SOMMARI DEL TOMO TERZO.

Libro Sesto.
Capitolo I. — Impresa di Carlo VIII in Italia. — Ribellione di Pisa, cacciata de’ Medici. [An. 1492-1495.]. [Pag. 1]
Grande mutazione di cose avvenuta nel mondo in quell’anno 1492. — Natura e governo di Piero dei Medici. — Alessandro VI creato papa. — Primi accenni dello scomporsi l’equilibrio che era tra’ principi italiani. — Lodovico Sforza, che governava Milano, chiama in Italia Carlo VIII re di Francia. — Apparecchi di questo Re; esercito raccolto da lui in Lione. — Suoi ambasciatori a Firenze; ambasciate in Francia dei Fiorentini. — Morte in Napoli di Ferrando. — Apparecchi d’Alfonso per la difesa del Regno. Carlo giunge in Asti ai 9 settembre 1494. — Paragone tra le armi francesi e le italiane. — Carlo in Pavia visita l’infermo Giovanni Galeazzo duca di Milano, cugino suo. Isabella di Aragona. Morte improvvisa di Giovanni Galeazzo mentre Carlo giungeva in Piacenza. — Questi entra in Toscana come nemico. Piero de’ Medici, andato segretamente al Re in Pontremoli, gli cede il dominio di Sarzana e d’altri castelli. Tumulto in Firenze; ambasceria al Re. — Piero de’ Medici in quel mentre tornato in Firenze è impedito d’entrare in Palagio. Fuggono egli e i suoi due fratelli. La Casa Medici va a sacco. — Carlo in Pisa, alle preghiere dei Pisani dona ad essi la libertà. — Muovendo verso Firenze, si ferma a Signa. Dopo alcuni giorni fa ingresso solenne nella città armato con la lancia sulla coscia. — Negoziati: rumori di popolo; infine è stretto un accordo per cui rimase libera. Piero Capponi. — Carlo entra in Roma: il Papa si chiude in Castel Sant’Angelo, poi fa lega col Re: questi procede senza ostacoli fino a Napoli, dove entra ai 21 di febbraio 1495. — Alfonso cede il regno al figlio Ferdinando e fugge in Sicilia: il giovane Re si pone in salvo con la sua famiglia nell’isola d’Ischia. — Incuria e malgoverno dei Francesi in Napoli. — Una lega possente di Principi si forma contro essi. — Carlo dopo tre mesi parte da Napoli con la maggior parte delle sue forze. — Traversa la Toscana, trattenendo con parole ambigue i Fiorentini e i Pisani. Questi per ogni modo attendono a munirsi. — Battaglia del Taro, dove i Francesi si aprono il passo a traverso l’esercito unito dei Veneziani e dello Sforza. Assediano lungamente Novara; il Re, fatta pace con lo Sforza, torna in Francia. — Insurrezione generale dei Napoletani. Un’armata veneta scende in Puglia. Ferdinando passa in Calabria, avendo seco Consalvo di Cordova sopraggiunto con poca forza di Spagnuoli. — Ributtato il Re si presenta in Napoli, donde il popolo armato caccia i Francesi. — Grossa guerra in Puglia e in Basilicata; vittoria di Consalvo; le ultime reliquie dei Francesi ottengono tornare in Francia.
Capitolo II. — Nuova forma di Repubblica. — Fra Girolamo Savonarola. [An. 1495-1498.] [23]
Lo Stato da principio torna qual’era avanti i Medici. L’elezione agli uffici data per un anno a venti Accoppiatori. — Nuova forma di Governo. La sovranità risedesse in un Consiglio di mille le cui famiglie avessero seduto nei tre maggiori uffici. Da questi uscisse un Senato di quaranta, per l’esame delle Provvisioni vinte dai Signori e Collegi, che poi andassero al Consiglio Grande. — Fra Girolamo Savonarola ferrarese. Autorità somma da lui acquistata con le predicazioni: suo zelo acceso per la forma dei costumi e contro ai vizi del clero; sua indole popolare. — Qualità della sua predicazione: la previdenza dei gastighi in lui era fede. — Sua vita precedente. Forti studi introdotti nel suo Convento insieme a una scuola di pittura. Suoi scritti filosofici e sue poesie. — All’appressarsi di Carlo VIII annunzia i flagelli. — Fin dove s’ingerisse in cose civili. — Come il popolo si esaltasse alle predicazioni del Frate: pigliò Firenze aspetto d’una città penitente: arsioni in Piazza di cose oscene e di strumenti di giuoco. — Favore ai Pisani non che dei Francesi, di molti in Italia. — Nella guerra contro Pisa muore Piero Capponi. — Massimiliano imperatore scende in Maremma, assedia Livorno, poi torna in Germania. — Edificazione di una sala per il Gran Consiglio: divisioni in seno di questo. — Piero de’ Medici con soldati Veneziani s’accosta a Firenze, ma tosto poi se ne ritira. — Cinque cittadini sospettati di congiura pei Medici sono dannati a morte; è negato ad essi l’appello al Consiglio generale. — Il Savonarola in tutto questo si tacque. Non era più il capo effettivo della sua Parte, venuta in mano ai politici: Francesco Valori. — Il Frate ebbe veementi passioni civili, ma era sempre frate. Inalzato dal grande seguito ch’egli aveva, passò dalle minaccie dell’ira di Dio alle affermazioni di profeta. — Avea devoti e partigiani, ma non aveva una parte da sè ordinata e che egli guidasse a un fine pratico e pensato. — Fra Girolamo è chiamato in Roma dal Papa. La Signoria di Firenze s’interpone, ma ingrossano i nemici contro lui: tumulti alle sue prediche. Infine ai 22 giugno 1497 è pubblicata una scomunica non contro alle dottrine sue ma contro lui per disubbidienza. — La Signoria era amica a lui, devoti i Piagnoni, nemicissimi i Compagnacci e gli Arrabbiati. — Fra Girolamo si astiene dal predicare, poi ricomincia nei primi del 98; il che fu occasione di gravi tumulti. — Il Papa ne chiede la consegna, minacciando l’interdetto sulla città; in questa incerti i Consigli. — Ultima predica di commiato. — Nelle precedenti aveva messo innanzi l’idea di un Concilio, ma non fece pratiche per esso. — Il convento di San Marco e il Clero in Firenze. — Fra Domenico da Pescia, predicando, offre la prova del fuoco; un Francescano accetta la sfida. La Signoria favorisce quell’esperimento, per il quale assegna il giorno settimo d’aprile. — Grande e solenne apparato in Piazza. Contegno provocatore del frati. Vertenze e difficoltà sul modo di fare la prova. Tumulto in Piazza; una grande pioggia costringe tutti a tornare a casa. — Il giorno seguente la città in arme: i Piagnoni percossi o insultati; i più arditi si raccolgono armati in Convento, che viene assalito e infine sforzato non senza uccisioni. La Signoria fa da’ suoi mazzieri porre le mani addosso a Fra Girolamo e a Fra Domenico, i quali sono condotti nelle carceri del Palagio. — Francesco Valori ucciso per via. — Fra Silvestro terzo carcerato: la Signoria nega consegnarli al Papa. Elegge una Commissione d’esaminatori tra’ più avversi ai frati. — Atti e modi del processo. — Fra Girolamo, non reggendo alla tortura, confessa cose che indi subito contradice; la reputazione di lui è abbattuta. — Nuovo esame e nuovi martori: Atti del processo falsificati. — Esami di Fra Domenico e di Fra Silvestro e di altri. — Lettera dei frati di San Marco al Papa. — La Signoria accetta che mandasse questi in Firenze due Commissari a rinnovare il processo. — Meditazioni del Savonarola scritte in carcere e pubblicate subito dopo. — Nuovo esame fatto dai Commissari, i quali cercano per via di tormenti se il Savonarola avesse aderenti alla proposta del Concilio, ma nulla si trova. — Il giorno dopo esce la condanna dei tre Frati a essere impiccati e poi arsi. — La sentenza si eseguisce sulla Piazza ai 23 maggio 1498, presente una grande e varia moltitudine: le ceneri gettate in Arno. — Vittoria in Firenze della parte più mondana, che si scatena contro al Frate. Prime impressioni sul conto suo, poi grandi testimonianze che a lui fecero i più gravi uomini. Dalla scuola del Savonarola uscivano quelli che poi difesero la libertà o la piansero. — Culto del Frate continuato nei conventi Domenicani. — Cercò la riforma, ma dentro al sono della Chiesa.
Capitolo III. — Guerra di Pisa. — I Francesi a Milano, gli Spagnoli a Napoli — Il Duca Valentino. — Piero Soderini Gonfaloniere a vita. [An. 1498-1503.]. [63]
Lega tra ’l Papa e Luigi XII nuovo re di Francia. Il Duca Valentino. — Disegni dei Veneziani sopra Pisa, oppugnati da Lodovico il Moro. — Piero dei Medici in Casentino: assalti a Pisa: sospetti contro a Paolo Vitelli Capitano dei Fiorentini; questi è imprigionato, poi messo a morte. — [1499]. Luigi XII in Milano; Lodovico Sforza fugge in Allemagna, poi torna indietro e i Francesi si chiudono in Novara. [1500]. Lo Sforza tradito dagli Svizzeri, va prigioniero a finire la vita in Francia. — Soldati francesi chiamati dai Fiorentini, parteggiano co’ Pisani. — Il Valentino con l’aiuto dei Francesi conquista la Romagna della quale è dal Papa creato Duca: entrato in Toscana, si pone presso a Firenze; quivi il Governo è senza forza; stragi in Pistoia. — Piero de’ Medici seguita il Borgia, che si fa dare segretamente la signoria di Pisa, poi tratta co’ Fiorentini, e andando a Roma investe Piombino. — Federigo d’Aragona, nuovo re in Napoli. Trattato segreto tra Ferdinando di Spagna e Luigi XII per la divisione di quel Reame. Consalvo di Cordova ne piglia possesso in nome di Spagna. Federigo si rifugia in Francia. — Piero de’ Medici in Arezzo, recuperata poi dalla Repubblica di Firenze con l’aiuto del re Luigi. — Il Valentino soggioga le Marche, poi viene a porsi in Imola. I condottieri che seguivano il Valentino, si erano dichiarati contro lui; poi si conciliano seco, ed egli venuto sotto Sinigaglia, con inganno gli fa pigliare, 31 dicembre 1502. Orsini e altri strangolati o ritenuti; il Borgia torna in Roma, dopo aver sottomesso Città di Castello e Perugia. — La guerra si rompe tra Spagnoli e Francesi. Consalvo si chiude in Barletta; disfida tra’ cavalieri francesi e italiani, questi rimanendo superiori. — Consalvo, ottenuta grande vittoria alla Cerignola, entra in Napoli a’ 14 di maggio 1503. — Consiglio Grande, sua composizione; popolarmente bene accetto. Difetto d’uomini nei quali fossero scienza e tradizioni, e che intendessero le cose di fuori. Le scelte agli uffici cadevano sopra gli uomini più mediocri. — Infine consentono a una riforma, purchè non si andasse a un governo stretto e che il Consiglio Grande si mantenesse. — Proposta di fare un Gonfaloniere a vita, che viene approvata, ma negato mettergli intorno un Consiglio stretto. È commessa l’elezione della persona al Gran Consiglio, dove intervennero più di duemila cittadini. Fu quivi eletto Piero Soderini, ch’entrò in ufficio il 1º novembre 1502. Sue qualità e sua natura. — Il giorno stesso cessò l’ufficio del Potestà, essendo a quello sostituita una Ruota di cinque Giudici forestieri.
Capitolo IV. — Giulio II. — Riacquisto di Pisa. — Grande Lega contro a’ Veneziani. — Guerre in Italia; ritorno de’ Medici in Firenze. [An. 1503-1512.] [94]
Morte d’Alessandro VI; tumulti in Roma. — Il Valentino raccolto in Napoli da Consalvo, indi prigione in Ispagna, d’onde fuggito, muore combattendo pe’ suoi parenti re di Navarra. — [1503]. Giulio II. — Nuovo esercito francese al Garigliano, distrutto per opera di Consalvo. Morte di Piero dei Medici. — Guerra di Pisa; costanza dei Pisani. Disegni di vari Principi sopra Pisa. L’Alviano per proprio suo conto muovendo al soccorso di Pisa, è vinto alla torre di San Vincenzio in Maremma. Assalto a Pisa, ributtato. — Governo di Piero Soderini. Milizie paesane in tutto lo Stato di Firenze, create per consiglio e con l’opera di Niccolò Machiavelli: loro buoni ordini. — [1506]. Giulio II venuto a Perugia, toglie ai Baglioni la signoria di quella città; va in Urbino, poi entra in Bologna con l’aiuto dei Francesi, ordina il governo di questa città; poi torna a Roma. — Ferdinando il Cattolico viene a Napoli, poi s’abbocca in Savona con Luigi XII; questi recupera Genova, che gli si era ribellata. — Massimiliano imperatore muove guerra ai Veneziani, nella quale perde gli Stati limitrofi all’Adriatico. — [Dicembre 1508]. Lega di Cambray, già preparata in Savona: Spagna, Francia e Germania si uniscono alla distruzione della Repubblica di Venezia; il Papa entra di mala voglia in quella Lega. — I Fiorentini stringono Pisa; vari trattati, dopo i quali i Fiorentini entrano in Pisa [9 giugno 1509]. — Rotta dei Veneziani alla Ghiaradadda; assedio di Padova; Massimiliano si ritira a Verona. — Conferma per danaro i privilegi alla Repubblica di Firenze. — Il Papa si distacca dalla Lega: viene di persona all’assedio della Mirandola e assolda Svizzeri. Spagnoli in Italia contro Francia. — Il re Luigi promuove un Concilio contro a Papa Giulio; il Soderini concede radunarlo in Pisa, dove pochi intervengono. — Nuovo esercito francese in Italia con Gastone di Foix: ribellione e stragi di Brescia: battaglia di Ravenna, dove muore il Foix vincitore [aprile 1512]. — Ma in breve essendo scesi altri Svizzeri, i Francesi sono cacciati d’Italia; gli Sforza tornano a Milano. — Un Congresso tenuto in Mantova delibera la restituzione dei Medici in Firenze. — Il cardinale Giovanni de’ Medici, e suoi accorgimenti. Stato della città. Bernardo Rucellai. — Filippo Strozzi seniore, suo palazzo. Filippo suo figlio prende in moglie Clarice nata da Piero dei Medici. La Quarantía. — Il vicerè Cardona, entrato con gli Spagnoli in Toscana, intima ai Fiorentini la mutazione dello Stato. Sincero contegno del gonfaloniere Soderini: sollevamento degli animi in Firenze. — Saccheggio di Prato, cittadini prigioni e venduti [29 agosto 1512]. — Terrore in Firenze. Il Gonfaloniere deposto dal magistrato, quindi accompagnato fino al porto di Ancona, d’onde egli passa in Ragusi. — Il Cardinale si ferma in Campi. Gli Spagnoli abbandonano la Toscana. Gian Battista Ridolfi Gonfaloniere. Il Cardinale e Giuliano tornano alle loro case devastate. Chiamano con la forza dei soldati una Balía, per la quale mutato il Governo, è abolito il Gran Consiglio. — Debolezza del governo dei Medici e male contentezze; inimicizia contro ai Medici dei seguaci del Savonarola. — Cospirazione di Pietro Paolo Boscoli e di Agostino Capponi contro alla vita del Cardinale: ultime ore del Boscoli narrate da Luca della Robbia.
Capitolo V. — Pontificato di Leone X. [An. 1513-1521.] [127]
Morte di Giulio II. Leone X fatto Papa [11 marzo 1513]; allegrezze, magnificenze. — Nature di Giulio II e di Leone X. — In Firenze tutti gli animi si volgono al nuovo Papa. — Famiglia dei Medici, governo della città e vari umori del popolo. — Giulio dei Medici; il Cardinale da Bibbiena. — I Francesi avendo la peggio in Lombardia, Venezia ed il Papa ad essi si accostano; pericoli e fermezza dei Veneziani. — [1º gennaio 1515] morte di Luigi XII. Francesco I, giovane re, entra in Italia, distrugge le bande Svizzere a Marignano, ed acquista la signoria di Milano. — Trattato di Leone X con Francesco I. — Leone X in Firenze. Congresso e Concordato di Bologna. — Morte di Giuliano dei Medici. Leone X priva del ducato d’Urbino Francesco Maria della Rovere, e ne fa la conquista in nome del suo nipote Lorenzo [1516]. — Morto Ferdinando di Aragona, il nipote Carlo diviene re di tutte le Spagne. — Venezia, riavuto l’intero stato di Terraferma si mette in pace. — Francesco Maria cerca di ripigliare lo Stato: guerra d’otto mesi, dopo la quale il Della Rovere abbandona e cede il ducato. — Pensieri d’alcuni Cardinali per uccidere Leone X. Il Papa fa in un sol giorno promozione di 31 Cardinali. — Cerca spogliare il Duca di Ferrara. Chiamato in Roma Paolo Baglioni, lo fa morire. — Contegno principesco di Lorenzo de’ Medici in Firenze: nuovi costumi e abiti cortigiani. Il Duca, da un pezzo infermo, muore [4 maggio 1519]: pochi giorni prima gli era nata Caterina che fu regina di Francia. — Il cardinale Giulio dei Medici viene a reggere lo Stato in Firenze. — Carlo V eletto Imperatore [28 giugno 1519]. — Negoziati vari del Papa con Francia e Spagna. — Lega tra ’l Papa e l’Imperatore [1521]. — Grande guerra in Lombardia: l’esercito della Lega entra in Milano. — Morte di Leone X [1º dicembre 1521].
Capitolo VI. — Firenze sotto il governo del cardinale Giulio de’ Medici, poi Clemente VII. — Battaglia di Pavia. — Sacco di Roma. [An. 1521-1527.]. [152]
Elezione di Adriano VI. — Francesco Maria della Rovere racquista lo Stato: movimenti di guerra nel Senese. — Governo del cardinale Giulio dei Medici in Firenze. Pareri scritti per una riforma dello Stato. — Orti Oricellari: congiura per la quale un Diacceto e alcuni altri sono decapitati, fuggendo il poeta Luigi Alamanni. — In Lombardia gli Svizzeri, che andavano co’ Francesi, sono sconfitti alla Bicocca; Lautrech abbandona la Lombardia: Prospero Colonna entra in Genova con gli Spagnoli, che vi danno il sacco. — Adriano giunge in Roma dove, uomo semplice e severo, è male accetto. — Prepotenze spagnole in Italia. — Disegno di Francesco I interrotto per il tradimento del Borbone. — Adriano stringe lega con Carlo V: muore, [1523]. — [19 novembre] Giulio dei Medici è fatto Papa col nome di Clemente VII. — Stato della città di Firenze: ondeggia tra i Medici e la libertà. Cauto procedere di Clemente. Iacopo Salviati, Filippo Strozzi. Giovanni dell’altro ramo della Casa Medici, già chiaro nelle armi. — Ma la successione della famiglia si riduce nei due bastardi Ippolito e Alessandro: da principio Ippolito è messo innanzi per il governo di Firenze. Il cardinale Silvio Passerini governatore per il Papa. — Carlo V dalla Spagna governa e dirige le cose d’Italia; suoi Generali. — Malo stato della Lombardia. — Guerra in Provenza, fallita. Francesco I scende in Lombardia. — Antonio da Leyva si chiude in Pavia dal Re assediata. Battaglia di Pavia, dove il re Francesco è fatto prigione [24 febbraio 1525]. — Irresolutezze di Clemente. Fra Niccolò Schomberg arcivescovo di Capua. I Fiorentini tutti francesi. — Francesco I condotto in Ispagna, stipula un trattato per cui torna in libertà [18 marzo 1526]. — Sottili disegni del Morone per la liberazione d’Italia: morte del Pescara. Il Morone va con gli Imperiali. — Lega di Cognac. Giovanni Medici dalle Bande Nere. Francesco Guicciardini. — Il Papa mette in difesa Firenze; è tradito dal Moncada e dai Colonna, i quali invadono e saccheggiano il palazzo stesso di San Pietro; il Papa in Castel Sant’Angelo fa un trattato con gli Spagnoli, subito violato. — Morte di Giovanni delle Bande Nere. — I Lanzichenecchi varcano il Po: gli Spagnoli si uniscono a loro. Dubbia fede di Francesco Maria della Rovere: consigli del luogotenente Guicciardini. — Volteggiamenti del Papa. L’esercito del Borbone entra in Toscana e quindi avanza fino ai prati di Roma. — Combattimento in Trastevere con la morte del Borbone. Sacco di Roma [6 maggio 1527]: Clemente prigioniero in Castel Sant’Angelo.
Capitolo VII. — Niccolò Machiavelli. — Francesco Guicciardini — Michelangelo Buonarroti. Descrizione della Città e Stato di Firenze. [183]
Capitolo VIII. — Cacciata de’ Medici e Governo popolare. — Carlo V in Italia e suo accordo col Papa. [An. 1527-1529.] [208]
Mala disposizione contro alla Casa Medici dei maggiori tra gli Ottimati. — In Firenze i giovani chiedono le armi; quindi all’appressarsi dei due eserciti la città insorge e si dichiara contro ai Medici. Ma essendovi entrati i Capitani della Lega, si fa un compromesso. — Pel caso di Roma i moti crescono in Firenze. Filippo Strozzi e madonna Clarice sua moglie. I due giovani Medici obbligati a partirsi di Firenze. — I popolani armati impongono la riapertura del Consiglio Grande e un Governo com’era nel dodici. — Niccolò Capponi eletto Gonfaloniere per tredici mesi. — La città è divisa tra chi voleva e chi non voleva romperla affatto co’ Medici. — Evasione del Papa. — Feste in Firenze. Rigori contro ai partigiani dei Medici; guardia di giovani al Palagio. — [1528]. Distruzione dell’esercito francese sotto Napoli: finiscono le Bande Nere, che erano al soldo dei Fiorentini. — Andrea Doria, fattosi amico a Carlo V, costituisce in Genova una forma nuova di governo. — I Francesi dopo altre sconfitte abbandonano anche la Lombardia. — Istituzione in Firenze d’una milizia per cui si danno le armi in mano al popolo. Solennità; orazioni che furono recitate. — Sedizione dei giovani che avevano preso la guardia del Palagio. Condanna di Iacopo Alamanni e sua decapitazione. — Ingrossa la parte avversa al Capponi. — Ippolito dei Medici è fatto Cardinale. — Pratiche di Clemente per fare tornare i suoi in Firenze come semplici cittadini. Il Gonfaloniere ascolta queste pratiche. — Una lettera caduta di mano a lui è occasione a destituirlo dal magistrato e farlo mettere in accusa. Viene assoluto in quel giudizio, e torna a casa onorato. Francesco Carducci eletto in sua vece. — Pratiche di pace tra ’l Papa e Cesare. In Firenze i più esperti consigliavano accostarsi a questo. Andrea Doria ne faceva formale proposta e mandava qui a tal fine, ma inutilmente, Luigi Alamanni. — Trattato di Barcellona, pel quale il Papa e Cesare si obbligano a rimettere i Medici in Firenze. — Pace di Cambray: Francesco I promette l’abbandono dei suoi alleati, intanto che egli e la Corte addormentavano l’ambasciatore Baldassarre Carducci di vane promesse. — Moti diversi degli animi in Firenze. — Carlo V a Genova [12 agosto 1529]: nuovo assetto allora dato da lui all’Italia. — Quattro ambasciatori mandati a Cesare, dal quale sono rinviati al Papa. I quattro sono divisi tra loro. È ad essi vietato seguirlo in Piacenza. — L’ambasceria si discioglie, e Niccolò Capponi muore in Castelnuovo di Garfagnana.
Capitolo IX. — Apparecchi di guerra e negoziati. — Stato della Città. — Primi sei mesi dell’Assedio. [An. 1529-1530.] [238]
Carlo V fa muovere contro Firenze il Principe d’Orange; come si componesse l’esercito da lui condotto. — Alfonso da Este abbandona i Fiorentini, ai quali Venezia ricusa mandare aiuto di soldati. — Clemente invia contro Perugia il Principe d’Orange. — Malatesta Baglioni soccorso dai Fiorentini, si accorda col Papa di loro consentimento. — L’Orange [14 settembre] assale Cortona che resiste, poi s’arrende. — Castiglione Fiorentino saccheggiato. — I nemici investono Arezzo, di dove il Commissario fiorentino si ritira. — L’Orange pone il campo a Figline, e intanto fa dai suoi occupare il Casentino. — In Firenze si delibera mandare al Papa quattro ambasciatori: andò innanzi agli altri Pier Francesco Portinari a fare istanza perchè il Papa fermasse l’esercito: parole del Papa che invia l’Arcivescovo di Capua. — Questi giunto in Firenze, non vi è ascoltato. Mandano all’Orange ambasciatori. I tre che raggiungono in Roma il Portinari trovano il Papa sulla partenza: sono ascoltati da lui in Cesena, ed hanno risposte che in Firenze non sono accolte. — Il Gonfaloniere aveva chiamato una Pratica generale dove da tutti i Gonfaloni, eccetto uno solo, viene deliberata la resistenza. — Fautori dei Medici fuggiti e banditi o ritenuti o condannati. Arsioni delle loro ville. — Arsioni e guastamenti per decreto pubblico degli edifizi e giardini a un miglio dalla città. — Fortificazioni alla città. Fanti assoldati e milizie cittadine; Malatesta Baglioni e Stefano Colonna. Balzelli, vendita di beni. — Fuga e poi ritorno di Michelangelo Buonarroti che dirigeva le fortificazioni. — Stato degli animi in Firenze. — Devastazione del Val d’Arno. Lucrezia Mazzanti. L’Orange si conduce fino ad un miglio dalla città [14 settembre]. — Descrizione del campo dei Fiorentini. — Descrizione del campo degli assedianti, Italiani, Tedeschi e Spagnoli. — Malatesta disfida i nemici: questi la notte degli 11 novembre danno l’assalto alla città, che si difende popolarmente. — Gli assediati assalgono il campo nemico, da cui si ritraggono onoratamente. — Morte di Mario Orsini e di Giorgio Santa Croce. — Un nuovo esercito scende di Lombardia: la città chiusa da ogni parte; perdita di Signa, di Pistoia e d’altri luoghi. — Francesco Ferrucci Commissario d’Empoli, ripiglia Castel Fiorentino, assale ed espugna San Miniato; distrugge una banda di Spagnoli presso Palaia. — Francesco Carducci esce di Gonfaloniere, a cui succede Raffaello Girolami [1º gennaio 1530]. — Il Gonfaloniere, convocato un grande Consiglio, lo interroga circa al mandare ambasciatori al Papa; il che fu approvato, ma poi annullano il voto e mettono condizioni che sono respinte duramente. — Leggi spietate per fare danari sopra i beni dei ribelli; ori e argenti dei luoghi sacri mandati alla Zecca. — Predicatori popolari che promettevano liberazione: Fra Benedetto da Foiano. — Caterina dei Medici: disegni attribuiti al Principe d’Orange. — Malatesta Baglioni fatto Capitano generale. Suo concetto sopra i pericoli dell’impresa; di qual sorta fosse il suo intendersi con Clemente. Propositi forti delle milizie cittadine. Scaramuccie continue, disfide. — Combattimento particolare con la morte di Lodovico Martelli. — Carlo Capello ambasciatore veneziano. — Valore di Lorenzo Carnesecchi nella difesa della Romagna. — Proposte vane di Francia; pensieri del Vescovo di Tarbes Oratore francese a Roma: parole di Clemente e suo infelice stato dell’animo.
Capitolo X. — Impresa di Francesco Ferrucci e sua morte. — La Città si rende a patti. [Dall’aprile all’agosto 1530.] [277]
Il territorio della Repubblica per grandissima parte occupato dai nemici. Francesco Ferrucci da Empoli sostiene la guerra nelle provincie circostanti. — Ribellione di Volterra. — Il Ferrucci, rinforzato di genti, assale Volterra, che dopo fiera battaglia nelle strade si dà a discrezione. — Fabbrizio Maramaldo, entrato nei borghi di Volterra, vi si fortifica. Il Marchese del Vasto, venuto dal campo sotto Firenze, assalta Volterra, dalla quale è cacciato indietro dopo replicati combattimenti. — Perdita d’Empoli per assalti e tradimenti. — Malatesta in persona fa una mossa contro al campo Imperiale. — Assalto notturno e sanguinoso di Stefano Colonna contro al quartiere degli Imperiali a Sant’Iacopo in Polverosa. Penuria di viveri e di danaro. — Milizie accresciute, disegni temerari, male intelligenze con Malatesta. — Il Ferrucci muove da Volterra. S’ammala in Pisa, indi procede fino a Pescia d’onde per la via dei monti aveva disegno scendere al soccorso di Firenze. — Pratiche di Malatesta con l’Orange. — Deliberazione del Grande Consiglio di dare l’assalto; al che Malatesta e il Colonna si oppongono. — Intelligenze del Malatesta con l’Orange: la Signoria invia sul campo Bernardo da Castiglione, che torna avendo rotta ogni pratica. — In città i soldati in arme, la gioventù in arme. — Grande mossa dell’Orange contro al Ferrucci: si scontrano in Gavinana. [3 agosto]; battaglia lunga e diversa, morte del Principe. Sopraggiunge il Maramaldo, dal quale è preso e ucciso il Ferrucci. — In Firenze altri chiedono armi, altri s’accostano a Malatesta. Egli e il Colonna mandano a fare accordo col Gonzaga. Zanobi Bartolini. Baccio Valori. Bozza di Capitoli. — Malatesta propone si accettino; la Signoria manda invece licenza a lui ed al Colonna. Malatesta ferisce un Niccolini che gliela aveva recata, e minaccia di fare entrare i nemici. — Quattrocento giovani e ricchi e uomini di più sorte si radunano nella piazza di Santo Spirito, facendo dire alla Signoria che non riconoscono più altri che Malatesta. — La Signoria manda al campo quattro ambasciatori per capitolare. Pochi in arme si raccolgono intorno al Palazzo. — Articoli della Capitolazione [12 agosto].
Capitolo XI. — Fine della Repubblica. [An. 1530-1532.] Firenze dopo la Repubblica [301]
Entrano i soldati: Malatesta padrone della città: balzelli, carestia e morti per tutto lo Stato. — Parlamento in Piazza, guardata dai soldati; Baccio Valori fa eleggere una Balía, per cui rimangono con nuovi uomini le antiche forme. — Avarizia dei Capitani dell’esercito, che non lasciano entrare i viveri; fame, timori e nuovi carichi sulla parte vinta. — Grande zuffa degli Italiani del campo contro agli Spagnoli ed ai Tedeschi: partenza di tutto l’esercito. — Malatesta, dopo qualche difficoltà col Papa, torna a Perugia e indi muore. — Ritorno degli usciti. Condanne a morte, e in grandissimo numero a confine. I beni dati al Fisco; restituiti ai proprietari i già tolti e le vendite annullate; riduzione dei frutti del Monte. — Colonie d’esuli a Venezia e sul fiume Rodano. — Stato miserabile della Toscana: le città e le minori terre bene inclinate verso i Medici. — Baccio Valori Governatore in Firenze. — Non bene contenti i grandi amici e i parenti di Casa Medici. — Il Cardinale Ippolito. — Ambasceria e discorso di Palla Rucellai a Carlo V. La Balía conferisce al Duca Alessandro un alto grado in Firenze. — Lodo pronunziato dall’Imperatore, che istituisce capo della Repubblica di Firenze il Duca Alessandro, al quale aveva sposata Margherita sua figlia naturale. Questi al suo giungere riceve l’investitura solenne per mano di Antonio Muscettola, e riceve il giuramento dei Magistrati [6 luglio 1531]. — Pareri presentati al Papa circa il governo di Firenze. — Ricerca delle armi per tutte le case. — Condanne ad arbitrio; terrore; sevizie d’un Bargello. — Filippo Strozzi promotore presso Clemente di un governo assoluto e del fabbricare in Firenze una fortezza. Clemente risoluto fare da sè, manda Filippo dei Nerli in Firenze: parole del Papa. — Comandi del Papa comunicati in Firenze all’Arcivescovo di Capua ed ai principali cittadini. — Nuova forma dello Stato, dove il principe era tutto. — [1º maggio 1532]. L’ultimo Gonfaloniere esce di Palazzo: Alessandro dei Medici ne piglia il possesso come Duca della Repubblica fiorentina: cominciò allora il Principato. — Firenze dopo la Repubblica.
Appendice di Documenti.
I. Lettera dei Dieci di Balìa a Guidantonio Vespucci e Pier Capponi oratori presso il Re di Francia, dei 7 maggio 1494. [343]
II. Litteræ Credititiæ et Mandata quinque Oratorum, fratris Hieronymi de Savonarola predicatoris, Tanai Neroli, Pandolfi Rucellarii, Petri Caponii et Ioannis Cavalcantis, deliberata die V novembris MCCCCLXXXXIIII. — Carolo Regi Gallorum. Mandata quinque Oratorum ad Carolum Regem Francorum [346]
III. Trattato segreto di Confederazione tra Leone X e Carlo V, de’ 17 gennaio 1519.
Capitoli segreti tra Leone X e Francesco I, de’ 20 gennaio 1519 [348]
IV. Quindici lettere di Rosso Buondelmonti e compagni, oratori presso al Principe d’Orange; dal 13 al 30 settembre 1529 [361]
V. Cinque lettere di Ferrante Gonzaga al Marchese di Mantova suo fratello, date dal Campo Cesareo sotto Firenze; dal dì 16 luglio al 4 agosto 1530. [377]
VI. Orazione di Palla Rucellaio recitata nel cospetto di Carlo V imperatore per nome dell’Eccelsa Repubblica Fiorentina [385]
Tavola dei nomi e delle materie [389]

STORIA DELLA REPUBBLICA DI FIRENZE.