L'INTERMEZZO DELLA PRIMAVERA.

....... è primavera l'antica proscente che s'ammanta di fiori e di foglie a nasconder le rughe, che sotto al peplo vermiglio l'ulcera ricopre e dalle porte, dove amor si vende, ride ed inchina al passeggier e lo tenta e raccomanda a lui la merce buona. Or su la gonna l'alza, o fanciulletto cuore, e vedrai ciò ch'ha di sotto fiorito ed odoroso.

La meditazione al Cuore.

Οἰδον χελιδόνα νὴ τον Ἠρακλέα ἔαρ ἤδη.

A
LUDOVICO CAVALERI.

I.

Amore insidia dalla rosa e tace:

vanno i passeri a torno folleggiando

e bela l'agno all'agnella vicino,

cercando amore.

Amore insidia dalla rosa e tace:

van le cavalle e nitriscono pazze,

poi che vicina Primavera esulta,

cercando amore.

Amore insidia dalla rosa e ride

e passa il bel garzone e il giunge un dardo:

egli piega morente e par che spiri,

cercando amore.


ALLA
MIA BUONA COMPAGNA.

II.

Restava Giulietta in mezzo a Romeo, e ad uno, chiamato Marcuccio il guercio, che era uomo di Corte molto piacevole e generalmente molto ben visto per i suoi motti festevoli e per le piacevolezze ch'egli sapeva fare; perciocchè sempre aveva alcuna novelluccia per le mani da far ridere la brigata e troppo volentieri senza danno di nessuno si sollazzava............. Giulietta, che dalla sinistra aveva Romeo e Marcuccio dalla destra, come dall'amante si sentì pigliar per mano, forse vaga di sentirlo ragionare, con lieto viso alquanto verso lui rivoltata, con tremante voce gli disse: benedetta sia la venuta vostra a lato a me! E così dicendo, amorosamente gli strinse la mano.

La sfortunata morte di due infelicissimi amanti, che l'uno di veleno e l'altro di dolore morirono; con vari accidenti.

Matteo Bandello—Novelle.

PERSONÆ

Agunt et Cantant:

—Giulietta.

—Romeo.

—Mercutio.

—L'Anime della Notte.

AZIONE.

Notte vicina all'alba. Nei giardini dei Capuleti: un verone splende solo al palazzo tra li alberi: una scala di seta pende dalla ringhiera. La luna cala dietro le torri ed i campanili.

L'Anime della Notte.

Zitti: il Montecchio dal giardino ascese

per l'ardua via al talamo nuziale,

chè la canzon dell'Ora egli già intese

a intonargli l'invito augurale.

Zitti: la brezza va lungi e riporta

baci e sospiri fin sotto all'arcate

in cui s'asconde vindice la scorta

dei Capuleti, vigilando armata.

Or la fontana rida ai suoi zampilli

sul laghetto dei cigni: e in bianche forme

vaghino le visioni: or riscintilli

la Luna in fronte alle soavi torme.

Ecco, scorron sull'erbe a cui rugiada

diamanta le foglie e i lunghi veli

trascinan qui sui bei fiori di giada,

in mezzo alle pervinche e a li asfodeli.

Noi, sospiri dell'Ora, andiam vagando

ed abbiam per baciarsi e bocche ed ali:

l'armonia qui si compie tra i lilliali

petali e tra le rose e va incantando:

i mister' della Notte a quando a quando

urgono amore e fremono speciali

avvolgimenti, poi ch'ora già spira

coll'Orgoglio e coll'Odio impeto d'Ira.

Mercutio (di lontano).

S'ilare ho il volto e più giocondo il cuore

e sul labro mi sboccia come un fiore

la parola, la Fata m'asseconda.

Perchè stan fiori al prato e stelle in cielo,

perchè muore e risorge Primavera

e il vin di Cipro al mio pensier fa velo

e m'immaga l'idea, forse è sincera

passione umana? Ecco, all'alto ora anelo

colli sguardi e col cuore: ed è questo un bisogno

dell'anima o un bizzarro e vago sogno?

Regina Maab per certo mi circonda.

L'Anime della Notte.

Zitti: Mercutio ride e si sollazza

per quest'ombre diafane d'Aprile

e s'accorda alla notte allegra e pazza

l'ebrietà dei vini. Zitti: un monile

più ricco che le perle alla corazza

e alla gorgera pongono le braccia

candide dell'amata: oh sulla faccia

baci, riccioli, lagrime e blandizie!

Zitti: dormono i cigni: la fontana

gorgheggia, van le forme alate intorno.

Oh portento! Noi siam dell'Ora strana

i sospiri e moriam come sia il giorno.

Romeo (dal verone illuminato con un ampio gesto verso l'occidente).

O Luna, o bella Luna, non calare!...

L'Anime della Notte.

Zitti: i Genii risurgon dalle rose

ed il prato assomiglia a un verde altare,

steso alle vaghe vittime amorose.

Mercutio (avvicinandosi oltre il muraglione).

Regina Maab però non s'accontenta

di perlustrar le stelle ad una ad una,

chè, morto il Sol, (il mondo s'addormenta),

il popolo dei Miti Ella raduna

e discende col raggio della luna:

innanzi al carro d'or l'araldo squilla

ed Essa come un'agata scintilla,

Regina Maab, bella Regina bionda.

Così cala alla terra e, ad incensieri,

splendono innanzi calici di gigli:

cala, s'avanza e posa all'origlieri

candidi e ai grami ed ispidi giacigli,

e fa sognare: o vision' che i cigli

bianchi e bruni ricercano, o divina

Arte d'uscir dai sensi ed indovina

Scienza che scifra quanto ne circonda!

O gentil turbamento ai giovinetti

cui Proscenete la rosa disfiora

idealmente, e contese nei letti,

sapute avanti l'esperienza e l'ora;

forse per ciò son già sperti ginnetti

le zitelle che allor calca supine

ed ammaestra: o molli e alabastrine

membra che informa all'opera gioconda!

Romeo e Giulietta sul verone abbracciati. La scala di seta dondola alla brezza e batte sui ferri di lancia del davanzale: uno squillo debole ne suscita. La luna batte in fronte ad un monile sui capelli biondi della fanciulla e sorgon raggi.

Romeo.

O Luna, o bella Luna, non calare!

Se in quest'ora è la vita ed ora è notte,

non più risplenda il dì, non più l'avare

luci s'accendano e l'Erebo inghiotte

il fuggente Titano invidioso;

e se manchiam nel sogno radioso,

così, non fu già mai questo morire!

L'Anime della Notte.

Quando parlan li amanti van secreti

fascini per le spere: or mai le lire

non cantan come i baci: or mai discreti

si nascondono i Genii. O bel languire

di due giovani bocche e di due seni!

Romeo.

Innalza l'occhi tuoi fermi e sereni,

sorella mia; a che ti giova il pianto?

Lascia, lascia che il gaudio or mai si sfreni

alto e libero in faccia all'a venire.

Giulietta.

Triste ho il cuor: questo istante che ci sfugge

dolor rimena: oh se nemica tanto

non fosse la tua casa! A che ci strugge

passione e ci avvelenan l'odii e l'ire?

Romeo.

Angiol di luce, or taci: per il mondo

non stan contese: Amor porge il bicchiere

e ci invita al festino: oh, più fecondo

di bell'opre non fu certo il Piacere.

Innalza, innalza il cuore! oltre le stelle

sta il paese d'Amor, che ne rivela

colla Fede, il Desire le più belle

forme esprimendo ai sensi: or mai la mano

acconsente ed invita al sovra umano

festino e l'occhio tuo anche si vela

alla dolcezza estrema... ah, tutta mia

Vergine, assurta dalla Poesia,

in questa notte, a questa arcana Gloria!

Sacrilegio non è soffocar l'odii,

che stagnan accidiosi alla memoria;

baciar convien, baciami in bocca e godi.

Giulietta.

Desio di forme va presto e non dura,

nè si rinnova come Primavera:

nè Passion di sensi s'assicura

se pur dal labro or mai esca sincera.

Vedi, già muor nell'alba questa pura

notte: o Romeo, dell'ora estasiata,

come sorgerà il dì, come baciata

ti avrò la bocca, rimarrà il ricordo?

L'Anime della Notte.

Silenzio: i Genii fan l'ultimo accordo

sulle rose dei prati: oltre ai castelli

trema la luce nuova: o luna, o belli

pallid'Astri, così voi disparite!

Mercutio (sotto il muraglione del giardino).

E che Regina Maab d'aspre ferite

piaghi il cuor e la mente tutti sanno:

la faccia imbianca pel desio d'amare

strugge muscoli e nervi e ordisce inganno;

la fiera umilia ed accende la mite

agnella, poi che a Venere comare

prude l'uzzolo e chiama a sè Cupido,

lercio garzone, mentitore e infido.

Si badi a Primavera e a ben amare!...

Romeo (dalla stanza illuminata, pregando).

O Luna, o bella Luna, non calare!

Giulietta.

E se tu m'ami dillo veramente!

Mercutio (allontanandosi).

....Poi che Regina Maab torna alle stelle

ed il lievito lascia nella mente

che dietro al sogno viaggia: ahimè! le belle

si fanno il volto e l'occhi ottimamente....

come il vin che rianima e ci strega....

Romeo (apparendo sul verone).

Arresta ancor: la tenebra s'annega

in un mare di luce: oh, incantamento

che ci ruba il volar triste del Tempo....

Giulietta (in un ultimo abbraccio).

O Romeo, o Romeo, serba il ricordo!...

L'Anime della Notte.

Freme dei Genii ancor l'ultimo accordo

e le rose dei prati apron li stoma:

nuovi fior, nuovi canti e nuovi aroma!

Giulietta.

Buona notte, Signor, l'aerea chiostra

si spalanca alla luce ed al dolore...

Romeo (scendendo dalla scala di seta).

O, buona notte, sì, poi che migliore

giorno non vedrà mai la vita nostra,

e se triste è il presagio che t'accora,

questo bacio lo fughi, o bella e pura

Donna ideale, questo bacio estremo,

or ch'Oriente, come fa, s'inostra.

Giulietta.

O Signor, come il giorno m'impaura!

E a che speranza, s'ogni cosa io temo?

Portami via! Ah!... Il bacio dell'Aurora.

Mercutio (più lontano).

Torna Regina Maab al suo riposo

colla chioma ricinta di viole

rubate al Mondo e di pianti e di lai;

e Titania abbandona il vecchio sposo....

L'Anime della Notte (fievolmente).

Sorge il sol, sorge il sole, il sole, il sole!...

Muto l'incanto ed alto il giorno è or mai!...

Fine dell'Azione.


III.

Canta la brezza vocale tra li alberi e dice:

«perchè stormite? giunge Primavera?»

Passa la luna d'argento e alle nuvole incita:

«fuggite presto: Primavera giunge.»

Schiudonsi ai fiori le foglie ed i petali azzurri:

«beviam la luce «cantano» novella.»

Batte al mio cuore, ch'attende dolcissimo, Amore

e lo sforza e vi siede in signoria.

Se amar m'è dato all'annuncio del tiepido sole,

quando l'animo s'apre a questa rinascenza;

se il dubio or mai colle torbide nebbie disfuma

accidioso e lento, amar vorrei

come un bizzarro fior selvaggio e giovane innanzi

all'erbe ed alli augei nidificanti.

Se a me venisse la Donna prescelta e amata:

«dolce è giaciglio sulla prateria,»

direi, «sotto a quest'alberi e i germogli nuovi

a chiederci il secreto della Vita.»


AL PITTORE
LUIGI ROSSI.

IV.

«Hèlas! hèlas, il n'est plus «disaient-elles» le temps où les beaux jeunes hommes de la terre, alanguis par nos appels, èperdus de nos blancheurs entrevues sous le mystère des ondes, nous suivaient dans le profondeurs et mouraient de nos baisers sur le lit flottant des algues!»

La Plainte des Belles-de-l'Eau—Mendés.

Ora all'alba od al vespero, (indecisa

sta l'Ora ai sensi poi che nebbie rosee

stagnano intorno,) dormono del lago

l'acque alla conca:

e i fior delle ninfee, coppe d'argento,

navigan tra le foglie: insetti navigano

lenti per l'aria, nel velo dell'ali

specchiando il cielo.

Aliofilo, la lenza all'acque data,

(ed all'insidia intorno cerchii estendonsi),

il Sogno segue cui suscitan l'Ora

ed i Desiri.

Nubi sono, riflesse dentro al lago,

o nude forme di fanciulle? Aliofilo

sente cantar: «Perchè i Mister' dell'acque

e l'armonia

e le candide membra ed i sospiri

e le feste d'amor in mezzo all'alighe

schiva l'Umano? In cuor nulla rimane

di giovinezza,

o in mente più non volgon dilettose

imagini di gaudio? Ancora attendono

le Creature dell'Acque l'amatore,

in queste strane

Ore che il Tempo non regge e suggella.

Stan nell'iridi nostre azzurre e languide

i più dolci secreti, poi ch'umana

realtà il sogno

non val del nostro amore. O rosse labra

d'altre parole esperte, e di lascivie,

o membra assuete a strani abbracciamenti

ignoti all'Uomo!...

Poi taccion: tra i nenufari e le lunghe

erbe del fondo voluttuose intrecciano

carole e dalle bocche invitatrici

mandano baci.

Aliofilo non bada a pescagione.

Son nubi o forme, dal cristallo equoreo

espresso al Sogno, in questa incerta luce

ch'ama il Miraggio?


V.

Or mai stan sulle rame i fiori in copia,

porporini e rosati, e tenta il volo

già la farfalla intorno: or mai pel frutto

la Terra attende.

Or mai tra i lieti fiori e i più giocondi

rivoli dei giardini, in questa immensa

oda ch'inneggia (magico strumento)

dalla Natura,

scompare il Dubio e si tempra l'Ardire.

Ch'è mai, che è mai la Forma evanescente,

Aliofilo, che l'onda ti rispecchia

all'occhi avanti,

che è mai questo Miraggio? Oltre le rive

dell'acque tue fatate, non ascolti

un mormorio di Plebi ancor lontano

e pur tenace?

E se Giulietta lascia il Damo all'alba,

Donna, Martire e presta al sacrificio,

e l'occhi intende lagrimosi al sole

che glielo ruba,

e Romeo corre per le piazze avvolto

nel mantello, (un stupor gli sta nel cuore

per la nuova dolcezza del recente

bacio d'amore,

e già lo preme una triste prescienza,)

non meglio forse nella sceda ardita,

Marcuccio il guercio sente Primavera?

O Primavera;

or qui tu sei, qui tutta, e maturanza

ti segue alacre al corso! A che la Vita

e i Secreti indagar sotto le piante

colla tua Bella

e folleggiar tra i nidi e l'erbe nuove,

se tu scompigli i nidi e premi i fiori?

O Primavera, o Vita! Se l'agnelli

richiaman l'agne

e se questo richiamo è da Natura,

quel mormorio di Plebi ancor lontano

e pur tenace, ch'accenna al migliore,

non è Natura?

Dove vanno, a che tendon le Coorti?

Sta, sta, Figura mia forte e gagliarda,

tra il battagliar dell'Ira e dell'Invidia,

miracolosa:

sta, Donna, a cui l'olivo fa corona,

nè scettro o spada brandisce la destra,

Tu sai a che ne guidi e là Tu accenni

vittoriosa.

O sacre idee, o bello entusiasmo

di migliori giornate oltre al tramonto

livido sopra il sangue e sopra il fango:

questa Vittoria

spira qui nelli aromi e nella gloria;

poi ch'erta sta la Donna nel sembiante

fiero e soave, qui nel mio pensiero,

in faccia al Mondo.


ALLE
DAME PLEBEE.