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Ibico, uno de' principali poeti lirici della Grecia, nacque in Messina da un cittadino di Reggio. Egli, come tutti i poeti di que' tempi, era ancora eccellente musico. Neante di Cizico ed Euforione presso Ateneo (lib. 4, e 14), affermano ch'egli fu inventore d'un istrumento triangolare di quattro corde che rendeva un suono acuto, ed a cui si diè poi il nome di Sambuca lirofenicia. Ibico fu ucciso da' ladri in un bosco della Calabria quattro secoli innanzi l'era volgare. Dicesi che sorpreso da costoro, e sul punto di essere ucciso, vide egli passare uno stuolo di grue: oh cielo! sclamò, voi sole sarete testimoni della mia morte. I ladri essendo di poi assisi nel teatro, videro passare alcuni di questi uccelli, e sovvenendosi delle parole d'Ibico, dissero fra loro come per ischerno, ecco le grue d'Ibico. Il loro detto svegliò negli astanti la memoria del perduto poeta, ed il sospetto del delitto: i ladri furono arrestati, esaminati, convinti e condannati, onde restò in proverbio le grue di Ibico, presso a' Greci e a' Latini giureconsulti, per dinotare una cosa per convincenti indizj manifesta (Fabric. B. G. t. 14).

Ippaso di Metaponte filosofo musico e scolare di Pitagora, fioriva cinque secoli prima innanzi l'era cristiana. Teone di Smirna (cap. 12, Harmon.) narra ch'egli, e Laso d'Ermione ritrovarono gl'intervalli del loro maestro col porre or più, or meno d'acqua in diversi bicchieri, e formando così il diapason, il diatessaron ec. (V. Requen. t. 1, p. 174). Più conforme al vero è forse però l'altra invenzione dello stesso Ippaso, che ci viene narrata da uno scoliaste di Platone in un frammento pubblicato recentemente dal Morelli (Ex Bibl. Ven. D. Marci præf.). Prendeva egli quattro piatti di bronzo del medesimo diametro, ma di grossezza diversa, sicchè il primo forse sesquiterzo del secondo, sesquialtero del terzo, e doppio del quarto, battendo questi quattro piatti formava una sinfonia, o accordo. Questi ed altri fatti degli antichi, fanno vedere quanto grossolanamente eglino pensassero nella parte acustica, e come opinassero su le armoniche proporzioni.

Irhov (Gugl.), nel 1728 pubblicò a Leyde Conjectanea in Psalmorum titulos, in 4º. In questo trattato intraprende a provare che la musica artificiale non deriva da' Greci; ma da' popoli Orientali, e principalmente dagli Ebrei o Caldei: che da quest'ultimi l'apprese Pitagora, e ci vengono i più antichi nomi dei musicali istromenti.

Isouard (Nicolò), nato in Malta circa 1775, di una ricca e distinta famiglia, fece i suoi primi studj in Parigi del latino, del disegno, e delle matematiche, e da M. Pin apprese a sonare il forte-piano, ma scoppiata essendo la rivoluzione, lasciò Parigi nel 1790, e tornò in Malta. Suo padre lo applicò allora al commercio, ma il suo gusto naturale, e le buone accoglienze che gli venivano fatte nelle compagnie per la sua abilità sul cembalo, lo impegnarono a proseguire i suoi studj di musica; Vella e Azopardi, noto pel suo trattato di composizione furono quivi i suoi maestri. Da Malta passò in Palermo alcuni anni, come giovane di banco presso il Sig. Mattei negoziante; nelle sue ore d'ozio continuava i suoi studj sotto la direzione del Sig. Amendola valente maestro palermitano, e allora fu che ebbi l'onore di conoscerlo, e sentirlo sonar più volte. Quindi si rese egli in Napoli presso Cutler ed Heigelin, negozianti tedeschi, ma non ostante la perseveranza dei suoi parenti a dirigerlo verso il commercio, il suo irresistibil pendio alla musica fecegli compire questi studj in quella città sotto il cel. Sala. Mediante la principessa di Belmonte, a cui era stato raccomandato, ottenne dal gran Guglielmi, che colà allora ritrovavasi, alcuni consigli per applicare alla composizione drammatica le cognizioni da lui acquistate sotto i maestri di contrappunto. La brama di farsi un nome nella musica lo decise allora, malgrado il volere de' suoi parenti, ad abbandonar il commercio per seguir senz'ostacolo la nuova carriera, alla quale destinavasi. Passò in Firenze, e vi scrisse la sua prima opera l'Avviso ai maritati, il cui prodigioso successo vie più il confermò nella sua risoluzione, solo, per non opporsi al padre, prese il partito di dare in appresso tutte le sue opere musicali sotto il nome di Nicolò, che gli è rimasto e sotto il quale è generalmente conosciuto. Il gran maestro dell'ordine di Malta Rohan sentito avendone i successi, lo richiamò presso di se, e dopo la morte di San Martino lo nominò maestro di cappella dell'ordine, impiego ch'egli esercitò sino all'arrivo de' Francesi. L'ordine essendo stato abolito in quell'epoca, il gen. Vaubois, che avevalo conosciuto e mostrato avevagli particolar benevolenza, lo condusse seco a Parigi come suo secretario. Sia per seguire il suo proprio gusto, sia per rendersi utile alla sua numerosa famiglia emigrata seco da Malta, si risolse a darsi interamente alla scena francese, e ne studiò i modelli nelle partiture di Monsigny, e di Gretry, di cui ammirava i capi d'opera. Egli riconosce l'acquisto delle cognizioni nell'arte di applicare la musica alla poesia drammatica, all'intima unione ch'egli ha fatta con M. Hoffman, ed a' consigli di quest'illustre letterato. Egli aveva scritto in Malta messe, salmi e mottetti per la cappella di S. Giovanni, e otto diverse cantate composte d'ordine di S. A. E. il gran maestro Rohan: più opere in Italia per i teatri di Firenze, di Livorno, ec. e dal 1802 sino al 1811 molte opere in Francia, di cui la più parte ha ottenuto il più gran successo. Possiede in oltre al più alto grado l'arte di sonar il piano-forte, e l'organo, come ancora l'armonica e molti altri strumenti.

Iunker (Carlo-Luigi), nato a Æringen, fu prima precettore nel Filantropino di Heidesheim, e dopo il 1779 cappellano della corte a Kirchberg. Egli si è reso illustre per molte opere di teoria e di pratica e di storia musicale. Nel 1776, diè al pubblicò in lingua tedesca la Biografia di 20 compositori; nel 1777, Un Abbozzo o Saggio di musica, in 8º. Nel 1778 Considerazioni sulla Pittura, sulla Musica e la Scultura, in 8º. Nel 1782 Alcuni principali doveri di un Maestro di Cappella, o direttor di musica, in 12º. Nel 1786, Sul pregio della Musica. Oltracciò nelle Mizzellaneen artistichen ec. ossia Miscellanee di alcuni soggetti d'arte di Meusel vi ha di lui una Dissertazione sulla musica vocale, tom. V; Nel Museo per gli artisti del medesimo autore, Osservazioni sull'arte musica in un viaggio da Augusta a Monaco, pag. 20; Osservazioni ec. in un viaggio a Ludwisburgo e Stutgart, pag. 69; Della ricompensa dell'Arte, p. 3; Notizie di Giov. Marziale Greiner, p. 25; Giovani musici del nostro tempo, p. 27; Registro delle belle cappelle in Monaco, p. 31 in lingua tedesca. Tra le sue composizioni vi sono impressi due Concerti per il forte-piano, con accompagnamento, ed alcune fantasie per lo stesso instromento.