SCENA III.
Anna, Sofia, poi subito Marino, indi D. Guglielmo Nördel.
MARINO
(ad Anna, stupito) Un vecchio: un prete...
ANNA
(guarda Sofia).
SOFIA
(ad Anna) Ha detto che sarebbe tornato...
MARINO
(ad Anna) Cerca di lei.
DON GUGLIELMO
(aprendo l'uscio ed entrando piano piano, sempre sorridendo) Don Guglielmo Nördel, signora Santer.
ANNA
(inchinandosi, umilmente) Lei?... Lei, Don Guglielmo?
DON GUGLIELMO
Ero stato un'altra volta a cercarla; non gliel'ha detto (salutando Sofia affabilmente) la signorina Quarnarolo?... Oggi, però, sono venuto soltanto... per parlare di affari... per nient'altro.
MARINO
(si avvia per uscire da una porta di fianco).
SOFIA
(si avvia per entrare nella sua camera, poi in fondo si ferma guardando Anna con inquietudine) Devo avvertire anche il babbo?
DON GUGLIELMO
(sempre sorridendo c. s.) Per me, come desidera. La mia visita sarà brevissima; due parole soltanto per affari, come ho già detto; affari che riguardano particolarmente la signora Santer. (Marino va via. Sofia va via inchinandosi, salutata pure da un inchino e da un sorriso affabile di D. Guglielmo. Marino e Sofia chiudono rispettivamente i loro usci. D. Guglielmo prende da un vecchio portafoglio un foglio di carta grande ripiegato) Una proposta da parte della sua famiglia. (sempre sorridendo: sempre affabilmente) Per questo sono stato mandato, sono venuto: soltanto per questo. Non abbia alcun timore, signora Anna. L'altra volta, che sono stato a Milano a cercarla, allora sì! Allora avevo un altro scopo, un'altra missione... oggi so bene a chi parlo: so bene dove sono e in casa di chi sono.
ANNA
(lo guarda come per rivoltarsi; poi non ha il coraggio di fissarlo: abbassa il capo).
DON GUGLIELMO
No, no, no, le ripeto; non abbia alcun timore. So stare al mio posto. Il suo vecchio parroco, il suo vecchio maestro, ormai non ha più voce in capitolo: io rappresento l'uomo d'affari della sua famiglia.
ANNA
(dopo aver guardato la carta che Don Guglielmo le ha spiegato dinanzi) La vendita di Montairolo?
DON GUGLIELMO
La sua famiglia — quella di una volta — desidererebbe, ed in ciò crede interpretare anche un suo naturale desiderio, desidererebbe, d'ora innanzi, evitare qualunque rapporto, anche d'interessi. Sarei dunque incaricato di proporre alla signora Anna la vendita dei fondi, ora amministrati in comune, e della sua parte, appunto, della casa di Montairolo.
ANNA
(vivamente) Dove sono nata? Dove...
DON GUGLIELMO
Per noi, poveri montanari, il pensiero di poter morire dove si è nati, è un grande desiderio e un grande conforto. Ma lei, ormai, è diventata cittadina e non avrà certo simili ubbie; pensi, invece, ch'ella conclude un ottimo affare. Non ha che da leggere attentamente questa convenzione di compra e vendita: se crede, può farla leggere, consigliarsi... ad altre persone. Quando avrà bene riflettuto, la pregherei di mandare la sua risposta al notaio Alghisi, in via Meravigli 57; — e se l'ho incomodata, le fo le mie scuse (per partire).
ANNA
Torna subito a Montairolo?
DON GUGLIELMO
Subito! Subito! (animandosi) Non vedo l'ora di arrampicarmi lassù! Lei è giovane; elegante; ma io?... In questa sua bella Milano io perdo la tramontana. Il rumore m'assorda; il non conoscere nessuna, di tante facce, mi confonde; mi prende la smania del ritorno, come un ragazzo, come se ci fosse il pericolo di perdere la strada!
ANNA
(lo guarda, lo fissa commossa e vinta da quei ricordi).
DON GUGLIELMO
Si ricorda, signora Annetta? Scusi; io ero abituato a chiamarla così! Si ricorda la strada di Montairolo?... Dritta, dritta in mezzo ai boschi di abeti? Tutti noi del paese, abbiamo fatto una soscrizione: abbiamo messe le sue brave panche, i suoi bravi sedili, lungo tutta la strada e nel bosco. — Adesso c'è la neve. Noi, lassù, abbiamo la neve, e dalla finestra della mia stanzetta... — Con quella stufa grande, grande?... Che riscalda tanto bene? — Dalla finestra della mia stanzetta non vedo che neve, altro che neve, tutta neve. Ma di là il Cielo mi par più vicino, per la montagna alta e per la pace del cuore e della coscienza. (commosso a sua volta, la saluta colla mano e poi si avvia p. p.)
ANNA
(con uno strazio nella voce) La zia?!... Come sta la zia?
DON GUGLIELMO
(voltandosi: severamente) La signora Giulia?... Che Iddio le perdoni un giorno, anche tutto il male che lei ha fatto a quella povera donna!
ANNA
(come ribellandosi) Se io ho lasciata la zia, se io sono venuta a Milano, lei sa il perchè: Mio cognato che si era innamorato di me, che mi opprimeva, mi angustiava, colle sue proteste d'amore, colle sue proteste di matrimonio.
DON GUGLIELMO
Suo cognato Luigi non è più a Montairolo. È andato a stabilirsi a Francoforte. (scrollando il capo) Quel povero disgraziato non è stato per lei altro che il pretesto. (fissandola) Lei, signora Anna, aveva conosciuto il signor Quarnarolo, allora in auge, a Lugano. — Allora, lei non sapeva che la moglie del signor Quarnarolo vivesse...
ANNA
(fa cenno di no vivamente).
DON GUGLIELMO
Voglio crederlo; credo. No, no; non sapeva tutto questo, lei, quando si è abbandonata ad una passione cieca, fatale, che oggi la fa scacciare dalle scuole, e domani sfrattare dall'Italia! Sì! Una passione cieca, fatale, colpevole, per la quale sua zia sta per morire di vergogna e di crepacuore; per la quale ha dato e dà pubblico scandalo legandosi a questo... signore che, spudoratamente, valendosi di dottrine false, scellerate, convive nella stessa casa colla figlia e coll'amante! Un uomo che ha ingannato lei, che ha ingannato tutti; che cela nel suo passato cose turpi, e che l'ha buttata tanto in basso, quanto l'aveva collocata in alto il suo povero marito!
ANNA
(scoppia in un dirotto pianto).
DON GUGLIELMO
(pausa: Don Guglielmo prende una lettera dal suo portafoglio) «Se ne sei ancor degna» vi ha scritto sopra la signora Giulia, sua Zia, Forse avrei dovuto riportarla con me questa lettera. Se qualcuno mi domanderà perchè gliel'ho data, risponderò: — L'ho vista piangere e ho tornato a sperare. (Si avvicina ad Anna; torna a sorridere) Se mi volesse mandare o volesse portarmi una buona parola, per sua zia — la povera signora Giulia, — aspetterò, fino all'ora della partenza, presso il notaio Alghisi (va via).