SCENA III.
GIACOMINO, CAPPIO, SPAGNOLO.
GIACOMINO. Olá, chi sei che con tanta presunzione entri nella taberna?
SPAGNOLO. Soy don Juan Cardon de Cardona.
CAPPIO. Don Giovan Ladron de Ladroni, lascia quel pezzo di carne.
SPAGNOLO. Era caido en tierra, y porque algun perro no lo comiese, lo he alzado de la tierra.
CAPPIO. E per salvarlo te l'avevi posto sotto l'ascelle?
SPAGNOLO. Ventero, quiero alojar esta noche en esta venta.
CAPPIO. Qua non son ravanillos y cevollas; non ci è cena per te, ché la taberna è fatta per signori e cavalieri e non per un tuo pari.
SPAGNOLO. Pese á tal, voto á tal, que yo soy tan bien nacido como el rey de Espana.
CAPPIO. Povero re di Spagna, ch'ogni villano e capraro che vien da
Spagna in Napoli dice esser cosí ben nato come lui!
SPAGNOLO. Soy capitan aventajado y pariente de todos los grandes de
España y vengo de la guerra de Flandes.
CAPPIO. Ará guardato capre tutto il tempo di sua vita, e ora è parente di tutti i grandi di Spagna. Qua non ci è da mangiare né da dormire; va' in alcun'altra osteria.
SPAGNOLO. No quiero más que dos anchovas con el aceite.
GIACOMINO. Mira dimanda, che vuol mangiar chiodi con l'aceto! In questi paesi non si mangiano queste vivande.
SPAGNOLO. «Anchovas» digo, «sardinas» con l'olio.
CAPPIO. Oggi è giorno di carne: non avemo né sardelle né olio.
SPAGNOLO. Almeno una minestra de garvansos.
GIACOMINO. Vuole una minestra di canevaccio. Andate alle botteghe di tele, ché arete canevaccio quanto volete.
SPAGNOLO. Vos quereis que os quebre la cabeza.
GIACOMINO. Vuole la capezza dell'asino. E che ti vuoi appiccare? Va' in un'altra taberna.
SPAGNOLO. Yo non me partiré de aquí, si me echasen todos los diablos del infierno. Si pongo mano á la espada, en dos golpecillos, chis chas, haré pedazos cuantos bodegones hay en todo el reino de Napoles.
GIACOMINO. Cappio, caccia costui, ché un trattenimento tale non è bon per noi.
CAPPIO. Se non vuoi partirti in buon'ora, te n'anderai in malora per te.
GIACOMINO. Cappio, chiama quei smargiassi forastieri che alloggiano di sopra, ché diano quel castigo a costui che merita.
SPAGNOLO. Con un tajo ó un rebés haré mil pedazos a cuantos quisieren echarme de aquí.
CAPPIO. Vado a chiamarli.
GIACOMINO. Camina presto.
SPAGNOLO. Y llama todos los bandoleros de Flandes y todos los diablos del infierno, que de todos haré un monton.
CAPPIO. O buon Dieu de Grandazzo, o diavolo de Paliermo, chi è cheddo cornuto, caparrone, viddano, pezziente, che mi va facendo lo giorgiu? ca se nesco fuori, co no pontapiede lo ietto sopra li ciaramiti. Taliate, quante palole ha sto beccu castratu, moneluso. Sto iannizzo battiam; aspetta no morziddu, ca pe ll'arma de patremu e de chi me figliau—e sia acciso, se me meno la chiavetta, lo sandali e lo guardanasu—piglio lo broccoliero e scindo a bassu, li scippo entrambu gli occhi e metteceli in mano, le sgangerò le corna e li scippu la lingua pe lo cozzu, con chista daga ienzo la stanza delle carne soie! E che pensi ch'haiu lo fecatu blancu come a tia, che te vuoi accoteddare co no canazu morretuso, fitienti? Non me tenite! Vostra Signuria me perdugne; ca se m'aspetta na picca, le scareco na coteddata che le taglio le nasche e le gambe co no cuorpo!
SPAGNOLO. Aquí es menester menar las manos.
GIACOMINO. Meglio per te che meni i piedi, ch'hai piú bisogno de' piedi che delle mani.
SPAGNOLO. Válame Dios, ¿que hombre es este?
GIACOMINO. Un siciliano indiavolato.
CAPPIO. Mira che criar, che zanze, che bravositá xe questa. Donca un ladro, mariol, zaffo, razza de zaffi, assassin, gramo, disgraziatazzo, schiuma de canaia, mostazzo de cavra, piegora grinza, ingenerao d'un castronazzo, becco de quattro corna, s'è cazzao in questa osteria da por sottosovra questa casa? Al sangue de le seppie e de mie pantofole, se pongo mano alla cinquedea n'ará cattao la mala ventura: una stoccata che dago dentro il cor, te trarrò la testa in levante e 'l cao in ponente. Ti xe matto, a questa foza se tratta con un zentiluomo veneziano? A ti dico, spagnolo impettolao, pezzo d'aseno, se pi' stai qua un giozzetto, ti xe morto.
GIACOMINO. O che terribil veneziano!
SPAGNOLO. ¡Voto al Cielo que yo soy muerto!
CAPPIO. Potenz in terra, pover spagnol meschinaz, al corpo de mi mader, che se te cazo in tel polmon questo temperarin, ti fare' tanti busi in tel polmon che non ne ha tanti un crivel, e ti fazo in mille pezzi. Ti venghi il cancher in tel cor, se cercasse in tutto el mondo, en Turcheria, en India e assai pi' en lá, ti non purisse accattar un oter come mi: mi son auter bravus che 'l sicilian, mi son un oter Rotolan che ammazzi pi' de trenta omen: va' via! ah venghi, ah venghi! A chi dic mi? partit con tutt'i diavoli del mondo, a chi dic mi?
SPAGNOLO. ¡Dios me libre de tantos mirables hombres!