CAPITOLO XXXII.

IL RITROVO.

Mieux vaut mourir que vivre misérable,
Pour un esclave est-il quelque danger?
(Muta di Portici.)

Cantoni, udito l'ordine al capitano Montaldi di assaltare il nemico di fianco, e non volendo esser accompagnato da Ida nell'impresa pericolosa ch'egli in cuor suo avea deciso di dividere, la inviò in città col pretesto di provvedere cibi per il Quartier generale. La bella fanciulla, assuefatta ad ubbidire all'amante, partiva ma con repugnanza, e cogli occhi umidi, avendo più caro, certamente di rimanere con lui in un giorno di battaglia. Ciò nonostante colla sveltezza de' suoi quindici anni, essa divorò la strada, adempì malamente alla sua missione e fu di ritorno al suo posto con tutta la celerità possibile.

Ma Cantoni era altrove! e siccome ognuno trovavasi al suo posto di combattimento, già impegnato, non fu facile alla nostra eroina di sapere la direzione del suo caro.

Ida era disperata! vagava tra le fila dei combattenti non curante della vita, e padroneggiata intieramente dall'unico pensiero di ritrovare Cantoni.

Mentre assorta in idee malinconiche e desolata dalle infruttuose sue ricerche, essa nulla vedeva e nulla udiva del fragore della battaglia, un piccolo colpo sulla spalla la rese a sè stessa, e volgendosi scoprì la bella e simpatica figura di Ugo Bassi, il sacerdote della giustizia e dell'onore italiano, l'uomo del sagrifizio, per cui il martirio era un trionfo, sempre adorno e risplendente dell'aureola dell'immortalità, figlia del dovere. Quando nel giorno fatale del giudizio il popolo italiano ricorderà i torti, le ingiurie, le prostituzioni, la corruzione, il servilismo cui lo dannò il clero, forse solo gli uomini come Ugo Bassi (e quanti sono?) saranno sottrati allo sterminio.

Ida guardò istupidita il sacerdote del vero, che ben noto a lei era e venerato, come da qualunque dei militi della causa santa.

«Chi tu cerchi, Ida, è lontano, e dorme a canto ai valorosi che primi scossero questi nostri boriosi nemici, e li fugarono. Meglio è morire che viver schiavo figlia mia!»¹

¹ Ben sapeva Ugo Bassi, quanto accadeva sul campo di battaglia avendo passato tutta la giornata del 30 a raccogliere feriti e soccorrergli. Talchè in quel suo pio lavoro egli fu all'ultimo fatto prigioniero dai nemici.

Bassi avea veduto Cantoni giacente sul cadavere di Montaldi, e lo avea creduto morto.

Ida fu come colpita del fulmine, impallidì e poco mancò che non stramazzasse a terra; un intuito però, un barlume di speranza la sostenne e da coraggiosa che era esclamò! «Per amor di Dio! segnatemi ove Cantoni è caduto!» Il venerando uomo non rispose, partì facendo un segno col capo, ed Ida con lui.

I nemici aveano principiato a ripiegare tempestati dai nostri, ma da soldati assuefatti alle pugne essi ritiravansi combattendo, protetti dalle loro artiglierie. Dimodochè lo spazio che dovea percorrere la simpatica coppia, benchè non più occupato dal nemico, era solcato da projetti d'ogni specie.

Chi ha veduto però il gran martire della libertà italiana in una pugna, senza combattere s'intende, poichè Bassi repugnava dal versare il sangue dal suo simile, chi l'ha veduto, ricorderà che nessuno più calmo ed intrepido di lui, in un campo di battaglia. Non dirò d'Ida, cui la speranza di trovar ancor vivo il suo Cantoni, l'avrebbe spinta risolutamente al maggior disprezzo della vita, se già non fosse stata da per sè stessa coraggiosissima. Così camminarono i due taciturni, e penetrati da santo dovere, così giunsero sul posto della strage, ove si scorgeva un mucchio di cadaveri. Ugo stupì di veder Cantoni in una posizione diversa da quella in cui l'aveva lasciato. Prima lo avea trovato bocconi sul cadavere di Montaldi, ora lo vedeva ad alcuni passi supino e col petto insanguinato da nuova ferita.

Il fatto era così accaduto. La ferita di Cantoni alla tempia l'avea stordito ma non era grave; egli dunque tornò in sensi alcun tempo dopo di essere stramazzato.

Il primo pensiero fu al suo fucile, che gli giaceva ai piedi, e con quello continuò a menar bajonettate ai nemici. Ma benchè in ritirata, e perseguitati dai nostri, uno di coloro a cui Cantoni attraversava il passo lo colpì nel mezzo del petto, il nostro eroe era rovesciato nuovamente, e calpestato dai fuggenti. In tale stato fu ritrovato da Ugo e da Ida, e mentre il primo contemplava distratto la nuova posizione del giacente, la giovane si precipitava sull'amante, e lo premeva sul cuore colla destra.

«Dio mio!… era il grido della fanciulla.—Egli vive!» Il grand'uomo, desto dalle sue distrazioni, capì subito l'intuitiva scoperta d'Ida, e ben contento avvicinossi a Cantoni per accertarsi dell'esistenza. «Egli pugnerà ancora per questa terra infelice!» esclamò Ugo, dopo d'essersi accertato che le ferite non erano mortali, e sciogliendo da tracollo un cantaro pieno d'acqua, inseparabile compagno nelle sue peregrinazioni umanitarie, egli cominciò a spruzzarne sulla fronte del giovine, e quindi a lavarne le ferite, occupazione, in cui questo vero apostolo del vero, era molto capace. La ferita del petto non mortale, era però molto grave, e Bassi, dopo d'averla lavata e medicata accuratamente, volse lo sguardo ad Ida con un sorriso rassicurante, ma nello stesso tempo con un dito sulla bocca accennava ad essa il silenzio.

Il nemico era scomparso. Gl'Italiani vittoriosi tornavano colla fronte alta a riunirsi alle proprie bandiere.

Com'eran belli quei giovani militi d'una causa santa! Sulla loro fronte altiera, era scolpita la preziosa soddisfazione di coscienza, che sola conosce il prode, adempiendo al più sacro dei doveri, insofferenza di vitupero nazionale, castigare la mano che vi offende, la lingua che v'insulta. Essi avean vendicato gli oltraggi di diciotto secoli!

A voi, preti della menzogna, che predicate la mansuetudine e la pazienza, a voi che oltrepassaste la ferocia della jena, il sarcasmo terribile del cocodrillo, a voi si deve l'abbrutimento di questo popolo, cui insegnaste i baciamani, le genuflessioni, la tolleranza dell'insulto. Voi siete maledetti.