SCENA V.
Dorina e Niccolino.
DORINA
(è sempre più confusa e turbata, quantunque voglia serbare un contegno gentile e signorilmente disinvolto. Niccolino tace qualche momento, si batte col bastoncino sulle scarpette, la guarda, poi ha un'alzata di spalle come per dire: «Oh infine, giacchè sono solo bisogna aprire il fuoco,» e si allunga sul sofà verso Dorina, esclamando):
NICCOLINO
Cara signorina Dori, come la rivedo volentieri! Come mi sono divertito in tutto questo tempo! — Si sta molto bene, sa, fuori d'Italia! (prende dalla tasca l'astuccio delle sigarette) Fuma una sigaretta, signorina?
DORINA
(alzandosi) No!
NICCOLINO
(restando seduto) Ma non le fa male?
DORINA
(con un tremito nella voce) Oh no, marchesino, faccia pure. (vuol sorridere e mostrarsi disinvolta, ma colle mani stringe nervosamente il fazzoletto).
NICCOLINO
(sorridendo sempre batte colla mano sul canapè per indicare dove Dorina deve sedersi) Qui... qui... venga qui a sedere.
DORINA
Sapesse... quanti dispiaceri ho avuto. — Quante disgrazie! Una sopra tutte. (forzandosi per vincersi, con effusione) E l'Adelina? Come si sarà fatta grande! — E la signora Marchesa?
NICCOLINO
Bene, bene: tutti bene!
DORINA
(con passione, timidamente) Perchè... (cambiando) Sembra quasi che io l'abbia offesa. — Non ho fatto nulla che potesse farmi perdere la loro stima.
NICCOLINO
(leggermente) Oh, signorina, non ne ho mai dubitato; come non dubito de' suoi trionfi; sarà presto? E dove?
DORINA
È molto incerto ancora... (con un brivido, pensando al Businello) se canterò! (calmandosi, con voce bassa, balbettando) Sa?... sono rimasta sola... la mia povera mamma...
NICCOLINO
No, non ho saputo niente!... Me ne dispiace moltissimo! (distratto, guarda ancora verso la finestra — ha freddo) Coraggio!... non parliamo adesso di malinconie. (avvicinandosi con galanteria e mettendo un braccio sul divano in modo di toccare anche Dorina) Dunque?... che cosa mi voleva dire?
DORINA
Voleva spiegarle... come sono venuta in casa del maestro Costantini!
NICCOLINO
Per studiare il canto? — Brava: bisogna slanciarsi all'estero! — Lasci fare a me. Quando sarà il momento le farò io la claque! Ha fatto benissimo.
DORINA
Sì?... Davvero?... (ancora con un brivido, pensando al Businello: poi fermandosi e tornando timida come prima e commossa) Allora... le dirò... come l'ho avuta (con amarezza) questa buona idea! Subito dopo licenziata, il maestro Costantini è venuto al nostro albergo per sentirmi la voce. Ebbi (con amarezza ironica) un grande successo; tale che poi il maestro correva apposta a Lugano per darmi lezione e quando... (si ferma con un singhiozzo) Allora mi ha subito scritto: «Venga a Milano, che ha un tesoro in gola!» Invece non avevo altro che qualche migliaio di lire alla Cassa di Risparmio! — Prima di accettare, mi sono presentata come istitutrice in un'altra casa; — ma ero troppo giovane!... In verità non mi volevano perchè la Marchesa mi aveva scacciata.
NICCOLINO
(sempre leggermente) E allora si è decisa per il teatro!
DORINA
(animandosi) Allora sono corsa a Milano dove ero attratta da una speranza... — speranza? da una sicurezza che avevo nel cuore! Del mondo non avevo veduto che la mia casa, e la casa di sua madre: io ancora credevo a tutto e... Ecco, questo volevo dirle. Ma ora non so... (tornando timidissima) lei mi ha agghiacciata. È un altro... con me.
NICCOLINO
(con importanza, sospirando e arricciandosi i baffetti) Pur troppo, signorina Dori: la bella poesia se ne va con gli anni e coll'esperienza.
DORINA
(maravigliata) Cogli anni?
NICCOLINO
Adesso si vive tanto in fretta! — Basta un giorno per invecchiare.
DORINA
(vivamente) Sì... basta un'ora, una parola; (con passione) ma basta anche una parola per rivivere!
NICCOLINO
(si alza, tra sè) Ahi ahi! Credesse ancora di farsi sposare? (guarda verso la finestra: forte) Eh, le parole!... le parole che fanno rivivere... (tira su il colletto del paltò).
DORINA
(guardandolo) Ma io non capisco più... — È proprio lei?... lei?
NICCOLINO
(con un sospiro) Che vuole! non si può rimanere Niccolino tutta la vita! (ride sinceramente) Si ricorda quanto chiasso si faceva? Mah! (cantarellando sull'aria di Madama Angot) Beati i dì dell'innocenza! (guarda ancora, poi va alla finestra) Sfido io! era aperta! (nel chiuderla si fa male ad un dito e lo succhia arrabbiato) Che razza di finestre!
DORINA
(rimasta ferma, in piedi, a guardarlo) Se si è cambiato lei, scusi, io sono sempre la stessa.
NICCOLINO
Certo, signorina, perchè no?
DORINA
(con uno slancio di passione) Perchè lei non mi stima più: lo vedo, lo sento, non mi... (vorrebbe dire: «ama» ma non lo dice) non mi stima più! — Che cosa le hanno detto sul conto mio?
NICCOLINO
Niente; proprio niente. È la condizione medesima delle cose. Capirà: quando un uomo acquista la responsabilità delle proprie azioni... pur troppo, deve ragionare.
DORINA
Ma non ha capito ancora? Non vede come aspetto una sua parola buona? E per parlarle così, come parlo io a lei, devo essere in uno stato di esaltazione e di disperazione! No, non è più il caso di riguardi. (con voce alta, chiara, vibrata) Sa che cosa mi ha detto poco fa un farabutto, un certo Businello, che avevo veduto due volte? Sa che cosa ha avuto il coraggio di propormi, come condizione indispensabile alla mia scrittura? Di diventare... la sua amante!
NICCOLINO
Oh, è forte!
DORINA
Tanto forte, che sotto quel colpo, sono rimasta come pazza dalla collera e dal ribrezzo. (con forza: risoluta) Io non voglio vendermi e voglio continuare a vivere: come si fa?
NICCOLINO
(impacciato, dopo aver guardato verso l'uscio col desiderio di andarsene) Prima di tutto, parliamo francamente, perchè, in certo modo, mi accusa di...
DORINA
(interrompendolo) Non l'accuso, anzi tutto il torto è mio. Ma non posso più fare l'istitutrice, non voglio essere l'amante del signor Businello, e domando a lei che mi voleva dare il suo nome, le domando: come si fa?
NICCOLINO
(nel camminare inciampa nello strofinaccio d'Isabella: lo solleva colla punta del bastoncino e lo butta lontano) Le dirò... dare consigli è un affar serio. Aiutarla, volentieri, fin dove posso arrivare... ben volentieri: ma... (distrattamente) Ma perchè invece non abbandona i sogni chimerici, scusi, sa, se parlo schietto, e torna a casa sua?... Da sua... (sta per dire: «da sua madre»).
DORINA
(con un grido di dolore) A casa mia?... ma non ho più la mamma!... È morta la mamma.
NICCOLINO
Oh scusi!
DORINA
Gliel'ho detto, e se n'è dimenticato! La mamma, la mamma, oh se ci fosse ancora la mamma, la mia povera mamma! (scoppia in lagrime e si butta e piangere singhiozzando sul canapè).
NICCOLINO
(un po' commosso si avvicina a Dorina coll'aria compunta) Scusi, signorina... Sono dolentissimo; sono rimasto così colpito, così confuso...
DORINA
(continua a piangere).
NICCOLINO
(fra sè) Ancora al vecchio repertorio! — E Luigi (guardando verso la porta), canaglia! (forte) Via, si calmi! (seccato) La prego, non pianga più, le ho domandato scusa!
DORINA
(subito, asciugandosi gli occhi in fretta, umile e supplichevole) Ecco... non piango più; sì, sì, sono tutti sogni, tutte chimere. Lavorerò; ma bisogna poter andar via da questa casa... (con un grido) Mi salvi lei!... mi salvi, le giuro che non le peserò nella vita! Ho ribrezzo a star qui sola; ho paura! Mi conduca via, dove vuole, che non mi veda più nessuno... lavorerò.
NICCOLINO
Ci pensi bene. Che cosa direbbe la gente?
DORINA
La gente? non me ne importa!
NICCOLINO
Non importa a lei ma importa a me. Questa sì che per la mia coscienza sarebbe una grave responsabilità.
DORINA
(sempre fissandolo e risoluta) E allora? Che cosa devo fare?
NICCOLINO
Certo che... non è facile.
DORINA
Non è facile: no: per questo le domando un consiglio.
NICCOLINO
Ma... pensandoci bene, capisco anch'io che, troppo impressionato dalle sue parole, ho esagerato, senza dubbio. — Colle sue belle attitudini, colla sua bella voce, col suo talento, superate le prime difficoltà, verrà la gloria... e il resto!
DORINA
(lo fissa, pallida, stupita).
NICCOLINO
Bisognerebbe vedere piuttosto d'indurre questo signor... — come si chiama? questo signor Businelli, a più miti propositi!
DORINA
(tremante, con voce sorda) Lei ha il coraggio di propormi?... — Lei?... Ma che cosa è diventato?!
NICCOLINO
(con impeto) Signorina Dori! (calmandosi e con fredda gentilezza) Scusi, sono stato frainteso, glielo assicuro. Lei si trova in uno stato d'animo che non le permette di giudicare delle parole e nemmeno delle intenzioni dei suoi amici. Ma ritornerò prestissimo: desidero rivederla più calma, e allora giustificarmi pienamente. (le offre la mano — Dorina non la stringe) Vedrà: lei per la prima dovrà rendermi giustizia. Intanto, e si ricordi, non dobbiamo essere in collera! (saluta e va via lentamente).
DORINA
(sola) Vile!... vile!... E per un anno l'ho tenuto nel cuore, l'ho aspettato colla febbre, gli ho data tutta l'anima mia: (con un grido, ma senza più piangere perchè in questo momento il suo stato di dolore e di esaltazione non le permette le lagrime) Dio, Dio mio! Come avevi ragione, mamma!