SCENA VI.
Isabella, Dorina, poi voce di dentro come nella scena prima.
ISABELLA
Cosa succede?
DORINA
(sempre c. s.) Voglio andar via!... voglio finirla! Non voglio più saperne di teatro, di nessuno!
ISABELLA
Come? non si è messa d'accordo col signor Niccolino? (vivamente) E la cambiale Ripamonti?
DORINA
Pagherò tutto col mio lavoro, col mio sangue; non ho bisogno di nessuno!
ISABELLA
Buono!... Buoni principii; ma ci vuol tempo e la cambiale è in scadenza; come si fa?
DORINA
Oh in fine! Ci pensi lei, ci pensi il maestro; sono loro che ne devono a me!
ISABELLA
C'è stata proprio una gran burrasca, perchè ha perduta, si direbbe, la tramontana. Ma questo non è il momento di discutere del mio e del tuo: il maestro è amico di tutti i primi legali di Milano, e dato il caso, metteremo le nostre ragioni in mano della giustizia. L'importante, per adesso, è questo! sulla cambiale c'è la sua firma, che cosa ha pensato di fare?
DORINA
Penso che sono tradita da tutti; che sono ingannata da tutti!
ISABELLA
Benissimo! E perchè non succeda altrettanto a noi mi farà la grazia di restare in casa nostra finchè i conti non saranno regolati.
VOCE
(c. s.) Costantini!
ISABELLA
Vengo, signor Domenico!
VOCE
(c. s.) Lettere!
(Isabella cala il cestino con una corda, ecc.)
DORINA
Qui?! Restar qui?! Non sono più libera; non mi appartengo più... Sono schiava di questa gente, anima e corpo, corpo e anima!
ISABELLA
(dandole la lettera trovata nel cestino) Finisca di dire il rosario e si consoli.
DORINA
Lui? (prende la lettera con un, impeto di gioia) Lui? mi scrive ancora?
ISABELLA
Ma sicuro: collera da innamorati, furoris brevis!
DORINA
(strappa la busta: c'è dentro un biglietto da visita e un biglietto da cinquecento lire).
ISABELLA
(allegra) Ohè, signorina! Cominciamo bene!
DORINA
(rimane meravigliata).
ISABELLA
Legga se vuol sapere!
DORINA
(leggendo) « — Lei, signorina Dori, mi ha fatto l'onore di chiamarmi suo amico...» (vinta dal dolore lascia cadere la lettera).
ISABELLA
(la prende e continua a leggere) «... In tale qualità mi fo lecito inviarle la piccola somma di cui la disdetta di Montecarlo mi permette sul momento di poter disporre.» — Come sono sempre delicati i veri gentiluomini!
DORINA
(fuori di sè — cercando per la stanza).
ISABELLA
(assai premurosa) Comandi, signorina! Che cosa desidera?
DORINA
Da scrivere. Voglio rispondere subito!
ISABELLA
(le dà il calamaio, ecc.) Tanto quanto, tutto l'occorrente!
DORINA
(si mette a scrivere in fretta. Intanto Isabella spiega il biglietto di banca e lo ammira. Dorina quando ha finito di scrivere cerca il biglietto per rimandarlo; a Isabella) Dia qui!
ISABELLA
Che cosa vuol farne?
DORINA
Restituirlo sul momento: dia qui!
ISABELLA
Scusi, ma in queste faccende delicate io non mi posso arbitrare, senza prima aver sentito il capo della famiglia. (verso l'uscio della cucina, chiamando) Maestro!
DORINA
Quel denaro!... quel denaro!... Non sa: è un insulto al mio onore!
ISABELLA
Faccia un po' il piacere! I denari non hanno mai insultato nessuno! (chiamando c. s.) Maestro!... Tartaruga!