NOTE:
[1]. Fabroni, Vita di Lorenzo.
[2]. Istorie della città di Firenze di Iacopo Nardi. — Guicciardini, Storia di Firenze.
[3]. Guicciardini, Del Reggimento di Firenze, Discorso I, pag. 46.
[4]. «La Regia Maestà sa quale è stata la vita de’ miei passati, che civilmente sono vissuti delli loro traffichi e possessioni, nè mai hanno cerco avere stato altro che privato. Io non sono per degenerare in questo dalli modi loro. — Mi perdoni se io non accetto quello che Lei mi dà; — e se pure Lei vuole beneficarmi, degni farlo ordinariamente in quel che li pare costì, con gli miei del Banco, ec. — Gli Stati dia la Maestà sua a quelli che ne sono più degni. — Io non sono degno di sì gran cose, nè voglio esser Barone; nè mi pare il bisogno di sua Maestà, perchè così privato li sarò più onorevole e più utile servitore.» (Lettera di Piero dei Medici a Dionigi Pucci, oratore a Napoli. Archivio Storico Ital., tomo I, pag. 347.)
[5]. Un politico di dozzina, dopo di avere tacciata di simonia quella elezione, aggiunge: «era uomo di animo grande e borioso e liberale, e fu reputata buona elezione per onore e reputazione della Chiesa romana.» (Ricordi di Alamanno Rinuccini, pag. 150.)
[6]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. I.
[7]. Mémoires de Comines, lib. V.
[8]. Nardi, Storie. — Guicciardini, Storia Fiorentina. — Cerretani, Storie, manoscritto.
[9]. Mémoires de Comines, lib. VII, cap. 5. — Abbiamo manoscritte l’Istruzione e le Missive dei Dieci di Balìa in questa Legazione di Piero Capponi in Francia. Pubblichiamo (Appendice, Nº I) quella sola lettera che abbia qualche istorica importanza.
[10]. Malipiero, Annali Veneti, Archivio Storico Italiano, tomo VII, part. I, pag. 328.
[11]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. I.
[12]. Nardi, Storie, lib. I.
[13]. La sopraccitata lettera di Piero de’ Medici, ch’è dei 6 maggio 1494, contiene tra le altre queste parole: «Nè per mia cagione toglia Sua Maestà al Conte di Caiazzo lo stato suo: perchè questo deserviria a quel fine che intendiamo, di fare prova di riducere in fede il signor Lodovico: donde noi abbiamo lettere che sono alquanto migliori che l’usato, e contengono in substantia, che in queste cose di Francia opererà quanto bene saprà.»
[14]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. I.
[15]. Abbiamo copia dell’Istruzione e lettera di credenza a questi Ambasciatori. — Vedi Appendice Nº II.
[16]. Guicciardini, Storia d’Italia. — Nardi, Storie Fiorentine. — Cerretani, manoscritto.
[17]. Guicciardini, Storie. — Memoriale di Giovanni Portoveneri e Ricordi di Ser Perizzolo da Pisa. (Archivio Storico Ital., vol. VI, part. II, Sez. 2.)
[18]. Il Re aveva chiesto desinare una mattina in Palazzo, e che per questo se ne portassero via le armi: del che si turbarono le menti dei cittadini; e le armi tratte fuori della Porta, rimisero poi la notte per le finestre. Il Re fece intendere non voler più ire a Palazzo a desinare. (Cerretani, Storie manoscritte.)
[19]. Nardi, Storie Fiorentine. — Guicciardini, Storia di Firenze e d’Italia. — Cerretani, manoscritto. — Machiavelli, Decennali. — I capitoli d’accordo, abbiamo pubblicati nel tomo I dell’Archivio Storico Italiano, pag. 348.
[20]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. II.
[21]. Questo apparisce anche dalle lettere dei Dieci a Francesco Soderini vescovo di Volterra, e a Neri Capponi fratello di Piero, i quali com’era stipulato accompagnarono il Re nell’andata e nel ritorno da Napoli. In queste lettere sono lagnanze continue e pratiche circa le cose di Pisa; ma perchè negli Archivi non sono altro che le missive dei Dieci, poco vi ha di concernente la guerra di Napoli.
[22]. Cronache Pisane (Archivio Storico ec.).
[23]. Nardi, Storie. — Guicciardini, Storie, lib. II. — Ammirato.
[24]. Guicciardini, lib. II. — Mémoires de Comines.
[25]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. II.
[26]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XII. — Nardi, Storia Fior., lib. I. — Ricordi di Alamanno Rinuccini.
[27]. Lettera di Fra Girolamo al padre, del 25 aprile 1475, pubblicata da molti.
[28]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. XII.
[29]. Savonarola, In poeticen apologeticus, nel Libro De divisione omnium scientiarum; e molte sue Prediche. — Villari, Storia di Girolamo Savonarola, lib. III, cap. 6. — Notizie tratte dall’Archivio delle Riformagioni. — P. Vincenzio Marchese, Storia del Convento di San Marco; ed altre pubblicazioni relative a Fra Girolamo.
[30]. Lettera latina del Poliziano intorno alla morte di Lorenzo (Fabroni dentro al testo della Vita di questo). Ma le parole che, stando al Burlamacchi, sarebbero corse tra essi due, non teniamo noi per vere.
[31]. Cerretani, Storie manoscritte. — Villari, Storia di Girolamo Savonarola, lib. I, cap. X.
[32]. Giannotti, Della Repubblica Fiorentina. — Guicciardini, Storia Fiorentina. — Villari, Storia di Girolamo Savonarola, lib. II, cap. 5. — Documenti dell’Archivio delle Riformagioni, e luoghi vari di Prediche.
[33]. Burlamacchi, Vita di Fra Girolamo Savonarola. — Nardi, Storie Fiorentine. — Cerretani, Storie MS. — Aquarone, Vita del Savonarola. — Canzone di un Piagnone sul Bruciamento delle Vanità: aggiuntavi la descrizione del Bruciamento, scrittura di Girolamo Benivieni (edizione procurata dal conte Carlo Capponi, Firenze). Parla il Carnevale cacciato da Firenze e caramente accolto in Roma. — Intorno ai fatti del Savonarola molti Documenti stanno nella pregevole Vita di lui che ne scrisse in Francia il professor Perrens, 1853.
[34]. Machiavelli, Frammenti Storici.
[35]. Abbiamo le Missive della Repubblica a Neri Capponi, fratello di Piero, che andato col Re a Napoli, rimase seco ambasciatore quando egli fu tornato in Francia: ma il trattato col Re fu conchiuso da Guid’Antonio Vespucci, che fu inviato a questo fine.
[36]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. II. — Nardi, Stor. Fior., lib. I. — La lunga guerra dei Fiorentini contro Pisa viene minutamente narrata nel Memoriale di Giovanni Portoveneri e nei Ricordi di Ser Perizzolo, pisani. (Archiv. Stor. Ital., tomo VI.)
[37]. Guicciardini, Stor. d’Ital., lib. III. — Stor. Fior., cap. XIV. — Nardi, Stor. di Fir., lib. II.
[38]. Cerretani, Storie manoscritte.
[39]. Guicciardini, Stor. Fior., cap. XV.
[40]. Abbiamo per tutti questi anni le lettere dei residenti pel Duca di Milano qui ed a Bologna, piene di animosità feroce contro quel Governo e contro il Frate, del quale si ordiva per ogni modo la perdizione. (Archiv. Stor. Ital., tomo XVIII.)
[41]. Guicciardini. — Machiavelli, Frammenti Storici. — Nardi. — Ammirato.
[42]. Iacopo Pitti, Stor. Fior. (Archiv. Stor. Ital., tomo I.) — Cerretani. — Nardi. — Istorie di Giovanni Cambi (Deliz. Erud., tomo XXI).
[43]. Lettere citate dei Residenti Milanesi.
[44]. Nuovi Documenti intorno a Fra Girolamo. (Arch. St. It., tomo III, 1866.)
[45]. Lettere sopraccitate dei Residenti Milanesi.
[46]. Audientia dei 30 marzo 1498. (Archiv. Stor., tomo III, 1866.)
[47]. Tutti gli Storici; ed altre Scritture citate dal Villari. — Cedrus Libani, Vita del Savonarola in terza rima di Fra Benedetto da Firenze. (Archiv. Stor. Ital., 1849). L’autore, giovane di fantasia calda, entrò in Convento per devozione a Fra Girolamo; scrisse più tardi in prigione quello ed altri libri; aveva sull’anima l’avere forse commesso omicidio combattendo la notte in San Marco.
[48]. Nardi, Storia, in fine del lib. II.
[49]. Esami di Fra Girolamo, di Fra Domenico e di Fra Silvestro: questi si trova essere stato confessore di Piero Capponi, intorno a cui nella Esamina stampata di Fra Girolamo sono alcune oscure parole. Si aggiungano gli esami di Fra Roberto degli Ubaldini da Gagliano, di Fra Francesco dei Medici e di Fra Luca della Robbia. Non fu esaminato Fra Malatesta Sacromoro, che nel Convento scrivono facesse la parte di Giuda. Le deposizioni d’Andrea Cambini più ch’altro risguardano Francesco Valori, di cui fu amicissimo.
[50]. La Vita di Fra Girolamo fu scritta dai suoi molto devoti Giovan Francesco Pico della Mirandola e Fra Pacifico Burlamacchi, lucchese, che aveva avuto da lui l’abito di san Domenico: queste e le scritture di Fra Benedetto da Firenze talvolta s’assomigliano a leggenda. In Francia il Padre Quétif pubblicava con illustrazioni l’opera del Pico, e in Italia due altri Domenicani Barsanti e Di Poggio ampliarono la notizia della Vita del Savonarola, intorno a cui pubblicarono documenti. Questi oggi crebbero in assai gran numero, facendo seguito alle Vite che ne scrissero, in Francia il professor Perrens, ed in Italia con maggior pienezza d’ogni altro il professor Pasquale Villari, — Molti documenti abbiamo pure nelle pregevoli scritture del Padre Vincenzio Marchese e nei volumi già da noi citati dell’Archivio Storico Italiano.
[51]. Cambi, Storie, pag. 128. (Deliz. Erud., tomo XXI.)
[52]. Fra questi ne duole dovere contare il buon Marsilio Ficino, antico seguace del Savonarola; ma era canonico del Duomo, ed ora vicino al termine della vita dovette purgarsi in faccia al Capitolo.
[53]. «D’un tanto uomo se ne debbe parlare con riverenza,» (Machiavelli, Discorsi.) — Mémoires de Comines in più luoghi. — Il Guicciardini nell’Istoria di Firenze, cap. XVII, esalta in Fra Girolamo la virtù, l’ingegno, il grande possesso della filosofia e della Bibbia, e l’eccellenza nella predicazione; lo chiama nettissimo nella dottrina e nella vita, riformatore efficacissimo dei costumi, benemerito soprattutto della città che da lui può dirsi che fosse salvata quando ebbe a farsi lo Stato nuovo. Propone il dubbio se fosse Profeta mandato da Dio, e in lui non trovando nè vizio nè colpa, tranne l’orgoglio, conchiude infine: «S’egli fu buono, abbiamo veduto ai tempi nostri un grande profeta; se fu cattivo, un uomo grandissimo che seppe tanti anni simulare una tanta cosa senza essere mai scoperto in una falsità.» Questo nella prima opera giovanile: in quella scritta più anni dopo non pone quanto a sè il caso della simulazione, non ha contro lui parola severa; dice, avere il processo rimosso via ogni calunnia che egli si muovesse per fine maligno: aggiungendo solamente, che molti lo reputarono ingannatore, molti lo assolverono, e la confessione di lui credettero fabbricata. — Guicciardini, Storia d’Italia, lib. III, cap. VI.
[54]. Officio pel Savonarola, con Prefazione di Cesare Guasti; Firenze, 1863.
[55]. Il Memoriale del Portoveneri (Archivio Storico Italiano, tomo VI) contiene ragguagli molto circostanziati dello spavento dei Pisani, e poi della difesa popolare, e dei guadagni da essi fatti per la fuga dei Fiorentini. — Vedi anche la Cronica che segue di Scrittore anonimo.
[56]. Guicciardini, Storia di Firenze, tomo III, cap. 18, 19, 20. — Nardi, Storie, lib. III, in fine.
[57]. Corio, Storia di Milano, in fine. — Guicciardini, Storia d’Italia, lib. IV.
[58]. Documenti di Storia italiana editi dal Molini, tomo I, pag. 32.
[59]. Cronaca francese citata dal Sismondi, Repub. Ital., cap. 160. — Memoriale del Portoveneri, pag. 350 e seg.
[60]. Legazione di Francesco Della Casa e Niccolò Machiavelli in Francia l’anno 1500.
[61]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. IV.
[62]. Nardi. — Cambi. — Gregorovius, Vita di Lucrezia Borgia.
[63]. Guicciardini, Storia di Firenze. — Storie di Giovanni Cambi. — Cerretani, Storie manoscritte.
[64]. Guicciardini. — Nardi.
[65]. Cambi, Storie, pag. 169.
[66]. Guicciardini. — Cerretani, Storie manoscritte. — Dispacci di Pietro Ardinghelli, Archivio Storico Italiano, tomo XIX.
[67]. Ardinghelli, Dispacci sopracitati.
[68]. Guicciardini, Storia di Firenze, cap. 26.
[69]. Guicciardini, Storia d’Italia. — Machiavelli, Legazione al Duca Valentino.
[70]. Guicciardini, Due discorsi circa il mantenere la legge delle più fave, o fare vincere i partiti per la metà più uno. (Op. ined., tomo II, pag. 237.)
[71]. Guicciardini, Stor. Fior., cap. 25.
[72]. Nardi, Storie.
[73]. Cerretani, Storie manoscritte.
[74]. Guicciardini, Dialogo Del Reggimento di Firenze. (Op. ined., tomo II.) — Giannotti, Della Repub. Fior., lib. III. — Cambi, Storie. — Rinuccini, Ricordi. — Ammirato, Storie.
[75]. Guicciardini, Storia di Firenze e Storia d’Italia.
[76]. Guicciardini. — Nardi. — Cerretani.
[77]. Guicciardini, Storia di Firenze. — Archivio Storico Italiano, tomo XV. — Scritti inediti del Machiavelli, stampati dal Canestrini, 1857.
[78]. Machiavelli, Legazione a Bologna.
[79]. Guicciardini. — Legazione di Francesco Gualterotti e Iacopo Salviati ambasciatori fiorentini a Napoli; manoscritta appresso di noi.
[80]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. VII.
[81]. Guicciardini, Storia di Firenze. — Nardi. — Cerretani. — Legazione in Allemagna di Francesco Vettori e Niccolò Machiavelli. — Storia Fiorentina di Iacopo Pitti.
[82]. «Dissero che quel popolo Pisano era contento fare tutto quello che volevano Vostre Signorie, purchè avessero sicurtà della vita, della roba e dell’onor loro. — Risposi, che avevano a dire che sicurtà, se volevano che io rispondessi; perchè Vostre Signorie volevano da loro ubbidienza, nè si curavano di loro vita, nè di loro roba, nè di loro onore.» (Lettera del Machiavelli, tomo VII delle Opere, pag. 249.)
[83]. Cerretani, Storie manoscritte. — Fine dell’Istoria Fiorentina di Francesco Guicciardini e delle Cronache Pisane.
[84]. Cerretani, Storie manoscritte. — De Libertate Civitatis Florentiæ ejusque Dominii, pag. 94 (s. d., 1722). — Notizia della vera Libertà Fiorentina (s. d., 1724), in-folio, tomo II, c. XVI.
[85]. Vedi le Memorie di Bayard che ordinò l’agguato.
[86]. Guicciardini, Storia d’Italia. — Terza e quarta Legazione del Machiavelli in Francia, e ragguagli da Mantova e da Verona.
[87]. Cerretani, Storie manoscritte. — Guicciardini. — Nardi. — Commissione del Machiavelli in Pisa al Concilio.
[88]. Racconto del fatto di Brescia, scritto da Gian Giacomo Martinengo che vi fu dentro, pubblicato da Carlo Rosmini con la Storia di Milano.
[89]. Guicciardini, Storia d’Italia. — Diario di Biagio Bonaccorsi.
[90]. Nardi. — Cerretani. — Ammirato, an. 1510.
[91]. Migliore, Firenze Illustrata, pag. 466.
[92]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. VIII, e sua Legazione in Spagna, di molto valore per le cose di quel regno. È da vedere come Ferdinando si destreggiasse col gran Capitano, che egli diceva sempre fintamente volere rinviare con un altro esercito in Italia.
[93]. Cerretani, Storie manoscritte.
[94]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. 29. — Nardi, Storia Fiorentina.
[95]. Vita di Filippo Strozzi il Seniore, scritta da Lorenzo suo secondo figlio.
[96]. Guicciardini, Storia Fiorentina, cap. 32. — Cambi, Storie, pag. 223.
[97]. Cerretani, Storie manoscritte. — Nardi. — Storia di Iacopo Pitti, lib. II.
[98]. Filippo de’ Nerli, Commentarii dei Fatti civili di Firenze.
[99]. Tre Relazioni del Sacco di Prato. (Archivio Storico Italiano, tomo I.) — Ricordi di Andrea Bocchineri di Prato. (Archivio Storico Italiano, Appendice I.)
[100]. Nardi, lib. V. — Storia d’Italia dal 1511 al 1527 di Francesco Vettori. (Archivio Storico, Appendice VI.) — Guicciardini, Storia d’Italia, lib. X. — Storia Fiorentina di Iacopo Pitti. — Ammirato, lib. XXVIII.
[101]. Tre Pareri di Francesco Guicciardini intorno al Governo di Firenze; an. 1512 e 1516. (Opere Inedite, tomo II.)
[102]. Narrazione del Caso di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi scritta da Luca della Robbia l’anno 1513. (Archivio Storico Italiano, tomo I; e poi ristampata.)
[103]. Fu celebre il fatto di quell’agente traditore di Giulio II in Inghilterra, narrato da Erasmo e dal Montaigne. Di cotest’uomo è una lettera tra’ Documenti del Molini (tomo I, pag. 57); e a lui dall’Hume nelle Istorie d’Inghilterra è dato il nome di Buonaviso, che io credo non bene trascritto.
[104]. Bandello, Lettera premessa alla Novella X, Parte terza.
[105]. Ariosto, Satire.
[106]. Giovio, Vita di Leone X. — Tiraboschi, tomo VII in più luoghi.
[107]. Razzi, Vita di Pier Soderini, con Documenti, a pag. 127 (Padova, 1737).
[108]. Abbiamo trascritto qui molte parole dell’Istoria di Jacopo Pitti, severo amatore della Repubblica, che non aveva egli veduta presente.
[109]. Nardi, Storie Fiorentine, lib. VI.
[110]. Cambi, an. 1513. — Nardi, Storia. — Nerli, Commentari. — Storia d’Jacopo Pitti.
[111]. Prato, Storia di Milano. (Archivio Storico Italiano, tomo III.)
[112]. Documenti editi dal Molini, tomo I, pag. 66.
[113]. Ved. Lettere del Vescovo di Tricarico. (Archivio Storico Italiano, Appendice I, pag. 306.)
[114]. La parte del Copialettere di Goro Gheri che riguarda il governo di Piacenza è pubblicata nell’Archivio Storico Italiano, Appendice VI.
[115]. Storia di Francesco Vettori.
[116]. Vasari, Vita di Andrea del Sarto.
[117]. Galliano col titolo di Magnifico è tra’ personaggi del supposto Dialogo nel libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione.
[118]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. XIII. — Storia di Francesco Vettori. (Archivio Storico Italiano, Appendice VI.) Copialettere manoscritto di Goro Gheri.
[119]. Malavolti, Storia di Siena.
[120]. Questi fatti, che si hanno dal Giovio, sono ampiamente descritti nelle Cronache della Città di Fermo per quello risguarda i casi e la morte di Lodovico nipote di Oliverotto, stato tiranno di quella città. (Cronache della città di Fermo, di Paolo Montani e di un Anonimo, pubblicate da Gaetano de Minicis. Documenti di Storia Italiana, tomo IV.)
[121]. Intorno al Duca Lorenzo e allo Stato della Repubblica di Firenze è da vedere il Sommario della Relazione di Marino Giorgi ambasciatore a Roma, an. 1517. (Relazioni Venete, Serie II, vol. III.)
[122]. Possediamo il suo Copialettere in quattro molto grossi volumi dall’anno 1515 a subito dopo la morte del Duca Lorenzo nel maggio 1519. Vi sono trattate giorno per giorno e molto a minuto le cose di quegli anni ed i pensieri più intimi dei ministri del Papa. Di quei volumi si potrebbe fare un estratto di qualche lume, oltrechè per l’istoria generale, per quella interiore della città di Firenze e della Casa dei Medici, anche per cose private non di rado risguardanti la Storia delle Arti.
[123]. Guicciardini, Opere Inedite, vol. II, pag. 325.
[124]. Nelle lettere del Gheri abbiamo la data certa della nascita di Caterina de’ Medici, che fu a’ 13 aprile, essendo poi la madre morta il 28 dello stesso mese.
[125]. Nardi, Gambi, Nerli, Pitti, Ammirato. — Ved. anche le Istruzioni date in nome del Papa a Lorenzo de’ Medici quando venne al governo di Firenze. (Archivio Storico Italiano, Appendice I, pag. 299.)
[126]. Lo abbiamo noi primi pubblicato nel primo volume dell’Archivio Storico Italiano, da una copia di antica scrittura ch’era tra le carte di Goro Gheri, uomo del Papa: riproduciamo il documento in questo volume (Appendice Nº III). Ma il bello si è che in questo nostro Archivio di Stato è una Capitolazione tra il Re di Francia e il Papa, originale de’ 20 gennaio 1519, tre giorni dopo alla data del Trattato con Carlo V. Daremo i documenti e la storia di tutto questo doppio e strano giuoco nella stessa Appendice Nº III.
[127]. Diario di Paride de Grassi, manoscritto appresso di noi.
[128]. Gucciardini, tomo III, lib. XIV.
[129]. Diario di Paride de Grassi.
[130]. Atti del Conclave di Adriano VI. Manoscritto presso di noi.
[131]. Ammirato, lib. XXIX.
[132]. Machiavelli, Opere. — Archivio Storico Italiano, tomo I.
[133]. Storia d’Jacopo Pitti. — Nerli, Commentari. — Nardi. — Giornale storico degli Archivi Toscani, vol. III.
[134]. È sotto forma d’Istruzione ai tre Cardinali che a lui andavano in Ispagna: noi l’abbiamo manoscritta, ed è atto di molta importanza nella Storia del Pontificato.
[135]. Vedi il Capitolo del Berni contro a Papa Adriano.
[136]. Relazione di Luigi Gradenigo, ambasciatore a Papa Adriano, (Relazioni Venete, Serie II, vol. III, pag. 65.)
[137]. Viaggio degli Oratori Veneti a Roma (1523). Relazioni Venete, Serie II, vol. III, pag. 74.
[138]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. XV.
[139]. Giovio, Vita di Pompeo Colonna.
«Ecce iterum e summo dilapsam culmine Romam
Pompeii et Julii mens furiosa premit.
Brute pium, Photine pium nunc stringite ferrum etc.»
[141]. Conclave di Clemente VII, Manoscritto presso di noi.
«. . . . . . . . . . Chi avesse
Detto a Lorenzo e al Duca di Nemorse,
Al Cardinal de’ Rossi et al Bibiena,
A cui meglio era esser rimaso a Torse;
E detto a Contessina e a Maddalena,
Alla Nuora, alla Suocera et a tutta
Quella famiglia d’allegrezza piena:
Tutti morrete ec.» — Ariosto, Satira VII.
Il cardinale de’ Rossi era figlio d’una sorella non legittima di Lorenzo.
[143]. Goro Gheri nel Memoriale mandato al Papa e che sta in fine del Copialettere, voleva persino maritare Ippolito alla Duchessina Caterina, allora in fascie, ma che aveva diecimila scudi d’entrata all’anno.
[144]. Nerli, Commentari. — Nardi, Storie, lib. VII. — Cambi, Storie. — Pitti Iacopo, lib. II. — Ammirato, lib. XXIX.
[145]. Burigozzo, Storia di Milano. (Archiv. Stor. Italiano, tomo III.)
[146]. Guicciardini, lib. XVI.
[147]. Vettori, Storia d’Italia.
[148]. Cambi, Storie.
[149]. Vedi in molti luoghi la Cronaca del Burigozzo milanese.
[150]. Guicciardini, Storia d’Italia, lib. XVI.
[151]. Varchi. — Nardi. — Vedi anche le Lettere del Machiavelli che fu adoprato nella direzione di quelle opere.
[152]. Francesco Vettori, Storia d’Italia.
[153]. «Pochi dì fa si diceva per Firenze che il signor Giovanni de’ Medici rizzava una bandiera di ventura per far guerra dove gli venisse meglio. Questa voce mi destò l’animo in pensare che il popolo dicesse quello che si dovrebbe fare. Ciascuno credo che pensi che fra gli Italiani non ci sia capo a chi i soldati vadano più volentieri dietro, nè di chi gli Spagnuoli più dubitino, e stimino più. Ciascuno tiene ancora il signor Giovanni audace, impetuoso, di gran concetti, pigliatore di gran partiti ec.» (Lettera del Machiavelli al Guicciardini, 15 marzo 1526.) — Giovanni è sepolto ne’ sotterranei di San Lorenzo con gli altri di Casa Medici; ma in San Giorgio di Mantova è questa bella iscrizione: Johannes Medicee — Qui ad Mincium tormento ictus — Italiae fato magis quam suo cecidit anno 1526.
[154]. Guicciardini, Storia d’Italia, e Lettere scritte in quella Luogotenenza, che formano il tomo IV e V delle Opere inedite; è come un giornale di somma importanza.
[155]. Fine dell’Istoria di Francesco Vettori.
[156]. Lettera dedicatoria al libro del Principe.
[157]. Varchi, Storia, lib. II. — Nardi, Storia, lib. VIII. — Nerli, Commentarii, lib. VII. — Segni, Vita di Niccolò Capponi. — Pitti, Storia.
[158]. «Si ebbe a pagare in 9 mesi 220 mila fiorini d’oro in oro, e toccò a pagare a forse circa poste 1200, e le poste che sopportano le gravezze sono poste 9000 o più; che non si fece mai a Firenze una simile crudeltà.» (Cambi, Stor. Fior., tomo II, pag. 294, 301.)
[159]. Lettere del Guicciardini, Opere inedite.
[160]. Il Vasari e Francesco Salviati (Vita di questo, scritta dal primo), giovani pittori, raccolsero i pezzi di quel braccio e gli custodirono.
[161]. Varchi, Storie. — Nerli. — Ammirato, lib. XXX. — Busini, Lettera II.
[162]. Ved. Cambi, in più luoghi del tomo XXIII.
[163]. Lettera del Machiavelli al Guicciardini, anno 1525.
[164]. Busini, Lettera II.
[165]. Varchi. — Pitti. — Busini.
[166]. Nerli, pag. 166. — Varchi, lib. VIII. — Abbiamo uno scritto di Francesco Guicciardini contro la Decima Scalata, Opere inedite, tomo X.
[167]. Intorno alla Legge intricatissima della Quarantìa, vedi quello che scrissero lungamente il Varchi e il Pitti.
[168]. Busini, Lettera VI, pag. 54.
[169]. Cambi, Storie.
[170]. Documenti di Storia Italiana editi dal Molini, tomo II, pag. 84.
[171]. Documenti di Storia Italiana editi dal Molini, tomo II, pag. 26-60.
[172]. Pitti, Storie, 172. — Segni, Vita di Niccolò Capponi.
[173]. Busini, Lettera V.
[174]. Busini, Lettera III. — Cambi, pag. 41.
[175]. Varchi. — Nardi. — Busini, Lettera VI e VII. — Segni, Stor. Fior., lib. II. — Relazioni di Francesco Foscari e Antonio Suriano ambasciatori Veneti in Firenze. (Relaz. Ambasc. Ven., tomo II e XI.)
[176]. Lettera da Genova dei 17 dicembre 1528, nella Legazione di Baldassarre Carducci; manoscritto sincrono appresso di noi. — Le stesse cose affermò il Doria al Portinari quando tornava d’Inghilterra. — Busini, Lettera X, pag. 93.
[177]. Varchi, lib. IV. — Segni, Storia, lib. II.
[178]. Lettere di Baldassarre Carducci ai Dieci, dei 17 e 23 giugno; 9 e 10 luglio.
[179]. Lettere del Carducci, 8, 2, 16, 19, 27 agosto, ultima 2 settembre da Parigi. — Guicciardini, Stor. d’Ital., lib. XVII. — Varchi. — Nerli. — Pitti.
[180]. Lettera 16 agosto e 2 settembre.
[181]. Istruzioni e Lettere agli Ambasciatori che andarono a Genova (Archiv. di Stato, e in copia presso di noi). «Nostra intenzione è di non avere a trattare cosa alcuna col Papa; ma vogliamo che Sua Maestà sia quella che ascolti e giudichi ogni nostra differenza, pensando che Ella sia venuta per conservare i popoli e non per distruggerli, come farebbe se cercasse di ridurre le città d’Italia sotto le tiranniche servitù.» (Lettera dei 26 agosto.)
[182]. Varchi. — Pitti. — Nerli. Sono da vedere ancora le Lettere dì Carlo Capello ambasciatore in Firenze. (Relaz. Ven., tomo II, pag. 214.)
[183]. Varchi, lib. IX. — Nerli, lib. IX. — Busini, Lettere. — Segni, Storia, lib. III, e Vita di Niccolò Capponi. — Ammirato, lib. XXIX.
[184]. Varchi, Storie, lib. IX e X.
[185]. Capello, Lettere dei 14 e 16 luglio, 4, 13, 17 settembre, ed altre.
[186]. Guicciardini, Stor. d’Ital., lib. XIX, cap. 6. — Varchi, lib. X.
[187]. Varchi, lib. X.
[188]. Segni, Storia. — Capello, Lettere.
[189]. Abbiamo di questa lettera, che il Portinari scrisse ai 22 di settembre, la copia nel Codice 313 appresso di noi.
[190]. Varchi, lib. X. — Lettere di Rosso Buondelmonti dal 13 al 30 settembre 1529. Vedi Appendice Nº IV.
[191]. Varchi, lib. X. — Segni, lib. III.
[192]. Il Varchi descrive minutamente come si componessero questa sorta di Pratiche, nelle quali s’intendeva raccogliere i voti liberi della intera cittadinanza fiorentina.
[193]. Capello, Lettera de’ 29 settembre, e altrove. — Varchi, lib. X. — Fine dell’Istoria d’Iacopo Pitti.
[194]. Varchi, e con altri il Paoli, il quale scriveva sul suo Priorista, in ogni bimestre, i fatti avvenuti dentro quel tempo.
[195]. Varchi, lib. IX e X. — Segni, lib. III. — Nerli, lib. IX. — Capello, Lettera 26 dicembre.
[196]. «Nè minore diligenza si usa di acquistarsi col divin culto il favore di nostro Signore Iddio, con digiuni, comunioni, processioni generalmente di ognuno e di quelli della milizia istessa; cosa certamente a questi tempi meravigliosa da udire non che da vedere, le armi congiunte con la pietà e timor di Dio. Nella terra non si sente mancamento rumore, nè disordine alcuno. Il danaro si mantiene abbondante, ed a questi giorni fu per il pubblico, tra gli altri, venduto il palazzo e podere nel quale alloggia ora il Principe, e ne fu ritrovato la valuta come si sarìa fatto nei tempi felici.» (Capello, Lettera de’ 29 ottobre.)
[197]. Busini, Lettera XIII.
[198]. Commentari nella Vita di Michelangelo Buonarroti (Vasari, tomo XII). — Nardi, Storie, lib. VIII. — Mentre era in torchio questa seconda edizione, venne in luce la Vita di Michelangelo Buonarroti, opera dell’amico nostro signor Aurelio Gotti, corredata di lettere e documenti, tra’ quali ve n’ha che risguardano a questa fuga di Michelangelo. È notabile una lettera di questi a Giovanni Battista Della Palla dove egli racconta misteriosamente di un tale che venne a esercitare sopra di lui qualcosa più della persuasione perchè egli fuggisse, giugnendo perfino a una sorta di violenza. Chi fosse l’ignoto Michelangelo non volle dire; infine aggiugne: «o Dio o il diavolo, quello che si sia stato non lo so.» Intorno a questo mistero faccia ognuno le congetture che vuole, noi dichiariamo non averne alcuna che sia probabile più d’un’altra. Questo medesimo Giovanni Battista dipoi faceva con un’altra lettera a Michelangelo grande pressa perchè egli tornasse, e gli andò incontro fino a Lucca per assicurarsi che non mutasse pensiero; scriveva in nome anche d’altri cittadini, e tale certo era il desiderio dei migliori e dei più autorevoli. — Vedi altre Lettere.
[199]. Lettere alla Signoria di Venezia, 24, 25, 29 settembre, e 6 ottobre.
[200]. Priorista del Paoli. Continuazione dei Ricordi Rinuccini; Firenze, 1840.
[201]. Capello, Lettera de’ 15 ottobre. — Varchi, lib. X. — Paoli, Priorista.
[202]. Malavolti, Storia di Siena.
[203]. Guicciardini, Stor. d’Ital., lib. LIX, cap. 6. — Paoli, ed altri.
[204]. Varchi. — Ammirato, lib. XXX.
[205]. Sassetti, Vita di Francesco Ferrucci, e Lettere di questo ai Dieci, da Prato (Archiv. Stor., tomo IV, parte 2). — Il Busini (Lettera V), dopo avere lodato molto Giovan Battista Soderini, segue a questo modo: «Nè mai Firenze ebbe sì bella coppia, com’erano egli e Marco Del Nero; ma il Soderini di più cuore. Di Giovan Battista ne nacque un ramo, che fu il Ferruccio glorioso, che quanto seppe ebbe da Giovan Battista, perchè cominciò a praticar seco quando era giovine di 15 anni, e lo seguitò sempre fuori, e fu pagatore a Napoli.» — V. Giannotti, Lettera intorno al Ferrucci (tomo I delle Opere; Firenze, 1850).
[206]. Vedi le Lettere degli 11 novembre e 13 dicembre ed altre. Nella prima narra il fatto di San Miniato così brevemente: «Ieri mattina un’ora avanti giorno si andò alla volta di San Miniato, e giunti lì, si dette l’assalto da due bande e vi si entrò. E riducendosi gli uomini della terra nella Fortezza, difendendosi gagliardamente, finalmente combattendo un pezzo, domandarono patti. I patti furono: ch’e’ dovessino rendere la terra libera e la Fortezza alla Signoria di Firenze; e io promessi loro di salvare la roba e le persone, e così si osservò.....» In altre lettere domanda che il Commissario Spagnolo preso, gli sia lasciato come suo prigione, per averne compenso ai 350 ducati che gli era costato nella guerra di Napoli il proprio suo riscatto. Altrove, a proposito della morte dell’Orsini e del Santacroce, scrive: «Alla guerra non ne nasce, nè bisogna per questo sbigottirsi; che quando i tre quarti di noi morissimo per non tornare in servitù, il quarto che resterà sarà tanto glorioso che il resto vi sarà bene speso.»
[207]. Nerli, lib. X. — Varchi, lib. XI. — Segni, lib. IV. — Busini, Lettera XVI. — Capello, Lettere 3, 12 gennaio e 9 febbraio.
[208]. Cambi. — Paoli. — Capello, Lettere. — Busini. — Varchi.
[209]. Segni, lib. III. — Ammirato, lib. XXX. — Busini, Lettere.
[210]. Nardi, lib. IX. — Busini, Lett. XVI.
[211]. Capello, Lettera, ultimo di febbraio.
[212]. Vedi intorno a questo Abbattimento una pubblicazione di Carlo Milanesi (Archivio Storico Italiano, Nuova Serie, tomo IV). E le Note del signor Passerini al Romanzo di Marietta de’ Ricci.
[213]. Essendo al Capello morto un Cavallo a lui carissimo, lo faceva seppellire nei parapetti dell’Arno, fra il Ponte delle Grazie e il Ponte Vecchio, con una iscrizione latina che ivi si legge tuttora scolpita nel marmo.
[214]. Varchi, lib. XI. — Busini, Lettere XI, XVIII.
[215]. Capello, Lettere 28 gennaio e ultimo di febbraio.
[216]. «Venant de Boullogne icy, j’ay entendu la force et la foiblesse des Fleurentins: la premiere pour avoir leur ville bien reparée, assez gens de guerre, victuailles de pain et chair sallèe pour d’icy à la fin d’aoust et davantage pour sucres pour satisfaire à leur boire; le coeur bon et resolus de maintenir leur libertè; la seconde, la puissance du Camp qu’est à leur porte, avec determinacion de n’en partir sans les avoir par force a la longue ou par composicion.» — (Lettera del Vescovo di Tarbes al re Francesco I; da Roma, aprile 1530. Archivio Storico Ital., Appendice, vol. I, pag. 473.)
[217]. «Majs le tout fut si avant debatu qu’il y vint à la fin (il Papa) et est contant que le tout ainsi se face (così almeno credeva l’Ambasciatore); dont j’ay esté aussi aise qu’il est possible, tant pour la conservacion de la ville qui est de tous pointz à vous, que pour rendre l’Italie necte de telles maniere de gens, et pour la commodité que vous aurez de faire ce qu’il vous plaira par ce moyen; car vous serez non seulement comme arbitre, may commanderez à baguette tant au principal que aux accessoires qui en peuvent deppendre.» (Lettera citata.)
[218]. «Je lui dys que je no veoys point de necessité de faire gros ne petit nombre (di Cardinali) en son endroit non voluntaire, luy disant que supplieroys Sa dicte Sainctété de n’estre mal contente si je luys en disoys mon advis, non comme vostre ambassadeur ou ministre, mays comme chrestien, prebstre et evesque, et pur consequent son subget; ce qu’il me accorda. Et lors je luy dys, que pour l’envye que j’avoys de luy faire service et que son nom feust perpetué par bienfaictz comme le lieu qu’il tient le requiert, j’avoys esté merveilleusement marry de l’entreprinse de Florence et encore plus de la continuacion, laquelle tout le monde de commune voix appelle obstinacion, et mesmes les gens de guerre qui sont au camp, les quels publiquement disent que toutes choses leur sont loysibles puis que le Chef de l’Eglise leur donne autorité de mal faire; joinct aussi que delà ne luy pouvait venir sinon despence, fascherye, melencolye, peine et ennuy. Bien luy confessoys je, qu’il pourroit tirer quatre ou cinq cens mil escuz faisant la creation surdite des dictz cardinaulx, mays qu’il falloit qu’il pensast que ce faisant il ruyneroit de tous poinctz l’Eglise; car oultre ce qu’il donneroit à parler aux lutheriens, il mectroit une si grande peste au College, que les relicques en seroient d’icy à cent ans; d’autant que ceulx qui y pretendent sont assez congneuz. Il me dit que je savoys bien que la chose de ce monde qu’il fesoit le plus envys estoit de crèer cardinaulx, encores gens de bien, pour la moltitude qu’y est, et qu’il cognoissoit que ce que luy disoys estoit toute verité, mays qu’il estoit constrainct pour son honneur de le faire. Je luy dys qu’il n’y avait honneur ny prouffit, car posé ores qu’il eust Florence, il l’auroit gastée et du tout ruynée, voyre de sorte que d’icy a vingt ans il n’en sauroit tirer ung escut, et qu’il y despendroit tout l’argent que dessus, et davantage, s’il en avoit: que estoit son estrème oncion, car ce fait il n’avoit plus aucun moyen de faire argent et seroit homme pour non estre puis après obey comme pape, ainsi par adventure vilipendé de tous les princes chrestiens et donné en proye des ses ennemys, despoilleroient l’Eglise de tout ce qu’elle a maintenant; et que je congnoissoys son sens et son coueur estre telz, que s’il se veoit là, il seroit contraint de mourir de faim et ennuy maulgré luy. Il me dist qu’il estoit contant que Florence n’eust jamais esté, et qu’il ne savoit qu’ilz y pouroient faire; et si je seroys d’advis qu’il cedast a sept ou huit des plus pouvres de la ville de Florence qui avoient conduit le peuple à consentir d’estre destrouictz, etc.» (Lettera citata.)
[219]. Malavolti, Storia di Siena.
[220]. Ferrucci, Lettere ai Dieci dai 21 ai 27 aprile.
[221]. Varchi, Storia; e Lettere del Ferrucci e del Tedaldi, dai 17 maggio ai 22 giugno, e quella pure dei 6 luglio.
[222]. Il Ferrucci nelle prime lettere mostrava fare molta stima di Piero Orlandini. Pure il suo nome è tra quelli di cittadini da provare et guadagnare a Casa Medici fin dall’anno 1519 (Archiv. Stor., tomo I, pag. 320). In quanto a Empoli, scriveva il Ferruccio a’ 21 aprile: «Qui si lascierà munito di sorte, che se la vigliaccheria non piglia gli uomini del tutto, ve ne potete rendere sicuri.» E da Volterra, a’ 26 aprile: «Nè mancherò di rimandare a Empoli una banda acciò si renda più sicuro; ancorchè si truova assettato di sorte, che le donne con le rocche lo potrien guardare.»
[223]. Varchi, Storie. — Capello, Lettere dei 11 e 20 luglio. — Ammirato, lib. XXX.
[224]. Nardi.
[225]. «Il signor Paolo viene a questa impresa molto volentieri e aiutaci in tutte le cose gagliardamente; ed è migliorato da qualche dì in qua in tutti i conti con essi noi: andiamo incatenandolo col Ferruccio per tutti i versi, e speriamo abbiano a fare buonissimo composto.» (Lettera dei Commissari di Pisa dei 21 luglio, con quelle del Ferrucci, pag. 674.)
[226]. Lettera di Ferrante Gonzaga al Marchese di Mantova suo fratello, dei 16 luglio, pubblicata con altre che seguono dal signor Eugenio Albèri; e noi le riproduciamo, con sua licenza, nell’Appendice Nº V.
[227]. Benedetto Varchi, letterato insigne, ma poco buon critico ed istorico disordinato, avendo in mente un pensiero solo, quello di mostrare Malatesta essere stato sempre traditore, scrive, contro all’evidenza della lettera del Gonzaga da lui medesimo pubblicata, l’Orange e Malatesta essersi abboccati effettivamente in segreto, dando anche ad intendere le cose tra loro discorse. Nè questo è il solo luogo del Varchi dove i fatti siano tirati oltre alla propria loro significazione, come resulta dai molti documenti certi venuti in luce ai giorni nostri.
[228]. Lettere del Gonzaga de’ 23, 25 luglio e 4 agosto. Appendice Nº V.
[229]. Varchi; Capello, Lettera 13 agosto.
[230]. Lettera ultima del Ferrucci da Pescia, 1º agosto, con poscritto del due da Calamecca. — Varchi, Storia. — Gonzaga, Lettere del 5 agosto con allegati. — Ammirato, lib. XXX.
[231]. Lünig, Codex Italiæ Diplomaticus, tomo I. — Varchi, lib. XI. — Busini, Lettere 16, 17. — Capello, Lettera de’ 13 agosto. — Nardi, Segni, Nerli, Cambi, Ammirato, lib. XXX. — Pitti, Apologia de’ Cappucci (Archiv. Stor., tom. IV, pag. 27).
[232]. Varchi, lib. IX. — Busini, Lettera 17 e Lettera 21, pag. 221.
[233]. Segni, Storia, lib. V.
[234]. Carlo Capello, Ambasciatore veneziano, lasciando Firenze, scriveva con l’ultima sua lettera dei 13 agosto: «Il signor Malatesta mi ha due fiate richiesto che io offerisca alla Serenità Vostra ad ogni servizio suo la persona sua e cinque o seimila fanti eletti. E veramente come non si può negare che non sieno gente valorose quelle che si trovano con Sua Signoria, così mi pare superfluo dire del chiarissimo valore di quella, e quanto sia accorta ed avveduta.» — Giov. Battista Vermiglioli, uomo benemerito della città sua per molti suoi studi archeologici e storici, scrisse anche una Vita di Malatesta Baglioni (Perugia, 1839). In quella si studia difenderlo a spada tratta, ma veramente nulla aggiunge a cose già note.
[235]. Varchi, lib. XII. — Abbiamo il rendiconto e il benestare delle spese passate per mano di Baccio Valori, dal principio della guerra fino alla partenza degli Spagnoli, che ammontano a ducati 553,286, soldi sette e due danari, d’oro di Camera, valutati a dieci giuli il ducato. (Giornale Storico degli Archivi ec., An. 1857, pag. 106.)
[236]. Ultima lettera del Commissario da Pisa, con poscritto dei 14 agosto, pubblicata con quelle del Ferrucci.
[237]. Busini, Lettera 17.
[238]. Segni, lib. V, e Varchi, lib. XII.
[239]. Stanno nell’Appendice dell’Archivio Storico Italiano, vol. IV. App. Ivi, nota 2, anno 1853; pubblicati dal compianto Agostino Sagredo, che vi aggiungeva una pregevole Prefazione.
[240]. Fra questi i Doni, i Cambi, i Valori e i Guadagni ch’erano ricchissimi: il castello di Feugerolles, prima posseduto dai Capponi, passò per eredità nei Conti di questo titolo. Nè occorre dire come due famosi tribuni francesi, Mirabeau e il Cardinale de Retz, fossero d’origine fiorentina.
[241]. Segni, lib. V.
[242]. Varchi, Segni.
[243]. Nerli, Commentari.
[244]. «Cupientes ejusdem Reipublicæ saluti libertati quieti et tranquillitati optime consultum esse, atque universali Italiae pacem stabilire nostramque et Romani imperii dignitatem et authoritatem, ut tenemus, conservare, ne res iterum ad popularem factionem devenire, et propterea dominium atque libertas dictæ Reipublicæ periclitari et opprimi valeat; eisdem motu, scientia, animo, consilio, et auctoritate prædictis, tenore præsentium statuimus, decernimus et declaramus, volumus et jubemus, ut deinceps perpetuis futuris temporibus magistratus dictæ reipublicæ eisdem modis et formis eligantur, disponantur et instituantur quibus ante ejectam ipsam Mediceorum familiam eligebantur atque instituebantur, utque eadem illustris ipsa Mediceorum familia et in primis illustris Alexander de Medicis Dux Civitatis Pennæ, cui nuper illustrem Margaritham filiam nostram naturalem despondimus; quamdiu vixerit, atque eo e vivis sublato, ejus filii, hæredes et successores ex suo corpore descendentes masculi, ordine primogenituræ semper servato; et illis deficientibus, qui proximior masculus ex ipsa Mediceorum famiilia erit, et sic successive usque in infinitum, jure primogenituræ servato, sit atque esse debeat dictas Reipublicæ Florentinæ gubernii, status atque regiminis caput, et sub ejus præcipua cura et protectione ipsa civitas et Respublica cum universo ejus Statu et dominio regatur, manuteneatur et conservetur, et tam ipse illustris Alexander, quam sui prædicti possint et valeant ac debeant in omnibus supradictis magistratibus qui in præsentia sunt, et pro tempore, modo quo supra, aut aliis quomodocumque disponentur, interesse, iisque præesse, ac si his qui pro tempore juxta ordinem, ut supra, dispositum præesse debebit ad singulos ipsos magistratus publicis suffragiis tamquam caput electus et designatus foret.» (Lünig, Codex Italiæ Diplomaticus, tomo I.)
[245]. Nerli, Varchi.
[246]. Abbiamo in bella copia manoscritta, fatta fare per uso proprio da Benedetto Buondelmonti, con gli altri Atti risguardanti quella mutazione anche il discorso di Palla Rucellai a Carlo V. Vedi Appendice Nº VI.
[247]. Discorsi intorno alla Riforma dello Stato di Firenze. Sono di Francesco Vettori, di Roberto Acciaiuoli, di Francesco e di Luigi Guicciardini. (Archivio Storico, tomo I.)
[248]. Vettori, ivi, pag. 738.
[249]. Vettori, (Archivio Storico, tomo I), pag. 437.
[250]. Varchi, Segni.
[251]. Nerli, pag. 261-62.
[252]. Manoscritto citato di Benedetto Buondelmonti.
[253]. Furono infino a lui 1372 Gonfalonieri, il quale ufficio mutandosi ogni due mesi a cominciare dal 1293, non mancò mai che nel solo anno del Duca d’Atene. Un solo Gonfaloniere creato a vita governò dieci anni, uno poco meno di due anni, uno otto mesi, e un altro sette.
[254]. Varchi, lib. XII. — Segni, lib. V. — Nerli, lib. XI. — Ammirato, lib. XXXI. — Il capitano Enrico Napier della regia marina inglese lasciava una Storia della città di Firenze sino ai giorni nostri, in sei grossi volumi in-8º; Londra 1846. Deliberò scriverla perchè a lui parve di non avere altro modo a reggere la vita, dopo perduto in poche ore di cholèra, in una villa qui presso Firenze, una moglie fiorente di bellezza straordinaria e di salute, madre di tre bambini, se io non erro. Rimasto più anni in quella medesima villa, mantenne il proposito con la costanza che è dote propria di quella nazione, usando nella composizione del libro una incredibile diligenza. Ne usciva un’opera forse troppo voluminosa per gli Inglesi e anche se vuolsi per gli Italiani. Ma per l’Autore tutto il fine stava nel tempo lungo, finchè egli si fosse con l’abitudine indurito a tanta miseria.
[255]. Pitti.
[256]. Questo e gli altri consimili ricordi, in fine delle lettere, vengono, naturalmente, dalle copie, e gli abbiamo conservati.
[257]. Anche questa e tutte le altre hanno fuori l’indirizzo Magnificis Dominis dominis Decemviris etc., come la precedente.
[258]. Così il MS., dove senza dubbio manca lo crederìa o altra parola equivalente.
[259]. Quest’aggiunta è nella copia, dove altresì la data è 30 e non 29 di settembre.
[260]. Questo vuoto è nel Codice Strozziano.
[261]. Questi allegati erano forse lettere intercette, o direttamente scritte a qualcheduno del Campo.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.