SCENA VII.
Maestro e DETTE, poi Luigi.
MAESTRO
(colla solita voce rauca) Avevo... appena messe sul fornello a friggere...
ISABELLA
La signorina...
DORINA
(interrompendo) Il maestro non c'entra, come non c'entra lei! quel denaro... (alla parola denaro il maestro fa un movimento espressivo) non è suo!
ISABELLA
Eh, quanto strepito! rimettiamo la questione al giudizio di Salamone! La signorina vuol tornare al suo paese e piantar la scuola.
MAESTRO
La... scuola?...
ISABELLA
E non pagare i propri debiti. Ho diritto o non ho diritto di tenere questa somma in garanzia?
MAESTRO
Pienissimo diritto...
DORINA
In nome di Dio... datemi quel denaro!... Quel denaro lo voglio... quel denaro!
LUIGI
(sulla porta, cercando cogli occhi Niccolino, si ferma e, non vedendolo, fa un gesto di maraviglia: fa un passo verso i coniugi Costantini, poi si trattiene. Dorina non lo vede. Essa stringe convulsamente la lettera: la sua timidezza è scomparsa, si avvicina all'Isabella minacciosa, cogli occhi scintillanti. Il Maestro prova quasi un senso di timore).
DORINA
Lo voglio, capite? Lo voglio! — Prendete me, fate di me tutto quello che volete, ma quel denaro no! — È suo! è suo!
MAESTRO
(vedendo Luigi, salutando e balbettando quasi macchinalmente) È un onore per la mia famiglia...
DORINA
(vedendo Luigi fa per spiegargli ciò che è accaduto; poi prende sul tavolo la lettera di Niccolino e la dà a Don Luigi; fa per parlare ma non può; si sforza, balbetta, e prorompe in uno scoppio di pianto cadendo sopra una seggiola).
LUIGI
(avvicinandosi e prendendo la lettera) Signorina, si calmi, (a Isabella e al Maestro) Cos'è accaduto?
ISABELLA
Legga e vedrà: io non trovo che ci sia niente da disperarsi!
MAESTRO
(fiuta in aria, poi fa capire dalla faccia e dai gesti che deve bruciare qualche cosa in cucina e scappa via) Brucia!
LUIGI
(dopo aver letto, fra sè) Taccagno come la zia. (forte) È ancora un ragazzo! I ragazzi sono crudeli e... (ammirando i capelli ed il collo di Dorina che piange col capo chino) sicuro non apprezzano... non capiscono... (la bellezza di Dorina lo mette in orgasmo; con passione) Si confidi con me che non sono più un ragazzo! (mostrandole la punta di un baffo) Vede?... Vede? ce n'è di bianchi!
ISABELLA
(va alla tavola e mentre parla distende la tovaglia, ecc.) Cosa sia successo, non saprei. L'ho trovata in convulsioni; e anch'io ho la pelle d'oca! Capirà; si deve far onore alla propria firma; e il maestro in quanto a onore è un... fenomeno! — Sempre in alto la bandiera dei Costantini!
DORINA
(voltandosi con impeto a Luigi, mentre Isabella continua ad apparecchiare la tavola) C'era lei... sì!... era presente lei, quando voleva offrirmi il suo nome, la sua mano! E adesso per difendermi, per salvarmi mi butta in faccia 500 lire! Questo è tutto il suo amore! Sempre, mi aveva detto, sempre si ricordi!...
ISABELLA
(c. s.) Oh! per questo la signorina ha ragione; il suo amico è un infido!
LUIGI
(ha sempre guardato con crescente orgasmo la Dorina e fa capire che gli piace sempre di più — levandole una forcellina dai capelli) Guardi, non le faccia male!... (fra sè) bellissimi capelli: come ha fatto a resistere, bravo Niccolino!
ISABELLA
(ha cercato i piatti e le posate e non trovandole va a prenderle in cucina).
LUIGI
(uscita Isabella si avvicina più vivamente a Dorina: cerca di prenderle le mani dicendole con orgasmo e con passione) Quel cretino di Nicola, non merita i suoi sospiri e le sue lacrime!
DORINA
(con impeto: come scattando) Il suo denaro! Glielo voglio rimandare ad ogni costo!
LUIGI
Sì, benissimo!
DORINA
Ma questa gente me lo ha rubato!
LUIGI
Non importa, si calmi, (prendendole una mano e accarezzandola) provvederemo.
DORINA
Me lo faccia restituire!... Glielo rimandi lei... mi aiuti ad uscire da questa casa... non mi resta che vendermi o buttarmi dalla finestra!
LUIGI
Non dica simili enormità; non voglio (le prende con violenza le mani e quasi l'abbraccia) Vedrà che io... si calmi... non voglio più vederla piangere! (asciugandole gli occhi col fazzoletto) Questi occhi sono troppo belli! Vedremo di fare qualche cosa... (con slancio: vinto dalla bellezza di Dorina che così commossa, fremente, gli piace anche di più) farò tutto per lei!
DORINA
(sempre c. s.) Sì... sono disposta a tutto... ma la sua elemosina (alludendo a Niccolino) no!... mi rivolta l'anima, no, mai!
LUIGI
Brava! Vediamo dunque, vediamo: che cosa si può fare?
DORINA
Non so... Non ho più nessuno al mondo!
LUIGI
Sola?... povera bimba mia!... Anch'io, sicuro, sono solo. Avessi una moglie, una sorella, lei verrebbe con noi. Invece, anch'io... sono solo. (sospirando e accarezzando Dorina) Mah, guai al solo!
DORINA
(con impeto, tornando col pensiero a Niccolino) Gli ho detto che mi è morta la madre e non se n'è ricordato!
LUIGI
(con falso orrore) Oh, (con finto entusiasmo e dolore per la memoria di Teresa) quella buona signora Teresa! Quella santa donna! — A Niccolino, sa, non ci pensi più; non lo merita. Si crede un grand'uomo perchè è stato un po' a Londra, a Parigi! È soltanto ridicolo. Non ci pensi più. Gli rimanderemo il suo danaro, subito!
DORINA
(con espansione, premendosi al cuore la mano di Luigi) Subito!
LUIGI
Sul momento! (ha una scossa, tanto Dorina gli piace) E per... per il resto... sarò... se... sarò il suo pa... pà. — Ecco, va bene? papà!
DORINA
Mi tolga di qui... — lavorerò. Mi aiuti a levarmi da questa gente!
LUIGI
Volontieri... ma dove?... al momento... (pensando dove mandare Dorina e volendo farle accettare un suo quartierino che tiene disponibile per simili occasioni, ma non osando farle l'offerta chiaramente) Come si potrebbe fare? (stringendola al cuore e fingendo l'effusione paterna) Pianga, se vuol piangere: le farà bene. (le bacia i capelli tremando dalla commozione cupida) Avrei... per combinazione... due camerette; due povere camerette, ma piene di sole, di luce! Se volesse, come un rifugio momentaneo... intanto... cercherò... troveremo un maestro galantuomo; un impresario onesto — e lei... soltanto un po' di bene... (la stringe più forte).
DORINA
(capisce tutto: si allontana).
LUIGI
(tornando calmo e sorridente) Un po' di bene, al suo papà!
DORINA
(pausa — poi con disperazione e rassegnazione — con un filo di voce) Mi tolga da questa casa. (si lascia cadere sulla seggiola accasciata, affranta).
LUIGI
Torna la signora Isabella! (rapidamente e sempre in orgasmo per il desiderio e la passione) Fra mezz'ora (vedendo la tavola apparecchiata pensa che Dorina dovrà prima pranzare) fra un'ora... appena potrà, prenda un brum: Via Solferino 37. Ci sarò ad aspettarla. E subito rimanderemo il denaro al marchese Nicola con una sua letterina che lo metterà a posto.
(Rientrano Isabella coi piatti e il Maestro colle posate).
LUIGI
(va loro incontro e offre all'Isabella il biglietto per il palco al Dal Verme).
ISABELLA
(lo guarda senza capire).
LUIGI
È il palco che le dovevo portare, per stasera.
ISABELLA
Oh, grazie! Numero 15. — Allegri, signorina: numero dispari, porta fortuna!
MAESTRO
(deponendo le posate: a Luigi, con gravità) Se vuol favorire nella mia famiglia....
ISABELLA
Senza complimenti! al posto dell'amico Cimozza che si fa aspettare!
LUIGI
Grazie, e buon appetito. (piano a Dorina) Via Solferino, 37!
FINE DELL'ATTO SECONDO.