SCENA IV.
Giuseppina, con un piatto d'argento con sopra una bottiglia d'acqua, una piccola bottiglietta contagocce, un piccolo bicchierino, e DETTI.
GIUSEPPINA
Signora: la sua medicina.
DORINA
Oh, no, pietà di me; è tanto cattiva!
GIUSEPPINA
Ma le farà bene, signora.
DORINA
(prende il piccolo bicchierino) Nenè: un po' d'acqua.
NICCOLINO
(con un riso forzato e la mano tremante le versa l'acqua).
DORINA
(indicandogli la medicina e porgendo il bicchiere) Nove gocce, non di più.
NICCOLINO
(versa c. s.)
DORINA
Nove gocce solo!... Basta!... Basta!... (beve, poi pestando i piedi e scotendo le braccia) Presto!... presto!
(Niccolino e Giuseppina corrono a cercare la piccola scatola dei dolci. La trova Niccolino e la porta a Dorina che ne mangia in fretta).
GIUSEPPINA
Comanda altro, signora?
DORINA
Che fai adesso? — E tutta questa roba?
GIUSEPPINA
Di là non ho potuto ancora far niente! La biancheria, le gioie... Non so come si potrà partire stasera!
DORINA
(con fermezza, pur conservando il suo fare dolcemente languido) Tanto, bisogna partire: si partirà! (Giuseppina va via).
NICCOLINO
(con voce sorda, ma supplichevole) Avete sentito? Non c'è nemmeno il tempo necessario. Aspettate domani.
DORINA
(lo guarda, scrollando il capo con civetteria; piano, cantarellando) Non si può...
NICCOLINO
(con impeto d'ira appassionata) Tutto per quel soldataccio!
DORINA
Oh Nenè! Vi proibisco di fare l'Otello! Non vado a Napoli per il Mattìa, lo sapete, ma per il Duca. Povero Duca!... Tanto buono! (ridendo) Io gli devo molto e desidera che mi fermi a Napoli in questi giorni che sono libera (socchiudendo gli occhi mollemente, come rapita in estasi) Napoli... il mare... Oh Paradiso... Napoli!... Napoli!... Napoli!
NICCOLINO
Siete perfida! Siete bugiarda!
DORINA
Nenè!
NICCOLINO
Andate a Napoli col Mattìa!
DORINA
Mi seccate poi: vi dico che non ne so niente.
NICCOLINO
L'ho veduto io.
DORINA
(con meraviglia) Oh, è a Roma?
NICCOLINO
Ma se era qui adesso! L'ho veduto uscire!
DORINA
(risentita) Nenè: non è carino ciò che fate. Sorvegliare la gente dietro le porte!
NICCOLINO
Sì; ero là e l'ho visto uscire! Ero là e per poco non gli sono saltato addosso!
DORINA
(più seria) Avreste avuto torto. Il Mattìa è un buon amico, non più di un buon amico, come voi, come il Duca, come il Santanera, come tutti.
NICCOLINO
(supplicando) Allora, non partite stasera, partite domani.
DORINA
(cantarellando con seduzione) Non si può, Nenè — non si può!
NICCOLINO
Ma in nome di Dio, come avete fatto a perdere la testa?
DORINA
(vivamente) Insomma, basta; è un discorso che mi secca. In proposito, hanno fatto anche troppe chiacchiere! (calmandosi e tornando carezzevole) Non abbiate timore. Vengono tutti come venite voi, e se ne vanno come ve ne andate voi!
NICCOLINO
Io dicevo per il vostro bene; perchè mi preme il vostro onore, il vostro nome.
DORINA
(ridendo) Ah! ah! ah!... Per il mio bene? — quale? Il bene che mi volete voi? — Per il mio nome? Basta a far piena tutte le sere! — Il mio onore? Mi portano alle stelle!
NICCOLINO
(con ironia) Nella Carmen!
DORINA
(continua a ridere).
NICCOLINO
Non ridete così, mentre un uomo soffre. Mi irritate.
DORINA
E volete che pianga? — Vi ricordate una volta, quando piangevo? Anche allora vi urtavo i nervi. — Ma dite, Nenè, perchè mi state sempre vicino, se non mi potete soffrire, nè quando piango, nè quando rido?
NICCOLINO
Allora ero uno stupido: non capivo niente!
DORINA
E avete cominciato a capire, dopo la prima sera della Carmen, a Torino?
NICCOLINO
Dori... Sentite, Dori: abusate della vostra forza. Volete rendermi feroce, per vendicarvi?
DORINA
(con naturalezza e sincerità) Vendicarmi di che? anzi, vi dirò di più; mi piacete sempre; vi trovo carino, simpatico, meno (indica i piccoli favoriti) quelle no — via, via! — e vi voglio bene davvero!
NICCOLINO
Come... (le si avvicina lusingato).
DORINA
Come gli altri.
NICCOLINO
(torna ad adirarsi) Odiatemi piuttosto!
DORINA
(ridendo) Oh, ci siamo.
NICCOLINO
Che cosa volete? Che cosa devo fare? Sono geloso, sono capace di commettere qualunque eccesso: mi pare che strozzandovi proverei un grande sollievo! (le prende una mano).
DORINA
Ahi, Nenè, mi fate male!
NICCOLINO
Un bacio; almeno uno.
DORINA
No!
NICCOLINO
Un bacio, che cos'è per voi?! Niente! Anche per forza dovrete...
DORINA
(chiamando forte) Giuseppina!
GIUSEPPINA
(di dentro) Signora!
NICCOLINO
(si alza e cammina imbronciato per la stanza).
GIUSEPPINA
(entra).
DORINA
(naturalmente) Finirai dopo di là: questa roba, t'ho detto, vengono a prenderla subito.
GIUSEPPINA
Sissignora. (riempie, chiude i bauli, ecc., per tutto il resto della scena).
NICCOLINO
(dopo aver girato un po', torna a un tratto a sedersi sul canapè vicino a Dorina; le parla piano, per non essere udito da Giuseppina, ma sempre con calore) Sentite, Dori: io sono pronto a fare qualunque sacrificio per voi.
DORINA
Adesso? (con una risatina sincera e senza ombra d'ironia) Sapete che ho avuto la riconferma al Costanzi con mille lire per sera?
NICCOLINO
Invece di andare a Napoli, andiamo a Livorno e... prendiamo il mare! — Domandate: tutto ciò che volete! — Infine, pensateci, il teatro, che cos'è?
DORINA
Oh, Nenè, molto meno e... e infinitamente più di ciò che mi potete offrire. — Il pubblico mio? il successo?
NICCOLINO
Ma se basta un raffreddore per distruggere tutto l'incanto!
DORINA
E allora aspettate a parlarmene quando sarò raffreddata! (Niccolino si alza stizzito, Dorina cambiando) Intanto (sospirando) bisognerà pranzare. (con languore) E non ho niente fame!
GIUSEPPINA
(senza voltarsi, sempre occupata a mettere roba nei bauli) Ho ordinato per le sette.
NICCOLINO
(sedendo di nuovo vicino a Dorina) (piano) Se è vero ciò che dite... Se è vero... rimanete sul teatro, ma lasciate che vi segua sempre, io solo!
DORINA
Seguirmi sempre e solo? (sorridendo) Bel divertimento! Ma vedrete: passerà. Vi è già passata un'altra volta.
NICCOLINO
Allora è stata mia madre; adesso mia madre non conta più niente!
DORINA
E la bella nipotina? l'Adele? È vero che vorrebbe farvela sposare come voleva farvi sposare la Monleone?
NICCOLINO
La sposerò appunto come l'altra. L'Adelina poi ha una grande simpatia per Luigi.
DORINA
(ridendo) Davvero? — State attento, Nenè. Luigi è un uomo molto pratico. A vederlo, sembra l'amico di tutto il mondo, il salvatore di tutte le patrie; in fondo, non ha che un amore solo, — sè stesso. Guardatevene! Se ha messo gli occhi sull'Adelina, presto o tardi raggiungerà il suo scopo e siccome l'Adelina sarà ricchissima per vostra madre... così questo matrimonio finirebbe, un giorno, col seccarvi doppiamente.
NICCOLINO
Cosa volete che mi secchi? — Che giorno può mai venire in cui sia più seccato di questo? — Io sono ricco quanto mi basta. Ma se voi partite stasera, io non so più che cosa farò. Sì, Dori, è proprio così! Io del mondo sono stufo, stufo, stufo. Mi annoio a Parigi come a Roma, come a Milano. Mi ricordo la prima sera che vi ho sentita a Torino: ero in uno stato tale di spleen, da battere la testa contro le colonne! Poi mi era parso che Luigi vi facesse la corte, e ho voluto ricominciare anch'io, perchè mi divertivo a ingelosirlo. E così a poco a poco, senza accorgermene, ho subìto voi, ho subìto il teatro, fino al punto di vivere anch'io della vostra vita, di voi, della Carmen. Ma sapete che quando vado a passeggio, guardo e leggo gli avvisi del teatro, come se ci fosse qualche cosa di mio? Sapete che sono amico del vostro direttore di scena? del macchinista del Costanzi? Lasciate almeno che venga a Napoli anch'io.
DORINA
Siete troppo geloso, troppo sospettoso, troppo lunatico.
NICCOLINO
Non voglio perdervi. — Non voglio lasciarvi a Napoli sola!
DORINA
Non voglio, non voglio. Non avete nessun diritto, caro Nenè.
NICCOLINO
Tant'è, non dovete partire; dovessi commettere qualunque pazzia.
DORINA
(ridendo) Meno male che le vostre dichiarazioni me le fate in un modo molto lusinghiero. Ho timore, Nenè, che sareste insopportabile in tutti i modi.
NICCOLINO
(non risponde, resta quasi immobile, fisso in un pensiero — Dorina non ha dato nessuna importanza all'esclamazione di Niccolino).