SCENA I.

Sofia, Marino, poi voce d. d.

Sofia, sdraiata in una poltrona, guarda Marino che spazza la stanza, che mette del carbone nella parigina.

(a Marino) Com'è buono! E com'è bravo! Io, invece... non so far niente. — Non è vero, signor Marino? Non valeva la pena di studiar tanto, — e non saper far niente!

MARINO

Vorrebbe un bel complimento?... Io sono ancora dello stampo antico; non fo la corte alle signore, (mostrando la granata, ecc.) con questi arnesi fra le mani.

SOFIA

Ci dà tanto del suo tempo! E il suo tempo, per lei, è lavoro.

MARINO

(con involontaria passione) Il tempo che dò a lei ed al signor Francesco, è quello, invece, che mi godo io. È un riposo; un vero sollievo. Sapesse come lavoro e come pianto volentieri il mio Meyerbeer, il mio maestro russo, per far presto a venir qui, per... (frenandosi: cambiando) Per favore, signorina: accenda la lucerna. Io chiuderò la finestra. (mettendosi il cappello) Permette?... Tira un ventaccio di neve! (mentre Marino chiude le persiane della finestra, Sofia fa per accendere la lucerna: non le riesce: restano al buio).

MARINO

(ridendo) Come ieri sera! Doveva girar la vite dall'altra parte!

SOFIA

(con un impeto di collera) Se le dico!... Non so far niente! Niente! (si butta sopra la poltrona: piange).

MARINO

(accendendo subito la lucerna) Sono meccanismi indiavolati. E poi, in queste case d'affitto... ammobigliate... (vede che Sofia piange, le corre vicino) Coraggio! Per suo padre!... Se torna...

SOFIA

Mi lasci piangere! Mi lasci piangere!

MARINO

(la guarda, sospira con profonda mestizia, si leva il cappello che pone sopra una sedia o sul tavolino).

SOFIA

(di colpo, corre presse Marino, gli prende le mani, se le preme sul cuore con grande passione) Voglio saper tutto! Mio padre mi nasconde qualche cosa!... Voglio saper tutto!

MARINO

(scrollando il capo) Non basta quanto sa? Suo padre, obbligato a dimettersi da Presidente della Federazione e anche da Direttore della Cooperativa dei Lavoratori...

SOFIA

(interrompendolo) Appunto: ma io, ancora, non ne so il vero perchè. — Perchè i suoi amici lo hanno abbandonato per un sentimento di opportunismo, di pusillanimità, di vigliaccheria? — Sì, anche questo, può essere, sarà, ma non è tutto. Se mio padre fosse stato sacrificato all'utile del suo partito, privatamente lo avrebbero circondato di maggior affetto, di maggiore stima.

MARINO

Affetto? Stima? — Anch'io ho provato l'affetto e la stima dei partiti. I partiti? Peggio dei coccodrilli. Mangiano i loro uomini e non li piangono nemmeno nel digerirli. I partiti giovani sono come i ragazzi: cattivi e violenti; i vecchi, come i vecchi: egoisti e paurosi.

SOFIA

Il Carboni, il Rissone, il Niccolini, verrebbero qui da noi, come prima, tutte le sere: e in queste sere, specialmente. Non è per colpa loro, che mio padre deve scontare una pena di tre mesi?

MARINO

Il signor Francesco, ha scritto alla signora Santer?

SOFIA

Che io, da sabato, resterò sola per tre mesi? Sì; l'ha avvertita subito, appena è venuto il mandato di cattura. Oh, la mamma!... la mia vera mamma, non ci avrebbe lasciati soli in questi giorni!... — Anna ha la zia che sta male? — E il mio povero babbo?

MARINO

(per cambiare discorso) Dov'è andato il signor Francesco?

SOFIA

Tutte le lettera di Montairolo o arrivano la mattina colla prima corsa, o la sera coll'ultima. Il babbo, colla scusa di fare una passeggiata, va fin verso Milano, fin dentro la porta per aspettare il postino.

MARINO

Lei... non va fuori?

SOFIA

Ho da pensare a qualche cosa, per il desinare...

MARINO

No; no; al loro pranzo, oggi, ci penso io! Tornerò dopo le sette, va bene?... E farò io da cuoco. Ho da portarle un regalo del mio russo. — Venga fuori con me, andremo incontro a suo padre.

SOFIA

Non posso; aspetto Giordano Candia. — No, signor Marino. Fra me, e il chiaro letterato, — fi-ni-to — ... e nel cuore non mi è rimasta che un'interrogazione: — come ha potuto incominciare?

MARINO

È un po' che non vede il signor Candia?

SOFIA

Sì.

MARINO

Allora, aspetti a rispondere, di rivederlo.

SOFIA

Non voglio più voler bene. A mio padre soltanto e a lei.

MARINO

(scrolla il capo assai mestamente, le prende una mano, l'accarezza, la bacia con devozione, sospira profondamente: pausa) Tempo fa, quando suo padre era su, su, vicino alla gloria, e cominciavano appunto i primi attacchi, io, mi ricordo, gli ho fatto... la predica. « — Voi avete perduta di vista la verità pratica della vita!» Ed io?... (ride con amarezza) Quanto l'avevo perduta di vista io, più di lui! Lui, almeno, suo padre, era trascinato lontano da una generosa, da un'alta idealità, che rifatti gli uomini può essere la realtà del domani... Io... — Io?... — Invece di reagire, di lottare, salire di nuovo, impormi, vendicarmi, io mi sono immiserito nella ignavia, inacidito nell'astio, sono diventato secco di dentro, non ci ho sentito più che lo stomaco vuoto, e non ho pensato che ci potevano essere al mondo creature elette da aiutare, da difendere... la cui felicità poteva diventare la mia.

VOCE

(d. d.: si sente fischiettare un'arietta allegra che sale e si avvicina).

SOFIA

Il ragazzo del portinaio.

MARINO

(va fuori a vedere).