ALL’INFERNO
«Nel mezzo del cammin di nostra vita»,
smarrito in una valle l’autore,
e la sua via da tre bestie impedita,
Virgilio, dei latin poeti onore,
5da Beatrice gli apparve mandato
liberator del periglioso errore.
Dal qual poi che aperto fu mostrato
a lui di sua venuta la cagione,
e ’l tramortito spirto suscitato,
10senza piú far del suo andar quistione,
dietro gli va, ed entra in una porta
ampia e spedita a tutte persone.
Adunque, entrati nell’aura morta,
l’anime triste vider di coloro
15che senza fama usâr la vita corta;
io dico de’ cattivi: eran costoro
da moscon punti, e senza alcuna posa
correndo givan, con pianto sonoro.
Quindi, venuti sopra la limosa
20riva d’un fiume, vide anime assai,
ciascuna di passar volenterosa.
A cui Caròn:—Per qui non passerai!—
di lontan grida; appresso, un gran baleno
gli toglie il viso e l’ascoltar de’ guai.
25Dal qual tornato in sé, di stupor pieno,
di lá da l’acqua in piú cocente affanno,
non per la via che l’anime teniéno,
si ritrovò; e quindi avanti vanno,
e pargoletti veggon senza luce
30pianger, per l’altrui colpa, eterno danno.
Dietro alle piante poi del savio duce
passa con altri quattro in un castello,
dove alcun raggio di chiarezza luce.
Quivi vede seder sovr’un pratello
35spiriti d’alta fama, senza pene,
fuor che d’alti sospiri, al parer d’ello.
Da questo loco discendendo, viene
dove Minós esamina gli entranti,
fier quanto a tanto officio si conviene.
40Quivi le strida sente e gli alti pianti
di quei che furon peccator carnali,
infestati da venti aspri e sonanti,
dove Francesca e Polo li lor mali
contano. E quindi Cerbero latrante
45vede sopra a’ gulosi, infra li quali
Ciacco conosce; e, procedendo avante,
truova Plutone, e’ prodighi e gli avari
vede giostrar con misero sembiante.
Che sia Fortuna e la cagion de’ vari
50suoi movimenti Virgilio gli schiude:
e, discendendo poi con passi rari,
truovan di Stige la nera palude,
la qual risurger vede di bollori,
da’ sospir mossi d’alme in essa nude,
55dove gli accidiosi peccatori,
e gl’iracundi, gorgogliando in quella,
fanno sentir li lor grevi dolori.
Sopra una fiamma poi doppia fiammella
subito vede, ed una di lontano
60surgere ancora e rispondere ad ella.
Quivi Flegias, adirato, il pantano
oltre gli passa, nel qual vede strazio
far di Filippo Argenti, e non invano.
E appena era di tal mirare sazio,
65ch’a piè della cittá di Dite giunti,
senza esser lor d’entrarvi dato spazio,
si vide, e quindi da disdegno punti
per la porta serrata lor nel petto
da li spiriti piú da Dio disiunti.
70E mentre quivi stavan con sospetto,
le tre Furie infernai sovra le mura
Tesifon, vider, Megera ed Aletto.
Appresso, acciò che l’orribil figura
del Gorgon non vedesse, il buon maestro
75gli occhi gli chiuse, e fennegli paura.
Di scender poi per lo cammin silvestro,
per cui la porta subito s’aprio,
mostra, e ’l passare a loro in quella, destro.
Quivi dolenti strida ed alte udio,
80che de’ sepolcri uscivano affocati,
de’ qual pieno era tutto il loco rio:
in quegli essere intese i trascutati
eresiarci, e tutti quelli ancora
ch ’a Epicuro dietro sono andati.
85Lì, ragionando, picciola dimora
con Farinata e con un altro face,
ch’alquanto a l’arca pareva di fora.
Disegna poi come lo ’nferno giace,
da indi in giú, distinto in tre cerchietti,
90e poi dimostra con ragion vivace
perché dentro alle mura i maladetti
spiriti sien di Due, e nel suo cerchio,
piú che color che ha di sopra detti.
Centauri truova poi sovr’al coperchio
95d’un’altra valle sovra Flegetonte,
nel qual chi fe’ al prossimo soverchio
bollir vede per tutto; e perché cónte
le vie salvagge, a passar la riviera
Nesso gli fa della sua groppa ponte.
100Oltre passati, in una selva fiera
di spirti, in bronchi noderosi e torti
mutati, entraron per via straniera.
Tutti se stessi i miseri avien morti,
che li piangean, divenuti bronconi;
105dove gli fe’ Pier delle Vigne accorti
delle dolenti lor condizioni
e delle sue; e nella selva stessa,
dopo gli uditi miseri sermoni,
da nere cagne un’anima rimessa
110vide sbranare, e seppe a tal martiro
dannato chi la sustanzia, commessa
all’util suo, biscazza. E quindi giro
piú giú, dove piovean fiamme di foco,
fuor della selva, sovra un sabbion diro;
115lá dove Campaneo, curante poco,
vider giacer sotto la pioggia grave
con piú molti arroganti; e ’n questo loco,
seguendo, mostra con rima soave
d’una statua, ch’ è di piú metalli,
120l’acqua cadere in quelle valli prave,
e quattro fiumi per piú intervalli
nel mondo occulto fare, infino al punto
piú basso assai che tutte l’altre valli.
Poi ser Brunetto abbrusciato e consunto
125sotto l’orribil pioggia correr vede,
col quale alquanto, parlando, congiunto,
di sua futura vita prende fede.
Poi, Guido Guerra e Tegghiaio Aldobrandi,
Iacopo Rusticucci, infino al piede
130di lui venuti, a’ lor nuovi dimandi
sodisfa presto; e quinci procedette
dove anime trovò con tasche grandi
sedere a collo, sotto le fiammette,
di loro alcuni a l’arme conoscendo
135stati usurieri, e per tre render sette.
Poi, sovra Gerion giú discendendo,
in Malebolge vene, ove i baratti
in diece vede, senza pro piangendo.
De’ quali i primi da dimòn son tratti
140con grandi scoreggiate per lo fondo,
scherniti e lassi, vilmente disfatti;
lá dove alcun ch’avea veduto al mondo
vi riconobbe, ch’era bolognese,
Venedico, e ruffiano; a cui secondo
145Iason venia, che tolse il ricco arnese
a’ colchi. E quindi Alesso Interminelli
in uno sterco vide assai palese
pianger le sue lusinghe; e quindi quelli
che sottosopra in terra son commessi
150per simonia; e li par che favelli
con un papa Nicola; ed, oltre ad essi,
travolti vede quei che con fatture
gabbarono non ch’altrui, ma se istessi.
Quindi discendon lá ove l’oscure
155pegole bollon chi baratteria
vivendo fece, e di quelle misture,
mentre che van con fiera compagnia
di diece diavol, parla un che fu tratto
da Graffiacan per la cottola via,
160sé navarrese dicendo e baratto;
quinci com’el fuggi delle lor mani
racconta chiaro, e de’ diavoli il fatto.
Sotto le cappe rance i pianti vani
degl’ipocriti poi racconta, e mostra
165Anna e ’l suo suocer nelli luoghi strani
crocifissi giacer. Poi, nella chiostra
di Malebolge seguente, brogliare
fra’ serpi vede della gente nostra,
quivi dannati per lo lor furare:
170Agnolo e ’l Cianfa ed altri e Vanni Fucci;
li quai mirabilmente trasformare,
dopo nuovi atti, parlamenti e crucci,
e d’uomo in serpe, e poi di serpe in uomo,
in guisa tal, che mai vista non fucci,
175discrive. E poi chi mal consiglio, comoda,
come Ulisse, in fiamme acceso andando,
vede riprender dattero per pomo.
Pria con Ulisse, e poscia ragionando
col conte Guido, passa; e, pervenuto
180su l’altra bolgia, vede gente andando
tutta tagliata sovente e minuto,
per lo peccato della scisma reo
da lor nel mondo falso in suso avuto.
Lì Maometto fesso discernéo,
185e quel Beltram che giá tenne Altaforte,
e Curio e ’l Mosca, e molti qual potéo.
Appresso vide piú misera sorte
degli alchimisti fracidi e rognosi,
u’ seppe da Capocchio l’agra morte,
190e Mirra e Gianni Schicchi e piú lebbrosi
vide, ed i falsator per fiera sete
ritruopichi fumare stando oziosi:
tra’ quali in quella inestricabil rete
vide Sinón, ed il maestro Adamo
195garrir con lui, come legger potete.
Quindi, lasciando l’uno e l’altro gramo,
dal mezzo in su gli figli della terra
uscir d’un pozzo vede, ed al richiamo
del gran poeta intramendue gli afferra
200Anteo, e lor sovr’al freddo Cocito
posa, nel quale in quattro parti serra
il ghiaccio i traditor: quivi ghermito
Sassol de’ Mascheron nella Caina,
e ’l Camiscion de’ Pazzi, ebbe sentito.
205oscia nell’Antenora, ivi vicina,
tra gli altri dolorosi vide il Bocca,
e di Gian Soldanier l’alma meschina,
ed altri molti, ch’ora a dir non tocca,
si come l’arcivescovo Ruggieri,
210ed il conte Ugolino, anima sciocca.
Piú oltre andando pe’ freddi sentieri,
spiriti truova nella Ptolomea
giacer riversi ne’ ghiacci severi.
Quivi, racconta, l’alma si vedea
215di Brancadoria e di frate Alberico,
che senza pro de’ frutti si dolea.
Appresso vede l’Avversario antico
nel centro fitto, e Iuda Scariotto,
e Cassio e Bruto, di Cesar nemico,
220nell’infima Iudecca star di sotto.
Quindi, pe’ velli del fiero animale
discendendo, e salendo, il duca dotto
lui di fuor tira da cotanto male
per un pertugio, onde le cose belle
225prima rivide, e per cotali scale
usciron quindi «a riveder le stelle».