XXIV.
Alloggiato nella camera sublime del Capitano, egli pensò che non doveva rimanere lungamente parassita di un povero usciere: e in quello stremo, l’unica àncora di salvezza naturale e decorosa gli parve la mamma ricordatagli dal buon vecchio, per cui nel mattino seguente gli disse festosamente: — Scrivo a mia mamma.
— Bravissimo! gli rispose quegli, bevendo una lacrima, mentre si incamminava all’ufficio.
Pinotto scrisse:
Cara mamma!
«Sai che pur troppo sono sempre stato superbo come Lucifero e il tuo Signore m’ha castigato.... Quasi mi sento ancora superbo adesso; ma so magnificamente, che non c’è nessuna umiliazione di un figlio verso la propria madre. Anzi io sono fiero di umiliarmi davanti a te e domandarti perdono in ginocchio, anche con i gusci di noce sotto.
«Che cosa vuoi? mamma, sono stato un disgraziato. Credevo certe cose ed erano certe altre. Ho proprio fatto come il Figliuol Prodigo, della Sacra Scrittura, che è andato fra gli animali immondi.... Ma non voglio mica che tu mi ammazzi il vitello più grasso per questo. Oh no, no! Guarda, mamma, solo perchè scrivo a te, sono tutto rasserenato, mi sento allegro.... Ho fatto delle cattive vite e meritamente. Ho fatto delle lunghe astinenze e mi sono nutrito alcuni giorni solo con un po’ di pane puro, ed era una grazia per me l’averne.
«Pensa, mamma, che vita!... Io che ero assuefatto da te ai buoni piatti e sani della tua cucina casalinga. Però, ti assicuro, mamma. Mi sarò fatto del male a me stesso, oh questo sì! Ma non ho mai fatto del male al prossimo, a nessuno; te lo giuro! Sono ancora un ragazzo onorato. Piuttosto che far torto con una cattiva azione al buon nome della nostra famiglia e alla sacra memoria del povero mio padre, che ci guarda di lassù, piuttosto.... avrei preferito di morire per la strada.... e di fame, peggio che il conte Ugolino.
«Ora sono stato raccolto da un buon vecchio, da un usciere al Ministero, che avevo conosciuto in casa del mio ottimo amico Edoardo.... Sto qui con lui, via dei Giubbonari, N.... È una carissima persona, di gran cuore, un galantuomo proprio dei tempi patriarcali di una volta.... Mi usa ogni riguardo.... Insomma sto bene. Mi sento rinato, massimamente perchè penso a te, perchè fondo tutte le mie speranze sopra di te.... Ha poi un cane l’usciere, un cane, che è una meraviglia. Si chiama Fido e non usurpa il suo nome. Vorrei che tu lo vedessi, mamma, e lo vedesse anche Carolina! È un grosso barbone, bianco come la giuncata. Va lui in piazza con la sporta fra i denti, e pare dica ai passeggeri come Napoleone I con la corona di ferro: Guai a chi me la tocca!... Vedi, mamma, se non sono diventato buono. Mi sono persino riconciliato con i cani....
«Adesso mi sento ancora addosso mille forze e una smania di adoperarle, ma tutte a fine di bene.... Te lo giuro; non ho più nessuna pazzia per la testa. Un po’ di digiuno me le ha fatte passare via tutte. Se tu vuoi aiutarmi, mamma, farò l’agrimensore, l’impiegato, metterò su una bottega da sellajo o da cappellajo, purchè tu lo voglia, mamma.... Ma ho bisogno del tuo soccorso e di una tua parola.... Capirai che io non posso restare sulle spese a un povero usciere.... Non sarebbe neppure nostro decoro.... Da me solo, ah! l’ho provato pur troppo alle mie spalle: io non sono buono a nulla, non sono nemmeno capace di guadagnarmi l’acqua che bevo. Ma con te, con la tua protezione sento che anderei fino alla fine del mondo e che farei l’impossibile.... Per riuscire a qualche cosa di buono su questa terra, mia cara, ci vuole proprio la stella, l’omen, l’amen, l’amen dico vobis di una mamma. Scusa, mamma. Non so più quello che mi dica.... Parlo persino latino.
«Tu non me lo negherai, mamma, questo soccorso, questa parola, che ti domando piangendo e contrito. Pensa, mamma, che ho patito la fame. No, non pensarci più.... Consolami subito tu, che lo puoi.... tu sarai la mia risurrezione, tu mi darai un’altra volta la vita, che ti devo... Consolami presto.
«Il più affettuoso abbraccio a te, mia mamma! lasciami ripetere questa parola: mia mamma! Ripetendola, mi pare di essere ricco di un tesoro immenso, e lo sono.
«Un altro bacio a te e a Carolina.
«Sempre tuo figlio
«Pinotto.»
«PS. — Sono un po’ ammalato, mamma, sfinito per causa delle midolle vuote.... No, no; sto benissimo, mamma. Consolami, benedicimi, mamma!
«Altro PS. — Salutami i cagnolini, e dà loro per me uno zuccherino.»