SONETTO

Quel, che sì fieramente imperversò,

E di gel le nevose Alpi coprì

Rigidissimo verno, alfin partì,

E più lieto, e ridente April tornò.

Quel, che d'appresso accesi rai vibrò,

E sullo stelo i fiori inaridì

Cocentissimo Sol, più freschi dì

Alfine ai corpi languidi recò.

Non han del Mondo le vicende in se

Tenor costante, ed ogni mal quaggiù

Lunga pezza durevole non è.

E solo invariabile sei tu,

Che a chieder cominciasti i Giulj tre,

E sempre duri, e non finisci più.