SONETTO

Che sia il debito un mal, dubio non v'ha,

Ciascun l'accorda, ed io lo provo in me

Ma che? gli è un mal comune, e ognun ben sà,

Che mal comune intero mal non è

Ond'io vorrei con gran tranquillità.

Il débito portar de' Giulj tre,

Se dell'universal calamità

Qualche parte soffrir il Ciel mi fe.

Ma mi tormenta il Creditor così,

Che il labbro mio dissimular non può

La noja interna, e tai lamenti ordì.

E mentre pur quelle doglianze io fo;

Non mi lagno del debito, bensì

Di te lagnando, o Creditor mi vo.