SCENA II.
PANDOLFO vecchio, CRICCA servo, GRAMIGNA.
PANDOLFO. Cricca, io vo' farti consapevole di uno mio secreto: e se le tue manigolderie, che hai usato contro di me fin ora, l'usarai in darmi sodisfazione, ti impadronirai del tuo padrone e mi conoscerai piú amorevole che mai; ché mai piú per l'adietro mi è accaduta una simile occasione.
CRICCA. A che bisognan tanti proemi? pare come che ora m'aveste a conoscere.
PANDOLFO. E perché è gran tempo che ti conosco, per ciò ho usato tanto proemio.
CRICCA. Per chi donque mi conoscete?
PANDOLFO. Per un grande uomo! Se non fussi un gran furfante e se avessi la coda dietro, saressi un diavolo per un uomo, ché vuoi far piú per Eugenio mio figliuolo che per me.
CRICCA. E se mi avete in tale stima, non vi fidate donque di me, ché io non posso esser altro di quello che io sono.
PANDOLFO. Potresti volendo, sta in tuo poter l'essere; e però ti ho detto:—Se sarai cosí prudente e savio come sei manigoldo, e farai per me quello che cerchi fare per mio figliuolo, avrai altra ricompensa da me ora, che non speri col tempo da mio figliuolo.—Però se sarai d'accordo meco e secondarai il mio desiderio, buon per te; ché se mi accorgo che mi fai delle tue, guai a te.
CRICCA. Eccomi cosí manigoldo come voi dite, per ubidirvi e pormi ad ogni rischio per amor vostro.
PANDOLFO. Ma perché dubito che cosí sia in mio favore come tu diventar uomo da bene, vo' che mi giuri prima.
CRICCA. Giuro a….
PANDOLFO. Tu non sai di che giurare, e dici:—Giuro a.—
CRICCA. Giuro tutto quello che volete e non volete.
PANDOLFO. Poiché sei cosí frettoloso al giurare, sarai piú volontaroso a non osservare.
CRICCA. Se ben dovrei pregarvi che non vi fidiate di me, pur per il desiderio che ho di servirvi vi prego che ve ne fidiate.
PANDOLFO. Sappi, il mio caro Cricca, che fra i mancamenti della mia vecchiaia il maggior è l'amore….
CRICCA. Che umor di malinconia o di pazzia!
PANDOLFO. Non mi interrompere: so che vuoi dire che son vecchio di settant'anni.
CRICCA. Questo volevo dirvi.
PANDOLFO. Se son vecchio son tagliato a buona luna, e il legno tagliato a buona luna dura gran tempo gagliardo e non fa tarli: «Il vino vecchio è miglior del nuovo», «Gallina vecchia fa buon brodo», «Lardo vecchio bona minestra».
CRICCA. Il fatto sta che voi non sète né lardo né legno né vino né gallina.
PANDOLFO. Non sai tu quel proverbio: «Trista quella casa dove non è un vecchio»?
CRICCA. Sí, per consiglio, ma non per marito. Vi guastarete lo stomaco.
PANDOLFO. Son di buona complessione.
CRICCA. Bisogna essere di buono cervello; se non, farete la morte del grillo che muore sul buco.
PANDOLFO. La borsa fará parere il vecchio giovane alla donna: le darò danari al doppio.
CRICCA. È vero che non la pagherete se non di doppioni.
PANDOLFO. Il malanno che ti venga! io vorrei che tu mi alleggerissi e non mi aggravassi i miei guai. Per che ti dissi al principio che tu hai sempre avuto dell'asino.
CRICCA. Se ho avuto dell'asino in consigliarvi, da or inanzi avrò del savio nel tacere. A' padroni bisogna dire che i suoi vizi e mancamenti sieno virtú, se vuoi sperare utile; ché facendo il contrario, è molto pericoloso. Vorrei che vi valeste di quei consigli con li quali consigliate gli amici vostri.
PANDOLFO. «Sempre fu grand'abondanza di consiglieri e carestia d'aiuti». Vorrei piú tosto che mi escusasti che reprendesti: vo' aiuto e non consiglio. Se vuoi consigliarmi, ammazzami e finiscila presto: tanto è possibile lasciare questo capriccio quanto me stesso. In somma Artemisia….
CRICCA. Artemisia? proprio erba per i vostri denti!
PANDOLFO. «A cavallo vecchio erba tenerella».
CRICCA. Ben che lo confessiate che sète cavallo. Che volete donque? che vi sia ruffiano?
PANDOLFO. So che a te non si potrebbe fare piú gran piacere che essere richiesto di ruffianeria; ma io ti vo' per aiutante.
CRICCA. Dite su.
PANDOLFO. Tu sai che ci convenemmo insieme con Guglielmo, io dargli Sulpizia mia figliuola per moglie, ed egli a me Artemisia sua figliuola, chiedendomi due mesi a fare le nozze, finché andasse e tornasse di Barberia….
CRICCA. Ed in un'ora non poteva andare e ritornare dalla barberia?
PANDOLFO. Come in una ora si va nell'Africa?
CRICCA. Io pensava dalla barberia a farsi radere la barba.
PANDOLFO. … Or io passava questo tempo al meglio che poteva con la speranza del suo ritorno, quando ecco nel piú bello delle speranze vien nuova che è sommerso nelle sirti. Quanto dolor n'abbi sentito lo lascio considerare a te.
CRICCA. Seguite.
PANDOLFO. Non potendo io piú sopportare, la feci chiedere a Lelio suo figliuolo, il qual mi fe' rispondere che in casa sua non si dilettavano di anticaglie ma di modernaglie, e molte altre parole ingiuriose. Né a me per tante ingiurie si è raffreddato l'amore, né posso lasciare d'amarla; ma or mi s'appresenta una occasione di conseguire il mio desiderio a dispetto di Lelio….
CRICCA. L'occasione avrei io caro d'intendere.
PANDOLFO. … È giunto in Napoli un certo todesco indiano di lá della
Trabisonda, dalla fin del mondo, astrologo mirabile e negromante;…
CRICCA. Come uno negromante vuole acquistar nome si finge di lontani paesi, come ne' nostri non vi fussero di simili animalacci.
PANDOLFO. … e chiamasi Albumazzaro metereoscopico….
CRICCA. Il nome solo bastarebbe a farlo essere appicato senza processo!
PANDOLFO. … Come è solo nella scienza, è cosí solo nel nome. Prima, mi vo' far indovinar se Guglielmo sia morto o vivo. Se è morto, che lo faccia risuscitare per un giorno, finché conchiuda il mio matrimonio, e poi farlo tornare a morire;…
CRICCA. E voi credete a queste bugie?
PANDOLFO. Le credo, arcicredo, stracredo.
CRICCA. Non sapete che la negromanzia è refrigerio di quelli miseri che si trovano in qualche strabocchevole desiderio?
PANDOLFO. Overo che trasformasse qualche persona in Guglielmo….
CRICCA. Che non trasformi voi in una bestia!
PANDOLFO. … e che quel facesse le mie nozze. Ma di quanto ti ho detto, non bisogna che lo publichi e bandischi, ché mi rovinaresti i disegni, e giocarebbeno poi fra noi de' sgrognoni senza discrezione e di bastonate straordinarie: e giá te le puoi por nel libro delle ricevute.
CRICCA. Vi prometto operarmi in tutto quel poco che posso.
PANDOLFO. Ed un poco manco ancora, purché non vogli tradirmi. Or andiam a casa sua.
CRICCA. L'ora è tarda: sará meglio andarci domani.
PANDOLFO. Il «domani», il «farò» e l'«andarò» sono figli del niente: bisogna andare ora.
CRICCA. Or riposano i vecchi.
PANDOLFO. L'innamorato non ha riposo mai.
CRICCA. Informatevi prima chi sia, ché forse sará qualche truffatore.
PANDOLFO. Guarda nol dire, ché intende quanto si dice di lui e ci fará andare in visibilium.
CRICCA. Chi?
PANDOLFO. L'astrologo.
CRICCA. E che, gli astrologhi sono Orlandi?
GRAMIGNA. (Arpione, va' a casa e riferisci ad Albumazzaro quanto hai inteso, ché io restarò alla porta).
CRICCA. Or andiamo dove volete.
PANDOLFO. Ecco la casa: dimanda costui.
CRICCA. Costui mi pare da Fuligno.
PANDOLFO. Che vuol dir «fuligno»?
CRICCA. «Degno di una fune e d'un legno»!