SCENA V.

ALBUMAZAR, PANDOLFO, VIGNAROLO.

ALBUMAZAR. La casa è molto a proposito. Io andrò a tôr le mie armi, astrolabi, meteoroscopi, e per via di azimut e almicantarat prepararò le cose necessarie. Voi andate a tôr li argenti e paramenti in prestito e l'altre cose che vi ho detto, e lasciate ordinato in casa che si sgombri la camera e poi s'orni.

PANDOLFO. Sará fatto in un subito quanto avete ordinato.

ALBUMAZAR. Vo e volarò qui fra poco.

PANDOLFO. Andate felice!—Vignarolo, di' a Sulpizia che cali giú li addobbamenti di damasco con quelle trine d'oro e tutti gli argenti miei, e che sgombri la camera e l'adorni tutta; e torna volando.

VIGNAROLO. Cosí farò.

PANDOLFO. O felice me, o benedetto astrologo! eccomi giunto a quanto mai ho desiderato: posseder Artemisia per isposa. Cancaro! se ci dovesse andar la vita. E non mi par che mai giunga quell'ora; oh, quanto tarda il vignarolo!—Finiamola, a che dimori tanto?

VIGNAROLO. Eccomi!

PANDOLFO. Vien meco a portar vasi di argento che mi farò prestar dagli amici, li animali e quei liquori.

VIGNAROLO. Vengo.