SCENA II.
SPAGNOLO, GIACOMINO, CAPPIO, ALTILIA.
SPAGNOLO. ¡Buen provecho hagan Vuestras Mercedes! Al señor caballero y á mi señora beso mil veces las manos.
ALTILIA. Ben venghi, buon compagno!
SPAGNOLO. Por vida del rey mi señor, que he visto este caballero en la guerra de Flandes.
GIACOMINO. Non vidi mai altro che Napoli e Salerno.
SPAGNOLO. Y también he visto una señora en Flandes que par es de en todo á esta mujer, y por esto la quiero servir.
ALTILIA. Vi ringrazio del favore.
CAPPIO. (Mira che disgraziato e prosontuoso spagnolo! come si pone in dozena con questi gentiluomini! mira con che grandezza e sussiego si va accostando! Veggiamo dove riuscirá questa prattica).
SPAGNOLO. Señor caballero, V. M. beba.
GIACOMINO. Non ho ancor sete.
SPAGNOLO. Tus, tus, tus.
CAPPIO. (Finge aver tosse: certo, che egli vorrá bere).
GIACOMINO. Bevete voi, ché forse vi passará la tosse.
SPAGNOLO. Bríndis á V. M., bríndis á mi señora.
ALTILIA. Vi faremo ragione.
SPAGNOLO. Quiero contar la jornada que havemos hecho en Flandes con el conde Mauricio.
GIACOMINO. Non vogliamo udir cose malenconiche di guerre e occisioni, ma di amore e di piacere. Cappio, dágli del pane.
CAPPIO. Eccoti del pane; e come hai mangiato e bevuto, vanne via.
SPAGNOLO. Mi señora, quiero hacerte un bríndis.
CAPPIO. (Non gli basta d'aver mangiato e bevuto, pur vuol ber di nuovo).
ALTILIA. Vi faremo ragione.
CAPPIO. (Mira come s'è seduto appresso la signora un poco! vedremo che a poco a poco ne caccerá quella, ed esso se ci porrá).
SPAGNOLO. Por vida del rey mi señor, que V. M. es la mas hermosa señora que haya en todo el mundo, y merece que el rey la sierva, y por esto la quiero servir yo. Tome V. M. este bocado.
CAPPIO. (Eccolo seduto; a poco a poco mangia insieme con loro, e s'è invitato da se stesso).
SPAGNOLO. Tome este bocado, señora dama.
ALTILIA. Vi ringrazio assai.
SPAGNOLO. ¡Buen provecho haga! Bríndis, mi señora, yo bebo por la vida del rey mi señor y per la salud d'está señora mia.
CAPPIO. (Giá si è ingerito a mangiare e bere).
SPAGNOLO. Tudesco, trahe aquí pichones, pavos, pullos y todas las cosas que hay en la venta.
CAPPIO. (Poiché s'è fatto padron della tavola, si vuol far padrone ancor dell'osteria. Dubito che alfin non la baci).
SPAGNOLO. Tudesco, trahe ropas, que á fe de caballero yo pagar todo.
CAPPIO. (Da povero soldato s'è fatto cavaliero).
SPAGNOLO. Señora, yo le quiero contar cuantos torneos he ganado y cuantos gigantes he muerto, cuantos castellos encantados he derribado entonces cuando yo fui caballero andante, y todas mis hazañas.
CAPPIO. (M'arde il cor della prosunzion di costui).
SPAGNOLO. Mi señora, no puedo mas sufrir la pasion que me da la hermosura suya: perdóneme si me atrevo á tanto.
GIACOMINO. Mira forfante! te imparerò creanza con un bastone!… A baciarla!
SPAGNOLO. ¡Á don Cardon de Cardona, palos! ¡á mi, palos! Voto á Dios, que yo os mataré y á todo el mundo, que despoblaré todo el infierno.
CAPPIO. ¡Don Ladron de Ladroni, toma esto!
SPAGNOLO. Espera un poco aquí que yo tome mi espada y la capa, que con ella castigaré mis agravios.
CAPPIO. Ma par che veggio il padron che torna da Posilipo; anzi non piú mi pare, perché è desso. Povero me, perché non vado ad impiccarmi? Lo scampo stesso non basteria a scamparmi dalle sue mani. Padron, ecco il vostro padre; entrate dentro e non vi fate vedere, ché io rimediarò al tutto: lasciate cosí ogni cosa e attendete a quel che dico.