AL PARADISO

«La gloria di Colui che tutto move»
in questa parte mostra l’autore
a suo poder, qual ei la vide e dove.

Ed invocato d’Apollo l’ardore,
5di sé incerto, retro a Beatrice
pe’ raggi sen salí del suo splendore

nel primo ciel, lá, onde a ciascun dice,
men sofficiente, che retro a sua barca
piú non si metta fra ’l regno felice.

10E mentre avanti cantando travarca,
de’ segni della luna fa quistione
alla sua guida, e quella se ne scarca.

Poi c’ha udita la sua opinione,
e, premettendo alcuna esperienza,
15chiaro nel fa con aperta ragione,

Piccarda vede, e della sua essenza
nel primo cielo «per manco di voto»
con lei favella; e, della sua presenza

partita, Beatrice a lui divoto
20qual violenza il voto manco faccia
distingue ed apre; e simil gli fa noto

perché gli paia i cieli aprir le braccia
a diversi diversi, e come siéno
però presenti alla divina faccia;

25quindi, con viso ancora piú sereno,
se sodisfare a’ voti permutando
si possa o no, a lui dichiara appieno;

e nel ciel di Mercurio ragionando
veloci passan. Lí Giustiniano
30prima di sé sodisfá al dimando;

appresso, quanto lo ’mperio romano
sotto il segno dell’aquila facesse
gli mostra in parte, e poi a mano a mano,

parlando seco, volle ch’el sapesse
35Romeo in quella luce gloriarsi,
che fe’ quattro reine di contesse.

Induce poi Beatrice a dichiararsi,
«come giusta vendetta giustamente
fosse vengiata»; e quindi trasportarsi

40nel terzo ciel, veggendo piú lucente
la donna sua, s’avvide. Ivi con Carlo
Martel favella, il quale apertamente

gli solve ciò che ’l mosse a dimandarlo,
come di dolce seme nasca amaro;
45quindi Cunizza viene a visitarlo,

e del futuro alquanto gli fa chiaro
sovra i lombardi, e con Folco favella,
che gli mostra Raab. Indi montâro

nella spera del sole, onde una bella
50danza di molti spiriti beati
vede far festa, e nel girarsi snella;

de’ quai gli furon molti nominati
da Tommaso d’Aquin, che di Francesco
molto gli parla poi e dei suoi frati.

55Poi scrive un cerchio sovraggiugner fresco
a questo, e ’n quel parlar Bonaventura
da Bagnoreo del calagoresco

Domenico, nel qual fu tanta cura
della fé nostra e dell’orto divino,
60quanta mai fosse in altra creatura.

Poi rincomincia Tommaso d’Aquino
com’egli intenda: «Non surse il secondo»
di Salamone, e con chiaro latino

gliele dimostra, ed un lume giocondo
65l’accerta lor, piú lieti e piú lucenti,
come i lor corpi riavran del mondo.

Quindi nel quinto ciel di lucolenti
spiriti vede una mirabil croce,
della quale un de’ suoi primi parenti

70gli fa carezze, e con soave voce
gli si discuopre, e mostra quale stato
Fiorenza avesse, quando nel feroce

e labil mondo fu da pria creato;
quindi le schiatte piú di nome degne
75nomina tutte, da lui dimandato.

Poi gli fa chiare le parole pregne
di Farinata, e ’n purgatoro udite,
a lui mostrando del futuro insegne.

Appresso ancor con parole espedite
80gli nomina di quei santi fulgori
Iosuè, Iuda, Carlo e piú, scolpite

da lui nel nominar per gli splendori
cresciuti. E quindi nel Giove sen sale,
dove un’aquila fanno i santi ardori

85di sé mirabile e bella, la quale
gli solve il dubbio d’un che nato sia
su lito, senza udire o bene o male

di Dio, mostrando quel che di lui fia;
quindi Davit e Traiano e Rifeo
90gli mostra, ed altri en la sua luce dia.

Poi ’l chiarisce d’un dubbio che si feo
in lui, de’ due che appaion pagani
nel primo aspetto. Quindi uno scaleo,

salito nel Saturno, di sovrani
95lumi ripien discerne, onde altro scende
ed altro sale, e con Pier Damiani

ragiona lí; e qual quivi risplende
gli parla e noma piú contemplativi
quel Benedetto onde Casin dipende.

100Sal nell’ottavo del poscia di quivi,
e, nel segno de’ Gemini venuto,
le sette spere ed i corpi passivi

si vede sotto i piè. Poi conosciuto
Cefas, sua fede e suo creder confessa,
105da lui richesto, a lui tutto compiuto.

Con voce appresso lucolenta e spressa
al baron di Galizia la speranza
dice che è, e che spetta per essa;

indi venire a cosí alta danza
110Giovanni mostra, il qual del corpo morto
di lui di terra il cava d’ogni erranza.

Poi seguitando, al suo domando accorto,
che cosa sia la caritá, risponde,
e qual da lei gli proceda conforto.

115Appresso scrive come alle gioconde
luci s’aggiunse quel padre vetusto
che prima fu da Dio creato, e donde

tutti nascemmo, e per lo cui mal gusto
tutti moiamo: il qual del suo uscire
120laonde posto fu, e quanto giusto

in quello stesse, e quanto il gran desire
di quella gloria avesse, e la dimora
quanto fu lunga qui dopo ’l fallire

gli conta, ed altre cose. Indi colora,
125quasi infiammato, il vicaro di Dio
contr’a’ pastor che ci governano ora.

Poi come nel ciel nono sen salío
discrive, dove l’angelica festa
in nove cerchi vede e ’l suo disio;

130di lor natura lí gli manifesta
con sermon lungo assai mirabil cose,
e della turba che ne cadde mesta.

Poi vede le milizie gloriose
del nuovo e dell’antico Testamento,
135che bene ovrando a Dio si fêro spose

nel ciel piú alto sovra il fermamento,
dove ’l solio d’Enrico ancor vacante
discerne. E quivi lui, che stava attento

a riguardar le creature sante,
140lascia Beatrice, ed in loco di lei
Bernardo con lo sguardo il guida avante,

dove, poi c’ha orazione a lei,
cui seder vede dove la sortiro
gli merti suoi, gli è mostrata colei

145che sposa antica fu del primo viro,
Rachel, Sara, Rebecca e ’l gran Giovanni,
che pria il deserto, e poi provò il martíro.

Appresso poi in piú sublimi scanni
Francesco ed Agostino e Benedetto,
150e quei che trapassar ne’ teneri anni,

vede, de’ quali il dottor sopra detto,
dico Bernardo, ragionando ad ello,
caccia ogni dubbio fuor del suo concetto.

Quindi il santo grazioso e bello
155piú ch’altro di Maria gli mostra il viso,
e davanti da lei quel Gabriello

che ’l decreto recò di paradiso
della nostra salute, tanto lieto
che qui per non poter ben nol diviso:

160onesto l’uno e l’altro e mansueto.
Adamo e Pietro e poi il vangelista
Giovanni lí seder vede, ripleto

d’alta letizia, e quindi il gran legista
Moisé vede, e poi Lucia ed Anna;
165e punto fa alla gioiosa vista.

Appresso, acciò che la divina manna
discenda in lui, e faccial poderoso
a veder ciò per che ciascun s’affanna,

umile quanto può, nel grazioso
170cospetto della Madre d’ogni grazia,
insieme col dottor di lei focoso

orando, priega che la vista sazia
del primo Amor gli sia, e per lo lume,
che senza fine profondo si spazia,

175ficca degli occhi suoi il forte acume;
poi, disegnando quanto ne raccolse,
termine pone al suo alto volume,

mostrando come in quel tutto si volse
l’alto disio ed alle cose belle,
180e come ogni altro appetito gli tolse

«l’Amor che muove il sole e l’altre stelle».