SONETTO
Io, che folle vantava un tempo fa
Una specie di Stoica virtù,
Per cui quasi insensibile mi fu
Ogni sventura, ed ogni avversità;
Ecco per non so qual fatalità
Quell'istesso di prima io non so più,
Che per un debituzzo è andata giù
L'inalterabil mia Stoicità.
Forse invitto Leon talor così,
Poichè Pantere, e Tigri, e Orsi atterrò,
E vincitor d'ogni battaglia uscì;
Se nell'orecchia poi se gli ficcò
Picciol tafano, e il punse, ei s'avvilì,
Che trarsi l'importuno indi non può.