IV.
Fra i puri e bei tratti di poesia, che pur sono in questa commedia eroica, è il soliloquio di Sigismondo su 'l fine della seconda giornata.—«Siamo in un mondo cosí strano che il vivere in esso è sognare; e l'esperienza m'insegna che l'uomo che vive sogna quello che è fino allo svegliarsi. Il re sogna di essere re, e, vivendo in questa illusione, comanda, dispone, governa; e quell'applauso che precario riceve scrive nel vento e in cenere lo converte la morte! Grande sventura che ci abbia chi sforzisi d'aver un regno, quando sa che si deve svegliare nel sonno della morte! Sogna il ricco fra le sue ricchezze, che gli recano i grandi affanni; il povero che soffre, sogna la sua miseria e povertà; sogna chi comincia a vantaggiarsi di stato; sogna chi si affanna dietro a speranze; sogna chi altrui ingiuria ed offende; e in somma nel mondo tutti sognano quello che sono, benché nessuno se ne accorga. Io sogno di essere qui da queste catene aggravato, e sognai di essere in uno stato migliore. Che è mai la vita? una frenesia. Che è mai la vita? un'illusione, un'ombra, una favola; e piccolo è il piú gran bene che ci sia, perché tutta la vita è un sogno e i sogni sono un sogno.»
Questo sentimento della vanità di tutto, questa conscienza dell'ombra, questo raziocinare del sogno è la vita della Spagna nel misero regno di Filippo quarto e nel miserissimo di Carlo secondo. Tutto era deserto oramai nella Spagna; e Filippo secondo che si fabbricò la sfarzosa prigione dell'Escuriale nella solitudine arenosa è l'imagine del popol suo che si fa il suo teatro nel secolo decimosettimo. Il cattolicismo insidioso e freddo de'gesuiti, piú micidiale ancora che quel violento e sanguinario de'domenicani, avea fatto il vuoto intorno alla Spagna; ed ella preparavasi alla morte, che sentiva oramai vicina, adagiandosi nel cataletto come Carlo quinto; e come i monaci di S. Giusto salmeggiavano su la bara dell'imperatore vivo, cosí il poeta voleva consolare la patria moribonda col ricantarle su tutti i toni che la vita è un sogno.
E questa poesia di scadimento e di morte i fratelli Schlegel la proponevano per canone all'arte dell'Europa nuova.
SU
L'ATTA TROLL
DI ENRICO HEINE
Prefazione all'Atta Troll tradotto da G. Chiarini
(Bologna, Zanichelli, 1868) riprodotta con emendazioni ed aggiunte.