SCENA VI.

EUGENIO, LELIO giovani, CRICCA servo.

EUGENIO. Queste son pur le gran maraviglie che ne racconti, ed io non basto a crederle.

LELIO. Chi è costui che opra cosí gran maraviglie?

CRICCA. Uno astrologo nuovamente stampato, che con le sue astrologherie astrologa tutti gli uomini.

LELIO. Che ha che fare l'astrologia col transformare un uomo nell'altro?

CRICCA. Che so io? non potrei tanto dirvene che non restasse piú a dirvene.

LELIO. Che ne sai?

CRICCA. L'ho visto con questi occhi.

LELIO. Gli occhi vedono alle volte cose che non furono mai.

EUGENIO. E ci vuoi far credere che l'hai visto?

CRICCA. Se non l'ho visto con gli occhi miei, che non vegga piú mai!

EUGENIO. Ci vuole far vedere la luna nel pozzo.

LELIO. Saremo, Eugenio caro, tanto da poco in cose che i nostri padri in cosí disconvenienti desidèri sappino piú di noi? e che vogliamo lasciarci tôr le spose senza volerci aiutare? Destiamoci noi stessi: pur chi s'annega, mena le braccia e le gambe per non lasciarsi morire; però in questa tempesta d'amore meniamo le mani con i piedi per non lasciarci peggio che morire e per non averci a doler poi della nostra negligenza e non aver fatto quanto umanamente può farsi.

EUGENIO. Non credo sia maggior miseria di quella ove noi siamo, poiché padre e figliuolo, tutti, mirano a un segno; né posso imaginarmi come per tante ripulse che li avete dato, pur non si arresta di chiederlavi.

LELIO. Ogni ora, ogni momento da diversi amici e parenti mi fa parlare, sempre con nuove proposte o nuove offerte; né io posso darli tante sconcie ripulse quanto egli con piú vantaggiosi partiti si offerisce. Io non ho voluto con piú aspre parole ingiuriarlo e modi disconvenevoli per non disconciar il fatto nostro.

EUGENIO. Ed è possibile che non abbiamo un amico, un parente che lo facci accorto di questo suo amorazzo, che un uomo di ottantacinque anni voglia per moglie una giovanetta di sedeci in diecisette anni?

LELIO. Non è per mancamento di amici o di parenti; ma niun vuole intricarsi o trapporsi fra padri e figliuoli.

EUGENIO. Non sarebbe buon Cricca, di cui tanto si fida e ascolta i consigli suoi?

LELIO. Bisognarebbe farli un salvacondotto per le spalle: ché egli sta tanto impazzito in questa pazzia sua che, come entra a dissuaderlo, egli entra in rabbia e gioca di bastonate, onde bisogna secondare li suoi desidèri e promettere di aiutarlo; ma egli si avisa subito del tutto.

EUGENIO. Ma sono tanto assassinato dalla sorte che vorrei incrudelirmi contro me stesso; e se fosse altri che mio padre, con le mie mani me lo torrei dinanzi.

LELIO. Vogliam perciò disperarci? bisogna ovviar con qualche rimedio.

EUGENIO. Cricca, speriamo in te: insegnaci ché siamo tuoi discepoli.

CRICCA. Non bisogna sperar se non nella fortuna, la qual suol trovar modo di sollevar l'uomo ne' maggiori suoi travagli quando manco si pensa, e abbassa chi sta piú al sicuro.

EUGENIO. Cricca, sopporti che la miglior perla cada in bocca al piú tristo porco?

LELIO. O fatiche, o passi sparsi, e sparsi poi tanto amaramente!

EUGENIO. Che dici? che pensi? parla un poco.

CRICCA. Qui non bisogna pensar molto né parlar assai: la cosa istessa ci apporta rimedio; e se son contrario al padron, mi perdoni, ché mi par cosa fuor di servitú lasciar di servir i giovani che hanno a vivere piú longo tempo, per servir vecchi che hanno a morire fra poco.

EUGENIO. Cavami da cosí gran pericolo.

CRICCA. Sarebbe veramente gran pericolo se non fussimo avisati; ma sapendo il tutto, cessa il pericolo.

EUGENIO. E come?

CRICCA. Quando si vedrá venir Guglielmo in casa con parole umili e piene di compassione, con dir che sia scampato dal naufragio e venuto a casa, via, cacciarlo, e non volendosi partire, che giuochi a bastone!

LELIO. Non saria meglio prenderlo e tenerlo in buona custodia; e come è tornato nella sua forma, porlo in mano della giustizia e farlo castigare?

CRICCA. No, ché il padrone stimarebbe che l'aviso fosse uscito da me, ed io ne portarei la penitenza che giá questa mattina me l'ha promessa. Non tanti consigli: avisate quei di casa che, volendo Guglielmo entrare in casa, lo scaccino quanto prima.

LELIO. Cosí si fará: io andarò a casa ad avisar tutti del fatto; tu partiti, ché non sii visto con noi ed entrino in sospetto.

EUGENIO. Cosí si faccia.

LELIO. Signor Eugenio, mi raccomando.

EUGENIO. Signor Lelio, servitor vostro.