel suo mantello, lo conduce con sè vicino alla poltrona, siede, fa inginocchiare Ferdinando dinanzi a lui, recita una breve preghiera e lo benedice.

Calmatevi, raccoglietevi, da bravo, e incominciate.

Ferdinando sempre tremante e convulso; in fretta.

Ancora... molte volte con la Gnesella... La Regina sta malata!... È peccato, ma non è adulterio, vero? È adulterio soltanto quando si è colti sul fatto e con persone della nostra condizione, vero?

Cocle.

Procurate di non aggravare il peccato con lo scandalo!

Ferdinando.

No, no, no! Scandalo mai! Ho fatto velare la nudità delle statue... Coprire le nudità dei quadri...

Cocle.

E poi? Avanti!

Ferdinando.

Ho peccato ancora gravemente di avarizia contro gli interessi dello Stato...

Cocle.

Offrite in espiazione alla nostra santa Mendica, alla chiesa, non le promesse, ma le prove del vostro ravvedimento.

Ferdinando.

Per l'offerta mi farò consigliare da voi stesso, Monsignò...

Cocle.

E poi?

Ferdinando china il capo con un gemito.

Cocle più forte.

E poi?

Ferdinando precipitosamente.

Dico bugie, ogni giorno, sempre.

Cocle.

Per scherzo? A fin di bene o dettate da mal animo?

Ferdinando.

Nu poco... d'ogne qualità!

Cocle.

Ricordate: il peccato della bugia è tanto più grave, quanto meno, la bugia che dite, può esservi utile. E poi?

Ferdinando fa un sospiro.

Cocle.

E poi?

Ferdinando.

Ah, Monsignore!... Monsignò!... Io non so se è nu peccato... spesso spesso mi pare che... Quando sono calmo, tranquillo... no, ma... certi giorni, ho paura...

balbettando

Ho paura! Ho paura! L'avevo giurato... poi... ho mancato! L'avevo giurato alla povera Maria Cristina, al letto di morte... «Sangue no! Sangue no!» Li vedo, li vedo, Monsignò... Li vedo... i petti squarciati dalle palle... gli occhi vitrei... le bocche contorte... giovani... vecchi... donne... adolescenti... Monsignore... Monsignò! Oh, tutti quei morti! Tutti uniti! Tutti insieme, tutti addosso! È orribile. Mi soffocano!... E poi lei!... Mia moglie... Maria Cristina... «Sangue no!» Lo avevo giurato! Sangue no! Mi pento! Mi pento!

Mi sono pentito! Ho posto un limite alle condanne! Sì, sì! Spenta la ribellione della Sicilia, quando si trattò di domare i moti degli Abruzzi, delle Calabrie, ho imposto io, ho telegrafato io ai giudici delle Commissioni militari, di non fucilarne impiccarne mai più di dieci...

Cocle.

E non mai meno di sei!

Ferdinando singhiozzando, abbandona il capo sulle ginocchia di Cocle.

Cocle dopo aver guardato con occhio freddo e sarcastico Ferdinando.

Maria Cristina di Savoia, era un'anima troppo mite, troppo debole; era nata per il monastero, non per il trono, e le erano ignoti gli obblighi impellenti, i gravi doveri dei sovrani.

Ferdinando.

Infatti... È volata subito in paradiso!... È una santa! Ma una santa, che ho contro di me!

Cocle scrollando il capo.

Santo non potrà mai essere chi non è stato forte contro i nemici della religione! Dio, il Re dei Cieli, non ha pur dato agli stessi suoi angeli, i più eccelsi custodi della sua gloria, le spade lunghe e fiammeggianti? Maria Cristina di Savoia, è stata santificata da quegli stessi preti, perversi e bestemmiatori, che hanno fatto Papa e ingannano Pio IX! Pregate, Maestà, per l'anima di Maria Cristina, pregate perchè un miracolo dello Spirito Santo apra gli occhi al nuovo Pontefice!

Ferdinando afferrando una mano al Cocle e baciandola con grande trasporto.

Potete assolvermi? Potrete assolvermi, Monsignò?

Cocle gravemente.

Nell'atto di firmare una condanna di morte, sentite in voi l'uomo che si vendica, oppure il re costretto a punire?

Ferdinando vivamente.

Il re! Il re!

Cocle.

Allora, non c'è peccato!

Ferdinando.

alzandosi di un balzo, con un grido di gioia.

Sono innocente, Monsignore, so' innocente?

Cocle restando sempre seduto, e prendendolo per una mano, lo fa di nuovo inginocchiare.

Raccoglietevi... e poi?...

Ferdinando.

Ditemi voi, subito, chi mi tradisce?

Cocle.

E poi? E poi?

Ferdinando in fretta.

La collera... L'ira... peccati veniali!...

Cocle severo.

L'ira? È ciò che offende di più l'Agnello Divino.

Ferdinando.

Qualche piccolo mancamento di gola...

Cocle.

Ma la gola, disgraziato, è tra i peccati più bestiali! Vi fa perdere insieme la salute dell'anima e la salute del corpo e vi affretta la morte con i tormenti e lo stridore dell'inferno!

Ferdinando fa un atto di terrore.

Cocle.

Per otto giorni, eviterete qualunque cibo e bevanda che possa solleticare il vostro gusto.

Ferdinando umilmente.

Sì, Monsignore...

Cocle.

Recitate con me un atto di contrizione

si raccoglie, recitando la preghiera a voce sommessa, poi benedice Ferdinando a mezza voce.

Ego te absolvo...

Le altre parole si perdono fra le sue labbra. Si alzano tutti e due insieme: il Cocle, subito, leva il mantello a Ferdinando e lo depone sulla poltrona, dopo di averlo baciato e averlo fatto baciare al Re.

Ferdinando prorompendo.

Parlate! Parlate! Tutto! Parlate voi adesso, senza esitanze! Ve lo comando, sono il vostro re!

cambiando, abbracciandolo.

Siete il mio conforto, il mio amico, l'amico mio più caro!

Cocle con ironia.

Prego per voi, e veglio su di voi, ma non sono io! È il conte Verolengo il vostro amico!

Ferdinando.

Chillo è 'u seccatore mio!

Cocle fissa, scruta Ferdinando.

Oggi stesso?... E stato qui?

Ferdinando.

Io non l'ho ricevuto! Non gli ho dato udienza! Non l'ho visto!... Dunque? Dunque? Il tradimento? Che tradimento? Chi mi tradisce?

Cocle.

Proprio quelli stessi che mi vogliono allontanare da voi! Bandire, scacciare dal regno! I miei... i nostri nemici, sempre più temerari!

Ferdinando.

più sicuro di sè e a sua volta ironico.

Ah! ah! per questo, allora, mi avete onorato delle vostre tanto gradite premure, Monsignore; pecchè nu pericolo o state pè passa vuie, non io!

Cocle gli ferma il riso con un'occhiata.

Una vasta congiura militare... Vogliono impadronirsi di voi, domani notte, mentre vi recate in espiazione alla Chiesa dei Miracoli...

Ferdinando di nuovo impaurito.

Come avete saputo? Scoperto?...

Cocle.

L'ho saputo in tempo. Basta, Maestà!

mettendosi una mano prima sulla bocca, poi sul petto.

Segreto di confessione.

Ferdinando.

Chi? Chi? I complici? I complici?

Cocle.

Molti ufficiali superiori, tra cui un generale.

Ferdinando violento.

L'esercito! Tutti Murattiani!

Cocle.

E il marchese Rosalis di Milano, sotto il falso nome di maestro Savoldi!

Ferdinando.

Il maestro della prima donna?

Cocle.

Ma la mente che dirige, il braccio che deve colpire, è l'istitutore del Principe ereditario, la creatura del Verolengo!

Ferdinando.

L'Alliana?

Cocle.

Il capitano Alliana!

Ferdinando chiamando.

Colonnello Müller! Colon...

Cocle fermandogli le parole.

Che cosa volete fare?

Ferdinando.

Arrestarlo! Subito!

Cocle.

L'Alliana non ci sfugge più; ma un'imprudenza potrebbe salvare gli altri, i lontani...

Ferdinando.

Del Carretto? Il Marchese Del Carretto!

Cocle.

Del Carretto, no! Non potete più fidarvene! Ve lo prova questa cospirazione: o non sa, ed è un inetto, o sa, e allora tradisce...

Ferdinando.

Il mio ministro?

Cocle.

L'antico carbonaro, fornica coi liberali! Se ci sono fratelli, i più... venerabili saranno salvati in tempo.

Ferdinando.

Ma è il mio ministro! La Polizia è nelle sue mani!

Cocle.

Appunto per ciò! Non arresti che facciano chiasso. Il processo vero, che deve svelare tutto, si farà qui, questa notte stessa, sorprendendo i colpevoli nel sonno. Voi, Maestà, io, il colonnello Müller, il barone di Battifarno, che vi ha già dato prova di tanta devozione! Dopo, per il processo, pro forma, e la condanna, la Commissione di guerra.

Ferdinando.

Qui? Sono qui?... L'Alliana... e poi? Chi altro?

Cocle.

Il Giglio d'Oro, il nido degli amori di quelle donne...

Ferdinando.

'A cantante e 'a sorella?

Cocle.

Era il covo della cospirazione. Quelle donne devono saper molto. Tutto!

alzando gli occhi al cielo.

Sono stato illuminato nel mio consiglio! Le abbiamo qui... sotto mano... Il marchese Rosalis, si recava anche di notte, segretamente, al Giglio d'Oro... col capitano Alliana.

Ferdinando.

L'Alliana? Col Rosalis?...

Cocle.

Il Rosalis, non più il Savoldi maestro di musica! Il Rosalis travestito, con gli occhiali, spacciandosi per un tedesco, per un impresario di Vienna. Delle due donne, una, è l'amante del Savoldi, l'altra, la più giovine, del capitano Alliana. Ed ora scacciatemi pure, Maestà, con gli altri religiosi del mio Ordine, e chiamate il Del Carretto!

Ferdinando implorando.

Nun me lasciate, Monsignò! Nun me lasciate!

Cocle.

Largite, voi pure, un'ampia amnistia pei delitti politici, come quella di Pio IX; — tutti l'hanno encomiata, persino il Gran Sultano! — Fate concessioni, date costituzioni, come Carlo Alberto...

non più ironico, minaccioso.

e come Luigi XVI aprite le porte della Reggia alle nuove idee e ai nuovi ideali di libertà... e vi entrerà scamiciata, feroce, la violenza della piazza! È recente la storia, ed è storia della vostra famiglia! Se non sapete essere re, e Dio ve ne punirà con l'inferno, siate uomo! Avete... una moglie... delle figlie... Guardate dinanzi a voi, quel cadavere ignudo informe di donna... Guardate come... quale scempio ne hanno fatto!... È il cadavere di una vostra parente...

piano all'orecchio.

Non era una vostra parente, la principessa di Lamballe?

Ferdinando si precipita sulla tavola, cadendo con le due mani sulla spada. Ha i capelli irti; è pazzo di terrore.

Colonnello Müller! Colonnello Müller!

Si apre la porta del giardino; si presenta sull'uscio il colonnello Müller. Gli altri due ufficiali, restano di guardia, più in fondo.

Ferdinando si calma a poco a poco, e fa cenno al Müller di avvicinarsi.

Avvicinatevi, colonnello... Viene ccà.

Müller si avanza: fa il saluto militare.

Ferdinando ride, ma le gambe gli tremano: sottovoce.

Stanotte, ma bada,

indica silenzio.

guai! Tutto il reggimento sotto le armi... pronto. Io e Monsignore avremo bisogno di te, questa notte... e dei tuoi bravi soldati!

sorridendo.

Prepariamo nu scherzo grazioso ai nostri, cari amici!

sghignazzata.

Aje capito? Và!...

Fine dell'atto secondo.