X.
Il Casalbara andò subito in cerca del suo amico Kloss, alla banca Kloss e C.º, per confidarsi e per consigliarsi con lui.
Francesco Kloss ascoltò il duca attentamente, attorcigliandosi i baffi.
Poi, d'un tratto, saltò su dalla seggiola, sghignazzando.
—Staterata! Robb de Statera!
La Stadera era un vecchio teatro di Milano, dove si rappresentavano i drammi più impressionanti, a gran colpi di scena.
—Robb de Statera! Tutti d'accordo; e la racazza, pussè anca mò!
Francesco Kloss, subito, alle prime parole, aveva aperti gli occhi, e Nora, diventata troppo pericolosa, aveva perdute tutte le attrattive. Anche i capelli pionti marafigliosi, erano rimasti offuscati dal barbone minaccioso di Matteo Cantasirena. No, no, no!… Alla larga! Non era una racazza, era un trabocchetto! Quella scena di seduzione, di collera e di lacrime, col sopraggiungere improvviso del padre nobile, gli ridestava più forti i primi sospetti e i primi timori. Quando non si fosse trattato altro che di denari, il Casalbara avrebbe pagato e basta; ma la furbona tirava il gran colpo; voleva farsi sposare, e quella volpe vecchia del Cantasirena teneva dalla sua! No! No! No! In tutti i pasticci che ne potevano nascere, anche lui correva il rischio di aver noie, seccature, di aver contro i giornali, di esser portato in piazza!
—A quella racazza non pensiamoci più: ghe n'è pussée te cent mila a
Milan, ti pei tosanett!
Ma il Casalbara, povero vecchio, era preso. Quelle parole del Kloss lo ferivano nel cuore e nella vanità.
—Bene! Bene!—esclamò interrompendolo, infastidito.—Adesso non è il momento di parlare della signorina Eleonora! La signorina Eleonora non c'entra affatto nel consiglio che io sono venuto a domandarvi! Io sono stato provocato dal padre. La mia quistione l'ho col padre.
—Che patre!—borbottò il Kloss con un'alzata di spalle.
—Collo zio!
—Che zio!
—Ebbene con…. quello che è! Con Matteo Cantasirena.
—Sto scîor,—osservò il Kloss col suo ghignetto,—è un pirpone colossal!—e si fregò le mani allegramente. Secondo il Kloss, coi birboni, in generale, era un pellissimo trattar, perchè colla prudenza e coi tenari si poteva accomodare ogni cosa.
L'altro si mostrava sempre più perplesso e meditabondo.
—Intanto…. in questi tre giorni, che cosa devo fare?
—Mi stassi cito: mi stassi queto.
—E se mi manda a sfidare anche il…. quel Laner? Appartiene ad una ragguardevole famiglia del Trentino!
—Raccuardevole strazzon!—rispose il Kloss con un'alzata di spalle.
Per lui, il Casalbara non aveva nessun obbligo perchè, scientemente, non aveva offeso nessuno; ma messo al punto di doversi battere o di dover sposare la signorina Cantasirena, piuttosto pattersi tieci folte!
—Naturalmente!—Di ciò era convinto anche il duca.—Ma se Cantasirena fa nascere uno scandalo?
—Con Matteo Cantasirena, cuistion te tanee: me ne incaricassi mi.
Colla racazza, cuistion te tanee: mi incaricassi la signora Schönfeld.
Il Kloss non voleva più trovarsi con Nora. Aveva paura di essere travolto da un momento di vertigine, e finire poscia in quelle medesime reti, che lo zio e la nipote avevano teso, d'accordo, per cuel vecc… straortinarî!
Il Casalbara era preso. Se ne andò scrollando il capo. Avrebbe pensato, avrebbe meditato; si sarebbero trovati insieme più tardi per parlarne ancora; ma intanto provava un senso di sollievo ad essere solo, a non udire più la sghignazzata plebea, oscena, che offendeva l'immagine purissima della fanciulla bionda; la fanciulla che arrossiva tremante, cogli occhi pieni di lacrime, quando lui la baciava appena sui capelli, e che si ribellava fiera e sdegnosa, offesa nella sua delicatezza e nel suo amore, quando le regalava un vezzo di perle.
E forse…. non la vedrebbe più!… Le scenate del Cantasirena, le violenze di quel montanaro odioso, sarebbero tante e tante che quella povera creatura così sola finirebbe col cedere, col sacrificarsi.
E sospirava pensando a Nora e immaginando che anche Nora avrebbe forse sospirato e pianto pensando a lui.
Quel tedesco era un barbaro, un brutale!… Non conosceva le donne; non era mai stato amato!… Nora, era troppo semplice, troppo ingenua, e si era mostrata troppo disinteressata, per non essere sincera.
Non vederla più! Non averla più lì, sola sola, nel suo salotto; così vivace e così bella quando era allegra; così cara, ingenua e appassionata quando abbassava il capo vergognosa, quando i suoi occhi diventavano mesti, timorosi, pieni di lacrime.
Non vederla più! Chissà in che stato l'avrebbe ridotta quel tanghero villano!… Le avrebbe fatto fare anche la serva….
La serva, alla sua regina!
Non aveva in mente altro che Nora: non poteva vincersi; non poteva stordirsi. Vedeva il bel corpo palpitante, quando vibravano le note calde del contralto; era tormentato da quell'odore di giovane, da quell'odore di bionda. Perchè era stato così goffo?… Così discreto?… Non era lì, sola con lui?… E così sola con lui non ci sarebbe tornata più! Si sarebbe trovata sola, tutta sola, con quel trentino che le stava dietro, che la voleva, che non avrebbe avuto tanti rispetti, nè tanti riguardi…. nè….—una voce astiosa, in fondo al cuore, soggiungeva…. nè tanti reumi!
—Portarsela via?… Andar a passare l'inverno a Nizza, a Mentone?… Anche più lontano: in Ispagna, a Madera, dove nessuno lo avrebbe conosciuto!… Essere adorato, accarezzato, da quella creatura splendida!… Quanto rumore avrebbe sollevato Eleonora nel bel mondo, e lui quanta invidia!
In fondo, anche il Kloss doveva crepare d'invidia. E il Casalbara sorrideva trionfante nella propria fatuità; ma poi tornava serio: e se dopo averla compromessa…. avesse dovuto finire a sposarla?… Avrebbe potuto abbandonare Milano…. andarsi a nascondere a Casalbara…. o nel suo palazzo a Bergamo…. accontentare il ragionier Vigliani…. fare un po' di economia…. e invece di essere solo con un servo, avrebbe avuto un angelo che gli avrebbe prodigate carezze e cure….
—E il nome?… Il nome dei Casalbara?
Così, fra le irritanti cupidige della passione senile, fra la gelosia dolorosa, gli stimoli della vanità, i timori, i pregiudizi aristocratici, e un sentimento nobile di dignità, e un impulso sincero del cuore, il povero duca passava ore agitatissime. Quella sera, per non doversi trovare col Kloss, che, certo, avrebbe sparlato di Nora, andò a far visite; e poi a letto presto. Si sentiva stanco, pieno di acciacchi.
Dormì pochissimo, sempre tormentato da Nora, dai soliti pensieri, dalle solite incertezze; e la mattina si alzò mezzo malato. Aveva palpitazioni terribili. Oh! non poteva scherzare col suo mal di cuore! Il medico gli aveva prescritto la tranquillità, il buon umore…. Anche per la salute doveva prendere una risoluzione e subito.
—Partire con lei o partir solo, ma mettersi in calma: colla salute non si scherza!
Mentre stava preparandosi la solita polverina digestiva e rinfrescante, gli giunse una lettera di Nora.
"Mi preme parlarle. Andrò dall'Edita, oggi, prima di mezzogiorno, appena potrò fuggire da questa gente. ELEONORA."
Il Casalbara versò la polverina nell'ostia bagnata, distesa sul palmo della mano. Ne fece un batufoletto, l'ingoiò, bevette un sorso d'acqua, e pensò con un sospiro di tenerezza e di compiacimento:—Povera ragazza!… È proprio innamorata!
Guardandosi nello specchio, mentre finiva la sua toeletta ed era ancora fresco di colori, di pomate, ed olezzante di profumi, egli capiva benissimo che il duca di Casalbara poteva, doveva scaldar la testa di una ragazzina poetica, un po' romantica, dal gusto molto fine e delicato, più assai di un rozzo contadinaccio!… E intanto che ammorbidiva col cold cream la pelle floscia, grinzosa delle sue mani, intanto che tagliava, limava, brillantava le unghie piatte e giallognole, egli vedeva riflettersi in tutti gli specchi il viso e la figura di Nora; di Nora bionda e buona come un angelo, viva e ridente come un folletto, di Nora, che si era appena destata con lui, appena alzata con lui….
—Che regina!… E che bel sole!… Che primavera!…
—Mah!…—Il Casalbara sospirava. Il nome, la patria, imponevano penosi sacrifici. Non fosse stato il duca di Casalbara, oh, come avrebbe mandato al diavolo tutti i pregiudizi…. e tutti i Kloss!… Se la sarebbe sposata allegramente e sarebbero andati tutti e due, soli a godersela, a vivere in pace, lontano…. in un bel paese, al caldo!
Intanto "quella stella" gli aveva scritto! L'avrebbe riveduta, sarebbero stati ancora insieme, forse soli!… Ma a questo punto anche la prudenza astuta del vecchio faceva capolino:—E il primo passo—pensava—lo ha fatto lei! La prima mossa è partita da lei! Con questa lettera, nasca quel che sa nascere, io mi salvo e sono a posto! Lei mi scrive, io sono un gentiluomo e devo rispondere. Lei mi chiama, io sono un gentiluomo e devo correre.
—Povera figliuola!… Se lui non fosse stato il Casalbara e Nora non avesse avuto quella specie di padre o di zio, nessuno avrebbe avuto da ridire anche se l'avesse sposata. Era una ragazza come tante altre! Anzi meglio di tante altre, perchè Nora era una ragazza onestissima…. e questo tutti lo ammettevano; persino il Kloss!… Oh! ma il signor Kloss, quel rospo, quel teutono, non era in buona fede!
—Vorrei vederlo al mio posto….—pensava il duca tutto ringalluzzito e gongolante.—Se soltanto Eleonora gli avesse permesso di toccarle la punta di un ditino! E i tre giorni?… Il duello con Matteo Cantasirena?
Il Casalbara continuò a sorridere.
—Se dovrò battermi col vecchio, lo risparmierò. Al caso, mi lascierò anche ferire…. leggermente.
Si sentiva bene. Era cessato il mal di cuore: era una bella giornata; erano scomparsi anche i reumi, e mentre Andrea, il vecchio servitore, ammesso ai segreti de' suoi amori e de' suoi cosmetici, gli cingeva attorno alla vita la fascia a maglia, con gli ossicini di balena, il Casalbara, tutto rapito coi pensieri dietro alla bella fanciulla, canticchiava "il caro ideal."
"Io ti seguii com'iride di pace
Lungo le vie del Cielo…."
—Stringi, Andrea!
Andrea tirò forte, tutta la cinghia: il pero epatico sparì di colpo, ma anche "l'Ideale" restò interrotto. Il Casalbara, diventato violetto, soffocava…. Era stata l'impressione del primo momento; poi ricominciò a respirare e ripigliò il canto, sebbene colla voce più tremula e più sottile:
"Torna, caro ideal, torna un istante
A sorridermi ancora…."
Quando il Casalbara andò dalla Schönfeld, anche questa era appena alzata: fu ricevuto nella camera da letto, dove la cantante stava pettinandosi. E lì, subito, cameriera e padrona, cominciarono a gridare, a strapazzarlo.
—Cos'ha fatto a quella povera signorina!—strillò la cameriera.
—Vous êtes un mauvais sujet!—esclamò a sua volta la Schönfeld mezzo in collera, mezzo ridendo.
Era seduta dinanzi allo specchio, e nel voltarsi sullo sgabello, per dargli la mano, mostrò dall'accappatoio lasciato aperto, il seno enorme, e le spalle grosse, rigonfie.
—Vous êtes un mauvais sujet!
—Se non ho potuto invitarvi a colazione, v'inviterò a pranzo.—E il
Casalbara l'adocchiava galantemente, ma soltanto per farle piacere.
—Che colazione!…
—Jamais! Jamais! Vous êtes un mauvais sujet!
—Perchè santo Iddio? Perchè?—E il Casalbara continuava a fare l'ingenuo, il modesto.
—Lei può vantarsi d'averla stregata, quella povera ragazza.
—Vous l'avez ensorcelée!
—Niente affatto, parola d'onore!
Ma la cameriera continuava a minacciarlo col pettine, e la padrona colle occhiatacce.
—Vous êtes un malin!—esclamò in fine la Schönfeld, alzandosi di colpo.—Andate ad aspettarmi nel salotto. Vi devo parlare.
—Perchè mandarmi via?—E il Casalbara continuava ad adocchiare il contessone tremolante sotto l'accappatoio.—Perchè non posso star qui?
—C'est joli ça! Perchè mi devo vestire.
—Allora non mi muovo!—E il duca sedette sopra una poltroncina bassa, vicino allo specchio, mentre padrona e cameriera gridavano più forte, prendendolo una da una parte, l'altra dall'altra, per tirarlo su, per spingerlo fuori.
Il buon vecchio resisteva; non voleva.
—Lasciatemi qui!… Terrò aperto un occhio solo!
—Vergognoso!… Se lo sapesse la povera signorina Nora!—strillava la cameriera.
—Non deve saper niente! Non le diremo niente!
—Caaro da Dio!—strillava anche la padrona,—credete che io mi accontenterei di dividere? Pas du tout, mon cher! Allons! Allons!
E siccome l'altro, spinto fin sull'uscio, voleva ancora fermarsi, la Schönfeld, coll'accappatoio tutto aperto, svolazzante, prese il piumino della cipria e passandolo sul naso e sulla faccia del Casalbara, lo fece scappare nel salotto. Ma lo raggiunse quasi subito; appena ebbe infilata una vestaglia rossa, mentre stava ancora allacciandola e abbottonandola:
—Bel mobile! come dite voialtri in Italia. Une demoiselle di buonissima famiglia! Presque un enfant! Voi l'avete innamorata! Vous l'avez grisée!—E la Schönfeld, tenendosi in piedi, col Casalbara, vicino alla finestra, gli cominciò a parlare molto seriamente, molto gravemente.
Non pareva più il solito donnone rumoroso e incoraggiante; pareva una brava signora piena di cuore e di saggezza; addolorata per lo stato in cui si trovava la sua cara amica Eleonora, addolorata, impressionata e spaventata per la grande responsabilità che pesava sul duca di Casalbara, e per tutto ciò che poteva andare a succedere…. di molto brutto!
—Pardon…. responsabilità….—cominciò quell'altro; ma la Schönfeld non lo lasciò continuare. Parlava soltanto lei, con gran foga, con molti gesti, corrugando la fronte minacciosa come una profetessa di sciagure.
Il suo caro amico, monsieur le duc, si era terribilmente compromesso! Même pour le monde, dans le grand monde, qu'est-ce qu'on en dirait? Sarebbero tutti furenti contro di lui!
—Ma…. pardon!—ripigliò il Casalbara, quando alla fine potè parlare.—Perchè devono essere furenti contro di me? Non si tratta altro che di un sentimento di…. simpatia…. reciproca e innocentissima!
—Caaro da Dio, quell'innocente!—esclamò la Schönfeld scrollando il capo con gran forza.—Ne plaisantons pas, je vous en prie, mon cher. I fatti, non li potete negare: e io vi parlo francamente, da buona amica. Voi, nel caso vostro, avete una sola scusa: l'amore, l'aveuglement de la passion. La pauvre petite a perdu la tête et vous aussi! Vous vous êtes grisés ensemble! anche voi non misurando, non pensando alle conseguenze e perciò tacitamente predisposto a sopportarne poi tutto il peso!
—Io?—esclamò il Casalbara, scosso, inquietissimo.
—Certainement, mon cher! E se voi non aveste per vostra scusa l'amore e la passione, allora voi sareste un vilain, un gros scélérat. Bel merito farle perdere la testa…. e rovinarla!—Presque un enfant! Bella bravura! Alla vostra età! Colle vostre arti sopraffine, colla vostra pratica di gran viveur! Sfido io che ci doveva cascare la pauvre petite! Il duca di Casalbara! Una bella persona; l'eleganza più raffinata; toujours sur quatre épingles! E poi un eroe; e anche questo serve a montar la testa a une blonde enfant pleine de poésie! Bella bravura! Bel vanto, ingannarla, sedurla e poi piantarla, come dite voi altri en Italie.
—Parola d'onore,—protestò il Casalbara vivamente.—Io non l'ho sedotta, non l'ho ingannata…. e perciò non posso averla…. piantata.
—Piantata ancora…. no! E voglio sperare, non succederà mai; e più per il vostro onore, che per l'onore della mia amica Eleonora. Ma per il resto…. caaro da Dio, cosa volete di più? Lorsque vous avez contremandé votre invitation, io lo confesso, avevo creduto…. tutto il contrario. È un uomo di testa, è un vero gentiluomo, pensavo fra me e me; ha capito che l'amoretto va troppo per le lunghe e ha pensato di troncarlo di colpo. Invece, grazie tante! C'était toute une machine pour attraper la pauvre petite. Caaro da Dio! Ne plaisantons pas! Per qualunque altra persona tutto ciò potrebbe costituire anche una bricconata in danno di madamigella Nora, ma per il duca di Casalbara non può essere altro che une bêtise…. e chi rompe paga! On n'est plus Bajard lorsqu'on a des taches!
—Bêtise…. Bêtise! grazie del complimento!—borbottò il Casalbara stizzito.—Io non ho mai commesso bêtises e ho sempre pensato molto prima di… agire!
La Schönfeld sospirò; levò gli occhi al cielo.—Mon Dieu! Mon Dieu!—Poi gli prese una mano, l'affondò premendola sul petto abbondantissimo ma cedevole, e cominciò a guardarlo, a fissarlo, finchè gli occhi si inumidirono, si gonfiarono di lacrime.
La contessa era commossa.
Avrebbe dovuto capir subito che la sua amica Eleonora prendeva quella corte troppo sul serio; avrebbe dovuto aprirle gli occhi e chiudere la porta a monsieur le duc, senza tanti complimenti. Ormai era troppo tardi e la Schönfeld tornò a sospirare:—Pauvre petite! era in uno stato da far pietà!… E più la tormentavano, e più si esaltava e più si ostinava in quella passione!
—Lei…. l'ha veduta?—domandò il Casalbara colla voce fievole.
—Ieri sera, tardi: piangeva, si disperava, voleva fuggire, correre a casa vostra! Voleva che io venissi a cercarvi, a chiamarvi! Era in uno stato da far pietà; ed era ancora più bella, ancora più ravissante. Io ho potuto vederla di nascosto, perchè l'hanno a morte contro di me. L'ho veduta in camera sua…. Nel suo lettino, la pauvre petite! Oh, je vous assure, mon ami, qu'elle était ravissante! Seulement de la voir, avec cette toison de cheveux blonds tous decoiffés, et toute rose par les sanglots et par la fièvre de son amour, je vous assure que tout le monde aurait compris votre bêtise et la fureur de Peter Laner. Parce qu'il l'aime, le malheureux garçon! Il l'aime avec toute l'ardeur d'un jeune italien.
—Il Laner?
—Oh, il signor Laner le perdonerebbe certamente, se la pauvre petite avesse due dita di testa e il coraggio di abbandonarvi.
—Era lì?… Era in casa quel…. Laner?—domandò il Casalbara subito insospettito e irritato.
—Certainement; mais pas avec la petite. Era col cavalier Cantasirena. Eleonora non avea voluto vederlo, quantunque, anche per ciò, il cavaliere le avesse fatto una scenata terribile.
—Ma infine, chi è questo cavalier Cantasirena?—strillò il Casalbara colla vocetta aspra.—È suo padre? È suo zio? È il suo tutore? Cos'è?
—Son oncle, je crois, par son père:—e soggiunse pianino, parlandogli all'orecchio:—et je crois son père…. par sa mère! Che sia poi il suo tutore, questo è sicurissimo.
—Che confusioni…. che pasticci!
—Oh, del resto è una famiglia distintissima. I Cantasirena sono nobili.
—Nobili? Nobili triestini?—domandò il Casalbara, che pur sorridendo ironicamente, prestava molta attenzione a queste notizie.
—Il cavalier Matteo è nato, credo, a Trieste, oppure a Venezia; ma anticamente la sua famiglia doveva essere della Dalmazia o della Rumenia.
—Già…. già….—osservò il Casalbara, interessandosi seriamente alla nobiltà della signorina Eleonora.—Ci sono infatti i Cantacuzeno…. i Cantasemir….
—Et alors, très bien!… Anche i Cantasirena! Il cavalier Matteo ha sempre avuta una grande importanza nel mondo politico. I suoi amici sono tutti ministri, deputati, generali. Anche lui è stato colonnello sotto il vostro Garibaldi. Capirete, anche per la sua condizione, sente l'onore della famiglia in un modo straordinario. In questi giorni è esaltato! Pare diventato matto! Strepita vuole ammazzarvi, e che se non vi ammazzerà vi farà un processo.
—Oh, poi…. staremo a vedere!—esclamò il Casalbara, stizzito e offeso per quella parola plebea.—Non c'è niente da far processo.
—La pauvre petite est très jeune, vous savez; è minorenne.
—Che importa, se è minorenne? So quello che mi dico,—e anche il
Casalbara alzava la voce.—Non c'è niente da far processi!
—Ne plaisantons pas, mon cher! Dovete sapere che Eleonora stessa effrayée,—sono riuscita a stento a levarla mezzo morta toute pleine des meurtrissures dalle mani di monsieur Cantasirena—Eleonora stessa ha confessato tutto "tutto quanto!"
—Confessato?… Che cosa?
—Fino all'ultimo! Ed è inutile che vi mettiate a fare con me il gentiluomo misterioso!… La mia cara amica Eleonora, mi ha confessato tutto quanto! Voi…—La signora Schönfeld s'interruppe, si raddrizzò tragica, solenne; poi ripigliò colla voce più bassa, ma col gesto, coll'accento severo, inesorabile del giudice:—Voi avete abusato dell'innocenza, della inesperienza, del cuore, della passione….—Poi, d'un tratto, cambiando tono:—Caaro da Dio!—esclamò con tutto lo scoppio della sua natura rumorosa:—Vous êtes un monstre d'iniquité!
—Ha confessato?… Lei?…—Il Casalbara era rimasto stupefatto.
—Sì.
—A chi?
—A suo padre, cioè a suo zio! E poi anche a me.
—Anche a voi?
—Sì! Vous êtes un monstre d'iniquité!—Ma per quanto sdegnata, per quanto in collera, per quanto furente, dagli occhi, da tutta la faccia della Schönfeld, sprizzava la malizia, la furberia, l'ammirazione. E il Casalbara che negava, assicurava, protestava che non era vero, pure non sapeva dire di no con abbastanza forza, con abbastanza energia: intimamente si sentiva lusingato da quel monstre d'iniquité!
—Mi ha detto anche,—soggiunse la contessa ammiccando l'occhio, e come a conferma del "tutto quanto"—di avervi scritto…. che vi sareste trovati qui, da me.
—Sì…. è vero,—confermò il Casalbara.
La Schönfeld tornò a gemere, a sospirare. "La pauvre petite, mi ha tanto pregato, tanto supplicato! Non ho avuto cuore di resistere: le lacrime mi fanno male…. E poi…. già è inutile…. Eleonora può far di me tutto ciò che vuole! Je l'aime! Je suis éprise d'elle…. Quelle beauté mon Dieu! Il faudrait l'avoir vue hier au soir dans son petit lit, toute blanche, toute rose, toute blonde…."
In quel punto la portina si aprì pian piano…. i due si voltarono. Eleonora entrò nel salotto…. Ma appena veduto il Casalbara, per la commozione, per la confusione stessa della gioia e della verecondia, si buttò con tutto l'impeto fra le braccia della Schönfeld, nascondendo la faccia, timida, pudibonda, contro la faccia dell'amica. Non voleva che lui vedesse come l'aveva fatta diventar rossa!…
Anche il Casalbara si trovò impacciato; e lì per lì, riuscì appena a balbettare qualche parola, salutandola.
—Mon cher amour! Mon petit bijou; tu te portes bien, n'est-ce pas?—E la Schönfeld, dopo averla baciata, ribaciata con gran trasporto, la condusse ancor più vicino alla finestra, per vederla bene.—Oh, les beaux yeux qui ont pleuré tant de larmes!—e tornò a baciarla anche sugli occhi—Mon ange adoré!…
Era proprio stata l'apparizione di un angelo!… Com'era entrata? Aveva suonato il campanello?… Sì?… Non avevano sentito niente!… Ma erano tanto infervorati nei loro discorsi!… Poi, il contessone fu magnifico nella sua franchezza, nella sua lealtà. "Perchè ménager delle scuse, dei pretesti? Lo aveva promesso a Eleonora: voleva lasciarli soli. Era cosa troppo naturale! Capiva anche lei, dopo tutto quello che era successo avevano bisogno di parlarsi, di consigliarsi, di intendersi. Ma con altrettanta franchezza dichiarò a monsieur le duc che da quel giorno, e finchè la sua posizione vis á vis della signorina Eleonora, non fosse diventata chiara e regolare, la porta della contessa Schönfeld sarebbe stata sempre chiusa per lui." Ciò detto se ne andò, col passo maestoso e collo strascico della vestaglia rossa che spazzava la polvere. Se ne andò…. ma solo nella stanza attigua, dove la sentivano camminare, vestirsi, frugacchiare, parlare ad alta voce colla cameriera.
Nora si tirò in fondo, proprio in un canto, dentro il vano della finestra, e chiamò lì con un invito degli occhi e con un cenno del capo anche il Casalbara: lo fissò colle pupille lucenti, e gli parlò, vicino vicino, a voce sommessa, perchè la Schönfeld, caso mai ascoltasse dietro l'uscio, non potesse sentir niente.
…. Finalmente!… Era lui!… lo rivedeva…. Era lì…. Gli poteva parlare! Oh, quanto aveva sofferto!… Com'era stata cattiva quella gente! Adesso voleva una sola promessa, un giuramento da lui…. Doveva partire quel giorno stesso!… Andar via, molto lontano, senza dir dove…. lo avrebbe detto soltanto a lei! Lo zio era fuori di sè!… Voleva ammazzarlo!
Il Casalbara, guardandola, sorrise intenerito, ma sicuro di sè; e Nora, in un impeto, coll'abbandono naturale in chi ama e ritrova l'amor suo, dopo aver tanto temuto per lui, dopo aver tanto sofferto, gli gettò le braccia attorno al collo, e così, tenendo la testina reclinata sul petto del Casalbara, in un atteggiamento dolcissimo di riposo e di pace, parlando e sorridendo mentre dagli occhi socchiusi scorrevano tacite, scorrevano calde le lacrime; parlando, bisbigliando appena colla voce bassa, sommessa, leggera come un lamento e come una carezza, continuava a pregarlo, a supplicarlo di partire, subito subito, senza dir dove, a nessuno, proprio a nessuno…. soltanto a lei…. a lei sola, a lei sì…. a lei tutto!
Oh, finalmente respirava! Tornava a vivere!… Non gli dava più del lei nè del voi, gli dava del tu. Lo chiamava Giovanni, arrossendo ancora nel vincere la propria timidezza. Ma voleva chiamarlo Giovanni, semplicemente, perchè aveva diritto, come aveva diritto a quell'ora d'incanto, di beatitudine. Oh! l'aveva guadagnata!… L'aveva meritata!… E si stringeva più appassionatamente al collo di lui; si abbandonava tutta sul suo petto, amorosa, desiderosa, e col piedino inquieto, fremente, premeva il piede del Casalbara, che avendolo rattrappito nella scarpetta attillatissima che gli faceva male, cercava di sfuggire, di sottrarsi adagio, delicatamente a quella pressione.
—Rispondimi…. rispondimi…. Dimmi di sì!… Prometti, giura….
Andrai via?
—Stella…. Stella cara! Come potrei prometterti una…. viltà?
—E allora?…—esclamò la fanciulla alzando il capo, fissandolo spaurita, ma sempre tenendosi colle braccia strette al suo collo.
—Vedremo, cara…. penseremo insieme!… Ma tu non tremare così…. non aver paura per me…. Rassicurati…. credimi…. non hai nulla a temere.
Anche il Casalbara parlava assai sommessamente, colla voce rotta, velata. Quella fanciulla così buona, che non vedeva altri che lui, che non pensava che a lui, alla sua vita, alla sua sicurezza, lo commoveva profondamente.
—Va via! Va via! Sono troppo inquieta! Sono troppo spaventata per te!—e gli disse ancora:—Va via,—con un'espressione, una supplicazione così tenera e dolce come lo sfiorare di un bacio. Poi tornò ad appoggiare la testina, a riposarsi affranta dal dolore e dall'amore sul petto del Casalbara.
Il duca la guardò, si chinò, la guardò più vicino…. e la baciò sulla guancia accesa, bagnata di lacrime. La baciò lentamente, leggerissimamente, trattenendo il respiro, come se baciasse una cosa santa. E non c'era la passione, non c'era la sensualità in quel bacio, ma tutta la gratitudine più viva che gli traboccava dall'anima: un senso di rispetto, di adorazione umile, religiosa.
—Ti hanno spaventata, povera bambina mia?
La fanciulla rispose con un fremito, ma non si mosse. Rimase lì, quieta, con gli occhi socchiusi come a godere l'estasi di quell'istante.
—Ti hanno fatta soffrire…. bambina mia cara?
—Sono cattivi…. tanto tanto cattivi….
—Chi lo è stato di più?… quel…. Laner?
—No!—esclamò la fanciulla con un'altra voce, rizzandosi a un tratto e allontanandosi.—Lo zio Matteo!
Il Casalbara si avvicinò lui, di nuovo. Nora, che era subito riuscita a vincere quel sentimento strano, improvviso, istintivo di dispetto, di rivolta, tornava a guardarlo buona, timida, amorosa…. Il Casalbara, con un braccio cingendole la vita, la portò di nuovo nel cantuccio della finestra, dietro le tende, accarezzandole delicatamente la testina bionda, appoggiandola, premendola delicatamente sul proprio petto.
—Cosa ti ha fatto lo zio Matteo?… Ti ha sgridata?
—Mi ha battuta.
—Batterti?… Ha osato batterti?—esclamò il Casalbara, tremante di collera.—Ah! ma per Dio!… questo no! no! Non succederà mai più!… Guai! Ci sono io!… Guai!
—Era come pazzo, voleva strozzarmi. A fatica mi hanno strappata dalle sue mani; mi hanno portata via. Guarda!—E diventando rossa, di fuoco, per la nuova prova d'amore, di tutto il suo amore che gli voleva dare,—il sacrificio più grande e più caro della amante all'amato, il sacrificio, l'oblio del proprio pudore,—sciolse di colpo il nodo della cravatta lilla, slacciò nervosamente, precipitosamente i bottoni del vestito, della camicetta, e sul collo, fin giù sulla spalla, gli mostrò un livido e una piccola graffiatura.
—Povera…. povera bambina mia….—balbettò il Casalbara, e mentre appassionatamente la baciava lì su quel livido, su quella graffiatura, piangeva, piangeva commosso, intenerito.
—Où diable as tu fourré l'eau de Cologne, ma bête?—strillò a un tratto, nell'altra stanza la contessa Schönfeld.
Nora trasalì, respinse il Casalbara, si abbottonò in fretta la camicetta, il vestito, e rifece il nodo alla cravatta.
—È stata anche colpa mia….—mormorò abbassando il capo ancor più timida, più titubante.—Perchè mi lasciassero in pace…. perchè non mi tormentassero più coi loro progetti, colle loro idee di matrimonio…. per farla finita una buona volta e per essere assolutamente libera, padrona di me, ho…. ho confessato…. ho esagerato….
Non potè finire: si nascose il viso colle mani: aveva troppa vergogna!
L'altro sorrise a quella bimba, scrollando il capo: adesso capiva il "tutto quanto" della signora Schönfeld! Ed era un'altra prova del come era amato, del come Eleonora aveva perduta la testa, si era esaltata per lui! E anche il Casalbara, si esaltava a sua volta, era fuori di sè.
—Non piangere più! Non piangere più! Nessuno avrà più il diritto di tiranneggiarti, d'imporsi. Devono rispettarti tutti…. come una regina: la mia regina!—E balbettando, esitando, tremando, le domandò:—Al…. al caso…. sa…. saresti di…. disposta…. anche a…. a…. ad abbandonare Milano? A venire con me? A Casalbara…. poi qualche mese d'inverno a…. Bergamo?
—Con te?… Subito. Dove vuoi, quando vuoi. Subito!
—No! No! Subito no!—esclamò l'altro spaventato per quello che aveva detto, per essere andato tanto innanzi senza accorgersene.—Bisognerà…. aspettare qualche mese e intanto…. non una parola a nessuno…. soltanto, se sarà assolutamente necessario, a tuo zio, ma colla sua parola d'onore di non dir verbo, di non fiatare con anima viva. Si saprà poi…. a suo tempo quando tutto sarà…. sarà già stato combinato e celebrato…. fra di noi…. a Casalbara….
Nora finse allora di comprendere che si trattava del matrimonio.
—Tua moglie?—rispose vivamente, ma risolutamente, diventando grave, serissima.—Questo mai!
—Perchè?… Non vuoi?…—domandò il duca maravigliato.
—No, non voglio: tua moglie mai!
E Nora, fissa, risoluta, più che mai ostinata, non rispondeva altro che "no, perchè di no, tua moglie no, assolutamente no" a tutte le domande, a tutte le interrogazioni del Casalbara. Ma si capiva bene che non voleva essere sua moglie perchè non voleva che lui gli facesse quel sacrificio, che abbassasse il suo nome fino a lei, perchè non lo voleva legare, sacrificare, perchè non gli voleva pesare nella vita. Voleva essere amata, soltanto amata, senza mai un rimpianto, senza mai un pentimento, senza mai costargli il più piccolo dolore, il più piccolo rammarico.
E il Casalbara, sempre tutto sossopra, con la testa, col cuore, col sangue in fiamme, il Casalbara che non capiva più niente, nè quello che diceva, nè quello che faceva, nè quello che voleva, nè quello che prometteva, implorava lui stesso perchè Eleonora non fosse così fiera, così ingiusta, così ostinata, così crudele, perchè cedesse alle sue brame, perchè lo rendesse felice, orgoglioso, accettando di essere sua moglie…. lei che si era mostrata degna di diventare una regina, di essere innalzata sopra un trono sfolgorante, lei che era una stella, la sua stella del paradiso….
Tremava, ansimava, sudava, tossiva. Tutti e due, sempre nel cantuccio della finestra, dietro le tende, tutti e due abbracciati, continuavano sempre a parlare, tutti e due piano, sommessamente. Lei continuò a dire di no, "no, soltanto no, tua moglie no." E il Casalbara a scongiurare, a protestare che era lui immeritevole di un tanto tesoro, di un tanto sacrificio; del sacrificio immenso che essa gli faceva della sua giovinezza, del dono splendido della sua bellezza divina…. a lui povero vecchio…. Era la prima volta che la commozione e la gratitudine gli strappava quella confessione "a lui, povero vecchio" che sarebbe stato degno appena appena di adorarla in ginocchio. Era lei, la fanciulla grande, generosa, sublime che recava, su quei suoi ultimi anni, tanta ricchezza, tanta benedizione di amore, un così vivo raggio di felicità e di vita.
E mentre la fanciulla, abbracciata, baciata, supplicata, s'irrigidiva nel suo "no, no" e scrollava il capo tristamente, melanconicamente, come se da quella domanda, da quell'offerta di matrimonio fosse stata strappata al suo sogno, a' suoi incanti, mentre il Casalbara continuava a pregarla, a scongiurarla, ad implorarla, la contessa Schönfeld, nell'altra stanza, faceva tremare i vetri coi passi pesanti e strapazzava la cameriera:
—Le diable m'emporte, caara da Dio, ma tu faresti perdere la pazienza anche a un santo! Dove hai ficcato lo spazzolino dei denti e l'acqua del dottor Pierre?…