CAPITOLO XXVIII.

ANZANI E MUNDELS.
JUAN DELLA CRUZ

Non so se la civilizzazione presente colla sua massa di ministri, di prefetti, di birri e d'insopportabili tasse sia preferibile alla vita selvaggia, ma libera ed indipendente. (Autore conosciuto,)

Una sera al ritorno della gloriosa spedizione del Salto, la Legione Italiana di Montevideo, imbarcata sulla squadriglia Orientale¹, approdava al Rincon de las Gallinas², e giunta in quel punto essa contemplò il piacevole spettacolo di varii matreros³, che in virtù degli ordini anteriormente spediti da Juan de la Cruz loro capo, si presentavano sul lido con una quantità proporzionata di zez° nel laccio, ed in men che lo dico quelle vaccine erano rovesciate al suolo e macellate.

¹ La Republica di Montevideo, chiamasi Orientale di Uruguay
² Rincon, canto, angolo, specie di penisola formata dall'Uruguay
e dal suo confluente il Rio-Negro.
³ Matreros, indipendenti.
° Zez, vaccina morta prima di macellarla.

I nostri Legionari, cari ai matreros, e che da loro come da tutti s'eran meritato il nome di valenties in cento combattimenti, furono accolti con amore. In poco tempo cento fuochi erano accesi, e fregiati con dei bellissimi açados¹. E se ne intendevano di carne buona di vaquillonas, quegli svelti e coraggiosi figli del deserto, assuefatti alla carne abbrustolata senza verun altro alimento. Un barile d'acquavite era la sola eccezione, tra tanta gente, vissuta della parca vita del campo.

¹ Açados, arrosto.

Il capo degli indipendenti, Tuan de la Cruz, era il vero tipo di quella razza. Alto di statura, con un pajo di spalle da Ercole, la testa coperta di folta e nera capigliatura che corrispondeva perfettamente alla irta sua barba ed alle pupille sue arcate e nerissime.

Bello e regolare il suo volto; dagli occhi suoi partiva quel tale sguardo che non è dato a creatura umana di sostenere. Egli compiacevasi nel vedere le destrezze dei suoi uomini a preparare il festino, e la cordiale famigliarità degli stessi cogli Italiani loro fratelli d'armi.

Un nembo minaccioso da mezzogiorno cominciava ad illuminare l'atmosfera con ripetuti lampi ed il tuono scuoteva la terra coll'invadente suo rimbombo. E veramente, appena collocatisi a canto ai fuochi, e cominciando ciurasqueau¹ una tempesta di vento, grandine e pioggia disturbò non poco i preliminari del banchetto, ma come gente assueffatta a tali carezze degli elementi, matreros ed Italiani ripresero ben presto la consueta ilarità, e lavando la gola con un trago² d'acquavita, essi furono subito all'ordine.

¹ Prender dei pezzetti di carne, gettarli nel fuoco, mangiare
l'esterno arrostito, e rigettarli ancora al fuoco.
² Trago, sorso.

Un'antica ed altissima pianta, situata vicino al quartier generale, fu accesa con qualche fatica da prima, ma poi, quando erano in fuoco il legno corroso dagli anni, essa illuminava il campo lottando contro la pioggia che la voleva estinguere ed il vento che l'attizzava. Tale luminaria non mancò di divertir molto i giovani Legionari, che battendo con pezzi di legno l'annosa pianta la facean scintillare e spruzzare faville sui più vicini che, mezzo ridendo e mezzo brontolando, finivano per maledirli. Troppi legami di fratellanza però esistevano in quella prode brigata perchè vi potessero nascere delle risse.

Come si ebbe mangiato a sazietà dell'eccellente carne e vuoto il barile dell'acquavita, il temporale sembrò molto meno fastidioso, tanto più che esso s'era ridotto in una continua, ma soave pioggia.

Juan de la Cruz il valoroso comandante dei matreros, dopo d'aver pulito il suo coltello sugli stivali¹ e dopo d'avere scosso il suo poncio² dalla pioggia, fu il primo, a richiesta dei Legionari a rompere il silenzio comandato dalla fame, e a raccontare per passare il tempo, il modo in cui aveva vissuto per molti anni l'errante sua vita, e come avea potuto disciplinare quegli indipendenti selvatici, ed insoffrenti di qualunque dominio, come lo Stallone de Las Pampas.³

¹ Uso di quei paesi, ove mangiando solo carne, bisogna possedere
un buon coltello ed averne molta cura, nettandolo sugli stivali
che sono generalmente di cuojo crudo, e chiamati botas siatro
(puledro). Si ha anche il vantaggio d'ingrassarli.
² Poncio, mantello.
³ Pampas, immense pianure sulla destra del Rio de la Plata.

«Questi valorosi, che voi avete conosciuto ed ammirato in dieci combattimenti, e che il mondo crede nemici d'ogni disciplina, sono la gente più disciplinabile che vi sia. Essi hanno scelto questa vita errante, piuttosto che rimanere al capriccio dei candillos¹ che sotto il nome di Repubblicani, altro non eran che capi assoluti della Repubblica, non meno despoti dello stesso tiranno di Buenos-Ayres. Lo Statuto era per loro un patto che serviva solo a velare il loro dispotismo ed a far sancire dai sedicenti rappresentanti del popolo, da loro stessi creati, ogni specie di nefandezze.

¹ Candillos, capi militari.

»Io li ho raccolti in questi deserti e vi assicuro che in quindici anni che ne sono capo, non ebbi a lamentarmi una sola volta di loro.

»Noi scansiamo quanto possibile incontri con gente del Governo, ma certamente ogni volta che fummo cercati, ci trovarono, e la mia gente in nessuna circostanza combatte tanto volentieri quanto contro le livree.

»A noi un buon cavallo serve per ogni cosa, e quando è stanco, ne troviamo subito un altro in questi immensi campi ricchissimi di ogni sorta di bestiame.¹

¹ Io ho veramente veduto quelle campagne dell'America meridionale, coperte di vaccine, cavalli, pecore, scimie da far meraviglia.

»I momenti d'ozio noi li occupiamo a far selle, lacci, bolle¹, maniadores² e tutto che ci abbisogna per la vita materiale. E voi capite quanto sia necessario di tener in regola ogni nostro arnese indispensabile ad ogni ora per vivere e combattere.

¹ Le palle di ferro ricoperte di cuojo e rannodate con coreggia,
di cui gli Americani si servono con gran destrezza.
² Coreggia più lunga per legare i cavalli.

»Anche la vita morale è qui in onore, e tra noi si trova sempre qualche avanzo dalle scuole cittadine, che insegna a leggere e scrivere a chi non sa, e nelle nostre serate campestri qualche vecchio, sperimentato da lunghi anni alla nostra guerra d'indipendenza, racconta alcune volte novelle e favole, ma sempre argomenti che possano adornare la vita intellettuale di chi le ascolta.

«Io sono qui il capo, ma per l'elezione liberissima de' miei compagni, che, dopo d'avermi eletto, d'altro non si curano, e la mia volontà è legge, mentre i veri rappresentanti del popolo, eletti come me in ogni centuria, non si presero mai pensiero di avvertirmi che un altro è destinato a sostituirmi. Qui non preti, non prefetti, non birri, non dottori, non quell'ammasso di leggi scritte, che finalmente s'interpretano sempre dai potenti, come a loro fa comodo. Ma quando occorre qualche differenza tra gl'Indipendenti (cosa rara) essi ricorrono a me ed in poche parole la contesa è regolata, senza spese e cartastraccia.

«Abbiamo le nostre donne (e Juan de la Cruz ne avea una bellissima), un matrimonio d'affetto, e non v'è esempio d'infedeltà o di risse per esse. Esse, che vanno a cavallo, come qualunque di noi, hanno cura de' nostri cavalli di riserva, li conducono in tempo di marcia sul fianco meno esposto al nemico, con una destrezza unica.

«Noi non marciamo sempre a cavallo, benchè i cavalli nostri sieno assueffatti a passare i fiumi: alcune volte ci serviamo di canoe (barche) il maneggio delle quali intendiamo quanto l'equitazione, e ben ci valgono tra questi immensi corsi d'acqua, poichè noi passiamo con esse da questi colli orientali, nell'Entrerios, a Corrientes, e sino nelle vastissime pianure de las Pampas.

«La fama della Legione Italiana si era sparsa tra questi nostri coraggiosi compagni, squisiti estimatori del valore; e quando si seppe che eravate, rimontando l'Uruguay, per combattere le orde di Oribes e di Rosas, essi ardevano dal desiderio di riunirsi a voi e poco faticarono a risolvermi, essendo io stesso già amico vostro prima di conoscervi.

«Comunque fosse essendo l'Uruguay ancora infestato da baleniere¹ armate da Rosas, e non potendo avvicinare il fiume a cavallo, io spesso mi avventuravo in una canoa, e cercavo con essa di recarmi in siti, ove senza essere scoperto, potessi osservare il vostro arrivo. E veramente fu dalla chioma d'un grand'albero ch'io scopersi il maggiore Cavalho amico mio, che veniva in cerca di me mandato dal vostro capo.

¹ Sono generalmente barche leggiere che servono alle navi destinate alla pesca della balena. Ma nei fiumi del Plata, spesso le stesse servono armate in guerra.

»Dall'alto del maestoso e follamente chiomato figlio della selva ove fosse stato un nemico che m'insidiasse, io lo avrei colpito a morte come una gazzella, senza che si vedesse d'onde partiva il colpo. Naturalmente però mi contentai di spaventare l'amico, con un—Alto là! un po' ruvido veramente, ma siccome seguito dal nome del Maggiore da me conosciuto, ciò ne modificò l'asprezza.

»Da quel momento la sorte de' miei compagni e la mia, fu indissolubilmente vincolata alla brillantissima spedizione, ove di tanta gloria fu fregiato il nome Italiano. E certo nessun potere sulla terra, sarebbe giunto a magnetizzare come voi, questi miei liberi figli del deserto.»

»Il Colonnello Angani¹ Comandante della Legione rispose al Comand. dei matrerosi; Prode Juan de le Cruz, è vero noi ebbimo brillanti fatti d'armi, che meritarono alla Legione Italiana gli elogi universali, e la destra dell'esercito Orientale. Onore che stranieri come noi, appena avrebbero sognato in un esercito giustamente stimato come valoroso. Ma senza di voi, l'estinto vostro compagno Mundels² e questi vostri leoni equestri, poco o nulla avremmo potuto fare, giacchè in questi vostri campi nemmeno si mangia senza cavalli, e noi partimmo da Montevideo con soli sei cavalli, mentre trovando voi, fummo subito padroni di ben mille con cui potemmo imprendere ogni operazione.»

¹ Il Colonnello Angani, Lombardo è il militare di più modesto
ch'io m'abbia conosciuto.—Ad Angani la Legione dovette la sua
bella organizzazione, e le pagine le più brillanti della sua
storia.—E se Angani avesse vissuto, e fosse stato apprezzato
come lo meritava, certo l'esercito italiano sarebbe stato
degnamente comandato.
² Mundels, figlio d'un inglese e possidente al Queguary—uno dei
confluenti dell'Uruguay—fu uno dei più valorosi capi de'
matreros che accompagnarono la Legione Italiana.

Era bello, veder la gara di questi valorosissimi attribuendosi l'un l'altro il merito d'una splendida campagna, in luogo di scendere a basse gelosie. Tale è l'indole del vero merito, della vera bravura. E la modestia che adornava questi militi del diritto è certamente il più bel elogio dell'essere umano.

Al silenzio dei capi, successe subito il ronzio delle turbe, che non potendo dormire, naturalmente dovevano occupare il tempo a qualche cosa. Dopo d'aver attizzato il fuoco, ed aggiuntovi della legna, abbondantissima in quei boschi, dopo d'aver tormentato la vecchia pianta accesa, luminaria del campo, per farle spruzzare delle scintille e fiamme, ognuno si strinse a canto al fuoco, ove qualche narratore occupava l'attenzione dei compagni, e spesso ne suscitava l'ilarità.

Io non tedierò il lettore colle moltiformi storie che uscivano da questa gioventù ammirabile per coraggio, e dei fatti compiuti a pro della libertà dei popoli, ma che forse si risentiva un po' della vita sciolta a cui era assueffatta da tempo. La maggior parte dei racconti alludevano alle galanterie degli scarafaggi (preti) dei loro paesi, così astuti nella seduzione delle donne, massime nei villaggi. Ed anche con episodi di questa brutta gente non voglio nauseare chi legge. Farò cenno soltanto di alcune narrazioni di quella notte, che provano l'indole della gente che mi accompagnava.