VII.
—È arrivato il tram?—domandò Evelina, continuando a far l'altalena colla poltrona a dondolo.
—Già; dev'essere arrivato…. coi suonatori!—rispose ironicamente
Pietro Laner.
Entrava in quel punto, dal grande cancello della villa, una frotta di persone, tutte in abito nero, guidate da Gesualdo Arcangeli, con un cappellone bigio, a cilindro, straordinario, una cravatta bianca svolazzante e un nodoso bastone, che roteava, come il bastone di un capo tamburo.
Erano gli altri convitati, quelli appunto che si aspettavano col tram.
C'era pure il dottor Foresti; veniva solo, l'ultimo. Il dottor Foresti ormai era di casa: andava innanzi e indietro da Milano, per il duca, due o tre volte alla settimana.
Evelina, appena lo vide, si alzò, gli andò incontro:
Si era ricordato di prenderle il bicarbonato e l'elisir di china?
Essa dava sempre al dottor Foresti qualche commissioncella per la farmacia Zambelletti. Era così gentile e buono il dottor Foresti!
Evelina sospirava teneramente nel ringraziarlo…. e non lo rimborsava delle spese.
Il Laner, che voleva scansare i nuovi arrivati, che voleva restar solo, se ne andò dal terrazzo; ma capitò peggio.
Lungo il corridoio incontrò la signora duchessa che ritornava in giardino, ridendo e scherzando con monsignor Meneguzzi e con Pio Calca.
Nora gli passò vicino. Il Laner, arrossendo, si fermò, s'inchinò.
La duchessa, a testa alta, gli lanciò un'occhiata ironica, sprezzante e rispose a monsignor Meneguzzi che gli aveva domandato piano all'orecchio chi fosse il Laner:
—È uno dei tanti mangiapani della Cisalpina!
Pietro udì quelle parole: geloso di quei due, offeso da Nora, ebbe un impeto di collera.
—Signora, scusi!… Signora!—e la raggiunse per dirle…. per dirle che?
Niente. Non seppe dir più una parola e rimase confuso, intimidito quando si trovò dinanzi alla duchessa fiera, sdegnosa che lo fissava cogli occhi scintillanti, provocanti, sotto l'ombra cupa del largo cappello di paglia nera.
—Che vuole, signor Laner?
—Scusi…. duchessa,—balbettò—Volevo domandarle…. Parto domattina.
Ha qualche ordine per Milano?
—No! Nessun ordine!—E la Casalbara tirò diritto sotto braccio a Pio Calca. Il Laner sentì, quand'essa fu lontana, uno scoppio di risa, trillante, squillante:
—Ride di me!… Ride di me!—mormorò il povero diavolo, e rimase avvilito, mortificato, irritato, ma contro la propria debolezza.
—Domani…. Domani…. ritorno a Milano!
Anche al banchetto, Pietro Laner ebbe uno degli ultimi posti: fra il maestro comunale di Casalbara e un assessore di Primarole. Eppure…. eppure finì per essere contento di trovarsi così lontano, così in disparte, quasi inosservato: poteva guardar Nora, continuare a guardarla.
L'ira, la collera erano svanite; non gli restava più che il suo amore pazzo, la sua gelosia furiosa.
Nora! Nora! Com'era bella! Era diventata ancor più bella: tutto e tutti rimanevano offuscati, oscurati, rimpiccioliti dalla sua bellezza! Lo stesso ministro non era più niente: Sua Eccellenza lo capiva, lo sentiva, e appariva umile dinanzi alla Casalbara, e le sue parole, il suo gesto, il chinar del capo, esprimevano l'ammirazione e la spontanea sudditanza.
Nora!… Oh, Nora, com'era bella, così animata, irrequieta, ridente! Pareva ancora più giovane e fresca, vicino a quel povero Ministro dal viso stanco, itterico, estenuato! Pareva ancora più bionda in mezzo alla luce allegra delle grandi lucerne, dei grandi lampadari, scintillante, riverberantesi a sprazzi, a guizzi, a raggi irridescenti sulle cristallerie, le argenterie della tavola…. E pareva ancora più bianca, più abbagliante fra tutte quelle barbe e quelle facce, fra tutti quegli abiti neri che la circondavano.
Nora era scollata, ampiamente scollata: il seno, le spalle ignude, uscivano quasi roride, stillanti di gemme dalla spuma candida dei merletti vaporosi.—Era pur bella, così bionda, così bianca; era abbagliante…. e così audacemente scollata non appariva invereconda: le perle, i brillanti, le vecchie gemme dei Casalbara, l'avvolgevano come di un'aureola, di un ammanto che imponevano l'ammirazione e il rispetto.
Pietro la guardava, continuava a guardarla….
Lei sola parlava, lei sola rideva; la sua voce chiara, armoniosa, il suo riso leggero e garbato parevano avvivare e dirigere la compostezza e il romorìo quieto che dominano al cominciare di un pranzo.
Pietro la guardava, continuava a guardarla….
A un tratto l'occhio di Nora, quantunque essa parlasse pianino con Sua Eccellenza, girò più lontano attorno alla tavola e a un certo punto si fermò con un sorriso, un saluto impercettibile, carezzevole.
Pietro, di volo, colse, seguì quell'occhiata e incontrò il bel viso da sposa di monsignor Meneguzzi che faceva a sua volta l'occhiolino alla duchessa, ma divotamente, compuntamente.
—Anche col prete!…—borbottò il Laner, e geloso, sospettoso, girò coll'occhio attorno alla tavola….
Tutti la guardavano, la fissavano, tutti! E Nora, sempre intenta, affabile, graziosa con Sua Eccellenza, aveva pure uno sguardo, un sorriso, una parolina, anche per tutti gli altri.
—Come sa fingere!… Come è civetta! Civetta!—sospirava Pietro.—Ma com'era bianca, bionda, bella e come tutti la ammiravano, la divoravano!
Pio Calca, fissandola, trasudava, gocciolava; il Fontanella restava a bocca aperta; il Brunetti strabiliato, stimava col Palazzoli il valor delle perle e dei brillanti; Gesualdo Arcangeli trinciava l'aria col pollice, come per segnare la perfezione delle linee, la magnificenza del busto;… il marchese Duranti, colla lente ficcata nell'occhio, la mirava cupido, rabbioso, e il dondolìo della testa si faceva più forte….
Soltanto Evelina e il dottor Foresti non si occupavano punto di Nora; parlavano fra di loro; fra di loro si capivano. Forse avevano sbagliato a non unirsi; entrambi avrebbero fatto maggior fortuna…. Ma erano ancora in tempo per stringersi in lega, nell'interesse comune….
Evelina intanto, scroccava al medico un piccolo consulto. Dopo pranzo si sentiva un po' gonfia, un po' oppressa. Una volta il bicarbonato le faceva tanto bene, adesso…. più niente! E fissando il dottore, con una grande e misteriosa tenerezza negli occhi, bisbigliava:
—Di me…. non vogliono saperne…. nemmeno i rimedi!
—Proveremo con una presina di magnesia e di bismuto—le suggeriva il dottore, con un'inflessione di voce insinuante.
Pietro Laner guardava Nora, continuava a guardarla….
E dire che era lui, lui che avrebbe dovuto sposarla! Era stato amato da quella donna! Cento volte essa gli aveva ripetuto: Ti amo, ti amo, ti amo!… E l'aveva baciata mille volte su quei capelli biondi, su quegli occhi perfidi, infami!… L'aveva divorata, divorata di baci, quella bocca ironica, sprezzante!
Ma era vero? Era possibile?… Non era un sogno?… La signora Casalbara, la duchessa, era Nora?…—Era stata Nora!—Adesso no, no, non lo era più, ma era stata Nora, la sua Nora, Nori!
Dio! Dio! Come si era trasformata, come aveva saputo trasformarsi, come era diventata "duchessa!" Era nata, per essere così…. per diventare così!
E il povero diavolo, il povero montanaro, il povero poeta di Crodarossa, capiva che era stato matto nelle sue speranze, ridicolo nelle sue pretese, ingiusto nelle sue collere!… La guardava, la guardava sempre, ma l'occhio suo diventava più mite, più tenero; svampava, svaniva la sua collera e sentiva come un sollievo, una contentezza nel poterla difendere, nel poterla giustificare dal profondo dell'animo, dal profondo del cuore, e concedere così al suo orgoglio, alla sua dignità, di amarla ancora, di amarla sempre.
—Mia moglie?…
Era un sogno, una pazzia; e il pazzo, il povero pazzo era lui, lui solo!
La guardava, la guardava, la guardava…. continuava a guardarla!…
Nora ammirava, con Sua Eccellenza, il trionfo di rose e d'orchidee nel mezzo della tavola. Poi, sorridendo, rimproverò il ministro di non aver più i suoi fiori all'occhiello…. i fiori ch'essa aveva colti per lui, con lui, nel giardino.
Sua Eccellenza, che ormai aveva cominciato a prender fuoco, si schermiva, si difendeva brillantemente…. La duchessa prese due rose dal trionfo…. una l'offri al ministro, l'altra la tenne per sè, la ripose in seno, chinandosi, guardandosi mentre l'occultava sotto ai merletti, coll'agile sfiorar delle dita.
Guardava anche Sua Eccellenza, lì, dov'era nascosta la rosa e disse piano alla duchessa qualche parola che la fece arrossire nel sorridere.
Pietro Laner, sussultando, lasciò cader la forchetta, voltò la testa, ma s'incontrò negli occhi del Casalbara. Il duca lo guardava serio, attento…. eppure da quegli occhi stanchi, gravi, spirava come un senso di mestizia, di pietà.
In quel punto si udì un gran vociare, un tramestìo di sedie, poi il formidabile: Sst!—Silenzio!—di Gesualdo Arcangeli.
Cominciavano i brindisi; si alzava Matteo Cantasirena.
—Vecchio rivoluzionario impenitente….—e il Cantasirena si rivolse sorridendo verso Sua Eccellenza—metterò un po' di rivoluzione anche nella…. prammatica e il primo brindisi anzichè all'ospite illustre che ci ha onorati di una sua visita…. lo rivolgerò all'ospite—parimenti illustre—che ci ha accolti con tanta spontanea cortesia.
Il duca ebbe un brivido.—Oh, com'era amaro il pane che doveva guadagnarsi a quel modo!
—E non a te solo Giovanni mio,—tonò con nuovo impeto la voce di Matteo.—A te e ad Eriprando di Casalbara è rivolto il caldo saluto del mio cuore. La patria memore, riconoscente, scriverà sulla stessa pagina, nel libro d'oro della sua gloria e dei grandi sacrifici, il nome dell'eroe prigioniero di Josephstadt, e il nome dell'audace, del coraggioso presidente della Navigazione Cisalpina!
Tutti sorsero in piedi, fra lo sbatacchiare delle sedie, applaudendo, gridando evviva.
Il duca Giovanni, alzò il bicchiere colla mano tremante…. ringraziò con un sorriso che gli errava amaro, straziato fra i baffi irti, ringraziò inchinandosi col capo Sua Eccellenza, ringraziò a destra a sinistra della tavola, poi si lasciò ricadere, come accasciato sulla sedia.
—Fa troppo caldo qui…. si soffoca….—mormorò al suo vicino, per scusare quell'abbattimento.
Il Casalbara lanciò un'occhiata torva alla moglie e un'altra occhiata torva, con un lampo di ira e d'odio a Cantasirena….
—Sempre…. sempre mio fratello!… Buffoni!… Canaglie!… Lasciassero in pace…. rispettassero almeno la memoria di mio fratello!…
In quel calore, in quel frastuono, in quel vociare allegro, cordiale, espansivo dell'ora dei brindisi, in quello splendor della mensa, aveva fissa dinanzi agli occhi, come una apparizione, come una ammonizione biblica, la figura austera, ascetica del martire, rinchiuso nella segreta fredda e buia.
Il vicino lo toccò nel gomito: Sua Eccellenza si alzava in piedi, rivolgendosi al duca, col bicchiere in mano.
Il Casalbara si scosse, si rizzò sulla sedia, rigido, attento.
Sua Eccellenza si raccolse un istante, poi cominciò:
—Oggi, a Primarole, l'animo nostro si è dischiuso alle più forti, alle più audaci, alle più ineffabili gioie del lavoro: stasera un graditissimo, eletto invito, ne raccoglie qui dove la mente di Eriprando di Casalbara….—Il duca trasalì. Anche lui! Ancora quel nome! Sempre suo fratello!—ma rispose con un saluto, al saluto del ministro, che continuò—qui ne raccoglie dove la mente di Eriprando di Casalbara intuì la redenzione d'Italia, e il suo cuore palpitò di speranza e tutto l'essere suo nobilissimo, ritemprandosi, idealizzandosi nell'austera poesia del sacrificio, parve prepararsi al supremo olocausto della vita. Degno custode della grandezza antica, degno custode e continuatore della gloria fraterna, Giovanni di Casalbara onora il tempio delle memorie coi suffragi dell'intelligenza, del sapere, dell'operosità…. e qui, degna ricompensa, lo allieta la grazia, la bellezza della sua fida ed eletta compagna! A lei, alla donna, ispiratrice eterna del genio e dell'amore, ispiratrice eterna del sacrificio e delle energie, a lei, al fiore più smagliante, al più fulgido astro dell'itala cortesia, permettetemi che io levi, salutando, augurando, il mio limpido e colmo bicchiere: limpido come l'amor di patria, colmo come il nostro cuore è colmo di gratitudine, è traboccante…. spumeggiante di ammirazione!
—Viva! Viva! Alla duchessa!
—Alla salute della duchessa!—gridarono entusiasticamente tutti i convitati, soffocando persino la voce di Gesualdo Arcangeli che urlava come un indemoniato:
—Alla bionda regina di tutte le bellezze—per Dio!
E nella foga, nell'impeto, toccando il bicchiere con quello di Pio
Calca, gli rovesciò addosso tutto lo sciampagna.
Il Casalbara guardava qua e là smarrito, come trasognato: era stanco, affranto dalla fatica, oppresso da quel calore, stordito da quel frastuono. Il poco vino bevuto gli aveva fatto male: era un'impressione cupa, profonda di abbattimento, di scoramento…. era un'ossessione terribile.
Suo fratello!… Sempre suo fratello!… Suo fratello che usciva dalla segreta cupa e buia, suo fratello che si precipitava in mezzo a quel baccanale, in mezzo a quei trafficanti del suo nome, del suo martirio, della sua patria!… Suo fratello che cercava lui solo, che vedeva lui solo, che gli si fermava dinanzi, che lo schiaffeggiava!
…. Silenzio! Silenzio!… Sst!
E il silenzio si fece profondo: toccava a lui a parlare, toccava a lui a rispondere.
Il duca girò attorno l'occhio smarrito. Tutte quelle facce rosse, accese, lo fissavano mute, ansiose, aspettando: toccava a lui a parlare, toccava a lui a rispondere.
Si rivolse al ministro….—Cosa doveva dire?… cosa doveva dire?…
Le parole gli sfuggivano, gli sfuggivan tutte, tutte, tutte!—Dio! Dio!
Dio!… E bisognava rispondere, bisognava parlare!
—Eccellenza…. Amici….—borbottò.
Dio, Dio, che vuoto nella sua testa e che silenzio in quella sala!… Cercò la parola, la parola che gli mancava, che gli sfuggiva sempre…. la cercò in quei visi…. Sua moglie lo incitò a parlare con un moto impercettibile di dispetto e di collera…. Cantasirena con un atto di maraviglia,—glielo aveva detto, bastava ringraziare,—e suo fratello là, in fondo, che gli gridava:—Parla, parla, parla, fantoccio, buffone, guadagna il tuo pane!
—Eccellenza…. Amici…. Io vi ringrazio…. confuso da tanta bontà…. Io vi ringrazio commosso…. da…. da….—sentì un ronzìo nelle orecchie, tutte quelle facce gli giravano davanti…. gli si annebbiò la vista….—Da tanta bontà….—balbettò ancora, poi si lasciò cadere sulla seggiola e scoppiò in lacrime.
Rispose uno scroscio lungo di applausi, un'acclamazione prorompente, interminabile.
Tutti erano commossi, entusiasmati, esaltati. Matteo Cantasirena, soffiando, col pancione pieno, mugolando, versava lacrime e sciampagna:
—È il battesimo!… La purificazione!… Le tue lacrime, Giovanni mio, sono la purificazione della patria!—e brandendo il bicchiere come fosse una spada, una bandiera, alzandosi maestoso, solenne, imponente, "Viva l'Italia!" tuonò.
Ci fu un secondo scrosciar d'applausi, e tutte le voci, tutte le grida si confusero in un solo clamore tumultuoso, rimbombante, echeggiante fuor della sala, nel silenzio della notte, nei viali deserti:—Viva l'Italia!
Taddeo, che prendeva il fresco in giardino, si avvicinò alla finestra, guardò nella sala e gridò lui pure commosso:—Viva l'Italia!—ma nessuno l'udi.
Lo strepito, il baccano, durarono un bel pezzo. Quando il duca, per consiglio del dottor Foresti, fu accompagnato nelle sue stanze, quando Sua Eccellenza dovette andarsene in fretta e in furia col Prefetto, con Matteo Cantasirena, coi due segretari, perchè il treno partiva, gli altri commensali passarono dall'entusiasmo per Sua Eccellenza e per l'Italia, a quello più allegro, per l'amabile, per la splendida, per la divina padrona di casa!
Pietro Laner era il solo che mancava.—Dov'era andato?…
Tutti vollero toccare il bicchiere colla duchessa Eleonora, ed essa aveva per tutti una grazia che pareva un invito, un sorriso che pareva una promessa.
—Verrò un giorno a visitare il vostro studio io sola…. coll'Evelina!—diceva piano all'Arcangeli; e a Pio Calca domandava il ritratto, stringendogli la mano furtivamente.
Con monsignor Meneguzzi faceva un po' la gelosa: era gelosa delle altre signore che lo volevano tutto—tutto per loro!—E gli aveva preso l'anello da Monsignore, colla grossa amatista, lo ammirava, se l'era messo in dito, fingeva d'esserselo dimenticato e continuava a tenerselo.
Ma Pietro Laner?… Dov'era andato?
Nora soffocava; e venivano ancora a versarle dello sciampagna; tutti volevano toccare il suo bicchiere. Si sentiva in fiamme, irrequieta, palpitante, vibrante….
Ma Pietro Laner, dov'era andato?… Era partito forse?… No, no!…
—Salgo un momento!…—disse a un tratto Eleonora rivolta a Pio Calca, a monsignor Meneguzzi, a Gesualdo Arcangeli, al Fontanella, al Palazzoli, a tutta quella folla d'uomini che le si stringeva d'attorno, avida, bramosa, riscaldata dalle sue spalle nude, dalla sua bocca ridente, dalle sue trecce bionde, quasi disfatte pel loro peso e che le ricadevano sulle spalle con una mollezza tentatrice.—Salgo un momento!… Vado a vedere mio marito!… Poi torno!… torno presto!…—e sparì.
Vuotarono dell'altro sciampagna aspettandola…. ma la duchessa tardava, tardava a comparire, a ritornare….
Cos'era successo?
Giravano qua e là, dentro e fuori, aspettandola ansiosi…. e giravano soli, sperando d'incontrarla sola.
Gesualdo Arcangeli stringeva i pugni; voleva spiegarsi, voleva sfogarsi.
—Vi amo, duchessa e…. vi amo!—per Dio!
Monsignor Meneguzzi, diventato serio, sgridava e s'imponeva a Pio Calca per farlo tacere e per mandarlo a letto.
Pio Calca, brillo davvero, tutto rosso, tutto lustro, tutto molle, voleva la duchessa, chiamava la duchessa, colla voce stridula, rotta, straziata dalle risa convulse che finivano in pianto.
—Che ambizione!… Che deputazione!… Che doveri del partito!…
Lei!… Lei!… Ma dov'è andata quella… quella donna!…
—Vergogna! Vergogna!—bisbigliava il monsignore con forza, sul viso di Pio Calca, per farlo tacere.—Vergogna!—La moglie altrui!… Dirò tutto alla mamma!
—E anch'io dirò—a mia mader—dov'è l'anello…. il sacro anello…. del prelato!…—e cogli occhi inumiditi e lustri, coll'aria svenevole, e ingarbugliando, strascicando le parole, continuava a ripetere, serio, ostinato:
—E sia pure la moglie altrui!… Io voglio…. la moglie altrui!
Ma nel mentre tutti gli altri aspettavano la duchessa e la cercavano nelle sale, o sul terrazzo, o in giardino, Evelina si era spinta più lontano, non per cercarla, ma per accertarsi che c'era. E senza farsi scorgere s'innoltrò lungo il viale cupo, finchè intravide di lontano nel piccolo boschetto, l'abito bianco di Nora…. E anche Pietro era là….
Allora, chetamente, essa ritornò in giardino, salì sul terrazzo e a quanti le domandavano della duchessa Eleonora rispondeva d'averla lasciata di sopra col dottor Foresti, presso il duca un po' indisposto.
E girando le sale, fece intanto le sue piccole provviste di sigarette per sè, e anche di sigari per suo marito. Si riempì la borsetta di dolci…. Poi vedendo sulla scrivania di Nora una boccettina di Lavender salts col turacciolo d'argento, la prese per sè: soffriva tanto l'emicrania!…
Portò tutta quella roba in camera sua, poi ridiscese a insaccarne dell'altra.
A Nora, il caldo, le grida, lo sciampagna avevano dato alla testa: le era balenata l'idea, come un lampo, che Pietro doveva essere in giardino ad aspettarla, e uscì di colpo.
Lo cercò…. lo vide infatti, lo raggiunse di corsa, e infilò il braccio sotto il suo, tirandoselo dietro.
—Vieni! Vieni! Vieni!
L'altro non capiva niente; la seguiva, si lasciava condurre, attonito, sbalordito.
—Vieni! Vieni! Vieni con me! Vieni con me!
E quando furono innanzi un buon tratto, nascosti, celati nel bosco, essa si fermò, lo guardò…. lo guardò…. Improvvisamente si tolse la rosa appassita nel calore, nell'odore del suo seno palpitante…. gliela schiacciò sulla bocca…. poi gli buttò le braccia al collo stringendolo, baciandolo, nervosamente, furiosamente.
—I tuoi baci!… Ancora i tuoi baci!… Tutti i tuoi baci!… Fammi rivivere! Rivivere!… Rivivere!
Pietro Laner era rimasto spaventato. Invece di rispondere a quei baci cercava di calmarla, di quietarla.
—Signora duchessa!—Ma…. non si faccia sentire!… Non parli così forte, per amor del cielo!
Essa si scostò di colpo, lo guardò seria, accigliata:
—Giurami che non partirai!
—Ma….
—Giurami che non partirai!… Devi restar qui: devi restar con me, sempre con me!
—Ma….
—Giurami che non partirai: lo voglio!—E fu lei a scuotere il Laner per le braccia. Le sue unghie gli penetravano nelle carni.—Hai capito che lo voglio?—Giura.
—No…. Non partirò….—balbettò l'altro che pareva tramortito.
—Come sei buono! Oh, sei sempre stato buono! Sei buono sempre, sempre…. tu sei buono sempre,—e Nora presa da un nuovo impeto di tenerezza tornò ad abbracciarlo, a baciarlo, a farsi baciare.—Anche i tuoi baci sono buoni,—i tuoi baci sì, sono buoni! Ho la smania, la febbre dei tuoi baci! Dammene tanti, tanti, tanti…. tutti…. Sono golosa de' tuoi baci….
Ma Pietro, sempre più inquieto, la baciava soltanto per calmarla, spingendo gli sguardi attraverso gli alberi, nel buio profondo di quella notte dal cielo nero senza stelle.
—La bocca tua…. ancora la tua bocca….
Pietro sentiva che Nora perdeva le forze….—Era esaltata? Impazziva?—Temeva che da un momento all'altro si buttasse per terra…. gridasse…. Tremante, spaventato, continuava a cercare, a tentare di quietarla, di calmarla….
—Ma duchessa?… Ma signora duchessa!…
—Nora! Nora! Hai capito?…—gli gridò Nora più forte, sulla faccia.
—Parli piano! Più sotto voce, per amor del cielo!
—Nora! Nora! Chiamami Nora, perchè…. perchè…. non voglio essere che Nora, voglio tornare la…. la Nora…. la Nori!… Sì! Sì!—e accesa in viso, cogli occhi stralunati, ridendo con un riso strano, convulso, e puntandosi l'indice alla fronte, ripeteva colla voce rauca:—Perchè io…. perchè io sono Nora! La tua Nori…. la Nori dei tuoi baci, dei nostri baci…. Dammene ancora…. ancora…. ancora….—Poi scoppiò in un'altra risata strana, squillante.
—Per Dio!—esclamò il Laner, scotendola forte, battendo i piedi per imporsi, per richiamarla in sè.—Cosa fai! Pensa a ciò che fai!… È pieno di gente….
—Ti amo, Pietro!… Ti amo, Pietro!
—Dio! Dio!—gemeva il Laner fuori di sè, e per farla tacere le chiudeva la bocca colla mano, ma Nora gliela baciava con tanti piccoli baci furiosi, bramosi, rapidamente, continuamente.
D'un tratto, si fermò, si curvò, tese l'orecchio….
—Senti,—mormorò sotto voce.—Senti, senti, senti….—e tenendosi con un braccio al collo del Laner, coll'altro proteso, indicò la villa.
—Qualcuno?!—domandò Pietro dando un balzo.
—Senti…. Senti….
Era il pianoforte, era Pio Calca, sorvegliato da monsignor Meneguzzi il quale, a sua volta, teneva sempre nascosta la mano senza l'anello, era Pio Calca che suonava il duetto del Faust:
"…. Dammi ancor… dammi ancor… contemplar il tuo viso…"
Nora si abbandonò, si lasciò cadere sopra un tronco di colonna rovesciata, presso l'Ercole immenso, biancheggiante nel buio come un fantasma, e scoppiò in lacrime e continuò a piangere, a piangere…. commovendosi a quella musica lontana, triste e così soave, così piena di mistero, di amore, di dolore.
—Siediti qui…. siediti vicino a me….
L'altro le sedette accanto. La vedeva più tranquilla, cominciava ad essere più sicuro, senza paura.
—Perdonami, Pietro,—gli bisbigliò continuando ad accarezzarlo, a coprirlo di baci e di lacrime, più calma, ma ancor più appassionata.—Perdonami, Pietro, io sono stata cattiva con te. Ma ero cattiva perchè ero gelosa. Ti odiavo…. perchè ti amavo. Non sono felice, sai. No, l'ho in me la mia infelicità…. è un ardore…. un ribrezzo…. una noia…. una collera…. una febbre!… Sono malata! Mi sento malata!… tanto malata!… Amami molto, Pietro!… Molto, molto, molto!—Fammi guarire…. guarire!—E ritornava ad esaltarsi, ritornava a fremere, a perdere le forze, a balbettare, battendo, ribattendo voluttuosamente, convulsamente la erre—guarrire…. guarrire…. guarrire….—Dammi i tuoi baci, ancora i tuoi baci, i nostri baci, tutti, tutti, tutti….
E Pietro che aveva trovato la sua Nora, Pietro che finalmente aveva la sua Nora, la baciava sulla bocca, sui capelli, sugli occhi, sulle spalle, come un pazzo. Anche Pietro, adesso, pregava, supplicava, implorava, delirava, anche Pietro adesso voleva tutti i suoi baci, tutti i baci, voleva vivere, rivivere, morire con lei!
E quei due, nella notte cupa, profonda, ai piedi dell'Ercole biancheggiante come un fantasma,—non sapevano più altro, non sentivano più altro che i baci, i loro baci e il loro amore.
Non sentivano nemmeno la banda di Primarole che dopo aver accompagnato Sua Eccellenza alla stazione, era ritornata alla villa, per fare una serenata al duca di Casalbara e intonava maestosamente sotto le suo finestre:
Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta….