XII.
I disordini di Primarole e di Casalbara! Anche a Milano non si parlava d'altro.
Due morti! Parecchi feriti!… Il duca Giovanni, il presidente della Cisalpina, il solo gentiluomo fra tanti imbroglioni, preso a sassate, scampato a stento dalla marmaglia furibonda!
—Ecco le colpevoli catastrofi che preparano, che affrettano la rivoluzione sociale!…
—E chi meno ne ha colpa, paga per tutti!
—Quel povero Tolomei? La Cisalpina gli ha dato il tracollo! Il Bizzarelli, il Vergani, il Palazzoli, il Brunetti?… Tutti galantuomini, gente di lavoro, padri di famiglia, buttati sul lastrico!… Anche il conte Bobboli, tirato dentro pei capelli, intimidito, ricattato, come forse il Duranti! Anche il Beretta, persino donna Alessandrina, la madre di Pio Calca!… Tutti senza un soldo!
—È un crac terribile, che rovina mezza Milano.
Ma poi la gente seria cominciava a infastidirsi:—Peggio per loro! Per l'ingordigia di far milioni in un anno, per l'ambizione, per la smania del ciondolo di deputato, non dovevano fidarsi di una canaglia come il Cantasirena, di un ambizioso imbroglione come il Fontanella!
E i giudizi a mano a mano mutavano, e cominciavano le insinuazioni e le accuse.
—Quanto al Tolomei,—sussurravano i meglio informati,—è sempre stato uno spiantato. Vive di questo: si guadagna la vita a furia di andare in malora!
—Tutti gli altri? Il Bizzarelli, il Brunetti, il Vergani? Creature del Cantasirena e del Fontanella! Fantocci, teste di legno; tutta gente che casca in piedi!
—Quel beì del conte Bobboli? Ne ha sempre fatte di tutti i colori…. dal bianco d'avorio al nero d'ebano!
—Chi però ci lascia la pelle sono i pesciolini minuti; quei poveracci di campagna, adescati, ingannati, sfruttati colle azioni e cogli appalti! Questi sono da compiangere! Questi gridano vendetta!
—Ci vuole un esempio! Un esempio di "alta moralità".
—Ma il Fontanella, il Cantasirena, si cacciano in prigione sì o no?
—Bisogna purificare l'ambiente!
—E riguardi per nessuno!… Tutto il Consiglio d'amministrazione sotto processo!… E anche il presidente! Anche il Casalbara!… Peggio per lui se è un imbecille; non doveva ficcarsi negli affari!
—E poi, anche il Casalbara, non si pappava venticinquemila lire di stipendio?
—Dicono cinquantamila, senza le rappresentanze e il resto!
—Sotto processo anche il Casalbara!
—È ora di finirla coi riguardi, coi privilegi! Ci vuole un esempio!
—Bisogna purificare l'ambiente!
—Ma il governo che fa?
—Il Governo manda i suoi ministri a Primarole!
—La colpa è del prefetto!… Un camaleonte!… Un pusillanime!… E anche il Bonforti e il Ghirlanda, i radicaloni, i socialisti che sostengono la Cisalpina per paura di perdere il collegio!… È una vergogna, uno scandalo!
Intanto un'altra voce cominciava a diffondersi, una voce che si voleva soffocare, ma che a mano a mano correva più insistente, più impressionante.
Il signor Galli, il procuratore della banca Kloss era scappato in America! No, era scappato in Grecia! Era scappato con duecentomila lire!
Il Kloss protestava che non era vero niente, il suo procuratore era a Turin.
—In tucc ciaccer!
Ma non credevano più nemmeno al Kloss.—Il Galli era proprio scappato: l'ammanco era di mezzo milione!—Aveva messo in pratica il socialismo per proprio conto, quello lì!
—Ma se pareva un galantuomo? Aveva giuocato in Borsa?… No! Cherchez la femme! Una donna? Il Galli? Un uomo tutta famiglia! Un uomo serio, posato?
—Invece aveva una relazione segreta, con una delle signore più eleganti dell'alta società alla quale pagava conti per molte migliaia di lire!…—Ma no, non era una signora!… Era una ballerina! Erano scappati insieme!…
—In tucc ciaccer!—continuava a ripetere il Kloss. Ma un giorno, in un braccio morto della Vettabia, nelle acque limacciose, sporche, nere, inquinate dalle vicine tintorie, fu pescato un cadavere gonfio, sfigurato. Era il procuratore della Banca Kloss; era il signor Galli.
—Altro che scappare con una ballerina! Si è buttato nel Naviglio, si è annegato!
—Ma la ragione del suicidio?
—La Cisalpina!
—Era stato tirato dentro nella Cisalpina! Aveva conosciuto Matteo
Cantasirena dal duca di Casalbara! Si era lasciato suggestionare!
E quel suicidio del Galli, riverberava una luce ancor più sinistra sulla Cisalpina, sui misteri della Cisalpina, sulle influenze losche, tenebrose di quella vasta associazione di malfattori che si chiamava la Cisalpina, e tutti protestavano che volevano la luce, la luce, che bisognava rischiarare, purificare l'ambiente!
Anche i giornali gridavano alto, su tutti i toni:
—Si determinassero nettamente le responsabilità!
—Si facesse un'inchiesta severa, esauriente!
Ognuno però voleva che si cominciasse in casa del vicino….
Matteo Cantasirena, il Fontanella, tutto il Consiglio d'amministrazione, non dovevano essere i capri espiatori di nessun interesse privato, di nessuna camorra.
—Il pubblico ha diritto di sapere di che genere furono le compromissioni del Bonforti e del Ghirlanda!—gridavano gli uni.—L'inchiesta non deve arrestarsi alla soglia dei palazzi prefettizi!—gridavano altri.
E altri ancora:
—E neppure deve arrestarsi dinanzi alla sagrestia e alla Curia! Fuori tutti i pasticci della fabbricceria di Castellanzo col Fontanella! Alla gogna anche i preti e i monsignori della Cisalpina!
Il fermento era straordinario: la moralità politica, la moralità sociale volevano un esempio, imponevano la luce: la luce piena, intera, senza privilegi, senza immunità, la luce su tutto, la luce su tutti!
E un raggio appunto di questa luce tanto desiderata, di questa luce tanto invocata avrebbe potuto diffondersi…. per mezzo del Kloss, del commendator Francesco Kloss, il quale, rovistando nella scrivania del suo procuratore, aveva trovato il famoso dispaccio spedito al Galli dalla duchessa:
"Arrivo stasera Milano. Venga subito.
"ELEONORA CASALBARA"
E mentre faceva questa scoperta, il Kloss veniva pure informato dalla
Banca Insubria dei due chéques per centocinquemila lire, intestati a
Matteo Cantasirena, e firmati dal Galli.
—La pionta pericolosa!… Il trabocchetto!—esclamò il Kloss.
Infatti fra la data degli chéques, e la data del dispaccio, la distanza era appena di ventiquattr'ore…. Ed erano quei giorni appunto in cui il signor Galli doveva recarsi a Torino, i giorni della sua scomparsa, del suicidio!
—La pionta!… Il trabocchetto!
Il Kloss abile e scaltro, che conosceva la abilità e la scaltrezza della duchessa, aveva intuito facilmente il dramma accaduto fra lei e il suo procuratore: lacrime, setuzion…. e poi, passata la cotta, il rimorso, il suicidio!… Robb de Statera!… ma anche de procurator del re!
E, facendo subito la sua brava denuncia, forse sarebbe riuscito a salvare ancora, tutte o in parte, le sue centocinquemila lire.
—Adacio!… Adacio!
Il Kloss voleva pensarci e riflettere seriamente prima di muovere un passo.
—Un process?… Un processo di quel genere, a Matteo Cantasirena, alla duchessa di Casalbara?… Al Casalbara?… Un processo da mettere sossopra tutto il mondo? E poi, come sarebbe andato a finire? Se venivano in ballo…. i suoi primi affari…. a Praga?…
Un process, è sempre una disgrazia anche per chi lo fa.
—Mi avessi per massima ceneral—diceva il Kloss—in casa, pussée mei i later, della ciustizia!
Ma anche il perderci centocinquemila lire non era nelle sue massime, nelle sue idee, nemmeno nelle sue forze! Bisognava trovare il modo di impattarsi…. ma cito cito, queto queto, senza far bortel!
Intimare a Matteo Cantasirena di restituire la somma?… Era un pretendere l'inverosimile. Imporne la restituzione alla duchessa?… Al vecc? Erano tutti spiantati.
Invece, questo era da fare: La Cisalpina dichiarata in liquidazione…. ed essere nominato lui, il liquidatore con pieni poteri. C'era da riguadagnarle più volte le centocinquemila lire: prima nella liquidazione stessa: poi nell'impresa dei tram elettrici…. Aver nelle mani il segretario generale, voleva dire aver nelle mani anche il Fontanella e gli altri….
—Ecco l'affare!… ed ecco l'ultimatum! Liquitazione della Cisalpina: liquitatore mi, coi pieni poter!
E per mia parte, cito, silenzio! E non si parla più de process!
I processi fanno paura a tutti e ai galantom—concludeva il Kloss alludendo a sè stesso—pussée anca mò!
E per intendersi?
Doveva scrivere a Cantasirena di venire nel suo studio?… Mandare a chiamare quel Mariano Perego?… Fissare un appuntamento?…
Tutto ciò gli seccava…. In quei giorni avrebbe dato nell'occhio; e poi…. tirarsi fra i piedi i giornalista…. Niente!
Gli balenò un'idea: un fiotto di sangue gli montò alla testa, gli fece luccicare gli occhietti e arrossir la pelle sotto i baffi tinti e duri. Saltò di colpo dal canapè sul quale si era buttato.
—Cuella matama! La matama! Lei stessa!
Adesso non era più il caso di scappare, di fare il casto Ciuseppe: adesso la catta l'aveva in te le man, colle unghie ben tagliate! Più nessun pericolo per i tanee!
—Con quel famoso dispaccio, semm nun che comanta!
Andò dalla duchessa subito, sul momento.
—La c'è?—domandò al portiere senza tante cerimonie.
Il portiere gli rispose di sì, che la signora duchessa era in casa, ma che, stante la malattia del signor duca, assolutamente non riceveva nessuno.
—Va supito ad afertirla che sont chi mi!
Il portiere chiamò la Vittorina per far annunziare alla signora duchessa, che c'era il commendator Kloss, il quale aveva premura di parlarle.
Nora era in camera di suo marito. Essa non lo abbandonava più, non lo lasciava mai, nè giorno, nè notte: nessuno doveva entrare in quella camera, tranne il dottor Foresti.
Il Casalbara aveva riacquistata l'intelligenza, ma non la parola, non la forza; però il dottor Foresti aveva detto alla duchessa che avrebbe potuto riaversi da un momento all'altro…. Ed era quindi Nora stessa, lei sola, che gli voleva fare da infermiera, adattando le sue manine pallide, profumate ai servizi più umili, sempre attenta, premurosa, affettuosa, sempre carezzevole, colla sua voce limpida e fresca.
Ma il Casalbara, nel letto, seduto, curvo, appoggiato a un monte di cuscini, non pareva commuoversi a tanta devozione, a tante amorevolezze. Egli fissava sulla moglie i grandi occhi sbarrati, iniettati di sangue, con una espressione strana, intensa di collera, di odio. Le vene turgide, pulsanti delle tempie, il viso rosso, gonfio, le labbra violacee, tremanti, il respiro affannoso, corto, esprimevano lo sforzo di una parola che egli voleva dire, ma che non gli riusciva dire, che rimaneva soffocata, strozzata in un rantolo….
Quando la Vittorina, alla quale era stato proibito come agli altri, di entrare nella camera del signor duca, chiamò fuori la duchessa per dirle della visita del commendator Kloss, Nora trasalì vivamente.
Il Kloss veniva a parlarle del signor Galli!… Era quello che essa presagiva, che paventava fin dal primo giorno del suicidio. Pure riuscì a vincersi. Ordinò alla Vittorina di far entrare il commendator Kloss nel salotto. Poi si avvicinò, si curvò per dire al marito:
—Vengo subito….—e uscì chiudendo bene l'uscio della camera, chiudendo bene anche gli usci delle altre stanze che mettevano nel salotto.
L'occhio del Casalbara seguì la moglie fisso, sbarrato…. le vene delle tempie gli pulsavano più turgide, violette, e la parola inarticolata, strozzata, il rantolo era più affannoso, più forte.
Nora si presentò al Kloss diritta, sicura, ringraziandolo con un mesto sorriso, mentre si asciugava gli occhi, mentre si accomodava la massa dei capelli che le cadevano da tutte le parti.
Finse di credere che il Kloss fosse lì per informarsi di suo marito e gli stese la mano, con un'aria intima, in cui la cordialità, l'effusione e il dolore, conservavano tutta l'alterezza, tutta la dignità signorile.
—Grazie, di essere venuto. Giovanni la vedrà certo volentieri. Vuol passare?—E accennò verso la camera del marito.
—Niente! Niente!—rispose il Kloss colla voce sgangherata e facendo un saltetto nell'inchinarsi.—Mi venissi forse importuno dalla signora duchessa, per un semplice schiarimento.
Vedendola, dopo tanto tempo, vedendola ancora più bella, più fresca, più rosea e così bionda nel disordine della toelette, nel morbido languore delle lacrime, gli occhietti del Kloss scintillarono umidi, torvi. Ma si scosse con un altro inchino, un altro saltetto, e si sforzò per contenersi…. e per parlare bene l'italiano, volendo dare maggiore gravità, maggior imponenza al discorso.
—Lei sa, vera, del Galli?… Del suicidio?
Nora si era preparata a quella parola, pure non potè vincere un tremito, e fece un atto colla faccia impallidita per dir di no: ma le mancò il fiato, non potè parlare.
—Sicuro: cherchez la femme!… diseven intorno.—E il Kloss fissò Nora, torcendosi, mordendosi i baffi duri finchè la costrinse a impallidire nuovamente, a chinare il capo, a tremare.
—Diseven, che aveva preso il volo con una ballerina. Invece niente del tutto: si tratta d'un suicidio avvenuto…. per compinazion il giorno dopo il suo arrivo a Milano. Le fa impressione, vera?
—Infatti….—bisbigliò Nora, la quale perdeva la forza, il coraggio, e vacillando si lasciava cadere sul canapè.
—Anche a mi! Restassi di colpo…. spalortito!—e il Kloss, senza far complimenti, sedette pure sul canapè, vicino a Nora, sdraiandosi, dimenando le gambette arcuate; poi tornò più grave, per dar più forza, più importanza al discorso, per spaventar la duchessa ancora di più.—Io avessi supito pensato a lei!
—A me?…. A me?… Perchè a me?…—balbettò Nora, sforzandosi, ma diventando sempre più pallida, più tremante.
—Per poter afere…. qualche dilucitazion. Lei savarà che io…. cercando fra i cart, fra le carte del Galli, ho trovato questo dispaccio…. soo de lee…., della signora duchessa.
E il Kloss, che non portava guanti, ficcò le dita pelose nel taschino del panciotto e ne tirò fuori il dispaccio di Nora, che spiegò e lesse lentamente:
"Arrivo stasera Milano. Venga subito.
"ELEONORA CASALBARA."
Il Kloss la guardò, la fissò, poi d'un tratto diventò risoluto, violento, villano:
—Lei sa tutto del suicidi!
—Ma io non so niente! Non so niente! Le giuro che non so niente!… Io gli ho telegrafato perchè gli volevo parlare dei miei soliti affari….
—Nossignora—e il Kloss alzò la voce—lei voleva dei tanee!
—Ma io non so niente!… Io non capisco niente!… Io volevo parlare al signor Galli, è vero…. gli ho parlato…. degli affari di…. di Giovanni.—E smarrita, tramortita, colla voce rotta, congiunse le mani supplichevole; pareva volesse inginocchiarsi dinanzi al Kloss.
—No, signora!… Lei foleva centocinquemila lir!
L'ardire, l'audacia, la sfrontatezza solite in Nora, questa volta, a questo colpo, le mancarono d'un tratto: si sentì serrare il cuore, la gola, si sentì agghiacciata dallo spavento, sussultò con un singhiozzo, uno schianto convulso…. e abbassò il capo. I capelli le si snodarono; una treccia grossa le scese sulle spalle.
Il Kloss ebbe un lampo negli occhi, un impeto, ma si contenne.
Gli affari innanzi tutto.
—Io desiderassi…. io volessi assolutamente che lei facesse uno sforzo per ricortarsi bene de tut coss…. di tutto quanto…. Il suo dispaccio coincide con un'altra circostanza…. molto aggravante…. con due chéques del complessivo importo, appunto, di centocinquemila lire, firmati dal Galli, come mio procuratore, a favore del signor Matteo Cantasirena. E io, mi quartassi pen, non devo nientissimo a quel scior!… Come spiega lei la coincidenza del suo dispaccio coi due chéques? E suo patre, suo zio, quel scior, o chi per esso, all'Insubria hanno riscosse le mie centocinquemila lire….
Il Kloss balzò in piedi di colpo.
—Basta colle lacrime! Basta tremar—esclamò afferrandole un braccio, scotendola.—Se rispond! Si risponde!
—No! No! No!—esclamò Nora spaventata, arretrandosi, protendendo le braccia.—No! No! No!
Si vedeva arrestata; trascinata dinanzi al cadavere del signor
Galli…. vedeva la grossa testa gonfia, livida….
—Perdono! Pietà! Compassione!…—E singhiozzando, tremando, non ebbe più coraggio di mentire, non ebbe più coraggio di negare; continuava a implorare pietà, a implorare perdono.
Il Kloss, la guardava sempre con un barbaglio umido negli occhi torvi; poi, incollerito, battè un piede per terra perchè l'altra smettesse di piangere, lo ascoltasse; e da padrone, duramente, aspramente, impose le sue condizioni, che furono ascoltate con terrore, con spavento…. che furono tutte accettate, sommessamente, umilmente, con dei "sì" appena intelligibili, bisbigliati con voce fievole, tra i brividi, i tremiti, i singhiozzi soffocati.
Gli affari, innanzi tutto: La liquitazion immediata della Cisalpina: lui, Francesco Kloss, nominato liquitator, con pieni poteri. Nora stessa doveva parlarne con suo patre, con suo zio, con quel scior—avvertirlo di tutto, perchè il Kloss voleva averlo il meno possibile tra i piedi.
E brevemente, sopra un foglietto di carta, scrisse ciò che lei stessa doveva far sapere immediatamente a Cantasirena. Sarebbe tornato la sera per la risposta.
—Ecco: patta pacatt, pari e patta, e cito. Mi perdessi, io ci perdo centocinquemila lire, ma cuel scior Cantasirena—concluse il Kloss, diventando galante—se non va in calera, deve rincraziarla lei!
E con un saltetto, si buttò sul canapè, tirandosi vicino a Nora, sdraiandosi.
Nora si ritrasse ancora spaventata…. Ma poi, subito, fu lei che si avvicinò, lo guardò come ringraziandolo…. lo guardò con un sorriso che appariva ancora timido, spaurito fra le lacrime…. Tornò a guardarlo tremando, chinando gli occhi, chinando il capo…. arrossendo.
Il Kloss dimenando le gambette, si sdraiò di più, più vicino. Poi, con una sghignazzata, e per farle capir subito che con lui bisognava metter da parte le arie di duchessa e le smorfie ingenue, le domandò:
—E cussì?… Abbiamo notizie della Schönfeld?… Del noster bel contessone?
….Il Casalbara, seduto sul letto, curvo, appoggiato a un monte di cuscini, teneva gli occhi sempre fissi, sbarrati sull'uscio dal quale era uscita sua moglie…. gli occhi iniettati di sangue, pieni di odio.