SONETTO
Che mai l'ambizioso Uom non tentò,
Acciò di se si ragionasse un dì?
Sotto il peso dell'armi altri sudò,
Ed ai colpi nemici il petto offrì.
Riposo ai stanchi lumi altri negò,
E sulle dotte carte impallidì,
E Quei, che il Tempio in Efeso incendiò,
Volle il suo nome immortalar così.
Quanto felice, o Creditor, sei tu,
Perchè il tuo nome cognito si fe
Senza alcun tuo periglio, arte, e virtù;
E forse alcun ragionerà di te
Negli anni appresso, e pur non sai di più,
Che sempre domandarmi i Giulj tre.