XIV. Bologna, 2 decembre 1905.

XIV.[47]

Signora contessa molto amata,

Già fin da ieri il Bacchi della Lega deve aver significato al signor conte la indegnazione mia per quello che il giornale aveva scritto, a proposito di cose mie, su Voi, etc.[48] E come Voi usate dire, la pitantana[49] mi aveva colto sul serio; e chi sa che cosa avrei scritto a quei cialtroni, degno di loro e dell'ira mia; se poi uomini di senno, e voglio contare specialmente in questa categoria il Bacchilega, non mi avessero persuaso che erano parole spese inutilmente, e che nessuno badava a quel che era scritto in quel giornale, e che quella turba di mascalzoni non vale il

«. . . . . fango che mi lorda i piedi».[50]

Vili, dire che Voi siete mossa da uno scopo occulto di tenerezze devote, per un'onorificenza di Corte! Io non conosco donna superiore a Voi nel disprezzo di simili sciocchezze. E parliamo, alla fine, d'altro.

Grazie di quello che farete con Casalboni;[51] grazie per me e per gli amici d'oltre i confini; specialmente per essi, che me potrebbero lasciare da parte. Dunque sarà una bella fotografia, che farà onore al mio ceffo; e, fuor di scherzo, all'arte cesenatica. Grazie, grazie, grazie. Onorate Voi quella degna Cesena, che tanto mi favorisce; onoratela e ringraziatela.

Voi mi dite, scrivetemi e consolatemi di Voi. Se per consolarVi vi può piacere che io dal medico Boschi sia trovato sempre più valido, ciò Vi consoli: quanto a me, io altrove cerco la mia consolazione, e Voi ben lo sapete. A proposito: come va il vostro piede? Sempre meglio, non è vero? Io e i vostri migliori amici sempre attendiamo che il conte vi riconduca alle nostre parti, ma rispettiamo i sentimenti di vostra madre, alla quale affettuosamente mi ricordo.

Addio. Lasciate la pitantana, vocabolo che non piace punto a Bacchilega, nè a me. Salve et vale.

Giosue Carducci.

Alla signora contessa

SILVIA PASOLINI-ZANELLI

Bassano Veneto.