SCENA IV.
ALBUMAZAR, CRICCA, PANDOLFO, GRAMIGNA.
ALBUMAZAR. Chi diavolo batte?
CRICCA. Te ne porti in carne e in ossa! Doveva scongiurare ora e aspettava li diavoli, perché dimanda:—Chi diavolo batte?—È Farfarello.
GRAMIGNA. Avete battuto troppo gagliardo, perché li astrologhi sono lunatichi.
PANDOLFO. Perché «lunatichi»?
GRAMIGNA. Sempre contemplano e parlano con la luna.
ALBUMAZAR. Non sono calato piú presto perché stava parlando con una intelligenza mercuriale.
PANDOLFO. Bascio le mani della Vostra Strologheria, padron mio caro.
ALBUMAZAR. Bene vivere est laetari! siate venuti in buon'ora, in miglior minuto, in bonissimo secondo, in felicissimo terzo, quarto e quinto, in nomine planetarum, stellarum, signorum et omnium caeli caelorum!
PANDOLFO. La stupendissima fama del valor vostro ci chiama: noi siamo venuti per ricevere da voi un favore, e vi prego da quel grande uomo che sète a non mancarmi, e ve ne avrò singolare obligo.
ALBUMAZAR. Eccomi pronto alla caritá.
CRICCA. Purché non sia pelosa!
ALBUMAZAR. Voi desiderate saper d'un certo Guglielmo si sia vivo o morto, il quale vi avea promesso Artemisia sua figlia per sposa, e voi a lui Sulpizia per contracambio, e se ne andò poi in Barberia.
PANDOLFO. Me l'avete tolto dalla punta della lingua. Ma che motivi or vedo?
ALBUMAZAR. Giá sormontava negli assi e poli de' cardini celesti e vaneggiava tra gli eccentrici, concentrici ed epicicli: cercava alcuni punti felici per voi,…
CRICCA. Anzi per voi, e siano di spiedi e pontiroli!
ALBUMAZAR. … e se il sole era entrato nel segno del Cancro:…
CRICCA. Il canchero e il fistolo che ti mangi!
PANDOLFO. Tu prendi il granchio, Cricca! dice «Cancro» e non «canchero».
CRICCA. Il granchio lo prendete voi e il canchero!
ALBUMAZAR. … egli è morto, mortissimo, perché il raggio direttorio è gionto alla casa sesta,…
CRICCA. Dice che vi bisogna far un rottorio dietro la testa, perché purghi li mali umori.
ALBUMAZAR. … e negli luoghi della morte è gionto il suo afelio,…
CRICCA. Poveretto! dice che è morto e fete!
ALBUMAZAR. … e passa dal tropico estivale all'iemale….
CRICCA. È stropicciato e lo stivale li fa male!
ALBUMAZAR. … E giá la luna scema se ne va alla volta di Capricorno.
CRICCA. Guardatevi, padrone, tôr cotal moglie! quando la luna scema è cornuta e va al capricorno, vi minacciano corna: sarete un cornucopia.
ALBUMAZAR. Tu sei pazzo e presentuoso; e se non ti emendi, ti farò pentire della tua pazzia e prosunzione!
PANDOLFO. Taci, bestia! quei vocabuli sono arabichi e turcheschi.
CRICCA. Astrologo, di che ciera ti paro io?
ALBUMAZAR. Ho visto mille appicati in vita mia, ma non ho veduto la piú maladetta e scommunicata fisonomia e ciera della tua; e se tu fossi un poco piú alto da terra, direi che sei stato appicato giá. Ma se ben mi ricordo, vidi l'altro giorno uno che s'andava scopando per la cittá: o tu sei esso o egli te.
CRICCA. S'ho cattiva cera di fuori, dentro ho buono miele.
ALBUMAZAR. Cera da far candele: la forca prolongar la potrai ma non scampare!—Ma ditemi: costui è vostro servo?
PANDOLFO. Si bene.
ALBUMAZAR. Fate sonare la campana a mortorio.
PANDOLFO. Ancor non è morto.
ALBUMAZAR. Sará ucciso fra poco e li sará passato il cuore da mille punte. E cosí conoscerai se sono buono o cattivo astrologo; e quando l'avrai scampata, allor schernisci me e la potentissima arte dell'astrologia.
PANDOLFO. Padron caro, non mirate costui che è mezzo buffone, e però ha preso con voi questa confidanza. La prego per lo suo valore che non miri la costui pazzia; e rimediate se potete.