SCENA XV.

Livia e detti.

GARBINI

Ah! Signora Livia, io non ho più speranza che in lei, mi metto nelle sue mani; le giuro che un'ora simile a quella che ho passata non mi era toccata ancora in vita mia! Ho invocato in cuore i ghiacciai, i crepacci, le valanghe, l'ombra di sir Braddon, il finimondo, pure di liberarmi da questo labirinto. Ho maledetto la piova di stamane che mi ha fatto tornare indietro!

LIVIA

Ah! s'era avviato?

GARBINI

Sissignora. S'immagini che per una certa lettera, che lei deve conoscere...

LIVIA (sorridendo)

Prima di tutto annunzio al signor dottore che i fantasmi non furono due, ma uno solo, il quale partì da una parte e tornò dall'altra.

EMILIA

E...

LIVIA

Permetta... Ho assunte le necessarie informazioni... Ed ora, prima di svelare il mistero, prego la signora Emilia di venirmi alleata...

(Emilia inquieta).

LIVIA

Tacendo..., mi permettano di chiamare loro due a giudici della condotta di un signore di mia conoscenza.

ORAZIO

Ma...

LIVIA

Lei non ha la parola!

GARBINI

Brava! gliela levi.

ORAZIO (minaccioso)

Con te...!

LIVIA

Che ne dicono di un signore, il quale fa ad una donna rispettabile l'onore di chiederne la mano, che quasi l'ottiene, e poi per un nonnulla, per una parola afferrata di volo, male intesa e peggio interpretata, per una combinazione fortuita di circostanze da commedia, edifica contro questa rispettabile signora un intero edifizio di sospetti, l'uno più oltraggioso dell'altro e non si rimane ai sospetti, ma contribuisce a sollevare una tempesta, in un bicchier d'acqua se vogliono, ma pure una vera e rumorosa tempesta?

GARBINI

L'ho provato io! Come parla bene!

LIVIA

Se la gelosia non fosse castigo a sè stessa, se chi dovrebbe punire non fosse un giudice troppo parziale per non sentirsi inclinato alla indulgenza, io domando loro se una così irragionevole condotta non meriterebbe la più severa ed inesorabile delle punizioni?

ORAZIO

Ma...

GARBINI

Zitto!

LIVIA

Eccomi invece disposta a far grazia, ma ad un patto.

GARBINI

Accettato!

LIVIA

Il reo faccia ammenda onorevole.

(Orazio sorride).

LIVIA

No?

ORAZIO

Quando abbiate dimostrato...

LIVIA

No, prima.

GARBINI

Prima.

ORAZIO

E tu...?

GARBINI

Voglio morire se ne capisco nulla, ma la signora Livia ha ragione.

ORAZIO

Lo provi.

LIVIA

Ah!

GARBINI

Presto, presto.

LIVIA

Orazio vi prego di domandarmi scusa.

ORAZIO

Ma...

LIVIA

Nessun ma, ve ne prego.

ORAZIO

Ebbene... vi chiedo scusa.

LIVIA

Grazie. Ed ora,... signora Emilia, ho incontrato suo marito. Non le pare che sarebbe generoso perdonare anche a lui?

EMILIA

Perdonare?

LIVIA

Gli ho promesso che sarei riuscita a tranquillarlo, e non aspetta che un mio cenno per salire... Non lo tenga più oltre in sospeso, le assicuro che è punito abbastanza.

EMILIA

Ma...

LIVIA

Glielo dica, via, che fu lei all'appuntamento che egli aveva chiesto a me.

EMILIA

Come!... era?...

LIVIA

Via, davanti a questi signori si può parlare. Sa che ho ammirato la sua perspicacia! Come ha fatto a capire che quella lettera era di suo marito?

GARBINI

Oh!

EMILIA

Eh... ne conosco lo stile.

ORAZIO

Quella lettera era...?

LIVIA

Sicuro. Si è vendicata con molto spirito!

EMILIA (ride)

Oh! oh! Lei avrebbe fatto altrettanto!

LIVIA

Lo chiamo?

GARBINI

Lo chiamo io. Ah! ah!... Credano che respiro. — Baldassarre... Baldassarre. — Ho pensato d'impazzire!

ORAZIO

E non sa nulla ancora?

LIVIA

Nulla.

GARBINI

Ora me la godo (Ride — ridono tutti).