SCENA QUARTA.

Detti, il tenente Holtmann, Alliana.

Fannya lo guarda: poi arrossisce improvvisamente e nasconde il viso contro il petto di Rosalia.

Rosalia la bacia a lungo, dolorosamente.

Ferdinando.

Embè, professò?... Chi nasce quadro non muore tondo... Ma chi nasce pennarulo... muore... murattiano!

Fannya a Rosalia, con un filo di voce.

Era vero!... Non era un'allucinazione la tua!

Ferdinando fissando l'Alliana con odio.

Bene ricambiata la fiducia che avevamo riposta in voi!

Alliana.

Potrò apparirvi colpevole, Maestà!

a Fannya e a Rosalia.

E a voi pure! E potrò anche aver commesso un errore!... Non voglio scuse, non cerco di difendermi!... Eppure il fine nostro, il nostro sogno, Maestà, era un sogno di grandezza e di gloria, per voi!

accennando a Fannya e a Rosalia.

Ma perchè sono qui?... Che cosa volete da queste donne?... Da due donne? Con noi,

rivolto al Cocle

nella nostra cospirazione, c'erano uomini, molti uomini, più che non crediate, e tutti pronti a morire; ma donne, no! — Maestà, io dirò tutto! Voglio dirvi tutto! È l'occasione, buona o cattiva, e l'afferro con gioia! — Ma donne, qui, con noi — no! no! no! — Fatele allontanare, rimandatele a Napoli...

afferrando le mani di Fannya e baciandole con trasporto e con passione.

Perdonami, perdonami il male che ti ho fatto e pensa sempre che ti amo, ti amo, ti amo!

per spingerle fuori.

Va! Va!

a Ferdinando

Ve lo domando in grazia, Maestà! È la sola grazia che invoco!

Ferdinando violento.

Nessuna grazia! Più nessuna grazia, per i traditori!

Alliana con forza.

Traditore, no!

Fannya si abbandona sfinita fra le braccia di Rosalia.

Alliana continuando.

Abbiamo raccolto il pensiero, volevamo rinnovare il tentativo di Michelangelo Colafiore...

Ferdinando.

Un altro complotto per impadronirvi di me?

Battifarno ad Alliana continuando.

... Del professore Granchi, e di Giuseppe Rizzo...

al Cocle

Un prete, costui! — 1834 — sette di agosto! Ricordate, Maestà? Avevano divisato di fermare la vostra carrozza, in via Capodimonte, trascinarvi in una vicina casa, e lì, con le buone o con le triste, obbligarvi a firmare, spontaneamente, la costituzione... Io avevo chiesto la pena capitale per il professore e per il prete!

Ferdinando.

Sangue no!... Maria Cristina si è opposta.

Cocle.

Anche il Del Carretto! L'ha chiamata la congiura dei ragazzi!

Ferdinando.

E i ragazzi diventano uomini, Monsignore, a lasciarli crescere!

risata, poi ad Alliana duramente.

Lo scopo, la trama, i complici?

Alliana.

Noi, nessuna imposizione: persuasione, Maestà. Fra noi, giovani soldati e il nostro giovane Re, c'è una siepe folta, intricata, nera. Impossibile tagliarla, sfondarla, romperla. Ebbene, ecco il nostro scopo, la nostra trama: poter averlo solo, finalmente, il nostro Re, in mezzo a noi. Solo! E al nostro Re, dare la nostra fede e la nostra vita. Non imposizioni; la devozione, l'amore, l'entusiasmo! — Dovevate andare alla mattina di S. Stefano, prima ancora dell'alba alla chiesa dei Miracoli, per ascoltare la messa di Don Placido Bacher, il Santone, uno degli interpreti più turpi dell'ignoranza e del sortilegio... Invece vi sareste trovato in mezzo a noi, in mezzo al vostro esercito, all'entusiasmo del vostro esercito! La nostra voce, finalmente, sarebbe arrivata fino a voi, alta, libera! Maestà, — questo volevano dirvi, — gli ufficiali, i soldati napoletani, sentono l'ora, i tempi: vogliono fare, osare; vogliono battersi per il Re, per una patria! I soldati, gli ufficiali napoletani e siciliani, vogliono poter stringere una spada nelle loro mani

rivolto al Cocle

e non servire da chierici fra gli incensi delle vostre chiese e non portare la torcia, come chierici, nelle vostre processioni!

Cocle sempre muto, impassibile, guarda il Battifarno.

Battifarno subito all'Alliana.

Tutto, quasi tutto l'esercito!... Dunque il generale!...

Alliana interrompendo.

Dunque no, famigerato barone!... Bisogna accontentarsi di me!

Fannya a Rosalia.

Si perde!... Si perde!...

Battifarno c. s.

E di... vostro suocero; il Conte di Verolengo?

Rosalia con un grido.

Alberto? No!

Alliana calmo, sicuro.

Il conte Alberto, non è con me, non è dei nostri!

Fannya.

Il papà! Il papà! Il papà!

Alliana.

Anzi, è contro di noi, e sua Maestà il Re, lo sa.

Ferdinando vivamente.

Io?

Cocle fa un atto di maraviglia e non leva più gli occhi dal Re.

Alliana.

Noi, non vogliamo confederazioni...

Ferdinando battendo il pugno sul tavolino.

Basta!

Cocle.

No, Maestà!

ad Alliana

Non volete... confederazioni?

Alliana.

Vogliamo un solo re, soldato come noi, — un re, che si sente re, ma anche uomo e galantuomo e che nel giuoco della vittoria è pronto a perdere con noi, la vita e la corona!

a Fannya e Rosalia.

Diverso è il concetto di Alberto; altro il suo fine, e sua Maestà lo sa, ne ha le prove!

Cocle.

Prove?...

Ferdinando impaurito dallo sguardo del Cocle.

Che prove? Non cercate de ve salvà voi e l'altro con le menzogne!

Alliana.

Il conte Alberto di Verolengo, per distogliermi dalla mia pazzia, — egli la chiama pazzia, — mi ha messo a parte del colloquio che egli ebbe oggi con voi, Maestà, e dei termini precisi della lettera giunta per voi, da Torino.

Cocle a Ferdinando.

Oggi?... Un colloquio?... Oggi?

ad Alliana vivamente.

Una lettera del Ministro del Re di Sardegna?... O dello stesso Re di Sardegna?...

Ferdinando prorompendo.

I miei ufficiali, Monsignore, li interrogo io! Sono io, il capo dell'esercito! Il processo ai miei ufficiali non lo devono fare i preti, lo faccio io!

Cocle s'inchina con un leggero sorriso, annuendo col capo: indietreggia d'un passo e rimane ritto, muto, impassibile.

Ferdinando irritato, nervoso, al Battifarno.

Prendi le tue carte, e vattene!... Il tutto, alla Commissione militare!

Battifarno raccoglie le carte, via.

Ferdinando al tenente Holtmann.

Tenente Holtmann! Riconducete il capitano Alliana! Non deve parlare, comunicare con nessuno!

passeggia fremente di rabbia, percuotendo i mobili col frustino.

Alliana correndo vicino a Fannya e a Rosalia, sottovoce.

Non temete per me; l'esercito è pronto; domani sarò libero, e il Re sarà con noi.

bacia le mani a Rosalia e a Fannya; via col tenente Holtmann.

Ferdinando.

Colonnello Müller! Quelle femmine, ne rispondete voi!

Müller spinge Fannya e Rosalia, mute esterrefatte, nel gabinetto, entra con loro e chiude.

Ferdinando passeggia sempre più furibondo, lanciando inquieto qualche occhiata al Cocle, che rimane sempre ritto, rigido, muto.

Non è in un'alcova, non è in mezzo a 'e femmene che si può fare il processo agli ufficiali del mio esercito... ai traditori!... Non è vero, Monsignò?

Cocle rimane sempre c. s.

Ferdinando.

«Sangue no! Sangue no!» Ecco il frutto della debolezza! Avete ragione voi,

Monsignore!

per rabbonirlo.

Avete sempre ragione voi!

di nuovo con impeto.

Stavolta la punizione, l'esempio, riusciranno salutari!

umilmente al Cocle.

Avete detto, Monsignore?... Il generale dell'Annunziata?... Caracciolo?...

Cocle lentamente, levandosi di tasca alcune carte.

Eccovi, Maestà, il nome di alcuni supposti complici nella cospirazione Alliana... Eccovi alcuni indizi che renderebbero evidenti i rapporti... fra il capitano Alliana e il maestro Savoldi, cioè... e il marchese Rosalis di Milano, emissario di quell'anima scomunicata e dannata di Giuseppe Mazzini...

Ferdinando con deferenza, respingendo le carte

Tenitavelle vuie, Monsignò...

Cocle c. s.

Di queste due lettere, una vi darà notizia intorno al comitato rivoluzionario delle Calabrie... L'altra di gravissimi fatti successi a Reggio e a Messina...

Ferdinando.

Tenetevele voi, sempre tutte voi...

Cocle impaurito.

No, Maestà. Io non ho più la vostra fiducia, la vostra stima, il vostro affetto, e non ho più la vostra confidenza.

Si sentono due trombe, una dopo l'altra, in lontananza: è la sveglia dei soldati. Il Cocle si fa il segno della croce.

Ferdinando facendosi pure il segno della croce.

È l'Ave... Maria...

Cocle guardando verso la finestra.

Albeggia... vedete?... Fatemi un'ultima carità... Una carrozza. Devo tornare al mio convento.

Ferdinando.

Come?... Me vulite lassà... Monsignore?

Cocle.

Abbiamo detto così, non è vero? Le feste del santo Presepio saranno sospese... perchè sua Maestà, la Regina, si trova indisposta...

Ferdinando.

Me vulite lassà... Sulo?...

Cocle.

Solo? Vi lascio in mezzo al vostro esercito, con l'esperta, vigile polizia del ministro Del Carretto...

Ferdinando supplichevole.

Voi siete arrabbiato con me, Monsignò?... Voi siete arrabbiato con me?...

Cocle si avvia per uscire.

Ferdinando trattenendolo.

Monsignore...! Monsignore!... La vostra santa benedizione!... La benedizione!...

Cocle lo fissa un momento, poi scrollando vivamente il capo.

No!

Ferdinando gli cade a' piedi ginocchioni, tremando, picchiandosi il petto, baciandogli il mantello.

Perdonatemi... Monsignore... Perdonatemi!... Perdonatemi!...

Fine dell'atto terzo.