SCENA OTTAVA.

ANNA e detti.

ANNA.

Mi hai chiamato?

PAOLO, a Mario che fa per andarsene.

No, no, resta. Sì, Anna. Volevo domandarti una cosa. Qualunque sia la tua risposta, ti credo.

ANNA.

Ne sono persuasa.

PAOLO.

Sei tu che hai pregato Mario di venire con noi?
Non oggi, sai.

ANNA.

Nè oggi, nè prima.

MARIO.

Vedi?

ANNA.

Non l'ho pregato e non glie l'ho proposto. Devo dire però che se Mario non veniva non sarei andata nemmeno io.

PAOLO.

Oggi. Ma quindici giorni fa?

MARIO.

Ah senti, è ridicolo. Ti ha già detto….

ANNA.

No, Mario, non è ridicolo. È naturale che Paolo desideri di sapere e ha il diritto d'interrogarmi.

PAOLO.

Non voglio far valere i miei diritti.

ANNA.

Hai torto. Bisogna far valere i nostri e rispettare quegli degli altri. Quindici giorni fa sarei andata anche con te solo.

MARIO.

O benedetto Iddio!

PAOLO.

Temevi eh? che dicesse di no.

ANNA.

Ma la sua proposta di accompagnarci mi è stata di un grande sollievo.

PAOLO.

Vale a dire che ti sarebbe pesata la mia sola compagnia.

ANNA.

Non pesata. Mi avrebbe inquietata.

PAOLO.

E si può sapere perchè?

ANNA.

Oramai si può.—Perchè era seguita una disgrazia della quale tu allora ignoravi le ragioni, mentre adesso le sai. Sapendole, capirai che io dovessi esserne molto turbata, ma per la tua pace, dovevo nasconderti il mio turbamento, e avevo diritto di nasconderlo, poichè non avevo nulla a rimproverarmi verso di te. Capisci che ad essere in due, sempre insieme è più difficile simulare…. tutte le ore…. tutte le ore!… mentre la presenza di un terzo….

MARIO.

Ma vedi! ma vedi!

ANNA.

Mario ebbe la buona idea di accompagnarci.

PAOLO.

Mario che sapeva lui!

ANNA.

Questo lo ignoro.

PAOLO.

Non te ne ha mai parlato?

MARIO.

Non rispondergli, Anna, non rispondergli, vieni via—è malato…. non ragiona…. povero diavolo…. gli passerà…. e capirà allora….

ANNA.

Oh no…. è inutile….

PAOLO.

Una tragedia inutile, è vero Anna?

ANNA.

Non hai più nulla da comandarmi?

PAOLO, imperioso, acciecato.

Sì. Voglio le lettere che ti ha scritto Luciano.

ANNA.

È giusto.—Vado a prenderle.

si avvia.

PAOLO.

Tutte!

ANNA torna e gli dà una chiave.

Sono nella mia scrivania, nel primo cassetto a destra. Sono legate da un nastro nero.

PAOLO.

Va bene.

Via.