CAPITOLO XXVI.

ELIA IL MARINARO ITALIANO

Un sasso
Che distingua le mie dall'infinite
Ossa che in terra e in mar semina morte.
(FOSCOLO.)

Ed un sasso non copre ancora le ossa dell'immortale e valorosissimo difensore d'Ancona, mentre in Roma s'innalzano monumenti agli assassini, e nel resto d'Italia a genti che non altro merito hanno che d'esser nati in una culla d'oro comprata colla fame del popolo!

Era una notte di forte scirocco, e nell'Adriatico una di quelle notti lunghe invernali che incanutiscono la chioma all'ardito marinaro delle coste italiane. Nuvoloni neri neri, precipitati dall'impeto del vento, sembravano voler inghiottire due legni, l'uno grande caravella turca¹ e l'altro un trabaccolo d'Ancona² sua preda, che ambi tenevano il traverso colle loro vele di cappa ed aspettavano vento favorevole per recarsi in Africa, ove vendere la preda, e come schiavi gl'infelici che formavano l'equipaggio del trabaccolo.

¹ Legno con cui i Barbareschi pirateggiavano nel Mediterraneo. ² Legno mercantile.

Una pioggia sottile e gli spruzzi del mare che il vento saettava negli occhi degli individui di guardia, tormentavano le veglie¹ e rendevano l'osservazione da prora difficilissima.

¹ Vedette, che vigilano da prora nella notte.

La caravella, che aveva catturato il trabaccolo, a bordo del quale era stato messo un capitano con otto uomini, mantenevasi al vento della sua preda colle sole vele di cappa¹, e ad onta dell'oscurità della notte e del tempo pessimo con fanali e molta attenzione procurava di tenerla alla vista.

¹ Sugli alberi di giorno ed in altre parti a bordo di legni da guerra. Vele da temporali.

Tutto l'equipaggio cristiano del trabaccolo era stato chiuso nella stiva incatenato, e solo il novizio di bordo di diciotto anni era stato lasciato sulla tolda per coadjuvare l'equipaggio turco nelle manovre e porgere allo stesso quanto richiedeva.

I Maomettani erano stati forse colpiti dalla svelta e maschia fisonomia del novizio, e come uomini maneschi e fatti alle pugne, essi avevano con lui simpatizzato e preferitolo per compagno.

Male per loro! Nell'animo di quell'imberbe certo essi non potevano leggere e capacitarsi del suo disperato coraggio.

E che colpa ho io se non nacqui pittore da delineare dovutamente la bellissima fisonomia del mio giovane anconitano? Amante del bello e del buono però in tutta la mia vita ho prediletto specialmente il tipo del marinaro italiano. Per vero vi ponno essere al mondo degli uomini di mare più orgogliosi per grandezza nazionale, e con giustizia, ma certamente non migliori e più graziosi del marinaro italiano.

Avete veduto, o gentili visitatrici delle coste del Mediterraneo, quel bello e grazioso giovine, a camicia rossa di lana, pantaloni azzurri, cappello di paglia o incerato, cinto dall'elegante fascia orientale¹ dondolarsi nel guscio, nella barchetta, o nella gonda² mossa e travagliata dai flutti, con tanta eleganza, garbo ed agilità, quanta ne sfoggiate voi in una festa da ballo, coll'ammirazione e spesso la disperazione di chi vi contempla?

¹ Pochi sono i marinari che viaggiano in Levante e non
acquistano una fascia o cintura di lana.
² Nomi delle barche in generale o palischermi.

Ebbene, colla stessa agilità, coraggio, e disinvoltura, l'ho veduto io danzare sui pennoni d'una nave quando battuta dalla tempesta essa sembra agitarsi in una caldaja bollente.

Tale era il diciottenne Antonio Elia in quella notte di scirocco, fatto servo alla fiera ciurma dei pirati che della sua sveltezza e virilità s'innamoravano. E male per loro! ripeto.

Eran le 10 d'una sera autunnale. I pirati, dopo d'aver cenato lautamente quanto lo permetteva il tempo e la non soverchia abbondanza di provviste del trabaccolo, ed alla barba di Maometto tracannato quanto potevano portarne d'un barrile di discreto Marchigiano, si accovacciarono alla meglio sotto vento della barca, situato nella tolda nel bel mezzo del bastimento tra un albero e l'altro, ed assicurato con ride, risse e paranchi¹, precauzioni indispensabili nei temporali.

¹ Carrucole in cui si passano corbe, ride e risse, corde pure di assicurazione, o legature.

Ambi i bastimenti, destinati per la costa d'Africa, campeggiavano¹ col contrario vento, ed essendo la caravella più potente e veliera manovrava per mantenersi vicino alla sua preda; questa da parte sua, altro fare non poteva che tenersi quanto possibile al vento.

¹ Posavano contro il vento contrario.

I pirati, armati di tutto punto e fidenti nel numero, nulla diffidarono del giovine novizio, che rispondeva accuratamente ad ognuno dei loro comandi, talchè lo incaricarono anche della vigia¹ veglia a prora, occupazione penosa in una notte come quella in cui i colpi di mare sommergevano sovente tutta la parte anteriore del legno, e gli spruzzi arrivavano all'estremità superiore degli alberi.

¹ Veglia.—Vigilar per bastimenti a prora terra o altro.

Tale fiducia e noncuranza dei Turchi favorivano i progetti del nostro Elia, e le sue mosse da prora a poppa, ch'egli faceva per rifocillarsi ossia pigliar le sue misure per adempiere l'arduo disegno, non ispiravano alcuna diffidenza alla ciurma piratesca.

Vi sono vari modi d'affrontar la morte, e comunque uno vi si famigliarizzi, ogni modo non manca d'essere temuto dai più o meno forti, più o meno spregiudicati, anche, credo, quando si è decisi al suicidio. E qui devo dare un ricordo agli impostori chiamati preti, che speculavano sulla morte, come su ogni cosa, ed accompagnandola colle loro favole terribili d'Inferno, di Purgatorio e tante altre menzogne hanno reso spaventevole una naturale circostanza o trasformazione degli esseri.

L'idea d'esser tuffato cadavere in quell'onda nera e tempestosa, ed ivi annegato non era la più piacevole cosa in un'età piena di speranze, ma nella bilancia fra il pericolo e la gloria dell'impresa, l'ultima vinse nell'anima generosa del giovine eroe, in cui s'era concentrato tanto spirito dell'antica virtù romana.

Sotto il buonpresso¹ dei trabaccoli esiste per consuetudine una mannaja, che serve a rovesciare l'albero di trinchetto quando, sopraffatti nell'Adriatico da furiosa bora², quei legni sono obbligati di tener all'ancora.

¹ Albero quasi orizzontale alla estremità anteriore dei bastimenti. ² Vento da Greco.

Col pretesto della veglia, Antonio potè comodamente nasconderla sotto il giacchettone, e così armato venne a poppa, ove accanto al timoniere stava il capitano di presa, appoggiato al bottabarra¹.

¹ Pennone inferiore su cui sono invergate le vele di trabacco.

Il cuore batteva ad Elia, e ne avea ben donde comunque determinato; egli avventò il primo colpo alla testa dell'ufficiale e lo sbagliò!

La lama della scure conficossi ben addentro nel bottabarra come si può supporre pel colpo vibrato dal robusto braccio dell'Anconitano.

Il capitano, per fortuna di Elia, era in quel momento distratto, e pensò fosse qualcosa caduta da riva¹ e guardò in alto verso la cima dell'albero, mentre l'altro estraeva il ferro dal legno. Tuttociò accadde in pochi momenti, non potè però effettuarsi senza che l'ufficiale turco s'accorgesse della presenza d'Antonio, del suo ferro e del contegno ostile, essendo la notte oscurissima bensì, ma il sito alquanto rischiarato dal lume della bittacola².

¹ Di sopra. ² Sito ove si tengono le bussole.

Il terribile jatagan fu in un momento sguainato, ed un colpo sulla spalla sinistra d'Elia ne innondò il corpo di caldo sangue.

Sin allora come abbiamo accennato di sopra, una certa titubanza era mista alla disperata risoluzione dell'eroe italiano, ma il calore del sangue gettò il fiero giovane nell'orgasmo dell'eroismo, in quel momento ferita, vita, morte, erano un nulla! La mannaja rotò nelle sue mani con agilità elettrica e l'Ottomano cadde col cranio spaccato.

Quasi nello stesso tempo entrava in giuoco il timoniere, ma appena pose la mano alle armi esso era disteso al lato del capitano.

La terribile pugna d'uno contro nove armati meritava la luce del sole, e se quella scena di morte si eseguiva al cospetto di spettatori, o fosse stata soltanto illuminata da fiaccole o da un incendio, essa avrebbe sembrato una pugna di demoni contro il genio del bene rappresentato dal giovine Anconitano.

La felice impresa coi due primi lo animò talmente che, con minor difficoltà ch'egli non avrebbe sperato, potè disfarsi dei sette rimanenti nemici ch'egli attaccava separatamemte, nell'angusto spazio, tra la murata e la barca, e che trovava sonnolenti e soperchiati dalle bevande spiritose.

Chi, come me, avesse conosciuto Antonio Elia, al solo vedere quella bella, svelta e leonina figura, avrebbe esclamato! «Oh! quegli vale per una dozzina!»

Elia non era alto di statura, non era un Ercole, un Anteo, ma le sue forme avrebbero servito di modello allo scultore per scolpire Achille o Milone di Crotona. La sua prima cura, dopo d'essersi sbarazzato dei nove pirati, fu la liberazione dei compagni incatenati nella stiva, e si capisce come in una notte di tempestoso scirocco, dopo d'aver nascosto il fanale, e fatto appoggiare¹ il bastimento, non fu difficile al trabaccolo di sottrarsi alla vista della caravella. Tolti alcuni terzaruoli al trinchetto, e prendendo la direzione più conveniente alla velocità del legno, i liberati furono presto lontani dal nemico. E si disse che quell'equipaggio,—come sono gli Italiani sempre alla fine propensi i miracoli,—raccontasse che un angelo mandato da Dio avea sterminato i Mussulmani e salvatolo dalla schiavitù o dalla morte; che quell'angelo però era apparso sotto le sembianze di Antonio Elia. Tale portento fu senza dubbio propagato dai preti nell'interesse della bottega, e per menomare il merito dell'incomparabile liberatore.

¹ Seguire la direzione del vento.

Il fatto sta, che un'impresa stupenda senza uguale nella storia dei popoli rimase quasi ignota nella sua splendida verità, ed il Governo del Papa, che santifica gli inquisitori e gli assassini, nulla fece per ricompensare l'eroismo del marinaro italiano¹.

¹ Questo racconto è pura storia.