SONETTO
Chiunque il suon de' miei lamenti udì,
Onde i miseri fogli empiendo vo,
E le querele, che sparsi fin quì
Contro quei, che i tre Giulj mi prestò;
Forse dirà, ch'io non dovea così
Trattar basso soggetto, e che perciò
Di quel celeste dono, onde mi empì
La mente Apollo, inutil uso io fo.
Ma che mai può saper costui, chi dà
Sprone al mio canto, ed il dolor qual'è,
Che il cor m'affligge, e che languir mi fa?
Che può saper, che spesso entro di me
Non pianga le mie vere avversità,
Sotto il pretesto delli Giulj tre?