SCENA XI.
Marino, Francesco: grida dalla strada.
FRANCESCO
(sedendosi, cerca fra le sue carte nella scrivania, poi torna a scrivere).
MARINO
(copiando, ripete a mezza voce) «Ciascuno deve dare secondo le sue facoltà... e ricevere secondo i suoi bisogni...» (mettendosi il cappello) Con permesso! (copiando) «deve dare... secondo le sue facoltà...»
VOCI
(dalla strada, di molti strilloni, che passano correndo in fretta, vendendo l'«Italia Liberale») L'«Italia Liberale!» L'«Italia Liberale!» Grandi notizie! (una voce forte e una volta sola) Lo sfratto della signora Santer!... (tutti c. s). L'«Italia Liberale!»
FRANCESCO
(corre verso l'uscio, per uscire, alzando le mani con minaccia).
MARINO
Cosa fate?... Signor Francesco!
FRANCESCO
(si sforza per vincersi; dà un'alzata di spalle sdegnosa e torna a sedersi alla scrivania: pausa).
MARINO
(leva il cappello che mette sul tavolino; si avvicina a Francesco) Sapete?... È ora di stare in guardia. Non è la signora Santer, siete voi che si vuol colpire.
FRANCESCO
(quasi con un senso di previsione paurosa) Oggi?...
MARINO
Oggi; appunto. Il cacciatore non tira all'allodola, finchè saltella giù, terra terra, ma quando spicca il volo, quando s'innalza in mezzo alla luce, in faccia al sole. Allora, spara il colpo, e se l'allodola è a tiro, l'ammazza.
FRANCESCO
(ha un fremito fissando Marino).
MARINO
Ero un ragazzo, facevo ancora il Liceo: per ischerzo, per ignoranza, perchè istigato da... da una femmina - la prima - ho messo... (sforzandosi: forte) ho falsificato la firma di un mio compagno di scuola e di ozio sotto una cambiale di cento lire. La sera stessa mi sono buttato alle ginocchia di mia madre; la sera stessa la cambiale fu ritirata, pagata, stracciata. Statemi a sentire, signor Quarnarolo. Dieci anni dopo, ciò che voi oggi fate per le vostre riforme sociali, io lo facevo per quelle istituzioni in cui avevo fede; cioè, mettevo tutto me stesso, il mio sangue, il mio ingegno, la mia vita, il mio coraggio in una causa che mi pareva giusta, in una causa che mi pareva vera, che mi pareva santa!
VOCE
(di un solo strillone, fermo sotto alla finestra — vicino alla scrivania di Francesco — che ripete colla solita cantilena monotona) L'«Italia Liberale!».
MARINO
Il mio giornale, ero giornalista, avevo un giornale mio, il mio giornale si fa potente, temuto, terribile. Ci sono le elezioni politiche; mi portano candidato. Anch'io avevo spiccato il volo ed ero in alto, in mezzo alla luce, in faccia al sole, e allora... allora hanno tirato il colpo. Scoppia una polemica fiera, atroce, che appassiona, che mette sossopra tutta una città; devo avere un duello, un seguito di duelli... (ridendo) — Ah! Ah! Ah! — Io rispondevo a quelle iene, a quelle pecore, con ruggiti da leone! Quand'ecco, non si sa come, una voce vaga, ricorda, poi, a mano a mano più insistente, precisa il fatto! I padrini avversari, rifiutano una partita d'onore: si accordano coi miei per un giurì... (c. s.) — Ah! Ah! Ah! Quando quattro canaglie onorate si trovano d'accordo per ammazzare un uomo, ne trovano una quinta e formano un giurì d'onore! — La cambiale c'era, la firma falsa c'era; tutto vero, tranne la mia inesperienza, i miei diciassette anni, la mia innocenza morale! Il giornalista, potente, temuto, incorruttibile, è un falsario. Devo abbandonare tutto, anche il mio giornale, ritirarmi, sparire. (si alza, si allontana, poi si avvicina di nuovo a Francesco).
VOCE
(c. s.) L'«Italia Liberale!» Grandi notizie!
MARINO
E voi, approfittate della mia esperienza: o terra terra, o in alto subito, alto tanto da esser fuori di tiro!
FRANCESCO
(colpito: assai turbato) Ma... io non ho firmato cambiali false... (correggendosi) nemmeno... nemmeno da ragazzo.
MARINO
(sorride amaramente) Non è sempre delle colpe commesse che si deve render conto...
VOCE
(c. s.) L'«Italia Liberale!».
MARINO
... E voi, badate: come tutti i sognatori, siete uscito troppo dalla... realtà... dall'umile realtà della vita. E guai se è la realtà che vi afferra, e vi tira giù. Forse comincia ora: collo sfratto alla signora Santer, alla vostra... compagna, (tornando al suo tavolino) Ferdinando Lassalle, l'autore di Forza e diritto, ha finito di farsi ammazzare in un duello, cavallerescamente, per una... romantica, che aveva i capelli rossi. (seduto al tavolino) E non dimenticate che la realtà della vita per se stessa è codina... sta sempre indietro di un secolo! (mettendosi il cappello) Scusate, con permesso.
FRANCESCO
(si guarda attorno, paurosamente: trasalisce ogni volta sente il grido dello strillone).
(c. s.) L'«Italia Liberale!» Grandi Notizie!
FINE DELL'ATTO PRIMO.