XLV.
Si sedette; estrasse il pane di tasca; — tossì.
Aveva una fame che gli rodeva le viscere. Quel panetto lo fumerà in un flato. Si provò ad addentarlo, — Dio mio! Non ne aveva nè la forza, nè il coraggio. Ne esibì al cane: — Fido, prendi; anche tu avrai fame. —
E il cane aveva fame davvero; imperocchè, preoccupato in tutto quel giorno a tener d’occhio il padrone per l’inquietudine che gli destava il suo aspetto — esso aveva trascurato di fare la solita provvista delle ossa; pure temendo di recare il minimo torto a lui, rifiutò l’offerta.
Pinotto volle ficcargli forzatamente un boccone fra i denti; ma non riuscì ad aprire quella rastrelliera sprangata.
Allora estenuato lasciò andare le mani spossate; chiuse gli occhi, tossi più forte e si senti nella bocca il sapore plumbeo del sangue caldo, mentre gli girava addosso il senso di un freddo marmoreo.
Credeva di avere sulle ginocchia il muso di Fido, il quale invece dimorava là lontano, tutto turbato per lo stato di lui; ogni po’ usciva sul ripiano, per vedere, se c’era qualcheduno da avvertire, e poi rientrava e stava lì con quei suoi occhioni aperti, quasi volesse medicare il padrone con le guardate amorose.
Questi sognava, e credendo di palpare le orecchie a Fido, borbottava: — Grazie, Fido!.... Eccellenza... —
Egli scorgeva luminosamente ed ampiamente l’apparizione che lo aveva seguitato da più giorni. Era la Madonna, e la Madonna era sempre sua madre. Era tutta santa, tutta augusta, tutta fulgida di stelle.... Lo riceveva e lo irradiava d’oro, d’amore e di sole....
Ed era stato Fido il parlamentario, che lo aveva presentato e fatto ricevere. Aveva cominciato a parlare con Glafir, e si erano scambiate alcune note. Glafir da principio era stato un po’ sostenuto e aveva risposto con certe frasi acidule e sardoniche sullo stile del cardinale Antonelli; ma poi la argomentazione ampia, cavurriana di Fido aveva vinto.... Ora Glafir stava presentando a Fido uno per uno tutti i membri della sua corte di cani.... Il monte Pincio era nel cortile dell’Università di Torino, dove lussureggiavano meravigliosi eucalipti con ciocche lunghe e splendide di foglie salutari.... la signora Placida incoronava suo figlio.... Lo felicitavano tutte le persone felici uscenti dai cartoni dell’Elenco spietato.... L’erbajuola Ortensia, riconciliata, rideva largamente dalla consolazione e ridendo faceva ballare la sua ciccia rossa....
Edoardo applaudiva freneticamente. Teodoro beveva, beveva pel legittimo contento.... Aurelio scappava come una spia.... Fido aveva un lungo colloquio sugli affari d’Oriente con l’onorevole Depretis, Presidente del Consiglio dei Ministri, e tutti i giornali politici di qualche importanza avevano un articolo di fondo intitolato: L’Intervista di Fido.... C’erano moltissime signore, c’erano mille faccini da figurini della moda che volevano ballare con Pinotto; fra tutte primeggiava la signorina del notajo Raffa. Poi Madonna.... Pincio.... Ortensia.... Università di Torino.... giornali.... signore.... signori.... signorine.... sparivano.... Restava Pinotto attaccato al collo di sua mamma, tutto irrigato di lagrime calde; mentre Fido e Glafir mangiavano nella stessa scodella.