III. Bologna, 12 gennaio 1898.

III.[10]

Signora contessa,

Meglio tardi che mai. Io sto benissimo: e col nuovo anno ho cominciato a bere della Sua canina,[11] che va anche meglio di me. Ho scritto oggi all'arciprete;[12] che mi mandò molte benedizioni e voci di sue preghiere a Dio, e una damigiana di sangiovese dalle sue mani educato presso la vetusta chiesa: bene educato da vero. Io lo assicuro che Zanichelli, fatti i conti a giorni, gli manderà del denaro; e lo esorto a riprendere i lavori, anche per aiuto de' poveri.[13] Intanto prego per mezzo di Lei il signor conte a far ricerca dei disegni e progetti presso l'Economato o al Ministero.

Alla bella poetessa[14] non anche ho scritto: dimani l'altro. Anche da Bertinoro alto ridente il sindaco[15] mi scrisse graziose e nobili cose. E anche a lui risponderò. Ma il tempo mi è scarso a esser gentile. Quanto lavoro, io che pure vorrei non far nulla, e che anelo all'ozio sì come il cervo al fonte delle acque vive! Ozio in monti e in colli, pensando alla salute dell'anima mia.

La prego di salutare per me la signora *. Salutala in mio nome e dalle avviso (Dio mio, con la scusa di un verso del Tasso, mi trovo a dar del tu a Lei: Contessa, voglia perdonarmi) che io sono avverso al ministro, il quale mi tornava a parlare di Roma, dove io non voglio fare il professore; e non voglio fare il professore più.[16]

Bensì a Roma verrò su' primi di febbraio; ma non andrò in casa della sig. *; temo di essere incorso nell'ira sua. Senta un po' Lei. Signora contessa, La riverisco devotamente, e La prego di ricordarmi al conte e a Pierino.

Suo Giosue Carducci.

Alla nobile signora

Contessa SILVIA PASOLINI BARONI

Via Venti Settembre 35

Roma.