SCENA IX.

LELIO, CRICCA, GUGLIELMO.

CRICCA. (Signor Lelio, costui è di quella linea antica di Bartolomeo Colione: persuaderlo che non sia Guglielmo è un perder tempo. Ma siate certo che costui è vostro padre).

LELIO. (Quando lo scacciai da casa, sentiva nel cuore certo rimordimento di quella ingiuria; ma io vo' dimandarli alcuna cosa per assicurarmene meglio). Ditemi, signor Guglielmo, quando vi partiste per Barberia, quanti danari vi portaste per commoditá del viaggio?

GUGLIELMO. Ducentocinquanta ducati, ché non potei complire trecento ché Avareggio, nostro parente, ne venne meno della parola.

LELIO. (Questi è mio padre certissimo, ché altri non avrebbe potuto saper questo). Perdonatemi, caro padre, se son stato tanto sciocco a non accorgermi prima….

GUGLIELMO. Io non posso credere che cosí tosto crediate che sia vostro padre, perché tanti contrari eventi di fortuna mi fan chiaramente conoscere che mi conoscete per alcuni precedenti prodigi contro me.

LELIO. Del tutto ne è stato cagione un astrologo.

GUGLIELMO. Chi astrologo?

LELIO. Quando voi vi partisti da Napoli, promettesti Artemisia a Pandolfo; venuta poi la nuova della vostra morte, mi richiese Pandolfo della promessa fattali da voi. A tutti gli amici e parenti parea disconvenevole che ad un uomo di tanta etá se li dovesse attendere la promessa: ce la negai. Egli ha trovato un astrologo che gli ha promesso trasformare il suo vignarolo nella vostra effigie, e sotto il vostro nome entrar in casa e dargli la sposa promessagli; ma io essendo stato avisato dell'inganno prima, credendo scacciar il vignarolo ho scacciato voi.

GUGLIELMO. Però tutto oggi mi han dato per lo capo dell'«astrologo» e del «vignarolo», e mi erano un'esca che mi accendevano il fuoco dell'ira nel petto. Ben è vero che gli la promessi, ma me ne sono pentito mille volte poi.

LELIO. Padre, che abbiate stimato Pandolfo cosí vecchio meritevole marito di vostra figlia, nol debbo né lo posso credere; ma perché dite che foste di tal parere, sarei di parer io che si desse ad Eugenio suo figlio, che ne è piú meritevole assai.

GUGLIELMO. Figlio, fa' di Artemisia quello che ti piace, ché io in nulla ti sarò contrario.

CRICCA. Se avete giudicato Eugenio degno di vostra figlia, sará ancor degno il signor Lelio di Sulpizia sua figlia.

GUGLIELMO. Io di ogni vostro contento ne resto contentissimo: ho avuto sempre desio di parentarmi con Pandolfo.

CRICCA. Voi con la vostra inopinata venuta sarete cagione di molto contento. Persuader a Pandolfo lasciar Artemisia è un giuocare a perdere; e si verrá seco a termini fastidiosi, perché è cosí pazzo che manca poco a trar sassi. Io ho pensato un modo che con le sue proprie mani si troncará la radice a' suoi poco onesti desidèri, e scioglia con le sue mani quel nodo con il quale egli pensava allacciarci: se ne volgeranno le saette contra l'arciero, e noi resteremo ricchi per la sua perdita e felici per la sua disgrazia.

GUGLIELMO. Dillo di grazia, ché io ti ho conosciuto sempre per uomo di gran spirito.

CRICCA. Stimo che la vostra venuta quanto riesce a nostro beneficio tanto fa bello il nostro inganno.

GUGLIELMO. Bello inganno è quello che è ordito con disegno e che riesce poi.

CRICCA. Egli pensa certissimo che il vignarolo sia trasformato in voi, e l'ha mandato a casa vostra a far l'effetto. Andarò a dargli la nuova che è stato ricevuto dentro e che vuole darli Artemisia per moglie con sodisfazione di tutti, purché si contentino star alla sua parola. Onde, stimando certo che voi siate il vignarolo, accetterá la offerta; e in presenzia di tutti faremo che giuri; e giurato, potrete dire che sará piú convenevole dar Artemisia ad Eugenio e Sulpicia a Lelio, ché a vecchi decrepiti non convengono mogli di sedici anni.

GUGLIELMO. Oh bel pensiero, veramente molto sottile e astuto!

LELIO. Non potria imaginarsi il piú bel tratto! togliete via ogni tardanza.

CRICCA. Piano; «a chi è impaziente dell'indugio convien precipitare»; ma se vogliamo che l'inganno riesca, non bisogna andar cinguettando che Guglielmo sia tornato. E voi trattenete il vignarolo in casa, ché non lo vegga Pandolfo insin a tanto che non avete fatto i matrimoni. Qui sta la vittoria del fatto; e partiamoci ché non venga e ci veggia ragionar insieme, perché sarebbe un dargli sospetto di qualche trama ordita contra di lui. Io andarò a dargli nuova che il vignarolo è entrato in casa e che Lelio è contento far il volere di suo padre: il che crederá, come cosa che desidera, e verrá agevolmente al giuramento.

LELIO. Come trattenerò io il vignarolo?

CRICCA. Egli verrá certissimo in casa vostra: serratelo in una camera finché le spose sian fatte vostre.

LELIO. Vorrei che mentre l'avrem prigione facciam vendetta del disgusto che ne ha dato.

CRICCA. Il piacer che pigliaremo del piacevole scherzo del vignarolo sará la vendetta della sua ignoranza.

LELIO. Or che la fortuna seconda li nostri desidèri, andiam, padre, a dar questa allegrezza ad Artemisia.

GUGLIELMO. Andiamo.

CRICCA. Ma ecco il vignarolo che se ne vien dritto a casa: beffeggiamolo un poco.

LELIO. Lascia far a noi.