SONETTO
Lo stupido Barbier, che a Mida un dì
Le lunghe orecchia d'Asino osservò,
Se altrui svelar l'arcano ei non ardì,
Pur nasconderlo al Mondo in van tentò.
Che sol discese entro uno scavo, e lì
Disse più volte, e più ciò, che mirò.
La fossa poi di molle terra empì,
E ivi i suoi detti seppellir pensò.
Ma dal vento agitate ognor da se,
Dicean le canne, che vi crebber su:
Dell'Asino l'orecchia ha il nostro Re.
Or così sassi, e tronchi udendo te,
Non vorrei, che apprendessero di più
Anch'essi a domandarmi i Giulj tre.