XI.

—A Casalbara! A Casalbara! Domani tutti a Casalbara!

Questa era stata la parola d'ordine dei dimostranti di Primarole. E l'indomani mattina albeggiava appena e già i carabinieri e le guardie in borghese comparivano qua e là nel piazzale, dinanzi alla villa del duca.

Piovigginava; tutta la borgata, dai tetti neri, uniformi, pareva più bassa, in quello squallore dilagante dell'ottobre bigio, nebbioso.

La villa sola, con tutte le finestre chiuse, s'innalzava più tetra, fra le macchie cupe degli abeti e le macchie giallognole degli ippocastani: l'acqua cadeva dalle gronde, crepitava sul selciato con un mormorio monotono, lugubre.

Qualche notizia dei fatti di Primarole era arrivata confusamente anche alla villa. Pietro Laner ne era rimasto colpito, ne era agitatissimo. Non aveva potuto dormire e si alzava allora col rimorso, il dolore di non essere stato il giorno innanzi a Primarole, alla seduta del Consiglio…. Ma non aveva potuto muoversi da Casalbara, tenuto lì, sorvegliato da Evelina, la quale aveva ripreso, a un tratto, tutti i suoi diritti.

Pietro Laner, inebriato, esaltato dall'amore di Nora, era ritornato poeta; quando Matteo Cantasirena gli ebbe accennato ai pericoli della Cisalpina, per le mene dei soliti nemici, e gli ebbe confidato che Eleonora non era corsa a Milano per la prova di certe toilettes, come gli aveva dato ad intendere, ma bensì a raccogliere armi e vettovaglie per la grande battaglia, Pietro Laner, il poeta dell'Invito, dell'Incanto, dell'Inganno, aveva avuto un impeto di entusiasmo e di gioia. Egli si sarebbe redento salvando quel nome e quella casa! Sarebbe corso a Primarole, avrebbe parlato e votato in favore della Cisalpina: avrebbe dato tutto sè stesso, la vita, e tutto quanto possedeva. Sì! anche il suo capitaletto, ancora le ventimila lire che gli bruciavano come un'onta!

Ruy Blas avrebbe salvato la regina…. ed il re!

Ma quest'impeto di poesia, d'amore e di sacrificio, non era punto condiviso dalla signora Laner. Evelina, anzi, stimava giunto il momento di aprir gli occhi, d'imporsi al marito, di ritornarsene a Crodarossa. Avrebbe scritto alle zie che la visita rimandata nell'estate, essi la facevano adesso, nell'autunno. Ci sarebbe stato un po' di fresco lassù…, ma poco male.

—Va tutto in rovina!… Bisogna scappare, salvarsi, e salvar la mia roba!…—mormorava la signora Laner fra sè.

Pietro, a Casalbara, aveva una camera accanto a quella di sua moglie. Anche il giorno innanzi si era alzato prestissimo, per recarsi a Primarole e concertarsi col Fontanella e coll'Arcangeli, prima della seduta del Consiglio. Anche il giorno innanzi si era vestito piano, ancora col lume…. e già stava per andarsene, quando l'uscio si aprì lentamente e Pietro Laner si trovò dinanzi Evelina, in camicia, con un sottanino legato ai fianchi; Evelina, col viso torvo, sudicio, lustro di sudore e i pochi capelli irti, arruffati:

—Dove vai?—essa gli domandò.

—A Primarole…. Per la seduta del Consiglio….

—A Primarole non si va!…—esclamò la signora Laner avvicinandosi, fissando Pietro cogli occhi biechi, guerci, che nella penombra apparivano più incavati. A Primarole oggi non si va!

—Perchè?—ripetè Pietro, rimettendosi dallo sbigottimento che lo aveva colto al primo istante.—Non hai sentito le raccomandazioni che mi ha fatto tuo zio?

—Resterai qui!—esclamò più forte Evelina, imponendosi.

—Perchè?… Ma perchè?—replicò Pietro a sua volta ribellandosi.

—Perchè io non ti permetterò di rovinare tua moglie per la tua amante!

—Evelina!—gridò il Laner, alzando la voce e nell'impeto, furibondo, alzando anche il pugno chiuso.

—Sì, la tua amante!—replicò Evelina, rimanendo ferma, imperterrita, sotto quel pugno minaccioso.—Ah! Perchè tu eri accecato, come un matto, e non avevi nessun riguardo, nessun rispetto, nessun freno, credevi che io non avessi occhi per vedere? Ho sempre visto tutto, fin dal primo giorno, fin dalla prima sera, dopo il pranzo del ministro, quando "quell'altra" era ubriaca!…—ed Evelina ebbe un sogghigno di sprezzo, di sfida,—Ho sempre visto tutto!

Pietro Laner aggrottò le ciglia.

—E allora perchè hai aspettato tanto?… Perchè aspetti adesso a parlare?

—Perchè…. se ho sopportato tutto…. tutto il resto…. non voglio che oggi tu rovini tua moglie per la tua amante. Questo no, questo non lo voglio!

Pietro ebbe un impeto di collera, si ribellò. Quella donna, mezzo in camicia, che gli appariva come un fantasma fra le ombre della camera e la scarsa luce rosseggiante della candela, era una ladra. Sì! Essa gli aveva rubato il cuore, la felicità, la libertà! E sempre, sempre così! Sempre fra le ombre e la penombra, misteriosamente, perfidamente, sempre così, come un fantasma!… E adesso voleva rubarle anche il suo amore! Ah no! Era finita! Adesso si sentiva forte, perchè si sentiva amato!…

Afferrandola per un braccio, le disse sotto voce, con ira:

—Spieghiamoci! È l'ora di spiegarsi!… Ma senza gridare, parlando piano fra di noi! Nessuno deve sentirci: perchè nessuno deve sapere chi sei!… E anche tu cerca d'indovinare…. tutto ciò che io non voglio dire: che non voglio dire per vergogna di te e di me! Ti basti sapere che io, adesso, ti conosco, che adesso leggo in fondo all'anima tua, in fondo alla tua cattiveria, alla tua ipocrisia, alla tua avarizia, alla tua avidità! Ti basti sapere che oggi io so valutare ogni atto della tua vita, ogni tua parola, ogni tua perfidia. Ho capito, so, perchè hai voluto sposarmi, come sei riuscita a sposarmi. Ho scoperto finalmente la cagione vera, unica, sola, per la quale tu hai chiuso gli occhi, fino ad oggi. Ho capito tutto! So tutto! Ed oggi sono io, io solo, che ha il diritto di imporsi e di alzare la voce, e tu, questo lo sai! Sono io, io solo, che avrebbe il diritto di vendicarsi, e anche questo tu lo sai. Ma io non voglio scene, non voglio scandali. Vado a Primarole, subito, perchè sono consigliere d'amministrazione, perchè devo andare, perchè mi accomoda di andare. E tu ritorna nella tua camera! Ci siamo spiegati per la prima volta: prega il tuo Dio che sia l'ultima. Va via!

La signora Laner non si mosse, rimase impassibile: continuò a sogghignare colle labbra stirate, pallide, sottili, mostrando i denti guasti: un sogghigno, un morso di vipera.

—Sono prudente anch'io,—bisbigliò,—e anch'io parlerò sottovoce. Da quindici giorni, tutte le lettere che pervengono al duca passano per le mie mani; ve ne sono parecchie di anonime: parlano delle vostre passeggiate alla Madonna del Sole, delle vostre…. conversazioni nella selvetta dell'Ercole…. delle vostre colazioni alla Corona Bianca! Le ho tutte, dalla prima all'ultima: tu vai a Primarole, butta all'inferno anche quel poco nostro danaro per la tua amante, colla scusa della Cisalpina, va, rovina tua moglie e io consegno quelle lettere al duca. E bada, il duca non è tale da scherzare, trattandosi del suo onore.

Così la signora Laner si era imposta a suo marito: e tanto più era riuscita, in quanto il Casalbara cominciava a sospettare la verità.

Il duca sospettava del signor Laner, del dottor Foresti, di Nora: sopratutto di Nora. Quella gente lo ingannava; lo tradiva, perchè?…

Qual era il loro scopo? Il loro interesse? Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?…

La quiete, il lungo riposo, il vivere separato dalla moglie, gli avevano giovato, anche alla sua intelligenza. L'assopimento non era più continuo: la sua mente si risvegliava tratto tratto colla visione lucida della realtà, e allora, vigilante, sospettoso, osservava tutto, spiava tutti, attentamente, acutamente, finchè l'inquietudine stessa, l'angoscia di quei dubbî, di quei sospetti, l'ansia dolorosa dello spirito affaticato nella continua tensione, lo prostravano, lo accasciavano…. e allora, come prima, le idee, i pensieri, i desideri, la mente tornavano a confondersi, ad annebbiarsi…. a svanire….

—Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?…

Nè il dottor Foresti, nè la signora Laner non si erano accorti subito che il duca cominciava a capire, cominciava a sospettare. Quel vecchio bamboccio mezzo addormentato, istupidito e inebetito dalla moglie giovane, non incuteva loro nè rispetto, nè compassione: fra loro due, quando rimanevano soli col duca, ne ridevano sommessamente: erano appena mezze parolette, mezze frasi buttate alla sfuggita…. ma che non sfuggivano al duca, attentissimo, inquietissimo.

—Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?…

Il Casalbara, ormai, aveva chiaro anche il sospetto: il collirio di atropina che gli faceva bruciar gli occhi per un paio d'ore, il regime rigoroso di vita che gli era imposto dal dottor Foresti, la continua sorveglianza e la segregazione assoluta, celavano ben altro scopo, ben altro fine!… No!… non era la sua salute che premeva a quella gente…. a quella signora Laner così assidua, premurosa, così melliflua…. e così beffarda…. a quel dottor Foresti, così ossequioso, umile, servile…. e così falso…. No! Non era la sua salute, no, no, no!

E non volle più saperne delle istillazioni, non volle più prendere medicine.

Il dottor Foresti era inquieto. Non aveva ecceduto nell'ubbidire agli ordini di Matteo Cantasirena?…. Nel prevenire i desideri della duchessa?

—Attenti, signora Laner,—aveva detto il Foresti.—Il duca sospetta qualche cosa.

Gli occhi di Evelina guizzarono dietro il barbaglio delle lenti grosse, traballanti. Si avvicinava il giorno di scappare a Crodarossa!

Il Casalbara era già stato sul punto di smascherare il dottore, di smascherare la signora Laner, di costringere sua moglie a confessare;… ma la fatica stessa di dover fare e sostenere una scena così dolorosa, il timore delle conseguenze di uno scandalo, e lo sgomento di restare ancora più solo, ancora più abbandonato, di essere ancora più odiato, lo avevano reso esitante, lo avevano trattenuto…. lo avevano indotto a calmarsi, a sperare.

E poi, se si ingannava?

No…. No…. Non si ingannava. Si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui!

—Bisognava smascherarli tutti, smascherare sua moglie!…
Quell'infame!…

Ma la verità voleva scoprirla lui solo, da solo!

L'onore della casa, il nome sacro dei Casalbara, il nome di suo fratello, dovevano rimanere puri, intemerati!

Sua moglie aveva un amante?…

No. Non era possibile. Era troppo fredda, non aveva cuore.

E poi era sempre lì…. a Casalbara…. e lì a Casalbara non c'era nessuno.—Quel Laner?… Il primo amore…. forse la compassione…. la pietà?…

No: questo dubbio era assurdo: era una pazzia. La moglie stessa del
Laner non era della lega, non era in lega contro di lui?

Perchè dunque lo tradivano?

Forse un raggiro della vecchia canaglia?… Di Matteo Cantasirena?

Quel dottor Foresti, quella signora Laner erano sue creature….—E anche sua moglie, era una creatura del Cantasirena…. Ma adesso che aveva tutto ottenuto…. tutto quello che voleva…. Eleonora, la regina, la sua stella non si faceva più vedere…. nemmeno vedere!… Eleonora così buona…. quando voleva esser buona…. Eleonora tanto bella…. tanto bella!

…. E non pensava più che alla moglie, si addormentava nel pensiero della moglie, dimenticava Matteo Cantasirena e la Cisalpina, svanivano i timori, svanivano i sospetti…. e tornava a credere nel dottor Foresti, e tornava a pregare, a supplicare, a scongiurare la signora Laner di non abbandonarlo:

—Oh, lei…. lei è buona!… A lei non fanno ribrezzo i poveri vecchi, i poveri ammalati!

…. Nora rimase tre giorni senza mostrarsi: il Casalbara ebbe un impeto di collera, di sdegno: essa avrebbe dovuto avere qualche riguardo, almeno per la gente. Mandò a farla chiamare: ma era appunto il giorno in cui la duchessa si trovava a Milano, occupata col Galli per le centocinquemila lire.

—A Milano?… Senza nemmeno avvisarmi?

—È andata a Milano per parlare col ragioniere Vigliani, e per provarsi dei vestiti—si era affrettata a rispondere Evelina.—Ha detto che tornava stasera, e se i vestiti non erano pronti, domattina. Voleva salutarla, ma il signor duca dormiva….

—Non dormo sempre…. dormo meno di quanto si crede….—borbottò il
Casalbara.

Tuttavia il duca finse di non arrabbiarsi per quella partenza improvvisa. Gli era balenata un'idea per scoprire la verità. La lontananza di Eleonora lo rendeva più forte, più sicuro di sè. Anche il dottor Foresti era a Milano: meglio: minor sorveglianza, nessun pericolo di destare sospetti.

La sua grande idea per scoprire la verità era ingenuamente semplice. Di notte, quando tutti sarebbero stati addormentati, egli, chiuso nella camera di sua moglie, avrebbe cercato, rovistato, frugato in tutti i suoi cassetti. Se aveva un amante, se lo tradiva, egli avrebbe trovato una lettera, un indizio, e allora…. allora sarebbe partito anche lui per Milano!

Nel cuore della notte, quando tutti dormivano, il Casalbara entrò infatti adagio, in punta di piedi, furtivamente, nella camera della moglie.

Aveva pensato, rimuginato a lungo quel suo piano, colla meticolosità dei vecchi e dei malati: aveva portato con sè tutte le sue chiavi e il suo grosso coltello di carrozza. Fece scattare subito tutte quelle deboli e piccole serrature…. frugò, cercò, ma non trovò niente…. niente…. altro che la grazia, la bellezza, il profumo di sua moglie, dovunque, in tutti quegli oggetti…. Niente, niente, niente!… Povera Eleonora!… L'aveva calunniata…. Se avesse avuto un amante, egli avrebbe trovato certo una lettera, un fiore, un ricordo, un indizio! Invece, nulla!… E cacciava la faccia in quei cassetti aperti, respirando quel profumo, deliziandosi….

—Eleonora! Eleonora!… Dio!… Dio!… Purchè ritornasse buona, come le avrebbe data tutta la vita…. Tutta la vita…. per una notte soltanto…. una notte di Nizza!…

Vedeva la moglie in quella stanza…. la sentiva. Respirava dappertutto il suo odore di bionda e di lilas de Perse….

Si avvicinò al letto; al letto apparecchiato per la notte. Guardò, baciò, respirò quelle trine, quei veli di batista e di surah…. baciò i guanciali…. baciò tutto il letto…. e lì sul letto di sua moglie, cercando, aspirando il profumo di sua moglie, si assopì…. finì per addormentarsi….

Dormì così fino alla mattina, e fu destato di soprassalto da un clamore assordante di voci, di grida, di urli, di fischi. Spaventato, scese dal letto.

Dalle gelosie chiuse entrava un filo di luce….

Non era nella sua camera…. Dov'era?…

Allora si ricordò. Era nella camera di sua moglie. La camera di sua moglie era in faccia al piazzale.

Ma perchè quegli urli, quei fischi, tutto quello schiamazzo?… A tentoni si avvicinò alla finestra, l'aprì…. Tutta la piazza era piena di gente tumultuante…. era piena di ombrelli…. pioveva a dirotto…. c'erano guardie e carabinieri!…

A un tratto udì una voce forte, stentorea:

—"Morte al Casalbara! Morte ai ladri della Cisalpina!"

Tutto il sangue gli salì alla testa con un sussulto Spaventoso.

—Mentitore!—gridò. Ma il grido debole, rimase soffocato nella strozza: nessuno aveva visto il duca alla finestra; nessuno aveva udito il suo grido.

In quel punto, due, tre, dieci, venti contadini, una frotta di contadini, scavalcato il muro di cinta, attraversarono di corsa il giardino, sotto la pioggia fitta, diguazzando nell'acqua, precipitandosi verso la casa.

Un carabiniere, alcuni questurini in borghese si staccarono dagli altri che eran di guardia al cancello, e si avventarono loro incontro per arrestarli.

—Dove andate?… In dietro! In dietro! In dietro!

—Dal duca! Dal duca! Vogliamo intenderci col duca! Vogliamo i nostri denari!

I carabinieri, le guardie si oppongono; la colluttazione, corpo a corpo, sotto il diluvio, si fa violenta, accanita. In quel punto, dalla gradinata si precipita Pietro Laner, in aiuto dei carabinieri, delle guardie, scongiurando quella gente a calmarsi, a scegliere una commissione di due, di tre per parlare al signor duca…. Lui stesso li avrebbe introdotti.

—Non abbiamo bisogno di voi!

—Non vogliamo saperne di voi!

—Va dalla duchessa!

—Chi siete voi? Ah! l'amante della duchessa!

—Va alla Madonna del Sole! Alla selva dell'Ercole! Arrivederci alla Corona Bianca!

—Va via! Va via! Mantenuto! Lascia fare!

—Noi, si lavora, noi! Mantenuto!

Pietro Laner indietreggia: una parola ancora più turpe, oscena, solleva i fischi, gli urli di tutta quella gentaglia furibonda.

—Vada via lei!… Vada via!—gli bisbigliano le guardie, i carabinieri,—o noi non si risponde più di niente.

Pietro Laner indietreggia ancora livido, allibito, fradicio…. sale la gradinata…. nuovi improperi, urli, fischi, sassate…. Non ode più nulla, gli si annebbiano gli occhi…. barcollando entra in casa, si trova dinanzi allo spettro del duca e fugge…. fugge ancor più spaventato, come impazzito.

Il duca di Casalbara solo, senza cappello in testa, si affaccia sull'alto del terrazzo.

—Il duca! Il duca!—grida la folla e tutti lo circondano tumultuosamente.

—Vogliamo i nostri denari!

—I ladri della Cisalpina ci hanno rubato le nostre paghe!

—Il nostro sangue!

—Vogliamo giustizia!

—Sì!… Sì!… Sì!…—risponde il duca balbettando; cogli occhi sbarrati, fissi nel vuoto.—Sì!… Sì!… Sì!… Giustizia fino all'ultimo!… Giustizia per tutti!… Giustizia fino all'ultimo…. Lei!… Lei!…

L'occhio è sempre fisso nel vuoto, le labbra tremanti, livide, gonfie, le vene delle tempie turgide, pulsanti.

—Giustizia!… Giustizia fino all'ultimo…. Lei!… Lei!… A Milano!

Il pretore, corso lì colle guardie, e il delegato colgono a volo quella parola: Milano.

Pensano di allontanarlo, di allontanare il pericolo e così ottenere la calma.

—Il signor duca parte subito per Milano! Per parlare col prefetto! Per far arrestare i ladri…. Per rendervi giustizia!

—Sì!… Sì!… Giustizia!… Giustizia fino all'ultimo!

—Adesso! Subito!…

—C'è la corsa!

—Bisogna aspettar la corsa!…

—Giustizia!… Giustizia!… Giustizia per tutti!… Giustizia fino all'ultimo!—e il duca borbotta ancora fra sè:—Ammazzarla…. Ammazzarla…. Lei!

La gente, sotto gli ombrelli, non si muove dal piazzale, ma non è più minacciosa.

—Povero vecchio! Non sapeva niente! Era ingannato! Era tradito come noi!… Il Casalbara! Il duca!… È sempre stato buono! I Casalbara sono sempre stati la provvidenza del paese!

E quando il duca attraversò la folla per recarsi alla stazione, scoppiò un urrà d'applausi:

—Viva il Casalbara!

—Viva il Presidente della Cisalpina!

E gridando: Viva il Presidente! Viva il Casalbara! e agitando, squassando gli ombrelli lo accompagnano alla stazione.

Il duca, di tutta la scena, non ha impresso che quella parola: "ladro" confusa col nome dei Casalbara, e la rivelazione dell'infamia di sua moglie nelle urlate della folla, contro il Laner, contro "l'amante della duchessa!"

Coloro che lo hanno accompagnato in vagone, un suo fattore ed un suo vecchio fittabile, lo spingono al finestrino per ringraziare la folla, che continua ad applaudire, a gridare evviva, ad agitare i fazzoletti e gli ombrelli.

—Giustizia!… Giustizia fino all'ultimo! Giustizia per tutti!—risponde il Casalbara e torna a sedere, a balbettare col tremito delle labbra violacee: Giustizia…. Giustizia…. Milano…. Giustizia….—e poi più rauco, più sottovoce, sussultando:—Lei…. Ammazzarla…. Lei!

Giunto a Milano, alla stazione, si sente quasi mancare: beve, ingoia un bicchierino o due di cognac… Non vuol essere più accompagnato da nessuno, assolutamente.

—Sto bene!…. Mi sento bene!…

Gli altri lo lasciano andare in brum, ma poi gli tengono dietro, pure in carrozza.

Quando il brum si ferma dinanzi al palazzo, il portiere accorre…. lo aiuta a scendere.

—Lei?… Lei?…—borbottò il Casalbara.

—La signora duchessa?… È in casa, Eccellenza; è in casa.

—È col signor Cantasirena,—gli dice la Vittorina sopraggiungendo. E lo aiuta a salir le scale.

Il duca, arrivato nell'anticamera, impone alla Vittorina di fermarsi. Si avanza solo, barcollando. A brevi passi precipitosi, appoggiandosi ai mobili, arriva al salottino di sua moglie.

Nora, vedendolo, getta un grido. Il duca si appoggia allo stipite dell'uscio, la fissa…. la fissa in un modo terribile…. vuol parlare…. imprecare…. alza la mano come per maledirla, per colpirla, ma la parola gli resta soffocata, strozzata…. non gli esce dalla bocca che un rantolo…. Si piega su sè stesso, fa per abbrancarsi alla tenda della portiera e stramazza, rotolando sul tappeto, ai piedi di Nora.

—Dio! Dio! Dio!…

—Giovanni!… Giovanni mio!…—balbetta pallido, allibito Matteo Cantasirena. E lo solleva a stento, lo porta, trascinandolo, sul canapè.

Nora, rimane immobile, muta.

Il Casalbara aveva gli occhi sempre aperti, fissi, sbarrati: dal naso, dalla fronte gli gocciolava il sangue: il respiro rantoloso gli portava un gorgoglio di schiuma bianca, sulla bocca storta, contratta.