SCENA X.

Orazio e detta.

ORAZIO

Sola? che miracolo!

LIVIA

Ah! vi credevo partito, in parola d'onore!

ORAZIO

No, domani.

LIVIA

Dove siete stato?

ORAZIO

In giro per la montagna. Ho raccolto delle felci rare e bellissime.

LIVIA

Me ne rallegro tanto. E vi siete divertito?

ORAZIO

Lo sapete bene che detesto la compagnia del signor Baldassarre e consorte.

LIVIA

Speravo che la mia bastasse a compensarvene. (a Carletto che rientra) Consegnata?

CARLETTO

Sissignora.

LIVIA

Ha domandato di dove veniva?

CARLETTO

Ho risposto come mi aveva detto lei.

LIVIA

E, è bastato?

CARLETTO

Sissignora. Ha sorriso ed ha detto: capisco.

LIVIA

Va bene. (Carletto via dal fondo).

ORAZIO

(è stato attentissimo, ma non vuol parere)

Domani si parte?

LIVIA

No, posdomani o poi.

ORAZIO

Avete mutato d'avviso?

LIVIA

Ho mutato d'avviso.

ORAZIO

Ed è permesso domandarvene il perchè?

LIVIA

Domandate.

ORAZIO

Dunque?

LIVIA

Per lasciarvi raccogliere delle altre felci.

ORAZIO

È uno scherzo?

LIVIA

No.

ORAZIO

Era tutto deciso... ho preparate le valigie...

LIVIA

Eh, padrone.

ORAZIO

Livia, andiamo, non tormentatemi. Siete un po' in collera con me, perchè non mi son fatto vedere in tutto il giorno e volete vendicarvene, lo capisco; ma, se ve ne chieggo perdono sul serio?

LIVIA

Non c'entra nessuna vendetta. Il tempo è bello...

ORAZIO

Sì, un acquazzone al giorno!

LIVIA

Che dura mezz'ora.

ORAZIO

Davvero volete rimanere?

LIVIA

Sì, un giorno di più, due giorni al maximum; è uno scherzo che vi dirò poi, e riderete. — Già in pensiero?...

ORAZIO

No, ma non capisco.

LIVIA

Capirete.

ORAZIO

Che cos'è quella storia di Carletto?

LIVIA

Che storia?

ORAZIO

Sì, or ora...

LIVIA

Una lettera che gli ho data a portare.

ORAZIO

Una lettera? A chi?

LIVIA

Ah!

ORAZIO

Rispondete.

LIVIA

Mah!

ORAZIO

Livia, ve ne prego.

LIVIA

Con quel tono?

ORAZIO

Ma che cos'è seguìto di nuovo? Che cos'è? Perchè mi dite così? — Dovevate partire, lo sapete che questa vita mi uggisce con quegli sciocchi; mi avete dato il diritto di pretendere...

LIVIA

Pretendere?

ORAZIO

Sì, di pretendere, lo ripeto. Sapete che vi voglio bene... mi avete promesso.

LIVIA

Vi ho promesso che avrei acconsentito a sposarvi se e quando fossi stata bene sicura del perfetto accordo dei nostri caratteri; ho spinto la cortesia fino al segno di permettervi d'accompagnarmi, mai fino a quello di autorizzare un sindacato che mi offende e che non sopporterò mai.

ORAZIO

Il mio congedo?

LIVIA

No; andate là, non sragionate, e sovratutto non insistete. Ora io non cederei di un palmo, e voi, focoso come siete, potreste fare e, quel che è peggio, dirmi delle scioccherie. Vi assicuro che non avete ragione di adombrarvi.

ORAZIO

Ditemi soltanto perchè volete rimanere.

LIVIA

No.

ORAZIO

A chi era diretta quella lettera?

LIVIA

Orazio...

ORAZIO

Lo voglio sapere.

LIVIA

Cercate.

ORAZIO

Ah! lo saprò! Qualche cosa o qualcheduno si è messo ad un tratto attraverso la mia strada, lo scoprirò!

LIVIA

Orazio, farete qualche scempiaggine!

ORAZIO

Ah! scrivete delle lettere... qui all'albergo e non mi volete dire...? Oh! saprò io.

LIVIA

Bel merito! interrogando di soppiatto il cameriere.

ORAZIO

Oh non interrogherò nessun cameriere, non commetto bassezze, io.

LIVIA

Badate che vien gente.