I.

L'atta troll, immaginato in Cauteretz, piccolo borgo de'Pirenei, nel 1841, nella stagione delle bagnature, fu buttato giú in una prima composizione sul finire di quell'autunno, e nel 1842 pubblicato a pezzi in un periodico tedesco che s'intitolava Il mondo elegante. «Ma in generale i poemi epici—scriveva il Heine al suo editore Campe—han da essere rifusi piú d'una volta: quante volte rimutò il suo l'Ariosto! quante il Tasso! Il poeta alla fine è un uomo, e i migliori pensieri gli vengono dopo il fatto.[3]» E cosí, pensatoci su ancora qualche anno fra i dolori d'una lunga malattia agli occhi e i fastidii d'una questione d'interessi con parenti, Enrico Heine, sol nell'autunno del '46, molte cose aggiunte, altre mutate, finí la piú fantastica e insieme la piú serenamente aristofanea satira che egli mai scrivesse e che la poesia germanica vanti.

L'autore stesso, nella prefazione che va innanzi al poema, narrò, con quella intima e splendida arguzia che è tutta sua, le circostanze fra le quali l'Atta Troll venne su, e anche rivelò i suoi intendimenti e le mire. Le ragioni storiche e politiche, le piú peregrine notizie, i piú sicuri schiarimenti su le allusioni personali, gli ha dati Carlo Hillebrand nella lettera al traduttore e nelle note che adornano preziosamente questa edizione. E già esso traduttore aveva pubblicato in un fascicolo della Nuova Antologia dello scorso anno un accurato studio su l'Atta Troll e sul genio satirico del Heine. Dopo ciò una mia prefazione è da vero inutile. Ma la prefazione di un terzo qualunque a un libro non suo può ella essere mai altro che inutile? Perché questa mia sia meglio in carattere, io cercherò di rappezzarla rubacchiando a man salva di qua e di là.