SCENA III.
GRAMIGNA, PANDOLFO, CRICCA.
GRAMIGNA. Che dimandate voi?
PANDOLFO. Sète di casa?
GRAMIGNA. Son servo dell'astrologo divino.
CRICCA. Avrá ben bevuto l'astrologo, poiché è di vino.
GRAMIGNA. «Divino», cioè che sa delle stelle, delli cieli e di cose celestiali, e perché indovina.
PANDOLFO. Si potria parlare col vostro indovino?
GRAMIGNA. È ritornato stracco dalla caccia de spiriti e di intelligenze, e n'ha portato piú di cento carafelle piene; e or sta con quadranti, astrolabi e metereoscopi e altri stromenti, osservando la congiunzione de' pianeti.
CRICCA. Dunque i pianeti si congiungono in cielo e s'impregnano? e che cosa partoriscono?
GRAMIGNA. Buoni influssi quando son maschi, cattivi quando son femine.
CRICCA. Che flussi: di sangue o di cacaiole?
PANDOLFO. Dice «influssi» e non «flussi», bestiaccia! Doppo l'osservazione avremo audienza noi?
GRAMIGNA. Si porrá a tavola a mangiare e bere.
PANDOLFO. Che berrá? che mangiará questa mattina?
GRAMIGNA. Una Venere allessa e un Mercurio arrosto.
PANDOLFO. Perché Venere prima e poi Mercurio?
GRAMIGNA. È uomo fuor del naturale.
CRICCA. Guardisi che non moia d'altro caldo che di sole.
PANDOLFO. Mangiando che beve?
GRAMIGNA. Liquore di pianeti, rugiade di stelle fisse, distillazioni di destini, quinte essenzie de fati, sugo di cieli.
PANDOLFO. Come li raccoglie? come se li beve?
GRAMIGNA. La notte, quando sta contemplando il cielo, li piovono su la gran barba, ed ei se li succhia e se li beve; l'avanzo si conserva, per quando ha sete, in certe botte grandi cerchiate di zodiachi, coluri equinoziali e orizonti; altri in certe botte mezzane cerchiate di tropici iemali ed estivali; e altri in certi barili cerchiati di cerchi artici e antartici.
CRICCA. Di che paese è questo vostro mangiapianeti e cacaflussi?
GRAMIGNA. Di uno paese di Lamagna detto Leccardia.
PANDOLFO. Sa egli quando fa la luna nova?
GRAMIGNA. Questa notte sará la luna nova.
CRICCA. Che nova? che vecchia? è quella medesima che fu fatta col mondo.
PANDOLFO. Quanto abbiamo questo anno di aureo numero?
CRICCA. Né numero aureo né argenteo lo posso mai trovare nella mia borsa.
PANDOLFO. Giovane, se la mia non è scortisia di dimandare, narratemi alcuno de' suoi miracoli.
GRAMIGNA. Dirò cose mirabili di stupore.
CRICCA. Purché le vediamo.
GRAMIGNA. Lega le donne con uno incanto…
CRICCA. Ed io le so legare con un suono senza canto.
GRAMIGNA. … che vi seguono dove volete:…
CRICCA. Le lego io una fune al collo e le strascino.
GRAMIGNA. … dico con due parole che li dice dentro l'orecchie.
CRICCA. Io so certe parole, l'una piú potente dell'altra, che se non fanno effetto alla prima, lo fanno alla seconda, e se no, alla terza; che è potentissimo. La prima volta le scongiuro per dieci ducati; se ricusan, per cento; e se pur restie, per mille: e con questo terzo scongiuro fo trottare i monti, non che le donne.
GRAMIGNA. Lega un uomo ché non possa usare con la sua moglie.
CRICCA. Lo lego ancor io con una fune ché non usará con la moglie né con altri.
GRAMIGNA. Fa nascere in un subito in testa ad un uomo un par di corna piú di uno cervo.
CRICCA. Ogni donna maritata lo sa fare.
GRAMIGNA. Fa diventare li uomini bestie, asini e becchi, e le donne vacche e scrofe.
CRICCA. Ci diventano senza l'arte sua ogni giorno.
GRAMIGNA. Fa pronostici infallibili.
CRICCA. Pronostica sempre male ché indovini.
GRAMIGNA. Fa un'acqua che tuffandosi dentro l'uomo s'innamora piú.
CRICCA. Ogni acqua fa questo effetto, affogandovisi dentro.
GRAMIGNA. Ti fa buttare da un luogo eminente senza pericolo di romperti le gambe.
CRICCA. Il boia lo sa fare meglio di lui: gli butta dalla forca senza pericolo delle gambe.
PANDOLFO. Bastano questi. Muoio se non lo vedo: Cricca, batti la porta.
CRICCA. Batto. Tic toc.