I SONETTI DELLA CHIMERA.

Ἡ τῶν βρωτῶν Κενοδοξία εἰς τὸν ἄπειρον ψευδαμήνη ἔρι.

Σώματος ἀῤῥοσίαν θεραπεύειν τέχνη, ψυχῆς δε ἰατρὸς ιἆται θάνατος.

I.

Prostesa Ella fatale e sovrumana,

e curva ad arco la gran coda al dorso,

le fauci aperse ed alla notte strana

sferrò fumo e faville: via al soccorso

della sua implorar opera arcana

udiva e avvicinar, rapida al corso,

pei deserti la lunga caravana.

Ella ghignò e biancheggiâr nel morso

preste le zanne. «Aiuto!» nella nera

immensità si grida! «i bei flabelli

dei palmizii si schiantan: la bufera

soffia infuocata e soffoca i camelli:

veniamo a te sperando;» E la Chimera:

«Sempre sperando nel sogno, o Fratelli!»

Poi si rizzò, squassando le vellose

terga e le zampe in sulle arene stese:

più forte urgean le voci lamentose,

vane sonanti pel vuoto paese.


I NAVIGANTI.

Videro le Galee rider dal mare

oltre le Sirti Aurora, e cristallina

Morgana materiar palazzi ed are:

carche d'oro ad Ophir, d'argenti a Cina,

d'issopo e mirra in Asia e di più rare

glossopetre a Zabarca, alla marina

secreta dei miraggi a riposare

le carene fermâr. Cantar l'Ondina

al ritmo lento del grave Oceano

udì 'l nocchiero e novellar di Fate,

mentre, ardito nel cuor più non umano,

sorgeva il desiderio d'insperate

ebrietà di conquiste e d'un arcano

veleggiar per region' non pria tentate.

E ancora e sempre veleggiò penando

l'acque dei Sogni audace la Galea:

e ancora e sempre il cuor sale sperando

e arriva a te, Fatale Madre e Dea.


LI ALCHIMISTI

«Già le bracie splendettero ai fornelli

della Grand'Arte e, pei silenzii astrali,

sui piropi e i diaspri delli anelli

risonâr le parole augurali.

Crescemmo, nelle notti, li alberelli

dei dittami benigni e sulli strali

d'oro, perfuso il farmaco, li Uccelli

sacri alla Morte invocammo e i Narvàli.

Li arcani del futuro le Comete

dicono ed ammonisce Ecate vaga;

di sette stole induti, le secrete

virtù del cielo l'astrolabio indaga;

ma cerchiam sempre e ancor brucia la sete

dell'Or che l'alambicco non appaga.

E sempre e ancora pei cammini oscuri

del Mistero va e perdesi l'Idea:

e sempre e ancora claman li scongiuri

verso di te, Regina e Madre e Dea.


LI AMANTI.

Acrasia c'invitava ai suoi festini

col gesto largo e le chiome fluenti:

sulle pergole d'oro dei giardini

s'accordavan li alati in bei concenti

ed al talamo intorno, i ribechini

trillavano nascosti. Oh labra ardenti

a suggere l'ambrosia dei divini

baci e blandizie e sospiri ed accenti!

Oh! bianchi fiori umani a voi a bere

chinâr, celestial eterna coppa,

Orgoglio, Nobiltà, Gloria, Dovere!

Ed Acrasia ingannò: sprona e galoppa

Desio pei labirinti, che al corsiere,

oltre al Signor, siede Illusione in groppa:

galoppa sempre a ricercar la fera

candida e trista e il troppo ardor lo svia;

galoppa ancora e, nella notte nera,

bacia ingannato alla tua bocca, Iddia.


I POETI.

Suonâr le note or meste ed or giulive

dentro alle fresche ombrie dei verzieri,

d'amor cantando: poi le terre argive,

i bei Miti, le Dame e i Cavalieri

Casmena ricordò: meditative

pensâr le rime, e li arditi corsieri,

armi e tumulti, meschini e captive

squillò il Peana. Ed or vani ed alteri

dell'eterno Ideal, rapiti araldi,

dell'Infinito l'armonia nel cuore

fremer sentiamo: a nulla li smeraldi

propizianti ed il febeo vigore

irraggian la cesarie: andiam spavaldi

a ricercare il Verbo dell'Amore.

Andiamo, ed il pensier, muto d'Incanti,

pei regni bui prosegue la tua via:

non vivono, non palpitano i canti,

ma senton Te, fatale Madre e Iddia.


I CAVALIERI DI GLORIANA.

Disse Gloriana, e via per le fiorite

rive suonò l'eloquio: stillò il vino

della Scienza alle patere forbite:

veggenti, tra i vapor' del belzuino,

splendeano intorno all'aule romite

le Sette Faci, poi, ch'oltre il mattino,

si producean le veglie in sulle ardite

carte a luttar coi segni. Ahimè! il cammino

sale la mente invan, fuorvia Ragione

per l'arduo insidiar dello Infinito:

e rammentiam dolenti la magione

grata diserta pria che al mago invito

s'accendessero i cuori e che 'l paone

salutasse all'arrivo, erto in sul lito.

Gloriana inganna e fa l'incantamenti

sotto ai lauri folti in sulla sera:

spiega il Verbo, ma nelli ammonimenti

Tu sola ghigni e irridi, Tu, Chimera!


LA CHIMERA.

Più avanti, avanti ancora. I miei palazzi,

materiati in candidi vapori,

splendono: avanti: invitano ai sollazzi

del corpo e della mente, alli splendori

della Gloria, ai Piaceri, ai Desii pazzi

Orgoglio e Vanità, Vigilan l'ori

terrestri i Basilischi ed i topazzi

stanno nelli antri bui; guarda i tesori

dell'acque Leviathan e nei muti

imperii dell'Atlantide i forzieri

s'ascondon delle perle ed alli acuti

scogli il corallo cresce. Cavalieri

date le vele al mar, canti ai venti,

baci alle donne ed anima ai misteri!

Avanti a investigar e l'Uomo e Dio;

seguite me, fedeli, ch'io ammonisco;

non germoglia l'elleboro nel mio

regno, da che Follia servo e blandisco.


VIII.

E ancora e sempre avanti; e se i palagi

sfumano nelle nebbie, e se nel mare

e tortuosi anfratti e cupe ambagi

si perdon nei profondi, e se in sull'are

e di Gloria e d'Amor fuman le stragi

delle vittime illuse, e il camminare

dalla Fonte allontana, e se i malvagi

mister' la Sfinge impone a decifrare,

che importa? Or mai non regge più speranza;

parla a vuoto nell'isola Gloriana:

stride al vento sirventa e romanza:

e il manto istoriato della strana

Rabetna io spiego in contro alla Costanza,

come vessillo per l'immensa piana.

E pur seguite me: argento ed ostro

son l'occhi miei bruciati e splendenti:

son liriche i ruggiti: è il faro vostro

la vampa che esce dalle fauci ardenti.