SCENA I.
Marino solo, poi Anna, in fine Sofia.
MARINO
(si avvicina a un uscio, quello della camera di Sofia, poi a un altro uscio di fianco: chiamando) Signorina Sofia! Signorina Sofia!
ANNA
(venendo dalla sua camera: è assai turbata) Sofia sarà nella sua camera.
MARINO
Non ha risposto; non importa. Pregherò lei di dire al signor Francesco che ho veduto il Solaroli e Giordano Candia; vengono subito.
ANNA
(crolla il capo; lo guarda sospirando).
MARINO
(si avvia, poi torna) Se il signor Francesco mi cerca, sono di là. Il Carboni mi ha dato un monte di bozze da correggere: per due giorni sono a posto. Poi, mi dedico al canto.
ANNA
(lo guarda maravigliata)
MARINO
Copio musica. Un maestro russo mi ha dato tutta la sua musica da copiare. Sarò a posto per un'altra settimana; e bene.
ANNA
Guadagna di più?
MARINO
No, di meno: ma ho il vantaggio di non capire ciò che devo copiare. (si avvia).
ANNA
(quando Marino sta per uscire: con dolore) Dica, ma dica lei! non è una grande ingiustizia?
MARINO
Veramente, l'opuscolo «Di chi sarà il domani» è incriminabile dieci volte. Il signor Francesco ha commessa una... diremo, una generosa ingenuità dichiarandosene il solo responsabile. Le leggi ci sono: bisogna bene applicarle, almeno contro gl'ingenui.
ANNA
Ma io!... io!... Che cosa ho fatto io, per avere sempre sospesa sul capo la minaccia di uno sfratto? — E il far chiudere le nostre scuole — le mie scuole! — non è stata un'ingiustizia, un arbitrio?
MARINO
A vero dire, le scuole annesse alla «Lega Femminile» sono sempre state fuor della legge: niente denunce alle autorità scolastiche, niente approvazione di programmi...
ANNA
(interrompendolo) Sa che cosa inventano persino? Che il provveditore ha fatto chiudere le scuole perchè io — la direttrice —, convivo col Quarnarolo. In istrada sono molti che mi voltano le spalle; che fingono di non vedermi per non salutarmi. Sto sempre in casa; ho vergogna a uscire, ho vergogna a farmi vedere. Io, che non ho fatto altro che del bene a tutta questa gente!... E Francesco; il mio Francesco così buono; così generoso!... Ed erano i nostri amici. (piange).
MARINO
L'amicizia è femmina, signora Santer; è debole, è incostante... (guardandola e crollando il capo) il che non vuol dire che anche l'amore resista sempre a certe scosse!