SCENA II.

Sofia e DETTI.

SOFIA

(con cappellino nero: mantellina o paltò, pur nero, che si leverà subito appena entrata: è vivace, allegra) Marino!... Marino!... Cercava di me?

MARINO

Tutti i pretesti per vederla, sono buoni. Volevo dicesse al signor Quarnarolo che ho parlato coll'onorevole Solaroli, e col chiaro letterato Giordano Candia.

SOFIA

(scherzando, minacciandolo col dito) Marino!... signor Marino! Non bisogna essere cattivo! quel chiaro letterato! (si volta, vede Anna che piange, corre ad abbracciarla) Anna!... Anna!... Ancora?!... Non è così che mi avevi promesso. Mi avevi promesso di disprezzarla, di dimenticarla tutta quella gente cattiva. È un bene averli conosciuti, averli scoperti, i cattivi. Non è vero, signor Marino?

MARINO

Certo! (la guarda ammirandola, poi a poco a poco, la segue coi cenni del capo, sempre più intenerito).

SOFIA

(ad Anna) Sono le burrasche della vita. (ridendo) Temporali con tuoni e fulmini!.... Ma passano presto e il cielo ritorna più azzurro e il sole più sfolgoreggiante. Sono le nostre battaglie. (con ardore). E si vincono sempre. E tu lo hai visto il mio babbo a vincere, a trionfare; adesso lo vedi a combattere, e poi lo vedrai a vincere un'altra volta. Non è vero, signor Marino?

MARINO

(c. s.) Certo... Certo...

SOFIA

Io, che sono sempre stata con lui, ormai ci sono avvezza. Ne ho viste tante e tante!... (ridendo) Ma non ho mai avuto paura. Quando ero bambina e c'erano guai, mi raccomandavo alla mamma: pregavo la mamma di aiutare il papà. (scrollando il capo con tristezza) Una... superstizione... (con un gran sospiro) Adesso, invece, ci sei tu: tocca a te, prego te! Sii forte con lui, per lui. (alzandosi, vivamente) Tante cattiverie, tante infamie, mi fanno sentire ancora di più, la superbia, l'orgoglio di essere sua figlia, di essere la figlia di Francesco Quarnarolo. Sai? Guardo in faccia tutta quella gente: la guardo fissa — così — perchè capiscono tutti che sono io, io, — io, sì, — proprio io, la Sofia Quarnarolo!

ANNA

(le si butta fra le braccia) Perdonami. Sarò come te; imparerò da te. (suono del campanello di dentro: Anna guarda verso un uscio interno) Nessuno viene ad aprire? (suono del campanello c. s.).

SOFIA

Vado io!

MARINO

(la trattiene colla mano. — via dal fondo).