XXIX.

L’aria fresca di fuori gli smorzò l’incandescenza del cervello; egli pensò tosto: — Se non uscivo, correvo rischio di diventar matto!... Ah, stupido!... e per una cosa, che è poi prestissimo spiegata.... Voglio dirla subito al capitano e a Fido che mi sono venuti dietro. Mia madre non mi capisce e io non posso farla capire. Non c’è vocabolario, non c’è crittografo fra noi. In questo squilibrio della società moderna ci sono membri in una stessa famiglia più distanti fra loro e più incapaci di comprendersi vicendevolmente che non siano una tartaruga e un elefante. Che farci? La colpa non è di nessuno; mia madre mi crede uno scappa di casa ordinario, di quelli di una volta, che fuggivano dal collegio o derubavano dell’orologio la serva del professore, per andare a suonare l’organino nelle vie o per fare il trombetta in un reggimento spiantato. Essa ignora completamente la nuova varietà del mio tipo. Essa non ha torto.... Che farci?